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La guerra delle cartiere
Botnia è ormai in funzione, ma un giudice ha denunciato lo Stato per omissione di protezione dell’ambiente
di Jean Georges Almendras
Mentre leggerete queste righe la protesta delle organizzazioni ambientaliste e dei cittadini di Gualeguaychú (insieme ad altri membri della comunità uruguayana) contro l’istallazione di cartiere in Uruguay e Argentina avrá raggiunto il suo apice. E soprattutto perché l'impianto “Botnia”, pronto da settimane, sarà giá in funzione e la pasta di cellulosa da lui prodotta, caricata sulle imbarcazioni ormeggiate nel nuovo porto privato, in attesa di essere esportata. Questo sarà l'epilogo di una complessa e polemica battaglia della quale si è occupato anche un Tribunale Internazionale e che ha visto l’intervento di re Juan Carlos di Spagna in qualità di mediatore tra i governi di Néstor Kirchner e Tabaré Vazquez.
L'’impianto Botnia sarà inaugurato a undici mesi dall'inizio delle manifestazioni organizzate da assemblee ambientaliste lungo la strada internazionale 136, in direzione del ponte Gualeguaychú-Fray Bentos. E alle quali avrebbero fatto seguito altre simili iniziative. Tra queste, la marcia di protesta dello scorso 20 ottobre, a cui ha partecipato l’ex-tupamaro (movimento rivoluzionario) Jorge Zabalza.
E' in questo contesto che il Giudice Civile Nazionale di Montevideo, capitale della Repubblica Orientale uruguaiana, Dr. Enrique Viana, ha creato un precedente giudiziario sorprendente intentando un processo contro l’istallazione dell’industria Botnia, nella cittá di Fray Bentos. E chiedendo non solo l'immediata chiusura della neo-azienda, ma la condanna dello Stato dell'Uruguay con l'accusa di “omissione di protezione dell'ambiente”.
Il processo, iniziato due anni fa, è ancora in corso.
In questa intervista esclusiva, realizzata presso la sede del Tribunale di Montevideo, il giudice Viana approfondisce senza limiti o mezzi termini i temi e gli aspetti essenziali della sua denuncia, dichiarandosi un uomo di diritto che si é visto costretto ad intervenire in legittima difesa di un interesse generale e denunciando uno Stato che è socio in affari della cartiera Botnia e che si dichiara “Paese naturale” quando in realtà non lo è.
Dr. Viana, quali sono le sue competenze nel caso in questione?
La difesa dell'ambiente rientra nelle mie competenze, perché per Costituzione l'ambiente é considerato un bene di interesse generale. La prima volta che decidemmo di intervenire in casi come questo fu a dicembre del 2003, contro un'industria che si chiama Ence (Empresa Nacional de Celulosa Spagna). L'impianto era denominato Embopicua S.A. Il caso Botnia risale invece al 13 settembre 2005, anche se alcuni mesi prima avevo avviato delle procedure preliminari. E questo perché, in quell'occasione, il Ministero non aveva messo a disposizione tutte le informazioni in suo possesso dalle quali sembra essere emerso che nel momento in cui fu concessa l'autorizzazione all'azienda la documentazione presentata per la richiesta dell'autorizzazione stessa non era completa.
Quali sono gli argomenti centrali della denuncia?
Prima di tutto occorre specificare che un’industria come quella della cellullosa è incompatibile con quanto previsto dalle leggi che tutelano l'ambiente in Uruguay. Mi spiego: l’Uruguay è, per legge (vedi testo di Legge per la protezione dell'Ambiente), un “Paese naturale” e come tale non può accettare la presenza sul proprio territorio di un impianto che in Europa è considerato tra i piú inquinanti. Non solo. Anche la riforma costituzionale sulla protezione dell'acqua, approvata con larga maggioranza, esclude la possibilità che possa essere installata un'industria con tali caratteristiche poiché è ovvio che questa verserebbe i suoi rifiuti liquidi nei corsi di acqua. E in quantitá notevole. L'Urugay non ha insomma ne la capacità fisica ne la capacità giuridica per gestire il controllo di un'impresa di questo tipo.
Cosa si intende per capacitá fisica?
Per capacitá fisica intendo le infrastrutture, i mezzi di cui dispone un Ministero dell'Ambiente. Per esempio la preparazione a livello professionale degli addetti ai controlli, quella serie di conoscenze assolutamente necessarie. E nemmeno l'Argentina e il Brasile hanno queste capacitá.
