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Antimafia Duemila

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Terzo Millennio Anno VI Numero 4 - 2006 N°50 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio Anno VI Numero 4 - 2006 N°50
Mosca cuore del potere mafioso
La morte violenta dei giusti
I meccanismi perversi del FMI della Banca Mondiale e del WTO
Imperialismo, Denaro, Guerra


Anna  Politkovskaya - Novaya Gazeta
Andrej Kozlov - vice presidente Banca Centrale Russa

La morte violenta dei giusti


Mosca. Russia.
La Santa Madre Russia. Profonda, colta, universalmente evoluta sul campo della filosofia, della musica, della spiritualità e della cosmo - fisica.
Quanti ricordi nel mio cuore: l’incontro con Gorbaciov, migliaia di anime nei teatri, nelle televisioni, con gli astronauti.
Ma uno spettro, un incubo si avvicinava all’orizzonte in quel lontano 1992.
A parte il grave, gravissimo mostro nucleare (oltre 25.000 testate atomiche nell’ arsenale della ex-Unione Sovietica) prendeva corpo a macchia d’olio la mafia con i suoi tentacoli: la corruzione e il racket, a tutti i livelli sino ai vertici del Cremlino (Eltsin e la sua banda).
Ho sognato che il nostro umile ma possente messaggio di Cristo e delle Potenze Celesti potesse compenetrare lo spirito di migliaia, milioni di anime del popolo russo.
Pochi hanno realizzato. Molti, moltissimi soffrono a causa del mostro e dei suoi tentacoli.
Ma i giusti, nella Santa Madre Russia, non si sono estinti. Anche se privati violentemente dei loro corpi, i loro spiriti trionfano nella luce e lasciano per sempre in questa terra benedetta dalla Madre Santissima Maria, la loro testimonianza, la giustizia dell’universo, che nella loro opera si è manifestata, l’amore per la verità e per l’onestà.
Anna Politkovskaya, giornalista del bellissimo giornale Novaya-Gazeta (tra i proprietari  M. Gorbaciov) uccisa a sangue freddo sabato 7 ottobre 2006.
Accusava il potere, la strage in Cecenia, le cause e gli effetti di una politica tirannica, cinica.
Accusava il potente che sottomette il debole, la violenza, la guerra, la corruzione.
Uccisa dal potere dell’anticristo. Anna Politkovskaya, bella, bellissima donna, madre di due figli, rimasti soli.
Andrej Kozlov, vicepresidente della Banca Centrale Russa, 43 anni, ucciso a colpi di pistola con il suo autista. Onesto, incorrotto con alti valori etici della giustizia e dell’uguaglianza. Freddato dalla mafia, la quale, unita ai mandanti - potenti dell’economia, ha tolto di mezzo un personaggio scomodo.
Andrej Kozlov aveva chiuso oltre cento banche private nelle mani della mafia per corruzione e lavaggio di denaro sporco. Anche egli un giusto nemico del male.
Ecco, amici e nemici di questo martoriato pianeta, sono questi gli eletti di Dio, coloro che a prescindere dalle loro idee religiose e politiche e dal colore della loro pelle, fanno parte del Cuore e dello spirito dell’universo, del Cuore e dello spirito Solare Cristico.
Sì, è vero, certo è verissimo che gli eletti  di Dio sono costoro e quelli che ne seguono le orme e ne diventano eredi, rimanendo con il loro corpo e il loro spirito nel mondo pur non essendo del mondo.
Addio, Anna!
Addio, Andrej!
Grazie per il vostro sacrificio ed esempio. Vi prego, dalla Luce Solare nella quale ora dimorate, pregate per noi che  seguiremo la vostra opera.

