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Antimafia Duemila

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Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55 PDF Stampa E-mail
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Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55
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Mancano idee e coraggio a sinistra di Paperino
Bin Laden come Riina e Provenzano?
Zero
Servitu militare
Un osservatorio per salvare l'Honduras
E' mistero sull'assassinio di Tito Palma
 

Bin Laden come Riina e Provenzano?

 

di Giorgio Bongiovanni

Bin Laden vivo o morto? Se ne discute di nuovo dopo l'ennesimo proclama del terrorista più famoso del mondo, che la rete di Al Qaeda avrebbe diffuso alla vigilia dell'ultimo 11 settembre.
Bin Laden vero o falso?, è però la domanda che suona più corretta.  Bin Laden fantoccio, fantasma, ectoplasma come lo definisce Giulietto Chiesa, figura irreale creata ad arte per giustificare la terribile guerra al terrorismo in nome della quale Stati Uniti e alleati hanno già sferrato violenti attacchi in Afghanistan e in Iraq, mentre si preparano alla guerra contro l'Iran?
Possibile, direi anzi verosimile. Ma dal mio modesto osservatorio sulla criminalità organizzata, frutto dell'esperienza accumulata in anni di studio del fenomeno mafioso e delle sue implicazioni a livello politico, economico e istituzionale, non escluderei un'altra ipotesi, che si potrebbe riassumere così: Bin Laden come Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Per spiegare il concetto permettetemi una piccola digressione. Cosa Nostra, l'organizzazione criminale tra le più potenti e conosciute al mondo, ma anche la 'Ndrangheta hanno alle spalle una storia lunga quasi due secoli. E si distinguono da altre forme di aggregazione delinquenziale non solo per le grandi ricchezze accumulate e quantificabili in miliardi di Euro, ma soprattutto per un fattore fondamentale: le connivenze con i poteri ad altissimo livello.
Già molti anni fa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dichiaravano che Cosa Nostra godeva dell'appoggio di grandi poteri extraistituzionali o interni allo Stato stesso. Oggi, anni di indagini, di processi, di sentenze hanno dimostrato che le mafie hanno seduto e siedono al tavolo dei grandi potentati economici, che colludono con la politica, con i servizi segreti deviati, con la grande finanza e con i poteri d'oltreoceano ricevendone protezione e appoggio.
E' insomma grazie a loro se Cosa Nostra, la 'Ndrangheta e le altre mafie continuano ad esistere.
La vergognosa latitanza di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina sono l'esempio che vale per tutti. Il fatto che il secondo, ricercato per 23 anni da tutte le polizie del mondo, abbia vissuto gli ultimi dieci anni di latitanza in una casa al centro di Palermo la dice lunga. E di sicuro a proteggerlo non furono le forze dell'ordine che per anni gli hanno dato la caccia, ma altri, molto più in alto di loro, ai quali interessava la sua libertà. Nella lunga intervista riportata nel libro La mafia invisibile l'ex procuratore di Palermo Piero Grasso, oggi Procuratore nazionale antimafia, spiegava al giornalista Saverio Lodato che Cosa Nostra è stata spesso il braccio armato dello stesso Stato, introducendo il concetto fondamentale dell'organizzazione criminale che diventa funzionale ad un certo potere.
E' accaduto nel 1943 con lo sbarco degli americani in Sicilia, è accaduto a Portella della Ginestra, è accaduto a Capaci e in Via D'Amelio. E in particolare per la strage di Via D'Amelio appare sufficientemente evidente la partecipazione di mandanti esterni, di personaggi legati ai servizi segreti deviati e in generale ai poteri forti, che avevano tanto interesse ad eliminare il giudice Paolo Borsellino nel più breve tempo possibile da partecipare sia alle fasi di progettazione che a quelle di esecuzione dell'attentato. Ed è accaduto in chissà quante altre occasioni, che hanno anche coinvolto altri Paesi del mondo strettamente legati al nostro. Come nel caso, solo per citare un esempio, dell'assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy.
E' qui che ritorno a Bin Laden. E' ovvio che Al Qaeda è un'organizzazione terroristica completamente differente, per cultura, natura e forza politica, da Cosa Nostra o da qualsiasi altra mafia. Ma non è da escludere l'ipotesi che grandi poteri, per esempio quello che lo stesso Giulietto Chiesa definisce Superclan, stiano in realtà usando questa rete terroristica per raggiungere i propri scopi, così come è stata e viene usata la mafia.
In questo quadro Bin Laden assumerebbe il ruolo già rivestito da Totò Riina o da Bernardo Provenzano in altro contesto: quello del super-ricercato, miliardario, protetto e appoggiato da servizi segreti di vari Paesi, compreso quello dell'Arabia Saudita che non è escluso lo finanzi sottobanco. Il super-ricercato a capo di un'organizzazione terroristica che viene lasciata sopravvivere al solo patto di eseguire delle direttive imposte dall'alto, nello stesso modo in cui Provenzano accettò di piegarsi alle richieste di poteri forti trasformando Cosa Nostra in una mafia silenziosa, più attenta agli affari che alle stragi e comunque sempre pronta ad essere funzionale a questo o a quel potere nazionale o internazionale.
Un piano sibillino e sottile, partorito da menti raffinatissime quindi, per giustificare le guerre di un Impero basato sulla strategia del terrore e portato avanti all'insaputa delle polizie di tutto il mondo che continuano a cercare davvero Bin Laden, ignorando l'alto livello delle sue protezioni. Almeno fino a quando il terrorista non sarà più funzionale, non sarà più utile a quel sistema di potere e potrà quindi essere scaricato.
Ed è esattamente ciò che è accaduto in Italia quando, dopo una latitanza di oltre 40 anni, Bernardo Provenzano è stato finalmente catturato e, guarda caso, proprio mentre erano in corso le elezioni politiche.
Guardandola da questo punto di vista non è impossibile sostenere che il terrorista Bin Laden potrebbe essere vero e potrebbe essere vivo, potrebbe essere nascosto in una caverna del Pakistan, dell'Afghanistan, dell'Arabia Saudita, come in una grande città europea o nella stessa New York. Certo è che sarebbe davvero una fortuna per i Repubblicani, e soprattutto per Jeb Bush, se la sua sospirata cattura avvenisse in pompa magna, in mondovisione, magari a un mese dalla fine del mandato del fratello George W..

 

 



 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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