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E' mistero sull'assassinio di Tito Palma
di Monica Centofante
Tante ipotesi e nessuna certezza sull'assassinio del giornalista radiofonico cileno Tito Palma, ucciso a colpi di arma da fuoco da due sicari a volto coperto nella notte di mercoledì 22 agosto a Mayor Otaño, nello stato di Itapua, in Paraguay.
Secondo alcune indiscrezioni la morte di Palma potrebbe essere legata ad inchieste che il giornalista stava conducendo su una serie di gruppi criminali dediti al narcotraffico nella zona di Itapua. O potrebbe ricollegarsi ad un sequestro operato dalle forze dell'ordine nei confronti di tre emittenti radiofoniche che trasmettevano senza permesso in città.
Un altro filone, quello della "mafia del petrolio", sarebbe invece emerso nel corso di una perquisizione effettuata dagli inquirenti immediatamente dopo l'assassinio. In quell'occasione, infatti, il magistrato Nelson Ramos, titolare del caso, avrebbe confiscato, tra le altre cose, una macchina fotografica, un registratore, documenti, due carte di identità intestate a César Rubén Oviedo Franco (di Santa Rosa, Misiones), e Antolìn Brìtez (Pilar), e una lettera diretta al presidente della Repubblica. E' nella missiva che Tito Palma, senza fare alcun nome, avrebbe denunciato non solo l'operato dei narcotrafficanti o delle radio "mau", ma proprio quella che lui stesso aveva definito "la mafia del petrolio".
Altri elementi di prova raccolti all'interno dell'abitazione del giornalista, e tuttora al vaglio degli inquirenti, consisterebbero in alcune foto scattate con una macchina fotografica digitale e in un paio di sms che uno dei presunti sicari avrebbe inviato alla vittima. In uno di questi il supposto assassino avrebbe riferito a Palma che ormai tutti in città sapevano che la responsabilità per la chiusura delle tre radio era sua e di Julio Rìos e che per questo avrebbe dovuto pagare con la vita. Il particolare però non convince gli inquirenti: il numero di cellulare da cui è partito l'sms era ben visibile, dicono, un errore elementare che un killer difficilmente avrebbe commesso. E mentre voci di corridoio sostengono ancora che Palma fosse entrato in possesso di prove che avrebbero inchiodato i narcotrafficanti - e che per questo motivo li stava ricattando - l'unica cosa che appare certa è che il caso ha già creato non poca tensione e che nessuno è attualmente disposto a parlarne apertamente.
Per il momento, ha dichiarato il pm Ramos, non è possibile avanzare nessuna ipotesi investigativa anche se non è da scartare la possibilità che l'assassinio possa essere collegato ad alcune informazioni sulle quali Palma stava lavorando.
Estremamente significativa anche la testimonianza degli speaker di radio Chaco Boreal, l'emittente per la quale Palma lavorava come corrispondente da Itapua. Tito - raccontano - spiegò al collega Victor Benìtez che aveva molta paura, che aveva già lasciato Mayor Otaño e che per questioni di sicurezza aveva deciso di ritornare nel suo Paese, il Cile, insieme alla sua famiglia visto che <<la situazione con i politici dediti al furto di petrolio si è fatta molto pesante>> <<Come va Victor... - furono le sue parole - ti chiamo per dirti che la situazione qui è diventata davvero molto difficile. La mia compagna è già a Ciudad del Este e ho portato via i miei bambini da scuola. Ho denunciato persone legate alla mafia, il furto di gasolio, è difficile lottare contro questa mafia>>. <<Quì - aveva continuato - i liberali sono al potere in comune e sono loro i più grandi contrabbandieri di gasolio, il presidente di sezione ha la pompa di benzina più grande della zona. Qui comandano i liberali, altro che Blanca Ovelar (attuale ministro dell'Educazione in lista per la candidatura alla presidenza del Paraguay per le elezioni del 2008 ndr.). Me ne vado deluso, non mi trovo adesso a Otaño sono altrove, non ho il coraggio di andare alla Polizia perché loro (la mafia) la corrompono a suon di mazzette>>.
Tito Palma avrebbe infine denunciato di aver ricevuto diverse minacce telefoniche, una delle quali proveniente da ambienti carcerari. Elemento, questo, che sarebbe stato confermato da Benìtez, il quale avrebbe aiutato il collega a cercare i responsabili di tali minacce attraverso l'identificazione di diversi numeri telefonici. <<Il frutto delle mie investigazioni - ha dichiarato Benìtez - lo ho già messo a disposizione del giudice Nelson Ramos>>.
