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ll secondo memoriale di Olindo Canali
Pagina 2

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29 aprile 2009
Reso pubblico il secondo memoriale di Olindo Canali. Quello a cui fa riferimento Fabio Repici nella lettera inviata a alla Corte d'assise d'appello di Messina.  Quello che secondo il legale della famiglia Alfano sarebbe stato taciuto dal suo autore.


 Ventotto pagine che tracciano le esperienze vissute e le riflessioni che il Pm trae dai fatti criminali di quegli anni. L'amicizia con Beppe Alfano, le sue inchieste e i suoi nemici. E' del 2005 e rappresenta uno "sfogo" che Canali invia via mail all'avvocato Repici. Ne riportiamo alcuni stralci apparsi sulla Gazzetta del Sud.


«… Come ho sopra accennato il quadro a Barcellona non mi era chiarissimo. Non sapevo ancora nulla del passato recente (almeno gli ultimi dieci anni) e non leggevo bene le cose che avvenivano. Alfano mi dava informazioni generali, ma non poteva, ovviamente, scendere nello specifico. Mi disse che aveva fatto anche il cronista sportivo e che aveva lavorato per una televisione locale. Mi parlò di Antonino Mazza come un suo carissimo amico nonché imprenditore dal quale, tuttavia, negli ultimi tempi si era un poco allontanato anche se non mi specificò il motivo. Mi disse che la televisione per cui aveva lavorato era di proprietà di Mazza e che con lo stesso Mazza aveva fatto, tempi addietro, una lista civica con la quale si era presentato alle elezioni (non so di quale anno). Massoneria, Aias, Santalco e soci. I discorsi di Alfano giravano sempre lì e ribadiva i suoi avvertimenti a non fidarmi di nessuno e a chiedere prima a lui se le persone che mi stavano attorno o che frequentavo fossero persone fidate… mi disse che gli uomini politici che giravano intorno all’Aias ed in particolare quelli della Dc e del Psi erano in allarme per l’indagine soprattutto perché temevano finisse, per loro, il tempo dei soldi e delle assunzioni facili e temevano, soprattutto, l’effetto “Mani Pulite”…».

«Verso i primi giorni di dicembre, Alfano mi venne a trovare in Ufficio. Come sempre guardingo. Più che mai guardingo. Chiuse la porta e mi disse di avere avuto notizia che Santapaola fosse a Barcellona o nei pressi di Barcellona. Mi disse che mi avrebbe fatto avere notizie più precise… ovviamente la cosa aveva anche per me interesse, però gli ribadii di non fare pazzie, di stare attento e di non mettersi a fare l’investigatore… mi diceva che poteva stare a Portorosa, ma il luogo mi sembrava fin troppo scontato. Ancora una volta gli dissi di stare attento. Qui dovrei collocare un episodio, ma – devo averlo già detto anche a Rosa Raffa e al Procuratore Croce che mi interrogavano sul punto con il collega Laganà – non ricordo se sia stata una notizia datami da Alfano o se dell’episodio venni a sapere dopo la sua morte. Credo però che l’episodio mi fu raccontato proprio da Alfano. Si trattava di un misterioso incontro avuto da Sonia Alfano durante un viaggio in treno da o per Palermo. Se non ricordo male una signora prese discorso con Sonia ed ebbe a rivelarle qualcosa proprio sull’esistenza o di un pericolo o di un latitante a Barcellona. Il mio ricordo è molto confuso e non ho mai avuto la possibilità di parlarne con alcuno per rinfrescarlo. Tra la prima notizia sulla presenza di Santapaola e la seconda passarono, credo quattro o cinque giorni. Non ricordo se rividi Alfano prima della morte di Giuseppe Iannello, il 17 dicembre. Di certo quell’omicidio preoccupò moltissimo Alfano. Ma non tanto (o così non mi parve) per sé, quanto per la situazione della mafia barcellonese. Mi disse, forse il giorno dopo o due giorni dopo, che Gullotti da quel momento era il capo unico a Barcellona. E che forse aveva scalzato anche gli Ofria. Siamo attorno al 19-20 di dicembre… Rientrai, credo, verso l’1 o il 2 gennaio. Il 3 o il 4 uccisero Aurelio Anastasi, un vecchio amico di Alfano. Lo trovai molto sconvolto sul posto. Scattava fotografie al morto. In un attimo in cui potemmo parlare mi disse che lo conosceva bene e che era un vecchio “camerata”. Quella fu l’ultima volta che vidi Beppe Alfano. Come ho già detto in altre occasioni, il 5 gennaio Alfano mi chiamò invitandomi a pranzo per l’Epifania. Il battesimo della figlia di … mi impedì di andare. Era giovedì. Venerdì sera lo ammazzavano. Questo il rapporto con Alfano. Questo il senso ed il contenuto, ovviamente in generale, delle nostre conversazioni. Ovviamente parlavamo anche di altro. Aveva un’ottima conoscenza del calcio. Quasi da tecnico, direi. E molte volte perdemmo il tempo delle nostre conversazioni parlando anche di calcio. E mi parlò anche delle sorti della squadra di Calcio di Barcellona di cui, se non ricordo male, commentò le partite proprio per quella televisione di Mazza per la quale lavorava. E mi disse che, quella squadra, era sicuramente in mano a qualcuno molto vicino a Gullotti. Ma L’Aias, la massoneria, Santalco, la mafia barcellonese nei termini che ho detto erano l’enciclopedia di conoscenze che Alfano mi aveva messo a disposizione. In uno con le raccomandazioni su chi frequentavo e sulle persone con cui parlavo. L’ultimo capitolo, quello su Santapaola, non ebbe il tempo di raccontarmelo».

 
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    Di mafia e di deviazioni. Che Stato è il nostro?
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    di Giorgio Bongiovanni

    cop-65-web_2.jpgLa notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002. Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza scopriamo che i magistrati di Caltanissetta si sono recati recentemente negli uffici dell’Aisi (ex Sisde) e hanno potuto finalmente sfogliare gli album fotografici e gli elenchi degli 007 che tra gli anni Ottanta e Novanta hanno operato in Sicilia sotto copertura.
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