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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio Anno VII° Numero 5 - 2007 N°56
Terzo Millennio Anno VII° Numero 5 - 2007 N°56 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio Anno VII° Numero 5 - 2007 N°56
Rullano i tamburi di guerra
Anche in Ucrania carceri segrete della Cia
La guerra delle cartiere
Disastro ambientale nelle Ande
Finanziaria, armi, politica che vergogna !
News dal mondo

 

News dal mondo 

 
Preso a Milano il latitante Del Nogal

 

25 settembre 2007
Milano.
Lo hanno arrestato all'aeroporto di Milano Malpensa, appena sceso da un aereo proveniente da Madrid. E' finita così la latitanza di Marco Walter Alexander, alias Alex Del Nogal, politico e imprenditore molto noto in Sudamerica e ritenuto vicino al Presidente venezuelano Hugo Chavez. Del quale avrebbe finanziato la campagna elettorale divenendo anche garante della sua sicurezza. Del Nogal, che nel suo Paese collabora con i servizi segreti, è stato ammanettato dagli agenti della sezione narcotici della Squadra Mobile di Palermo, coordinati dal sostituto procuratore della Dda Sergio Barbiera che indaga su un cartello formato da narcos sudamericani e siciliani considerati vicini a Cosa Nostra. Insieme ad altre dieci persone il trentanovenne pregiudicato venezuelano deve ora rispondere, davanti alla quinta sezione del Tribunale palermitano, dell'accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Perché insieme al fratello Richard Vladimir, al venezuelano Juan Carlos Panella Bonet e al romano Roberto Colonna, avrebbe organizzato il trasferimento di ben 1.400 chili di cocaina da Caracas a Palermo. Nell'ambito del processo, che ha coinvolto anche palermitani (fra cui Rosario Tinnirello e Massimiliano Grasta, già condannati a febbraio col rito abbreviato) è stato ascoltato il pentito della Sacra Corona Unita Nicola Lovreglio. Il quale ha confermato i rapporti tra Del Nogal e Chavez (già descritti dal dichiarante Leonardo Mugavero) che, a suo dire, si sarebbero conosciuti in carcere quando l'attuale Presidente era detenuto per motivi politici. Una volta tornato in libertà e conquistato il titolo di Capo dello Stato Chavez avrebbe quindi concesso la grazia all'ex compagno di cella, condannato per aver assassinato Mario Patty, nemico del Presidente. In merito al traffico internazionale di stupefacenti Lovreglio ha inoltre dichiarato che <<ogni tre chili di coca che arrivavano in aereo in Olanda ne veniva regalato uno ad agenti corrotti dell'Interpol>>. E in riferimento ad altri traffici con gli Stati Uniti ha puntato il dito contro agenti corrotti della Dea, l'agenzia antidroga americana. M.C.

 
E' viva Ingrid Betancourt

2 dicembre 2007
Colombia.
Appare in un video scoperto in una base delle Farc e diffuso il 30 novembre dal governo colombiano: la prova che dopo quasi 6 anni di prigionia è ancora viva. Ingrid Betancourt, politica franco-colombiana sequestrata nel febbraio del 2002 è ammanettata, ha lo sguardo basso e le braccia più magre del solito. Una immagine straziante che secondo la senatrice colombiana Piedad Cordoba era destinata al presidente venezuelano Hugo Chavez, da tempo in contatto con i guerriglieri delle Farc proprio per svolgere una delicata trattativa volta alla sua liberazione. Sequestrate insieme ad altri video in cui sono visibili diversi prigionieri, le immagini che ritraggono la Betancourt sono apparse, dato significativo, a pochi giorni dalla rottura delle conflittuali e alterne relazioni tra Bogotà e Caracas. Il presidente colombiano Alvaro Uribe aveva infatti accettato controvoglia l'intervento di Chavez su un problema considerato strettamente interno e avrebbe approfittato di un momento di stasi della mediazione per chiudere definitivamente quella trattativa che doveva portare alla liberazione della donna e degli altri 45 ostaggi al momento nelle loro mani. <<Fino a quando Uribe sarà Presidente – ha dichiarato Chavez il 28 novembre – non avremo rapporti con il governo colombiano>>. E la risposta di Uribe è arrivata subito: <<Un Presidente – ha detto – deve fare molta attenzione a quello che dice perché le sue parole rappresentano un intero Paese>>. Nel frattempo, in Francia, è tanta la commozione dei familiari di Ingrid. <<La prova del fatto che sia ancora in vita – ha dichiarato la madre Yolanda Pulecio – è il primo passo, il secondo è la liberazione. Ma per arrivare a questo si deve riaprire la strada del dialogo. E questo dipende solo da Uribe>>. Il quale, appoggiato dagli Stati Uniti, sembra invece voler procedere con la linea dura, ostentando una manifestazione di forza che gli ha già permesso di riconquistare la fiducia del suo popolo. Anche il presidente Sarkozy è intanto intervenuto nella triste vicenda (<<bisogna fare il possibile per ottenere la liberazione di Ingrid Betancourt, per far finire il suo calvario>>), mentre le autorità colombiane rendono noto il contenuto di una lettera scritta dalla donna alla madre. “E' un momento molto difficile per me”, si legge, “fisicamente sto male. Non mangio, non ho fame, mi cadono molti capelli. Non ho voglia di niente. Credo sia la cosa migliore che possa capitare, non aver voglia di niente, perché qui, in questa giungla, l'unica risposta a qualunque richiesta è <<no>>”. In un altro passaggio, Ingrid Betancourt parla dei tanti spostamenti a cui sono sottoposti i prigionieri, delle condizioni in cui sono costretti a sopravvivere, delle poche cose che possiedono molte delle quali, più di una volta, sono state loro sottratte. “L'unica cosa che sono riuscita a conservare – scrive – è la giacca e questa è stata davvero una benedizione, poiché le notti sono gelide e non ho altro per coprirmi”. Poi conclude: “Bene, Mamita (mammina ndr.), che Dio ci aiuti, ci guidi, ci dia la pazienza e ci protegga per sempre e addio”.

di Monica Centofante



 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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