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Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55
V-day il giorno dopo
Mancano idee e coraggio a sinistra di Paperino
Bin Laden come Riina e Provenzano?
Zero
Servitu militare
Un osservatorio per salvare l'Honduras
E' mistero sull'assassinio di Tito Palma

 

Mancano idee e coraggio a sinistra di Paperino
 

di Giulietto Chiesa

Andrò alla manifestazione del 20 e invito a partecipare tutti quelli che la pensano come me, e dintorni.
Ci vado per tanti motivi, il primo dei quali è la mia solidarietà con i lavoratori metalmeccanici.
E la necessità di rimettere il lavoro al centro dell'attenzione non solo della sinistra ma dell'intera, io credo maggioritaria, opinione pubblica democratica del paese. Ci andrò, il 20, a maggior ragione dopo il Vaffanculo Day. Perché penso che, se la giusta spallata che Beppe Grillo ha dato alla classe politica italiana dovesse «finire male» (come molti commentatori e membri dell'oligarchia, che non aspettano altro, si affannano a profetizzare) la responsabilità primaria sarebbe della parte della classe politica che ancora non è interamente soggiogata alle esigenze dei poteri forti.
Parlo della sinistra che io chiamo istituzionale (in polemica con il termine «radicale» che le è stato ingiustamente affibbiato) e che si colloca, almeno spiritualmente, «a sinistra di Paperino» (non so chi abbia inventato questa espressione, ma la trovo azzeccata), cioè del Partito democratico. E' ad essa che spetta di dare risposte, visto che gran parte dei seguaci di Grillo sono - come risulta dai sondaggi, ai quali credo - di sinistra, mentre un'altra parte, non meno grande, è fatta di gente (giovane) che non è di sinistra perché non l'ha mai incontrata in vita sua, non la conosce e l'accomuna al resto della classe politica nel suo disprezzo. Andrò alla manifestazione del 20 perché penso che sia nell'interesse del paese. Perché un governo che continua a mettere al centro della sua azione essenzialmente la crescita del prodotto interno lordo non è in grado di fare fronte ai tremendi compiti che si delineano sul vicino orizzonte. Tra questi, prioritaria, è la questione del clima e quella, ad essa correlata, dell'energia. Abbiamo di fronte una manciata di anni per affrontare (non dico risolvere) questioni che riguardano la vita dei nostri figli e siamo soffocati da un'ignoranza generalizzata. Nessuno (anche nei media, nella tv pubblica) sembra preoccupato del fatto che lo stesso, ahimé realistico, obiettivo (europeo) di contenere la crescita della temperatura del pianeta entro i 2 gradi centigradi significherà comunque catastrofi immense e grande dolore umano. Chi pensa che riguarderà soltanto i poveri del pianeta, si sbaglia: anche noi ne saremo investiti, e, in massa, siamo impreparati.
Una classe politica (e io direi anche imprenditoriale) così stupida non merita di essere trattata meglio di quanto abbia fatto Beppe Grillo, ma una risposta energica e meditata deve seguire la spallata. Vogliamo lasciare a Grillo l'onere di formularla? Mi aspettavo e mi aspetto dai partiti della «cosa rossa» qualche cosa di più degli attuali balbettii. Al Parlamento europeo ho voluto dare forza a Sinistra democratica, aderendo alla sua frazione europea come indipendente. Ma da Roma non è arrivata nessuna idea fino ad ora. Non vedo ampiezza di vedute, respiro; non vedo segnali che abbiano capito, a sinistra di Paperino, che bisogna rinnovare forme organizzative e metodi di analisi della società. Non stupisce in verità, perché anche loro hanno «perduto il contatto» con la gente. Altrimenti non avrebbero perduto mesi a discutere con Angius e Boselli. E, quando ho proposto di costruire una Fondazione, di creare una vera «maniglia» di massa, per studiare insieme, partiti e movimenti, dove sta andando il pianeta, per trovare insieme le risposte, tutto si è fermato.
Il 20 significa dare una spallata anche a questo impressionante immobilismo, che è un sintomo anch'esso del fatto che non solo la classe politica oligarchica non ha in testa null'altro che la deriva neoliberista, ma anche che a sinistra di Paperino mancano idee e coraggio. E che, se continua così, Paperino potrà svolgere il compito che i poteri forti gli hanno assegnato, cioè di farla finita con la democrazia liberale e con la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
Andrò il 20 alla manifestazione perché voglio gridare forte contro la guerra che sta per cominciare contro l'Iran, e contro la base di Vicenza, e contro le spese militari in aumento, e contro la follia suicida delle oligarchie belliche americana e europea.
Andrò alla manifestazione del 20 ottobre anche perché penso che, se c'è una via per salvare la sinistra, la democrazia, il paese, è quella di costringere il sistema mediatico a dire la verità sullo stato del mondo. Dico costringere sapendo quello che dico. Neanche il migliore dei governi potrà infatti prendere, negli anni a venire, le decisioni dolorose che s'imporranno (di nuovo sul clima, sull'acqua, sull'energia, sulla vita organizzata delle nostre città) senza un minimo di consenso. E milioni di cittadini ignari del pericolo non potranno darglielo, educati come sono a essere consumatori compulsivi. Se la televisione non glielo spiegherà, con tutta la crudezza necessaria, non potranno né sapere, né capire. E allora, sinistra istituzionale, come puoi pensare di fare fronte, e di non essere travolta tu stessa, senza porre sul tappeto la questione di una informazione e comunicazione democratica? Dovresti saperlo, sinistra istituzionale, che Paperino andrà oltre la lottizzazione, privatizzerà anche la tv pubblica, ci elargirà una finta informazione buonista e bugiarda come quella di Gianni Riotta e di Clemente Mimun, di Bruno Vespa e della coorte dei pennivendoli che ne hanno seguito l'esempio.
Andrò in piazza il 20 perché abbiamo poco tempo.

 

 


 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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