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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55
Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55 PDF Stampa E-mail
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Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55
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Un osservatorio per salvare l'Honduras
E' mistero sull'assassinio di Tito Palma
   

Un osservatorio per salvare l'Honduras 

 

di Monica Centofante

E' stato inaugurato lo scorso 3 settembre l'Osservatorio sulle violenze e lo sfruttamento sessuale contro le donne e contro i minori della Polizia Nazionale di Ocotepeque, in Honduras.
  Nato allo scopo di sensibilizzare la Polizia Dipartimentale e i funzionari pubblici impiegati nel settore della Giustizia e di esercitare un più attento controllo su un tema tanto drammatico e particolarmente diffuso in questo territorio dell'America centrale. L'idea è maturata nell'ambito del progetto Mars (Mujeres y Adolescentes en Riesgo Social en América Central" - Donne e Adolescenti in Pericolo Sociale in America Centrale) condotto dalla stessa Polizia Dipartimentale con il chiaro intento di acquisire quanti più dati possibili sul preoccupante fenomeno e di svolgere funzione di coordinamento tra le varie forze impiegate sul campo: quelle delle istituzioni governative (Polizia Nazionale di Prevenzione, Direzione Generale di Investigazione Criminale, Procura per i reati contro le Donne e i Minori del Pubblico Ministero, Giudice di Pace, Diritti Umani, Settore Salute) e quelle delle ONG, tra le altre il Servizio Imprenditoriale delle Donne SEM de ADEVAS.
Più precisamente l'Osservatorio si occuperà di assistere e accelerare "il percorso critico del processo legale che la vittima ha deciso di intraprendere, confortandola, sostenendola psicologicamente, legalmente" ed economicamente e aiutandola sin dalla prima visita a mantenere vivo il coraggio che le aveva dato la forza di porre fine al ciclo di violenza nel quale si trovava intrappolata". E' quanto si legge nel rapporto della psicologa e consulente Maria Guadalupe Lòpez, collaboratrice di ANTIMAFIADuemila, nel quale è riportato il risultato di quasi un anno di lavoro condotto dai vari enti coinvolti nel progetto. I quali si sono occupati di studiare attentamente, e sotto diversi aspetti, le cause e le soluzioni al drammatico problema e di realizzare una serie di statistiche che aiutino a rilevare la reale entità del fenomeno.
Si tratta di un progetto unico nel suo genere, ha spiegato Maria Guadalupe Lòpez, "è il primo ufficio di questo tipo mai aperto in Honduras" e dovrà contribuire a "sviluppare un processo di sensibilizzazione su un tema di primaria importanza in queste zone". Le donne di Ocotepeque, si legge nel rapporto, "devono essere messe nelle condizioni di interrompere questo ciclo di violenze in maniera progressiva. Aumentando la propria autostima e in modo che, insieme, possano far valere il proprio umano diritto a vivere una vita senza violenza". C'è ancora molto lavoro da svolgere, ha proseguito Lòpez, "ma possiamo contare sul CIDEM (Comitato Intraistituzionale per il Diritto della Donna ndr.) che è stato creato per provvedere alle necessità e al sostentamento dell'Osservatorio. E che ha fatto da punto di raccordo per diversi enti governativi e non governativi" Grazie al Cidem si è riusciti a fare in modo che queste diverse realtà lottassero insieme "a favore delle donne vittime di violenze offrendo loro un appoggio sempre più concreto e seguendo caso per caso il processo legale fino al raggiungimento di un totale recupero". Secondo le dichiarazioni della psicologa, la gravissima situazione in cui versa la zona di Ocotepeque deriva, in primo luogo, dalla sua sfavorevole posizione geografica. Confinante con il Guatemala e con el Salvador è infatti particolarmente interessata da problemi come il traffico di esseri umani, la prostituzione infantile, il traffico