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Jorge Figuereido nuovo sostituto procuratore di Coronel Oviedo
Lo scorso 30 luglio Jorge Figuereido, nostro collaboratore in Paraguay, è stato nominato sostituto procuratore di Coronel Oviedo. Già professore presso l'Università del Norte, nella città di Curuguaty, Figuereido era uditore giudiziario presso la locale Procura dal 30 gennaio del 2001. La decisione di assumere quell'incarico era stata presa in seguito all'uccisione del giornalista Salvador Medina Velasquez, a Capiibary, quando il fratello della vittima aveva chiesto al Giudice Generale dello Stato - a quel tempo Oscar German Latorre - più rigore nelle indagini sull'omicidio. In quell'anno, dopo il barbaro assassinio di Medina, nessuno aveva accettato di ricoprire l'incarico che Figuereido si è prontamente e coraggiosamente assunto.
Da parte di tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila i più sentiti auguri di buon lavoro.
BOX2
Fidel Castro l'11 settembre 2001 gli Usa ci hanno ingannati
13 settembre 2007
Washington. <<La cosa più drammatica è che potremmo non sapere mai che cosa veramente accadde quel giorno. Siamo stati ingannati, presi in giro come tutti gli abitanti della terra>>. E' quanto ha dichiarato il Presidente della Repubblica di Cuba Fidel Castro nell'ultimo anniversario dell'11 settembre, in occasione del quale ha fatto anche leggere in Tv alcune sue "riflessioni" intitolate "l'impero e le menzogne". Nel corso del suo intervento Castro non ha mai nominato Al Qaeda e Bin Laden ma ha ipotizzato una congiura interna agli Stati Uniti come quella che nel 1963 costò la vita al presidente Kennedy. Il leader cubano ha sollevato "alcune perplessità" sull'evento che ha cambiato il mondo ed ha voluto puntualizzare che <<i rilievi ufficiali delle strutture di acciaio, i calcoli dei percorsi degli aerei e i dati recuperati dalle scatole nere non corrispondono ai criteri seguiti dai matematici, dai sismologi, dagli ingegneri specializzati in demolizioni, dagli esperti d'informazione>>. Ha poi aggiunto: <<Ricordo di avere sentito dire che le Torri celavano 200 tonnellate di lingotti d'oro, e che era stato impartito l'ordine di uccidere chiunque tentasse di avvicinarsi>>.
BOX3
Omicidio Anna Politkovskaya: ancora non c'è chiarezza
16 settembre 2007
Mosca. In una affollata conferenza stampa il 27 agosto scorso il procuratore generale di Mosca, Yuri Ciaika, ha annunciato pubblicamente una svolta decisiva nelle indagini sull'omicidio della giornalista Anna Politkovskaya, uccisa il 7 ottobre 2006. Ciaika ha reso noto di aver proceduto all'arresto di 10 persone: killer ceceni, ex funzionari del Ministero dell'Interno e dei servizi segreti, tutti membri di una sorta di organizzazione "mafiosa" sottoposta agli ordini di un personaggio residente all'estero di cui Ciaika si è guardato bene dal pronunciare il nome pur facendo una serie di allusioni dirette al magnate Boris Berezovskij che ha trovato rifugio in Inghilterra. Berezovskij da Londra ha subito replicato: <<Sono pazzi ad accusare me. Dietro quel delitto, così come dietro l'avvelenamento di Litvinenko, ci sono i servizi segreti e quindi il Cremlino>>. Secondo Ciaika i funzionari di polizia e dei servizi avrebbero fornito le informazioni necessarie ai criminali ceceni specializzati in racket e omicidi su commissione e successivamente avrebbero contribuito a depistare le indagini. L'obiettivo principale del gruppo criminale <<era destabilizzare il Paese, screditare il potere, modificare il regime costituzionale - ha detto Ciaika - i soli ad avere interesse nell'eliminazione della Politkovskaya erano persone esterne alla Federazione russa, persone e strutture orientate a provocare una crisi, nostalgiche del vecchio sistema e perciò determinate a infangare l'immagine degli attuali leader politici>>. Ciaika ha ritenuto il gruppo responsabile anche dell'assassinio del giornalista Paul Klebnikov, direttore di "Forbes", risalente al luglio 2004. La notizia dei 10 arresti è stata accolta con scetticismo dalla redazione di "Novaya Gazeta", il quotidiano per cui scriveva Anna: <<La nostra impressione - ha spiegato Sergej Sokolov, vicedirettore - è che sia stata arrestata la gente giusta. Sul mandante dell'omicidio, però, abbiamo qualche perplessità. Sappiamo cose, non è un mistero che stiamo conducendo un'inchiesta parallela, che per ora non possiamo rendere pubbliche. Noi, nel rispetto della legge, non accusiamo nessuno prima che siano state raccolte prove a sufficienza. Temevamo che l'inchiesta sulla morte di Anna potesse avere sfumature politiche e purtroppo ci avevamo visto giusto. In ogni caso mi sembra che sia troppo presto per dire: il caso è risolto. Non dimentichiamo che lo stesso Putin tre giorni dopo l'omicidio aveva già indicato il nome del mandante che, guarda caso, è poi lo stesso fatto dalla Procura generale>>. Per quanto riguarda il movente Sokolov ha espresso la sua perplessità sostenendo piuttosto che <<il vero complotto contro la Russia è interno alla Russia stessa se apparati di sicurezza e criminalità organizzata si fondono in un unico gruppo con la medesima finalità: fare soldi. Il resto è fantapolitica>> ed inoltre è intervenuto anche in merito allo scoop della "Komsomolskaya Pravda" che ha pubblicato la notizia dell'arresto di Shamil Burayev, avvenuto il 13 settembre a Mosca con l'accusa di essere stato il mandante dell'omicidio Politkovskaya. Burayev è l'ex capo del distretto ceceno di Achkoi-Martan trasferitosi a Mosca per affari non proprio chiari. Le autorità russe non hanno confermato né smentito l'arresto. Secondo Sokolov si tratta di un altro tentativo di depistaggio per evitare che si giunga finalmente alla verità.