Giorgio Bongiovanni
Direttore della rivista Antimafia

Montevideo (Uruguay)
10 ottobre 2006
Ore 23:00



Anna Politkovskaya aveva le prove
delle torture in Cecenia


Stava lavorando a un servizio sulle torture inflitte dai militari russi ai civili in Cecenia, l’ennesimo curato per il bisettimanale di critica Novaja Gazeta per il quale scriveva. Un altro duro affronto al premier Ramsas Kadirov, salito al potere grazie al sostegno di Mosca, e al ministero della Difesa russo, corredato da importanti e impressionanti fotografie, recuperate nel corso dei suoi viaggi in terra cecena dove era ormai costretta ad arrivare nel più assoluto segreto. L’hanno uccisa nell’ascensore del palazzo in cui abitava, in pieno centro di Mosca, prima che quell’articolo potesse pubblicarlo. Un lungo pedinamento, poi l’agguato: tre colpi di pistola al petto e uno in testa, come in ogni esecuzione che si rispetti.
E’ morta così, lo scorso 7 ottobre Anna Politkovskaya, la giornalista russa più riconosciuta a livello internazionale, la più critica del regime di Vladimir Putin, la più temeraria nell’accusare lo scandalo ceceno. Sua vera ragione di vita e passione professionale. Della guerra nascosta in Cecenia conosceva ogni minimo aspetto, prontamente denunciato dalle pagine del suo giornale anche quando si trattava di chiamare in causa i palazzi dei poteri. E per questo oggetto di molte terribili minacce e attentati ai quali era in passato sfuggita “per un soffio”. Eppure Anna Politkovskaya , recentemente inserita dal deputato ultranazionalista Zhirinovskij in una lista di “nemici dello Stato russo” non aveva paura.
Sempre pronta a rischiare la vita, e lo ha dimostrato, perché i suoi figli potessero imparare <<a credere in una Russia migliore, in cui le persone non mettano la testa sotto la sabbia, ma abbiano il coraggio di fissare il potere negli occhi>>. Anna, la ricorda il filosofo francese André Glucksmann, <<era un donna straordinaria. Era stata decine di volte in Cecenia e ogni volta il ritorno non era mai assicurato. Mi ha raccontato che era stata intimidita con una sorta di finta esecuzione, era braccata dall’esercito russo, le davano la caccia. Ma lei si sentiva in missione>>.
Quando ci fu il sequestro degli ostaggi a Beslan partì per proporsi come mediatrice, ma non le permisero di arrivare: a fermarla un the avvelenato somministratole sull’aereo che la costrinse al ricovero per diversi giorni. La mediatrice la fece invece durante un altro sequestro, quello al teatro Dubrovka, a Mosca. <<Entrò nel teatro - continua Glucksmann - perché aveva la fiducia dei ceceni che sapevano che era onesta e coraggiosa. Ma poi intervennero i soldati russi e gassarono tutti a morte. Aveva la fiducia dei ceceni non perché era partigiana: anzi era critica anche nei loro confronti ma era di una onestà perfetta. E sapeva che i principali criminali erano nell’esercito russo>>.
Penna d’oro nel 2000 (il Pulitzer russo), autrice del libro La Russia di Putin (Adelphi 2005), Anna aveva ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali per il suo impegno a difesa dei diritti umani. Una carriera, quella di giornalista, iniziata quando era appena ventenne e che la aveva portata a conoscere la più dura galera a causa delle sue scomode denunce. In questi giorni, dichiara il direttore di Novaja Gazeta Dmitrij Muratov, <<ci stava per consegnare un’inchiesta delicata. Aveva prove e foto delle torture compiute in Cecenia dalle truppe russe e dagli uomini di Kadyrov. Abusi, stupri e sequestri commessi per dimostrare efficienza al Cremlino, false confessioni strappate a innocenti per compiacere Putin>>. Per la prima volta, ha aggiunto invece il vicedirettore della Novaja Vitaly Jaroshevskij, <<aveva rivelato l’esistenza di un’inchiesta sui sequestri di persona in Cecenia>> E aveva detto <<che tra gli indagati ci sarebbe Ramzan Kadyrov in persona, e che lei era pronta a testimoniare in tribunale contro di lui>>. Una dichiarazione che lei stessa aveva in parte rilasciato dai microfoni di Radio Liberty, anticipando i contenuti dell’inchiesta. Sulla scrivania, aveva detto, ho <<le fotografie di civili innocenti torturati e uccisi in Cecenia. Ho i nomi degli ufficiali russi e degli uomini di Kadyrov che giocano con i cadaveri della gente seviziata. … nemmeno la procura russa, questa volta potrà fare finta di niente>>.
E così, a una settimana dal terribile omicidio Novaja Gazeta - che da poco tempo annoverava tra i suoi proprietari l’ex presidente dell’Urss Mickail Gorbaciov - pubblica i frame di un video ritrovato tra i dischetti della giornalista. E che accompagnano gli appunti del suo ultimo articolo, già in possesso della redazione prima della sua barbara uccisione. Il pezzo riporta la testimonianza del ceceno Beslan Gadayev, che racconta di essere stato espulso dall’Ucraina e consegnato alle forze dell’ordine della capitale Grozny per poi essere tremendamente torturato affinché confessasse omicidi mai commessi. La sua resa finale, che lo ha portato a dire di aver partecipato ad un attacco contro la polizia, gli ha aperto le porte della prigione dove è ora in attesa di essere processato. Le quattro immagini tratte dal video e pubblicate da Novaja Gazeta mostrerebbero, esponenti delle forze di sicurezza legate al Cremlino e, accanto, i box con le conversazioni davanti a due giovani torturati. <<Putin ha detto di guardare da tutte le parti>>, è la prima voce, alla quale segue la seconda: <<Ragiona ancora! Questo p… non vuole morire, è ancora cosciente, niente lo ucciderà…>>. Altre prove  che sarebbero misteriosamente scomparse durante le perquisizioni nell’appartamento della giornalista quarantottenne, avrebbero invece provato le menzogne del premier Kadirov.
E mentre proseguono le indagini pesa come un macigno il quasi totale silenzio del Cremlino, assente anche ai funerali della giornalista, ai quali ha partecipato soltanto un deputato russo: il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di Beslan.
A nessuno è sfuggito che l’uccisione di Anna Politkovskaya è avvenuta proprio nel giorno in cui il premier Putin festeggiava in grande stile il suo 54esimo compleanno, con un ricevimento a San Pietroburgo. Mentre a Grozny il giovane Kadyrov brindava per il quasi contemporaneo raggiungimento dei suoi 30 anni di età. Cosa che gli permetterà di rivendicare la poltrona presidenziale che fu di suo padre.
Sulla morte di Anna Politkovskaya la Procura di Mosca ha ora aperto un fascicolo di indagine per omicidio, ma i commentatori si sono mostrati, sin da subito, decisamente poco inclini all’ottimismo. Sono almeno una dozzina i giornalisti uccisi nella Russia di Putin, tre solo quest’anno, e queste morti sono ancora oggi un assoluto mistero.




 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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