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Antimafia Duemila

Thursday
Nov 20th
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Marco Travaglio

L’altro giorno la cassiera di un centro commerciale sta passeggiando per le...

strade di Palermo, quando la sua attenzio- ne viene attratta da un manifesto rimasto lì dall’ultima campagna elettorale. Si avvicina alla foto di un candidato della lista «Azzurri per Palermo» e trasecola: «Ma è l’uomo che ha svaligiato il nostro negozio! Indossa pure lo stesso giubbotto del giorno della rapina!». Corre dai carabinieri, che confrontano la foto del tizio, F.P. di 25 anni, con i filmati della rapina del 22 marzo all’ipermercato, ripresi dalla telecamera a circuito chiuso, e scoprono che fra il candidato e il rapinatore la somiglianza è straordinaria. Lui sostiene che è uno scambio di persona. Il pm crede alla ragazza e chiede l’arresto del giovanotto. Il gip ritiene insufficienti gli elementi. Ma il Riesame dà ragione al pm e, se la Cassazione ne confermerà il verdetto, l’ex candidato finirà in manette. Non sappiamo chi abbia ragione. Ma una cosa è certa: anche se non fosse vera, questa storia sarebbe verosimile. Sempre più spesso la realtà della cronaca supera la più fantasiosa delle barzellette. Chi può meravigliarsi se, dopo tanti corrotti, corruttori, falsificatori di bilanci, truffatori, abusatori e abusivi, qualche partito candida un rapinatore? A Bruxelles c’è persino un condannato per incendio doloso, il leghista Borghezio, alla Camera un condannato per concorso in omicidio, Sergio D’Elia, e in Senato un condannato per fabbricazione, detenzione e porto di ordigni esplosivi, il rifondatore comunista Daniele Farina, subito promosso - per competenza - vicepresidente della commissione Giustizia. E alla commissione Antimafia lottano indefessamente contro le cosche due pregiudicati per corruzione, Vito e Pomicino, mentre il presidente Francesco Forgione intima a Montezemolo di «cacciare i condannati dalla Confindustria»: lui che non ha mosso un dito contro l’arrivo di due condannati nella commissione che dovrebbe combattere la mafia.Comunque vada a finire la faccenda palermitana, d’ora in poi gli elettori guarderanno i volantini, i santini e i manifestini elettorali con occhio diverso. Ieri intanto è finito agli arresti domiciliari Marco Verzaschi, da mesi inquisito nello scandalo delle Asl del Lazio per concussione e corruzione, cioè per aver chiesto tangenti a «Lady Asl» quand’era assessore regionale di Forza Italia. Poi passò all’Udeur, il partito di Mastella, ministro della Giustizia. Fino a quattro giorni fa Verzaschi era sottosegretario alla Difesa (infatti ora deve difendersi). Poi all’improvviso si dimise per imperscrutabili «ragioni personali». Ieri s’è saputo quali: stavano per arrestarlo. A questo punto sarebbe interessante capire come facesse a prevederlo, visto che la custodia cautelare è un atto «a sorpresa», in quanto serve a impedire all’indagato di fuggire, di inquinare le prove o di ripetere reati della stessa specie. Se uno viene informato in anticipo che finirà in manette, può darsi alla fuga, inquinare le prove o ripetere i reati. E, siccome del suo arresto potevano sapere solo i pm che l’avevano chiesto e il gip che lo doveva disporre, il cerchio dei sospetti si restringe. Fra l’altro il gip, nella sua ordinanza, scrive che «la gravità delle esigenze cautelari» avrebbe «imposto la custodia cautelare in carcere». Ma la Procura non l’ha chiesta, accontentandosi di lasciare Verzaschi a casa per un po’. Ora, visto che Clementina Forleo e Luigi De Magistris rischiano il trasferimento e la carriera perché avrebbero innescato «fughe di notizie» e «violato riserbo» (senza parlare delle proprie indagini e ai propri indagati), forse il Csm dovrebbe dare un’occhiata anche a quel che è accaduto a Roma con Verzaschi, essendo inusuale che un candidato alle manette sappia in anticipo che stanno andando a prenderlo. Ma l’azione disciplinare spetterebbe al ministro Mastella, che è pure il leader del partito di Verzaschi. E la fuga di notizie, questa volta, anziché danneggiare l’indagato, l’ha favorito. Chi prevede che il Guardasigilli, così occhiuto sulle fughe di notizie (vere o presunte) che lo riguardano, non si scandalizzerà più di tanto per quella che ha dato una mano al suo amico, forse fa peccato. O forse ci azzecca.


Uliwood party
UNITA  11 DICEMBRE 2007
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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