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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55
Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55 PDF Stampa E-mail
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Terzo Millennio Anno VII° Numero 4 - 2007 N°55
V-day il giorno dopo
Mancano idee e coraggio a sinistra di Paperino
Bin Laden come Riina e Provenzano?
Zero
Servitu militare
Un osservatorio per salvare l'Honduras
E' mistero sull'assassinio di Tito Palma
  
 
V-day il giorno dopo
"Forse il fondo lo ha toccato Mauro Mazza con il dito puntato verso le telecamere del Tg2 a paragonare la protesta di Grillo e dei grillini ai tempi bui del terrorismo"

 

di  Redazione

Forse il fondo lo ha toccato Mauro Mazza con il dito puntato verso le telecamere del Tg2 a paragonare la protesta di Grillo e dei grillini ai tempi bui del terrorismo. Che il direttore di un telegiornale di Stato prenda la parola per esprimere pensieri così taglienti è di certo cosa rara, come rara e improbabile è un'intera classe politica messa all'angolo dalle battute di un comico. Incapace di difendersi e come in un'inversione di ruoli balbettare ilari giustificazioni. Nell'ennesimo affondo al presidente del Consiglio, Beppe Grillo ha detto: <<"Valium-Prodi"parlava seduto dietro a una gigantografia con la mia faccia. Belin, è come se la Bbc trasmettesse un discorso alla nazione di Gordon Brown che si rivolge a Mr. Bean>>. Un duello giocato tra i due sul filo dell'ironia che ha contribuito, se mai ce ne fosse stato bisogno, a riempire ancor di più i palazzetti che ospitano lo spettacolo "Reset". Ma al di là delle battute occorre ora raccogliere i fatti e riflettere seriamente su cosa oggi ci propone la realtà. Di Grillo hanno parlato tutti, chi sparando all'impazzata chi sostenendo a spada tratta le sue ragioni. E il vero problema è che i primi, anche questa volta, hanno evitato di parlare dei fatti per concentrarsi sulle parole e gridare al fascismo, al populismo, al qualunquismo.

D'altronde che altro avrebbero potuto fare?

I 25 pregiudicati per reati gravi che siedono comodamente in Parlamento sono solo l'esempio più eclatante dell'anomalia Italia. Quella stessa che emerge nelle carte della sentenza Forleo, nelle richieste di trasferimento del pm De Magistris, nelle centinaia di intercettazioni che si fa di tutto per insabbiare, nei processi contro Berlusconi, Dell'Utri, Previti, Andreotti, nei 200 miliardi annui di evasione fiscale o nelle leggi vergogna, rigorosamente bipartisan.

La casta forse pensava che di tutto questo nessuno si fosse accorto. A volte il dubbio sul punto e la sfiducia avevano colpito anche chi caparbiamente aveva fatto il possibile perché quella serie di ignominie venissero alla luce.

Ma il V-Day ha dimostrato che non è esattamente così.In 153 piazze d'Italia centinaia di migliaia di persone hanno manifestato l'8 settembre la propria indignazione. Migliaia di giovani sfiduciati nei confronti della classe politica hanno trovato in un comico l'alternativa al vuoto, il loro stesso desiderio di rinnovamento e il loro stesso linguaggio diretto. Perché Grillo la corruzione la chiama corruzione, la mafia la chiama mafia e l'impunità la chiama impunità. Per questo in lui si è identificata una moltitudine di giovani e meno giovani, tanto che in tutta Italia esistono già 260 circoli che portano il suo nome e si dichiarano pronti ad organizzarsi in liste civiche da presentare alle elezioni comunali perché i cittadini devono entrare direttamente in politica per <<la loro tutela e per quella dei loro figli>>. E' per questo che Grillo da tanto fastidio sia a destra che a sinistra. E' per questo che giornali, televisioni e quindi politici, intellettuali, editorialisti non possono fare a meno di parlare di lui e della sua proposta di legge "Parlamento Pulito" che in una sola giornata ha raccolto più di 300mila firme. Ed è per questo che occorre lasciare da parte le polemiche e le opinioni per iniziare invece una seria riflessione su cosa rappresenterà in futuro tale iniziativa. Perché il V-Day in questo momento particolarmente critico della storia d'Italia ha significato molto, ha mosso generazioni che fino a ieri sembravano indifferenti a tutto, ha portato una ventata di novità e riacceso la speranza. Ma nel trambusto delle polemiche e nell'euforia generale occorre non perdere mai di vista che "la politica non è un'invenzione di qualche mente corrotta o malata, ma una categoria della vita associativa. Il governo della 'polis', cioè della città, cioè dello Stato", come scrive Eugenio Scalfari in un interessante editoriale pubblicato su Repubblica lo scorso 12 settembre.La politica è una cosa seria e bisognerebbe cominciare a meditare sull'eventualità che centinaia di migliaia di persone scese in piazza per protestare contro un sistema corrotto e obsoleto dovrebbero essere organizzate da qualcuno di diverso da un comico. L'allarme è partito e come ha detto Milena Gabanelli "sarebbe meglio prenderlo sul serio  e cominciare a porre rimedio alle cause che esaltano gli animi e uniscono così tante persone...prima che sia troppo tardi".