E la capacitá giuridica?
Dal momento che lo Stato, tramite i suoi diversi organismi, e tra questi il Ministero dell'Ambiente, ha in qualche modo gestito e promosso questo grande affare è ovvio che è diventato quasi socio dell'azienda che produce cellulosa. Ed essendo parte in causa non può essere giudice imparziale della situazione.
Il motivo di questa sua denuncia risiede nel fatto che lei è un ambientalista? O sta semplicemente adempiendo ai suoi obblighi in qualitá di giudice?
Nutro grande rispetto verso gli ambientalisti, ma non mi considero tale. Intervengo perché sono obbligato a farlo ed é mio dovere agire in difesa dell’interesse generale, come sancito dalla Costituzione della Repubblica. Interesse che, nel caso in questione, riguarda la protezione dell'Ambiente. Esiste quello che io definisco un “ordine pubblico ambientale” che comprende una serie di regole dalle quali non si può prescindere. E che neppure lo Stato può violare.
Stiamo parlando di azioni anticostituzionali?
Ció che affermo è che lo Stato agisce in modo antigiuridico, incostituzionale, dal momento che infrange le leggi in materia di ambiente.
Lei é ottimista, pensa che la sua denuncia seguirà il proprio corso?
A dire il vero non sono ottimista. Ho addirittura proposto, se non siamo in grado di rispettare così rigide norme ambientali, di abrogarle. E' preferibile agire in questo modo che mantenerle e non rispettarle. Non possiamo dichiararci Paese naturale se non lo siamo e il rischio è quello di diventare bugiardi.
Che rapporto ha lo Stato con l'industria Botnia?
La mia opinione è che se lo Stato promuove, incentiva, concede una serie di benefici a una determinata industria, è perché ha con quell'industria un interesse comune. Una sorta di rapporto societario.
A che punto è al momento il processo?
Non siamo ancora giunti ad un giudizio vero e proprio poiché è in corso una discussione su un problema di competenze. Il ministero della Giustizia ha dichiarato di non avere giurisdizione sull'Amministrazione e di non poterla giudicare. Il giudice ha rifiutato questa contestazione ma il Ministero si è appellato e siamo quindi in attesa di novità. Il processo è iniziato due anni fa e visto che nel frattempo si è comunque deciso per la messa in funzione della fabbrica, posso dire di non avere grandi speranze che la mia denuncia andrà a buon fine. In ogni caso, qualunque sarà l'epilogo di questa vicenda, sono certo che questo processo rivestirà un importante valore storico. Nel senso che le prove raccolte rimarranno come testimonianza e questo aldilà del risultato finale, è per me determinante. Poi chissà, tra cinque o sette anni, magari sapremo la verità. Sapremo chi aveva ragione e chi aveva torto in questa vicenda.
C’é una mancanza di credibilitá del nostro sistema giuridico?
Lo Stato uruguaiano ha dichiarato che le aziende che producono la cellulosa sono una “ragione di Stato” e questa dichiarazione è pericolosa. Perché induce a ritenere che l'esercizio della Giustizia dovrebbe sottostare a tale “ragione di Stato” quando al di sopra di ogni cosa non dovrebbero esserci l'uno o l'altro potere bensì la Costituzione e la Legge. E l’indipendenza di ciascun potere. In un mio recente scritto ho affermato che esiste un problema ben piú grave di quello rappresentato da questi impianti. Ed è proprio questo: che oggi in Uruguay si sta discutendo su chi ha piú potere, se una multinazionale o lo Stato. E questo pone a rischio il concetto stesso di Repubblica e di Stato di Diritto. Credo fermamente che il Diritto Ambientale in Uruguay stia rischiando di diventare solo una norma di facciata.
Qualche precisazione per i lettori europei?
Per quanto riguarda gli impianti che producono cellulosa le norme europee sono diventate molto rigide. E questa è la conseguenza di un processo iniziato 30 o 40 anni fa. In Europa non esiste un impianto che possa produrre un milione di tonnellate di cellulosa all'anno, bensì industrie di minore portata distribuite strategicamente in diversi territori. E' per questo che vengono qui in Uruguay. Perché la cartiera Botnia, per rimanere in tema, soddisferà da sola le esigenze che in Finlandia avrebbero soddisfatto tre distinte industrie.
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