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Antimafia Duemila

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Oct 08th
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Terzo Millennio Anno VI° Numero 2 - 2006 N°48 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio Anno VI° Numero 2 - 2006 N°48
Magnicidio: l'assassinio di Luis Donaldo Colosio
Contro Colosio una cospirazione
Solo per salvarsi la pelle?

Solo per salvarsi la pelle?
Attentato alla vita del giudice penale Gustavo Mirabal
che indaga sui militari della dittatura uruguaiana

di  Jean Georges Almendras e Giorgio Bongiovanni


Il popolo uruguaiano non è abituato alle intimidazioni ed agli attentati contro i magistrati. Non può affrontare questo problema con la stessa naturalezza dei siciliani, i quali da oltre cent’anni sono costretti a sopportare gli affronti della mafia come se si trattasse di un obbligo imposto derivante da una miriade di circostanze storiche o come se si trattasse di una maledizione quasi impossibile da neutralizzare, nonostante il coraggio e l’integrità di non pochi giudici, poliziotti, parlamentari, giornalisti, sacerdoti e comuni cittadini della Sicilia e del resto d’Italia. Tutti costoro con le loro azioni hanno dimostrato che ancora abbiamo a disposizione i mezzi adatti a frenare il dilagare mafioso e che ancora sussistono multipli spazi per combatterlo. Occorre che sia sempre viva la speranza di riuscire un giorno a vedere con soddisfazione il compimento di quelle profetiche dichiarazioni del giudice Giovanni Falcone assassinato da Cosa Nostra: <<La mafia è un fenomeno umano e come tale ha un inizio, un’evoluzione ed una fine>>.
Sono trascorsi quasi quattordici anni da quell’amaro e traumatizzante periodo delle stragi; siamo coscienti che non sono anni sufficienti per cantare vittoria. Nel corso della lotta alla mafia nel mondo intero si vivono eventi politici, economici e bellici di diversa natura. In Italia, a Palermo in particolare, si sta vivendo una delle più importanti pagine del contrasto alla criminalità organizzata mafiosa: la cattura, dopo quarantadue anni, di Bernardo Provenzano, “capo dei capi” di Cosa Nostra.
Mentre le ripercussioni dell’arresto sono oggetto di valutazione da diverse angolature, in particolare all’interno del contesto della società italiana, a livello mondiale la sopravvivenza della mafia come cultura e come espressione del male in se stessa continua ad essere un tema di estrema attualità. A questo proposito vale la pena ricordare, in onore alla verità stessa, le parole di una siciliana in prima linea nella battaglia alla mafia: Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo Borsellino assassinato nel 1992, e che oggi è candidata alla presidenza della Regione Sicilia. Nell’intervista concessa recentemente a “El Pais” di Madrid ha affermato: <<La mafia sa che non le conviene uccidere perché significa apparire sui giornali ed obbliga a parlare di lei. Il suo successo è frutto delle infiltrazioni nella politica, nell’economia e soprattutto è frutto dell’essere riuscita ad assopire i dibattiti sul suo conto, mentre fa affari più che mai. La giustizia scopre continuamente enormi patrimoni illegali. La mafia è più forte che mai>>.

