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Antimafia Duemila

Wednesday
Jan 07th
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Terzo Millennio Anno VII Numero 2 - 2007 N°53 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio Anno VII Numero 2 - 2007 N°53
In mano ai mostri
la testimonianza
il riscatto dei bambini
Cosa resta dell'infanzia?
Un prete in politica per salvare il Paraguay
Lettera del Mullah Omar
La geopolitica fra i quattro giganti della terra
La "guerra fredda" prossima ventura
Economia di guerra
Per la sinistra una fondazione con la Effe maiuscola


Per la sinistra una fondazione con la Effe maiuscola
di Giulietto Chiesa

La creazione del Partito democratico apre a sinistra una voragine politica. E'  un partito “altro da noi”. Ma “altro da noi” non sono i milioni di elettori che lo voteranno. Il problema sarà riconquistarli alla democrazia attiva, dare loro una diversa rappresentanza. Bisogna capire bene, prima di tutto, cosa e chi c'è in questa voragine a sinistra del Pd.
C'è, lì dentro, la grande maggioranza del popolo italiano, quello che il 25-26 giugno 2006 respinse lo stravolgimento della nostra Costituzione: una prova formidabile della saldezza della democrazia.
Chi altro c'è dentro la voragine? C'è oltre il 65% degli italiani, quelli che non hanno più fiducia negli attuali partiti: tutti i partiti.
Dentro la voragine ci sono anche tre milioni di persone che non sono mai passate attraverso nessun partito e che hanno molte giuste ragioni per diffidare della politica che i partiti attuali recitano in tv, inclusi quelli di sinistra. Molti di questi non si considerano di sinistra e diffidano anche di questa parola. Dunque, milioni non vogliono sentire parlare di “partito” e altri milioni diffidano della parola “sinistra”. Sono tutti contro di noi? Io credo di no. Essi sono in gran parte i nostri alleati potenziali.
Dentro questa voragine ci sono gli italiani che sono contro la guerra. Non solo i pacifisti attivi. Dentro questa voragine, senza rappresentanza, c'è la maggior parte della nostra gioventù, che non sa nulla dei partiti, della politica, di Craxi e del Muro di Berlino. Che è “fuori della politica”, lasciata senza ideali a pascolare nella prateria del Grande Fratello prima di essere munta con le ricariche telefoniche e con il lavoro precario, quando c'è.
In tutte queste componenti – spero non sfugga – c'è un sacco di gente che non sente come proprie né la crisi del comunismo né quella del socialismo, perché non sa cosa siano. Gente che vive male perché fatica a sbarcare il lunario. Male anche se ha un reddito accettabile, perché vive la precarietà dell'esistenza, non ha futuro, non sicurezza, non diritti. E vede l'immoralità pubblica dilagare. Dentro la voragine ci sono centinaia di migliaia di ex militanti di partiti della sinistra, che ne sono usciti perché non ne sopportano la degenerazione. Ma ci sono anche centinaia di migliaia di persone che, in questi ultimi decenni, sono giunte alla politica ciascuna per conto proprio, per mille vie diverse. E' il popolo di Genova 2001, dei tre milioni di Roma, di Vicenza, dei No-tav etc. Dentro questa voragine ci sono i militanti dei partiti della sinistra, in gran parte in grave disagio perché non si spiegano le contraddizioni in cui i loro vertici li hanno costretti a vivere.
Ma, dopo due decenni di assenza di ogni guida, di formazione politica organizzata; dopo tre decenni di tv e politica spettacolo; dopo l'introduzione del partito sempre più leggero, dopo tutti questi mutamenti, ciascuno di coloro che sono arrivati (o sono ritornati) alla politica lo ha fatto “per conto proprio”, con percorsi diversi. Parlando linguaggi diversi, ciascuno essendo il precipitato di esperienze  diversificate, atomizzate, spesso internettizzate. Il risultato è stato di un aumento di esperienze non comunicanti, o comunicanti solo in determinate circostanze eccezionali.
Le identità dei partiti piccoli e medi della sinistra non solo non rappresentano questa molteplicità, ma vi si contrappongono, soffocandola. E sono tutte in crisi.
Si può tentare di unificare tutto questo? Io credo che, parlare di un nuovo partito della sinistra, sia un errore, perché non si potrà fare. Ma credo sia possibile costruire una forma di coordinamento “forte”, un “patto d'azione comune”. C'è bisogno di qualcosa di simile a una maniglia, cui aggrapparsi tutti insieme, che sia visibile, che sia solida nelle sue linee portanti. Un punto di riferimento comune, che sia accettabile per tutti quelli che vogliono il cambiamento e percepiscono la gravità della crisi del paese. Un patto tra diversi che per ora non possono che restare diversi. E' stata l'assenza di una tale maniglia, l'assenza di ogni punti di riferimento comune, che ha impedito alla sinistra di contare. E che ha poi costretto molti a rifluire sull'esistente, anche se in molti casi turandosi il naso per mancanza di alternative. Condizione per giungere a un qualsiasi risultato positivo unitario sarà di impedire che qualche partito di sinistra cerchi di prenderne la guida. Si finirebbe per dividere invece che comporre. Nello stesso tempo si deve chiedere a nessuno di rinunciare alla propria storia. Si deve capire che non si ricaverà molto dalla pura sommatoria degli spezzoni dei partiti e partitini della sinistra uscente (uscente in tutti i sensi). Perché, in primo e fondamentale luogo, essi non costituiscono la maggioranza del popolo che abita la voragine e che cerca, ma non in loro, la maniglia necessaria per sostenersi. E dunque ogni tentativo di imporre egemonie burocratiche sfocerà in un fallimento, che sarà il fallimento di tutti.
Quindi nessuna esclusione preventiva, ma anche nessuna guida preventiva.
Noi non dobbiamo rifondare un bel niente, non possiamo fermarci alle dispute nominalistiche sui comunismi e sui socialismi: tutte ormai molto distanti dalla sensibilità e dagli interessi di milioni di donne e uomini. Noi dobbiamo fondare una nuova politica e una nuova moralità, una democrazia rappresentativa degna di questo nome. Ecco perché io penso che si dovrebbe dare vita rapidamente a una Fondazione attorno a cui far confluire tutte le forze. Una Fondazione, con la Effe maiuscola, da affidare a un gruppo di saggi di alto profilo scientifico, culturale, morale cui chiedere non di esercitare la direzione politica (che non può essere il loro compito), ma di gestire un'agenda di dibattito e di ricerca per arrivare a un programma comune.
Io credo che non ci sia tempo da perdere. Non è un partito quello che dobbiamo costruire, ma un movimento che abbia alcune caratteristiche di una nuova formazione politica, capace di contare le sue forze nel paese nella prima competizione elettorale a sistema proporzionale che si delinea da qui a due anni abbondanti: le europee del 2009. la Costituzione è la bandiera comune che già esiste. I contenuti generali sono quelli del popolo che riempie la voragine attuale.




 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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