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Antimafia Duemila

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Terzo Millennio Anno VI Numero 4 - 2006 N°50 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio Anno VI Numero 4 - 2006 N°50
Mosca cuore del potere mafioso
La morte violenta dei giusti
I meccanismi perversi del FMI della Banca Mondiale e del WTO
Imperialismo, Denaro, Guerra



I meccanismi perversi del FMI
della Banca Mondiale e del WTO.


Se i governi dell’Occidente ricco non decidono una moratoria dei debiti dei Paesi poveri per questi non ci sarà mai alcuna possibilità di sviluppo. A sostenerlo con forza è il sociologo svizzero Jean Ziegler, relatore speciale all’Onu per il diritto all’alimentazione, intervistato dal quotidiano La Stampa il 2 ottobre scorso. Nel Fondo Monetario Internazionale, fa capire Ziegler, vige un criterio perverso per cui ogni Stato ha tanti voti in proporzione alle quote di ricchezza che possiede, cioè, in breve, ogni dollaro un voto. Il presidente del Brasile Lula, fin dal suo insediamento alla guida del Paese nel 2003, ha posto come obiettivo del suo governo il programma “Fame Zero” per sottrarre alla sottoalimentazione 200 milioni di brasiliani. Ad oggi purtroppo la sua iniziativa non ha sortito i risultati sperati a causa della mancanza di fondi. Il Brasile ha un problema gravissimo: il 90% delle sue esportazioni è assorbito dagli interessi pagati sul debito. Solo una moratoria di 5 anni riuscirebbe a dare respiro alla sua economia. L’Italia gode di un peso considerevole all’interno del Fmi in termini di voti. Una mobilitazione popolare degli italiani potrebbe creare le premesse affinché i governi votino contro le banche e a favore della moratoria. Urge una mobilitazione sociale anche su un altro tema importante: le sovvenzioni agricole di europei e nord americani a sostegno delle loro esportazioni che continuano a provocare danni enormi all’economia dei Paesi deboli. <<Oggi - spiega Ziegler - quando si attraversa un qualunque mercato di frutta e verdura africano (come quello di Dakar, uno dei più grandi dell’Africa Occidentale) si possono comprare frutta e verdura italiani, portoghesi o di qualunque altro Paese d’Europa a prezzi stracciati. E a due chilometri di distanza i contadini che lavorano 15 ore al giorno con l’aiuto dei loro bambini (che magari per questo non vanno a scuola) non hanno la minima speranza di vendere il frutto del loro lavoro che ha un prezzo maggiore. E questo è il problema di tutti i Paesi africani, che ricordiamocelo: sono Paesi a vocazione eminentemente agricola>>. Gli organismi internazionali, quali la Banca Mondiale, l’Fmi o il Wto, sono oggetto di aspre critiche per il neoliberismo che li sostanzia, il quale crede che <<il mercato mondiale sia un’istanza totalmente indipendente che funziona conforme alle leggi della natura, per cui se si creano situazioni difficili si sostiene che è il mercato mondiale che l’ha deciso e non ci possiamo fare nulla. Il fatto è - continua Ziegler - che anche i socialisti credono a questa legge della superiorità del mercato, alla sua mano invisibile. Per indurre un cambiamento sarà necessario pulirsi la testa, ritornare ad altri valori più umani>>. Il Wto ha già prodotto danni irreparabili come la privatizzazione dei servizi all’agricoltura nei Paesi poveri. In alcuni Stati africani gli allevatori potevano prima accedere a vaccini e prestazioni veterinarie offerte dal servizio pubblico a costi accessibili. Ma il Wto ha ora privatizzato i servizi veterinari. Le conseguenze sull’economia sono facilmente immaginabili.
Parlando più specificamente del problema della fame, Ziegler aveva già denunciato nel corso del convegno internazionale sull’”Insicurezza alimentare e diritto al cibo”, tenutosi lo scorso luglio a Roma, che la morte per fame era da considerare alla stregua di un omicidio. <<Centomila persone ogni giorno - erano state le sue parole - muoiono per fame o per gli effetti della fame. Muore un bambino ogni 5 secondi mentre ogni 4 un bambino diventa cieco per le conseguenze derivate da essa>>. E questo, spiegava, nonostante ogni anno, sul nostro pianeta, si produca cibo a sufficienza per sfamare 12 miliardi di persone, ovvero il doppio dell’attuale popolazione mondiale. <<Dunque nessuna fatalità: se un bambino muore di fame, è stato assassinato>>. E la fame, la miseria, l’oppressione dei poveri sono oggi più spaventose che mai. Lo si legge, questa volta, in un passo del libro di Ziegler L’impero della vergogna. Dove il senso della vergogna per quanta ingiustizia e disuguaglianza vi sono al mondo è considerato “uno degli elementi costitutivi della morale. E’ indissociabile dalla coscienza della proprio identità - scrive Ziegler - a sua volta costitutiva dell’essere umano. Se vengo ferito, se ho fame, se soffro nella carne e nello spirito l’umiliazione della miseria, provo dolore. Se assisto alla sofferenza inflitta a un altro essere umano, provo nella mia coscienza un po’ del suo dolore, e questo dolore risveglia la mia compassione, suscita uno slancio di sollecitudine, mi riempie di vergogna. E mi incita all’azione. So, grazie all’intuizione, all’uso della ragione e alla mia esigenza morale, che ogni uomo ha diritto a un lavoro, a cibo, salute, conoscenza, libertà e felicità”. Ala fine, però, la legge del mercato ha sempre la meglio.
D.Q.





L’IMPERO DELLA VERGOGNA

Di Jean Ziegler


Assistiamo oggi a un movimento di rifeudalizzazione del mondo, che permette alle grandi multinazionali del Nord di sfruttare sistematicamente il resto del pianeta. Per poter imporre questo inedito regime in grado di sottomettere i popoli agli interessi delle compagnie private, i nuovi signori dell’impero della vergogna si servono di due straordinarie armi di distruzione di massa: il debito e la fame. Debito che obbliga gli stati alla rinuncia dell’autonomia, fame che costringe i popoli alla perdita della libertà. Le tradizionali limitazioni stabilite dal diritto internazionale nei rapporti tra stato e individuo non bastano più a opporsi al regime di violenza strutturale e permanente che oggi governa il globo. Chi sono allora questi “cosmocrati” mossi solo dalla massimizzazione del profitto, dall’avidità e dalla sete di un potere illimitato, liberi di privatizzare perfino l’acqua che i popoli sono poi costretti a comprare? Cinquecento compagnie private controllano il cinquantadue per cento del prodotto lordo planetario; Ziegler ne mette a nudo con chiarezza, passione e rigore i metodi più subdoli: qui si brevetta il vivente, là si spezza la resistenza sindacale e si impone la cultura degli OGM con la forza. Questo è l’impero della vergogna.
Ma la vergogna può e deve trasformarsi in forza di cambiamento, perché la coscienza collettiva è la vera molla delle spinte sovversive, come le rivoluzioni del XVIII secolo ci hanno insegnato. Solo così si può davvero rifondare il diritto alla ricerca della felicità e resuscitare quel Liberté,Egalité, Fraternité oggi ridotto a una vecchia filastrocca e rimosso chirurgicamente dalla storia.

Edizioni Marco Tropea
 17,50




 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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