Prima la minaccia, poi ecco l’attentato

Il denominatore comune delle organizzazioni mafiose continua ad essere il potere protetto dall’impunità. Quella stessa impunità paragonabile ad un pesante e impenetrabile mantello realizzato allo scopo di proteggere il male, molte volte da parte dello Stato e di alcuni dei suoi rappresentati più strategici ed influenti.
Il potere mafioso che trascende Cosa Nostra, la cultura delittuosa che lo sostanzia esistevano e sono ugualmente presenti ora non solo al fine dell’arricchimento perverso e a dismisura, ma anche al fine di violare i diritti umani e, tra altre arbitrarietà, appoggiare dittature ed ideologie fasciste e antidemocratiche, certamente antipopolari.  Un potere mafioso occulto esercitato, in passato e ancora adesso, da personalità del sotto-mondo del delitto e personaggi di rilievo dello Stato, dell’economia, della magistratura, della Chiesa Cattolica, della politica, dei mezzi di comunicazione e delle istituzioni. Un potere mafioso occulto che è esistito ed esiste ancora in Sudamerica, dove le dittature cilena, argentina e uruguaiana, per nominare pochi esempi, sono state la prova più tangibile della sua presenza, non nel significato rigoroso dell’espressione “Cosa Nostra”, bensì nel senso più ampio della malvagità e della destabilizzazione della vita stessa e dei valori della giustizia, del soffocamento delle libertà e dei diritti del cittadino. Un potere mafioso (letteralmente il “terrorismo di Stato”), sempre disposto come un boia a ghigliottinare uomini e donne al servizio del bene, persone pronte a percorrere tutte le vie che conducono alla giustizia e a fare luce sulle verità più dure e più insospettabili riguardanti tutti i mali architettati nell’ombra, nell’epoca tenebrosa di personaggi sinistri come i generali Augusto Pinochet, Jorge Rafael Videla e Gregorio Alvarez. Un potere mafioso (definibile come strascico di quel terrorismo di Stato?) che nell’Uruguay democratico di oggi, dove timidamente iniziano ad emergere le verità riguardanti le violazioni dei Diritti Umani al tempo della dittatura e dove è in vigore la Legge della Prescrizione, una delle più grandi limitazioni tecniche per compiere Giustizia, ha preso come bersaglio il giudice penale Gustavo Mirabal. Questi è un magistrato che ha avuto nelle sue mani la responsabilità di procedere all’estradizione in Cile di tre militari coinvolti nel caso “Eugenio Berrios”: un biochimico collaboratore della dittatura di Pinochet, sequestrato e assassinato in una zona di mare dell’Uruguay agli inizi degli anni ’90; il che evidenzia che persino in democrazia alcuni militari hanno continuato ad operare con la mentalità e con i metodi di quel triste periodo dittatoriale, con la complicità dei servizi segreti uruguaiani, quasi ci trovassimo di fronte ad un’estensione del lungo braccio del sinistro Piano Condor. Tutto questo si è rivelato un vero scandalo che ha colpito il governo del Dr. Luis Alberto La Calle del Partito Nazionale.
Per l’esattezza quello scandalo solo ora nel 2006 è divenuto attuale. In quegli anni, dopo il rinvenimento del cadavere di Berrios sulla spiaggia del Parco della Plata, stranamente non partirono le indagini investigative per chiarire l’accaduto. Questo però non ha fermato la giustizia cilena che finalmente, di recente, ha sollecitato il governo uruguaiano all’estradizione dei tre militari coinvolti, si presume, nell’omicidio e sequestro del biochimico.
Ma in che modo quel potere mafioso ha messo sotto tiro il giudice Mirabal?
I giorni precedenti la Settimana del Turismo, che comprende la seconda settimana del mese di aprile, l’avvocato Gervasio Guillot Eula si è rivolto al giudice Mirabal durante un loro incontro dicendo: <<Lei è un obiettivo militare imminente>>. L’avvocato gli ha confidato che, durante una riunione di amici alla quale aveva partecipato, era sorta una discussione sul tema delle indagini delle violazioni dei diritti umani durante la dittatura. Ha riferito inoltre al giudice che in detta riunione erano presenti alcuni militari. Ad un certo punto la conversazione si era incentrata proprio sul giudice Mirabal. Uno dei militari presenti avrebbe detto con fermezza: <<Mirabal è un obiettivo militare imminente, se lei è suo amico lo avverta di stare attento>>.
Appena dieci giorni dopo, cioè la domenica del 16 aprile, il giudice Mirabal, mentre si trovava lungo il viale del Buceo, zona costiera della città di Montevideo, ha sentito all’improvviso il ronzio di un proiettile che gli ha sfiorato la testa per pochi centimetri. Un secondo dopo l’episodio, testimone suo cognato, Mirabal si è ricordato delle parole dell’avvocato Guillot Eula.
Il giudice ha denunciato l’accaduto alla Suprema Corte di Giustizia, facendo riferimento al dialogo con l’avvocato. Il Ministro dell’Interno Dr. José Diaz ha assegnato una scorta personale al magistrato. La sede penale del decimo turno, con a capo il giudice Rolando Vomero, ha aperto un’inchiesta nel corso della quale l’avvocato, considerato testimone informato dei fatti, ha reso dichiarazioni contraddittorie che lo hanno messo in una posizione di difficoltà allo stesso modo del militare che sarebbe il presunto autore del messaggio intimidatorio. Il militare in questione è il Capitano di Vascello in carica Gonzalo Leoni (è il grado di chi occupa un posto di responsabilità a bordo di una nave della guardia costiera, dipendente dal Ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento, presieduto dal senatore José Mujica, una delle figure più emblematiche e rappresentative dell’ “Encuentro Progresista, Frente Amplio”), uno dei militari che hanno firmato il ricorso di “habeas corpus” a favore degli estradati del caso Berrios.


