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Imperialismo, denaro, guerra
Lo scontro bellico come atto politico
di Beba Balvé
La guerra! Oggi, come ieri, guerra di conquista. Guerra militare che si unisce con la guerra civile priva di regole. Siamo giunti all’apice della formazione di un potere territoriale basato sulla distruzione dell’uomo stesso. Cambiano i concetti, le categorie di riferimento, il modo di proporsi, tutto per nascondere il vero scopo.
La voglia di potere e del possesso territoriale ha subito nel corso degli anni un’accelerazione e un radicamento tali che l’appropriazione di ricchezza socialmente prodotta e monopolizzata da un numero sempre minore di mani ha dato origine ad uno stato che agisce come una mafia, al di sopra della legge, della morale e dell’etica umana che gode ideando crisi economiche, politiche ed istituzionali, guerre, uccisioni, ecc… Solo così può esercitare il suo potere economico, politico, intellettuale, ideologico, psicologico e militare.
Negli ultimi decenni si è consolidata una classe di persone che ha favorito il proliferare delle guerre. Queste hanno sempre generato morte, ma oggi non scaturiscono dalle rivalità fra nazioni bensì da un qualcosa che è proprio del loro tessuto umano ma che non dovrebbe appartenere all’uomo. Dobbiamo capire cosa passa per la testa di questa gente, cosa li motiva ad agire in tal modo.
Esaminiamone le radici.
Nella moderna società borghese, le relazioni sociali intorno alle quali gli uomini si organizzano si basano sul fatto che i soggetti si relazionano tra loro per mezzo delle cose che producono per il loro sviluppo.
L’essere uomo così non si è allontanato soltanto dalla natura, ma anche dall’essere uomo stesso.
Per questa ragione é scomparsa la politica intesa come equilibrio delle aspirazioni e aspettative del popolo in generale.
Così la democrazia devolve e non é più patrimonio dei popoli ma é patrimonio del capitale e la tecnologia è il Dio attorno a cui si muove.
I creatori di questo potere infernale che si fanno chiamare intellettuali parallelamente hanno affermato la propria “dottrina” impedendo ai mezzi di comunicazione e alle università lo sviluppo di idee proprie. Muoiono così teorie e paradigmi e la lotta contro il sistema decade.
In verità il pericolo di sterminio che viviamo oggi giorno è in primo luogo quello della privazione della verità o perlomeno della sua totale e assurda falsificazione attraverso le cosiddette armi di distrazione massiva che usa l’Impero per confondere, coprire, falsificare e distorcere la verità.
La prima paura che ci deve venire con questa seconda guerra del golfo – o terza guerra mondiale - é il vero motivo della crisi generata artificialmente dall’impero: non sarà l’ultima. Questa nuova guerra contro l’ Iraq si muove attorno a tre punti principali che rispondono principalmente agli interessi della struttura del potere reale privato del nuovo ordine mondiale calcificata all’interno degli Stati Uniti ed il Regno Unito e non all’interesse nazionale dei loro rispettivi popoli.
C’è una considerazione da fare e di cui tener conto: il popolo americano é uno dei più disinformati del pianeta.
I tre punti di cui stiamo parlando sono:
1) Il petrolio. Che così spiega molte delle operazioni e le ripetute aggressioni anglo americane in Medio Oriente, Golfo Persico, Afghanistan, Venezuela...ed altri.
2) Il fattore Israele. Con gli interessi geopolitici ed etnici razziali del Likud, partito governante nello stato di Israele, impegnato nella distruzione del popolo palestinese allontanato dalle sue terre da millenni, per far avverare l’antico sogno imperiale sionista del Eretz Israel – Il grande Israele- sempre a discapito dei popoli vicini.
3)La discesa del dollaro. Non è un segreto che la moneta statunitense stia correndo il rischio di essere scalzata dall’euro come moneta dominante planetaria. Il mercato del petrolio potrebbe passare rapidamente dalla valutazione dollaro a quella dell’euro – era già accaduto giorni prima dell’invasione – ripercuotendosi con gravissime conseguenze non solo sull’economia anglo-americana ma anche sull’attuale sistema finanziario internazionale.