Dora Quaranta
BOX4
Afganistan: cifre record nella produzione di oppio
28 agosto 2007
Kabul. L'Afghanistan è ormai diventato il fornitore esclusivo di oppio nel mondo. La produzione è raddoppiata rispetto al 2005. Il Paese rifornisce il 96% del mercato mondiale. Secondo i dati comunicati dal direttore dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga ed il Crimine (Unodoc), Antonio Maria Caosta, sono 193.000 gli ettari coltivati a papavero (17% in più rispetto al 2006), 42,5% kg per ettaro la produzione media (lo scorso anno era di 37), 8.200 tonnellate il prodotto (il 34,4% in più del 2006). In particolare le province del sud est, roccaforte dei talebani, hanno fatto registrare cifre da record. Il 70% dell'oppio afghano, 5.744 tonnellate, proviene dalle 5 province confinanti col Pakistan che sono anche le più ricche del paese. Sembra una contraddizione che proprio le province afgane più povere, quelle settentrionali, abbandonino la produzione di oppio. In realtà la ragione è dovuta al fatto che l'oppio è l'oro dei talebani che con quello possono comprare armi e pagare i loro uomini. Secondo l'Ufficio dell'Onu occorre l'applicazione di una strategia precisa: maggiore sostegno a chi abbandona la produzione di oppio e a chi combatte la corruzione del governo, liberare le province dal traffico e dalla raffinazione oltre che dalla produzione. Tuttavia sui traffici illeciti dell'oppio vi è purtroppo la <<tacita accettazione da parte delle truppe straniere in cambio di informazioni di intelligence>> e poi vi è la fin troppa <<benigna tolleranza del governo di Kabul>>.
Dora Quaranta
BOX5
I veleni del petrolchimico di Marghera
11 settembre 2007
Venezia. Esce oggi in tutte le librerie il volume La fabbrica dei veleni (Sperling & Kupfer, 352 pagine, 16 euro) dell'ex pm di Venezia Felice Casson. Il libro ripercorre tutte le tappe di un'inchiesta culminata nel 1998 con l'inizio del processo contro 31 dirigenti di Montedison ed Enichem accusati di strage. Nel 2001 il primo grado si conclude con l'assoluzione di tutti gli imputati dopo ben 150 udienze e 546 parti lese. Nel 2004 in appello e in Cassazione sono condannati definitivamente 5 dirigenti per omicidio colposo. Misteri, depistaggi, carte sparite, anni e anni di indagini, testimoni fantasma, 157 operai morti e 103 ammalati. Tra i tanti vili ostacoli frapposti dagli imputati per impedire il raggiungimento della verità Casson ricorda quando <<gli esperti pagati dall'Enichem ebbero il coraggio di rispondere al Tribunale che il dottor Benett era purtroppo ormai deceduto>>. Brian Benett, per diverso tempo responsabile della divisione servizi medici della Ici che insieme all'Enichem aveva creato la EVC Europa proprietaria degli impianti di Marghera, era in realtà vivo e vegeto come riscontrato da Scotland Yard: <<Mai avrei pensato di incontrare - dice Casson - e soprattutto di interrogare un fantasma>>. Nel libro inchiesta poi c'è spazio anche per la sconvolgente lettera riservata della Montedison del 16 ottobre 1974: <<La relazione tra angiosarcoma e cloruro di vinile era stata già osservata in studi di tossicità condotti da alcune fra le stesse società chimiche produttrici (prof. P.L.Viola - Solvay italiana), ma era stata tenuta segreta e nessun provvedimento era stato adottato>>. Nel libro si legge anche della scoperta a Lake Charles, in Louisiana, di un avvocato, William Billy Baggett Jr, che aveva raccolto una mole immensa di documenti sulle morti degli operai causate dal cloruro di vinile monomero in America tra cui la prova che uno scienziato russo già nel 1959 aveva denunciato tutti i rischi.
Dora Quaranta
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