<<…Gli dica che non farò niente contro la legge>>

Così il magistrato Mirabal è finito nel mirino di quanti sembrano non accettare le attuali regole del gioco. Si tratta forse di un potere mafioso occulto che ci ricorda quello di Cosa Nostra? Forse sono i sopravvissuti di un potere che agisce nell’ombra, “in apparenza” già disarticolato con il sopraggiungere e con l’instaurazione della democrazia?
Un pomeriggio di maggio ci rechiamo all’ufficio del giudice Mirabal, presso la sede penale in via “Misiones”: un piccolo ufficio sito al primo piano, con una finestra prospiciente sulla via “25 Mayo”. C’è una guardia alla porta. Le luci sono spente, la tenda abbassata. Mirabal indossa un completo scuro. Egli accetta il dialogo senza dare importanza al fatto che qualche mass-media abbia messo in dubbio l’attentato; il giudice non si è lasciato intimidire né assoggettare dalle illazioni restando fermamente convinto della correttezza del proprio agire.

Perché l’avvocato non ha ammesso di fronte al giudice Vomero di avere pronunciato l’espressione <<obiettivo militare>>? Forse l’avvocato non pensava che un giorno avrebbe dovuto rendere una dichiarazione?

Ho diverse ipotesi. Lui si è presentato in buona fede. Era venuto a sapere che io potevo essere vittima di un attentato e pertanto è venuto ad offrirmi il suo aiuto, a mettermi in guardia. Ma l’aiuto che mi ha offerto era assurdo. Non era un aiuto. Mi ha chiesto di compiere un’azione contro la legge o, se si vuole, ridicola secondo la legge. Ed io gli ho risposto che se la questione era che c’era un uomo, come lui mi ha detto, che aveva parlato con una delle persone intervistate e che era pazzo, stava molto male e che poteva mandare qualcuno con una bomba ad ammazzarmi, anche se si fosse trovato qui alla porta con una 9mm, doveva dirgli di entrare e di fare ciò che doveva perché io non avrei fatto niente contro il diritto, niente e sarei rimasto totalmente tranquillo.

Dr. Mirabal, a chi sta dando fastidio? Quali sono i poteri che lei sta disturbando? Forse ciò è dovuto alle inchieste, alle indagini che sta portando avanti?


Non credo che in questo momento io stia disturbando qualcuno, anche perché avevo già preso la decisione nel settembre 2004. Pertanto è toccato alla Corte Suprema di Giustizia adempiere al suo compito ed io a quel punto non ho potuto più fare marcia indietro anche se lo avessi voluto. Se volevano fare pressioni su di me dovevano farlo a settembre del 2004. Quindi posso solo avanzare due ipotesi. La prima è che qualcuno voleva che io svolgessi questo compito, ma non con uno scopo giuridico; sarebbe ridicolo perché comunque il Presidente non avrebbe certo cambiato opinione in seguito a quel documento in cui io dovevo dire al Potere Esecutivo di applicare l’art. 7mo del Trattato di Estradizione elaborato dall’Italia nel 1897 per negare l’estradizione. E’ assurdo. Forse c’era uno scopo politico, perché era in sospeso un appello al Ministero della Difesa. Potrebbe essere questa la ragione, ma io sono totalmente estraneo alla politica. La seconda ipotesi invece è che questa estradizione può creare un precedente. E quindi l’attentato può essere di carattere intimidatorio verso tutti i giudici, non uno in particolare che si stia occupando di un caso simile.

Se il proiettile avesse fatto centro… Quale potere potrebbe essere in grado di organizzare qualcosa di questo tipo? E’ stato architettato necessariamente da un potere o forse da uno schizofrenico?


Deve trattarsi di un potere, non per forza di un grande potere. Le mie ipotesi sono le stesse dei mass-media. Si tratta di piccoli gruppi, militari o paramilitari che hanno architettato delitti prima o durante il regime, delitti di lesa umanità e che vedono con preoccupazione che c’è un avanzamento nelle indagini. Sebbene questo non abbia nulla a che vedere con la democrazia, vedono uno sviluppo che può metterli in una situazione pericolosa. Questi gruppi possono essere organizzati da ex militari, militari o paramilitari. Sappiamo che ci sono questi gruppi, pochi, ma ci sono.

Che intenzione hanno questi gruppi?


Quella dei militari o ex militari: salvare la pelle.

Solo questo?