Nel Giugno del 2000 la Dirigenza di politiche e piani strategici dell’esercito degli Stati Uniti d’America ha pubblicato un documento chiamato “Visione d’insieme 2020”.
La lettura di questo documento permette di constatare la politica degli Stati Uniti d’America, cosi come il suo funzionamento politico- militare tanto nel presente come nel passato prossimo.
Questa “visione” trova il proprio fondamento nell’idea che l’esercito americano deve essere una forza d’insieme capace di conseguire il controllo assoluto: “(...) se le nostre forze armate saranno più veloci, più letali e più precise nel 2020 di quello che sono adesso , dobbiamo continuare ad investire e sviluppare nuove capacità militari(...) le capacità di oggi in quanto a manovre, logistica e protezione si convertiranno in manovre dominanti, lotta di precisione, logistica focalizzata e protezione di dimensione totale”.
(...) L’iniziativa di difesa strategica degli Stati Uniti sorta circa un quarto di secolo fa si é materializzata nell’ultimo anno come scudo protettore di fronte alle minacce ed in circostanze molto diverse da quelle ipotizzate(...)”
Gli U.S.A unilateralmente hanno suddiviso il pianeta in cinque regioni militari, che corrispondono a comandi militari, incaricati dei quali si trovano comandanti che rispondono direttamente al Segretario della Difesa, il quale a sua volta risponde al Presidente George W. Bush.
I comandi militari sono concepiti per sostenere il controllo generale per un “rapido dispiegamento” delle forze armate in qualsiasi punto del pianeta e operano in connessione con circa 1000 basi militari conosciute che gli Stati Uniti hanno installato in più di 140 paesi e con la propria politica di posizionamento. Ancora oggi continua questo processo di installazione all’interno di quei paesi che collaborano o che sono stati invasi. In più possono contare su 6000 basi militari nel proprio territorio. A tutte queste bisogna sommare un importante numero indeterminato di basi ed installazioni segrete e di spionaggio.
L’esercito degli Stati Uniti elabora manuali per le sue scuole che pianificano e guidano la guerra della controinsorgenza. Questi lavori e suggerimenti delle diverse scuole dell’ esercito e dei comandi di oltreoceano compongono i gruppi di assistenza e insediamenti militari che compiono missioni in paesi stranieri. É da molto tempo che il manuale contro le azioni della sinistra latinoamericana (ideato dall’esercito U.S.A.) continua ad essere applicato in tutto il continente sudamericano.
Innanzitutto si deve creare un’immagine positiva del governo. Questa é una delle caratteristiche dominanti di un programma soddisfacente di azione civile. Lo scopo è impressionare il popolo mostrando loro un governo determinato e capace di aiutare i suoi cittadini a conseguire una vita migliore.
Nuove sembianze, stesso obiettivo
Tra le nuove forme di occupazione del territorio e quelle precedenti si sono create diverse distorsioni e false sembianze.
In passato l’occupazione tradizionale implicava la presenza massiccia di truppe e la costruzione di enormi basi militari disperse nel territorio e interconnesse tra loro. Oggi il procedimento è diverso. Viene formata una rete di piccole installazioni che possono essere attivate al momento opportuno. Ad esempio il comando Sur, la cui base principale è a Miami, detiene una sede distaccata in Paraguay. Dall’anno 2002 sono state avviate ben 46 operazioni militari, cosa che suppone un incremento quantitativo e qualitativo della tradizionale presenza degli Stati Uniti nel Paese. Queste operazioni vengono giustificate come allenamento dei militari paraguayani in manovra congiunta o come missioni umanitarie. In realtà fungono da copertura per il conseguimento di ben altri interessi. Basti pensare al controllo delle grandi risorse naturali come l’ “acquifero Guarani”(risorsa di acqua dolce) e quello di una zona come la triplice frontiera dove confluiscono gli interessi e la cooperazione dei due paesi più importanti del Sudamerica quali Argentina e Brasile.
Le missioni umanitarie nascono con lo scopo di controllare la popolazione e le “esercitazioni” diventano un sistema per approfondire le conoscenze di un determinato territorio in caso di necessità.