di droga, lo sfruttamento sessuale. L'alto indice di povertà, ancora, è causa di un forte stato di emarginazione aggravato dalla carenza di educazione scolastica, e quindi da un alto tasso di analfabetismo. E se preoccupante risulta essere la proliferazione di diverse malattie causate dalla mancanza di igiene e dalla carenza di reti fognarie, luce e acqua potabile, altrettanto inquietante è l'alto tasso di mortalità infantile e quello dei problemi legati all'alcolismo, alla droga e di conseguenza a diversi tipi di abusi e di violenze domestiche che riguardano in particolare donne e bambini.
Per sensibilizzare la popolazione in vista della creazione dell'Osservatorio, i vari enti coinvolti nel progetto hanno realizzato un ciclo di trasmissioni radiotelevisive che dal mese di aprile di quest'anno si sono protratte fino allo scorso mese di agosto. Diverse emittenti del circuito locale hanno infatti trasmesso un programma quotidiano della durata di un'ora dal titolo "Salud Mental Familiar" (Salute Mentale della Famiglia) oltre ad uno speciale settimanale di 20 minuti inserito all'interno del telegiornale della sera di Canal Sol TV. La trasmissione si è occupata del tema della giustizia in generale, delle violenze domestiche, della necessità di incrementare le denunce e di rompere con la cultura del silenzio. Grazie all'intervento di esperti si è cercato di fornire al telespettatore "armi psicologiche" per aumentare la propria autostima e  iniziare un processo lento ma progressivo, di ricerca di una stabilità interiore. "Quello della creazione dell'Osservatorio - ha dichiarato ancora Maria Guadalupe Lòpez - è stato un lavoro difficile e ambizioso", realizzato grazie alla collaborazione, tra gli altri, "del capo della Polizia di Ocotepeque, del Sottocommissario Carlos Roberto Aguilera", dell'ispettore "Doris Cortès, dell'Unità di Genero del Quartier Generale della Polizia Nazionale", del "Governatore Luis Alberto Sosa", di "Marielena Lòpez, giudice di Pace di Ocotepeque", di "Don Marco Antonio Peña e in particolare di "Miwako Kamimura", coordinatrice Regionale del progetto Mars. Quest'ultima non solo ha finanziato in diversi modi l'Osservatorio, insieme alla Polizia, ma sempre in collaborazione con gli investigatori ha contribuito a valutare attentamente le condizioni psicologiche di 70 funzionari di Polizia, Polizia Preventiva, Agenti della D.G.I.C., Squadre Speciali, magistrati e giudici da inserire nell'organico.
Lo studio realizzato tra l'ottobre del 2006 e il gennaio del 2007 era finalizzato all'analisi dell'impatto psico-sociale causato da situazioni di violenza sui singoli soggetti. Una selezione rigidissima - autorizzata  dal Sottocommissario Carlos Roberto Aguilera - che ha ridotto il numero dei poliziotti idonei ad occupare il posto da 53 a 6.
"La speranza - ha continuato la dottoressa Lòpez - è che ora tutto ciò che è stato fatto in questi mesi possa funzionare adeguatamente per il bene di donne e bambini colpiti da violenze di ogni genere. Per il bene di un popolo che a causa di una prevalente cultura maschilista, dell'estrema povertà, dell'egoismo, della corruzione, dell'indifferenza, della paura e dell'ignoranza vive nel costante rischio di subire ogni tipo di violenza e ciò che ne consegue. In primis: disturbi mentali, malattie, stress costante, insicurezza, tristezza, isolamento, depressione, alcolismo, ricorso all'uso di differenti tipi di droga o di farmaci e suidicio. E' un compito difficile, conclude la donna, "ma appoggi esterni, come quelli che ci sono arrivati dal Progetto Mars" "ci danno la forza di continuare a diffondere quei meccanismi necessari a che gli enti governativi locali si attivino e crescano diventando autosufficienti. Solo in questo modo potranno crearsi le condizioni idonee alla nascita di una società in grado di vivere in una nuova cultura di pace".

 



 
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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