Spero di sì e che non ci sia altro. Non posso giudicare. Lo spero. Penso che le Forze Armate in generale non sono coinvolte. Si tratta di piccoli gruppi. Forse esistono gruppi di estrema destra molto piccoli che possono compiere delle azioni. La confusione che viene a crearsi può rendersi utile per i gruppi di estrema destra. Abbiamo un governo di sinistra che sta compiendo i primi passi. Il fatto di proteggere un giudice è un fatto importante. Per questo ho accettato delle norme di sicurezza che mi hanno imposto. Mi hanno spiegato: <<Lei non è la vittima. Se le succede qualcosa il problema è molto più grave>>.

Questi gruppi militari di estrema destra hanno capito che si tratta di un problema internazionale e che questo potere “occulto” o para-occulto rischia di venire alla luce? Hanno capito che un attentato ad un giudice in Uruguay può significare di più che una minaccia o un’intimidazione? Lei cosa ne pensa?

La sussistenza del Piano Condor. E’ un’ipotesi.

Per esempio, in Paraguay, il dr. Martin Almada dopo aver scoperto i documenti segreti del Piano Condor pensa che ancora vi sia un potere occulto di militari e paramilitari.


La mia opinione personale è assolutamente intuitiva. Penso che non esista un potere occulto. Esistono piuttosto residui di un’organizzazione che ovviamente cerca di proteggersi e si serve dei mezzi che può. Allora può darsi che i militari in pensione si servano delle istituzioni per tutelarsi. Non voglio credere che le istituzioni li appoggino formalmente.

Come considera lei l’atteggiamento del potere giudiziario uruguaiano in questo momento in cui vediamo diversi magistrati impegnati ad affrontare casi che si relazionano con la difesa dei Diritti Umani?

Io non sono un poeta, ma credo nell’indipendenza del potere giudiziario. Credo nell’indipendenza dei giudici che devono poter esprimere la propria opinione tecnicamente. Non sento che il potere giudiziario si stia evolvendo. Le norme giuridiche ci danno una flessibilità minima e dobbiamo servircene.

Che significato riveste questo attentato?

Credo che sia politicamente grave, anche nel caso che gli autori siano i sopravvissuti di un regime che, come io credo, non è ancora uscito del tutto di scena.

Crede che il Ministero dell’Interno potrà fare luce sull’accaduto?

Le prove sono talmente insufficienti che è molto difficile chiarirlo. Parlo per la mia esperienza di giudice. Non c’è proiettile né niente. Fin quando non spunterà qualcuno che alzerà la mano e confesserà non si chiarirà niente. Ciò che può essere chiarito fino ad un certo punto è se ci sia stata la pressione nei confronti di un giudice per far ammette qualcosa non vera.

Tecnicamente forse non si arriverà alla verità, ma politicamente?

Politicamente senza dubbio. Penso che ci siano i mezzi per giungere alla verità in ambito politico.

Un’ultima domanda. Questo governo si sta adoperando per far venire fuori la verità definitiva e completa sui “desaparecidos”?

Non posso rispondere a questa domanda. Posso dire soltanto che con la Legge della Prescrizione non è possibile fare luce sulla verità definitiva e totale dei fatti.


Qual è veramente il movente dell’attentato lungo il viale del Buceo? Chi sono stati gli autori materiali e i mandanti? Dove e perché è stato pianificato?
Il giudice Gustavo Mirabal (e quanti si sono occupati di altri casi in relazione alle violazioni dei diritti umani e di casi di persone scomparse durante la dittatura uruguaiana nell’ambito del piano Condor) in oltre 15 anni di servizio in magistratura non ha mai vissuto un episodio di questa natura. Ma adesso si trova nel mirino di interessi che si sono manifestati soltanto attraverso uno sparo anonimo. Non ci sono dubbi che ci sia stata una riunione tra l’avvocato Gervasio Guillot Eula ed un gruppo di amici. Alcuni di questi erano militari. Uno di loro ha sottolineato che Mirabal era un <<obiettivo militare imminente>>. Un’affermazione concreta per il momento destinata a rimanere nell’ombra? Per ora destinata a rimanere impunita? Fino a quando?
Mentre terminiamo il presente articolo il mondo politico dell’Uruguay, così come tutto il popolo uruguaiano, si è commosso alla notizia che il giudice penale Aida Vera Barreto, collega di Mirabal, abbia condannato agli arresti preventivi militari e ufficiali di polizia in pensione, accogliendo la richiesta di un giudice argentino che avvierà le formalità del caso per estradarli nel paese vicino e farli processare per la loro partecipazione nel sequestro e scomparsa forzata di Maria Claudia Garcia, nuora dello scrittore e poeta argentino Juan Gelami. La prigione ha aperto le porte a militari  e poliziotti. Adesso occorre che i militari siano finalmente estradati, come  nel caso Berrios.
 



 
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