L’amministrazione Bush insiste nel proporre una certa teoria. Parla di terrorismo come un male supremo da estinguere. Genera così un “casus bellis”. Il governo di Bush ha dichiarato la guerra infinita come base della propria politica mondiale. Si sono già sviluppate forze speciali per quelle che chiamano guerre di quarta generazione che non sono contro uno stato specifico ma ad organizzazioni considerate terroriste.
Reali obiettivi della guerra e centro di interesse sono le risorse strategiche come l’acqua, il gas ed il petrolio.
Rifiutando ogni via diplomatica ed ogni tipo di dialogo gli Stati Uniti hanno intrapreso una linea di percorso ben precisa. “Interventismo” in ogni parte del mondo, anche tramite guerre se necessario. Economia e Stato vengono scissi con la prima che detiene un’importanza ben più grande. Gli stati-nazione diventano ostacoli che vanno raggirati. Così passa al di sopra di tutto e di tutti, anche di quegli organismi mondiali, come l’ONU. Così si ha lo scioglimento della società. Il mondo retrocede sui propri passi. La società attuale non si spiega più attraverso dei fattori sociali ma bensì attraverso forze impersonali non sociali come la paura collettiva, i fondamentalismi, il terrorismo, la balcanizzazione di ampie regioni della terra e le guerre che trasformano in vittime intere popolazioni diventando esse stesse “terroriste”.
E’ dal 1995 che gli U.S.A. hanno delineato un sistema di propaganda di guerra. Un anno prima dell’attentato dell’ 11 settembre questo sistema propagandistico aveva bisogno di “ un evento catastrofico catalizzatore”, una sorta di nuova Pearl Harbor, che serviva per scuotere l’opinione pubblica nordamericana ed indurla ad appoggiare una nuova guerra. Solo così si poteva rendere accettabile l’imposizione del dominio militare americano sul resto del mondo. Incutendo il timore nella gente. Ed ecco quindi, subito dopo l’attentato alle torri gemelle, grandi questionari sulla costituzione e domande sulla necessità di militarizzare il Paese per evitare il ripetersi di un nuovo attentato.
In un Paese come gli Stati Uniti in cui i cittadini abbandonano i partiti politici per integrarsi alla chiesa evangelista, il condizionamento dell’opinione pubblica comincia attraverso la manipolazione dei credenti.
Oggi parallelamente alla preparazione dell’offensiva contro il Libano, il Pentagono e l’esercito d’Israele hanno costituito il CUFI, una federazione che riunisce i cristiani sionisti il cui obiettivo é trasformare 50 milioni di addetti alla religione evangelica in militanti a favore della guerra. Il CUFI propaga la teologia sionista all’interno della chiesa evangelista ed oltre, affinché la maggior parte degli americani percepiscano l’appoggio ad Israele come un dovere religioso.
Dopo l’undici settembre si é imposto negli Stati Uniti il “patriot Act” e, una settimana dopo, la Commissione europea ha presentato davanti al Consiglio il progetto relativo al terrorismo ed il progetto relativo al mandato d’arresto europeo. Ad esempio: se qualcuno é sospettato di atti terroristici non ha diritto a scegliere il proprio avvocato, ma a questi ne verrà designato uno d’ufficio. Per 72 ore l’arrestato non può vedere nessuno ne effettuare chiamate telefoniche(...). Dopo aver firmato la propria dichiarazione, generalmente dopo aver subito quelle che nel linguaggio nordamericano denominano “pressioni fisiche moderate” (ciò vuol dire che la tortura é sistematica), potrà parlare con il proprio avvocato(...). Il nuovo mandato di arresto europeo stabilisce anche che la polizia e la magistratura possono automatizzare le estradizioni(...).
Di fronte a tutto ciò noi siamo apparentemente impotenti, ma per cominciare possiamo cercare di capire il perché di queste violenze. Questo tipo di mondo è il frutto di quanto abbiamo costruito negli ultimi decenni basandoci sull’uso illimitato delle risorse della terra, sul consumismo, sull’assenza di dialogo, di tolleranza e rispetto verso le differenze. Un mondo così può portarci solo alla separazione e alla guerra senza fine.
Traduzione a cura di Sarah Mouriño
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