 

LETTERA APERTA A BEPPE GRILLO
 
Caro Beppe,

a distanza di pochi giorni dal V Day desideriamo esprimerti tutto il nostro apprezzamento per questa importantissima iniziativa che è riuscita a unire tante realtà diverse tra loro ma unite dallo stesso "sogno": un Paese rinnovato nel quale si possa instaurare una vera democrazia attraverso una nuova classe politica.
La reazione "moribonda" dell'attuale classe dirigente dimostra quanto il V Day abbia colto nel segno.
Di fronte al malessere generale della gente onesta e disillusa dall'attuale governo e profondamente segnata da quelli precedenti, la tua proposta di legge di iniziativa popolare colma quello che è già stato definito un "vuoto".
Permettici solamente alcuni appunti relativi a questioni che ci stanno a cuore come la condanna per i reati di opinione.
Per giornalisti che come noi denunciano i politici collusi con la mafia si potrebbe verificare l'ennesimo paradosso a livello giudiziario. Nel caso fossimo condannati a seguito di una denuncia presentata da un esponente politico o addirittura da un mafioso (per aver ad esempio sbugiardato il suo nome in un'inchiesta giornalistica) di fatto ci sarebbe impedita una qualsiasi candidatura. Anche se a denunciarci fosse stato il peggiore dei politici o dei criminali.
Quello che conterebbe ai fini legali sarebbe unicamente la sentenza di condanna. Ecco perché pensiamo che all'interno del punto relativo al divieto di ingresso dei parlamentari condannati andrebbe aperta una seria discussione sui reati che dovrebbero impedire l'eventuale candidatura, alcuni dei quali dovrebbero essere tassativi: mafia, terrorismo, strage, corruzione, tangenti, frode fiscale, finanziamento illecito etc. Per la questione relativa alla condanna per il reato di opinione andrebbe quindi aperto un dibattito in virtù di tutti quei giornalisti che, rischiando anche la propria incolumità, scrivono sulle collusioni mafia-politica senza guardare in faccia a nessuno, ma che non per questo devono veder preclusa una loro possibile candidatura a seguito di una loro eventuale condanna per il suddetto reato.
Ci rendiamo conto di quanto sia in salita la strada per raggiungere l'obiettivo di una società libera da quel sistema di potere che da sempre, in tutto il mondo, cerca di fermare con ogni mezzo le idee di tutti gli uomini liberi. Ma è proprio per questo che insieme a tutta la redazione e a tanti altri colleghi continuiamo tenacemente nel nostro lavoro di informazione e denuncia. Di fronte al potere della mafia che fattura annualmente 75 miliardi di euro (pari al 7,5% del nostro PIL), con un patrimonio stimato in 900 miliardi di euro, i mezzi a disposizione dei cittadini onesti, della magistratura e delle stesse forze dell'ordine sono totalmente irrisori, si tratta decisamente di una lotta impari.
Ma che va combattuta fino all'ultimo. Speriamo quindi che dell'infiltrazione di Cosa Nostra nei gangli vitali della nostra società, della presenza della ‘Ndrangheta, di tutte le altre mafie e di come fare per contrastarle, si possa dar voce, ancora più di prima, attraverso i tuoi progetti e nei tuoi prossimi incontri in giro per l'Italia. Ce n'è davvero tanto bisogno.
Da parte nostra conta sempre su di noi e sul nostro lavoro.

Con stima

Giorgio Bongiovanni
Direttore ANTIMAFIADuemila

Lorenzo Baldo
Vicedirettore ANTIMAFIADuemila

Sant'Elpidio a Mare, 14 settembre 2007

 



 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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