La Rivista
Editoriali
Terzo Millennio Anno VI° Numero 2 - 2006 N°48 | Terzo Millennio Anno VI° Numero 2 - 2006 N°48 |
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Pagina 3 di 4 Intervista esclusiva Contro Colosio una cospirazione di Giorgio Bongiovanni Leonardo Luis Romo è un deputato nazionale del partito dei Verdi inserito nell’attuale coalizione di Governo al momento retto dal partito del presidente Vicente Fox, il cui mandato scadrà il prossimo luglio. Romo fu consulente per la Commissione d’inchiesta istituita con l’intento di fare luce sull’assassinio di Luis Donaldo Colosio. Oggi è candidato alla Camera Regionale dei Deputati per la provincia di Città del Messico. Nonostante la delicatezza del caso Colosio per i potenti interessi che furono e che sono ancora coinvolti, il Deputato ha risposto alle nostre domande con coraggio e fermezza. Di questo lo ringraziamo profondamente. Dottor Romo, lei ha lavorato nella Commissione che si è occupata dell’omicidio di Luis Donaldo Colosio? Sì, inizialmente in qualità di assessore, prima di diventare deputato federale. Ero assessore ad una senatrice del partito dei Verdi: Emilia Patricia Gomez Bravo che faceva parte della Commissione Colosio e ho lavorato con lei proprio a questo caso. All’interno della Commissione vi era anche il padre del candidato alla presidenza: il senatore Don Luis Colosio Murrieta. Avrebbe potuto fare molto se non avesse temuto tanto per la vita dei nipoti che era stata minacciata seriamente. Questo è stato uno degli aspetti più tristi perché nessuno avrebbe potuto ottenere più risultati. Ora è molto anziano e molto malato. A quali conclusioni è giunta la Commissione? E’ un caso che assomiglia molto a quello del presidente John Fitzgerald Kennedy. Sull’investigazione la Procura generale della Repubblica ha pubblicato cinque volumi ma, leggendoli, si ha la sensazione che la vera intenzione sia quella di distrarre, confondere, depistare. Non giunge a nessun punto e lascia aperte molte possibilità. Con un po’ di sensibilità però si può leggere tra le righe. Per esempio un elemento che ha attirato la mia attenzione è che molte delle persone che erano presenti al discorso di Lomas Taurina somigliavano in maniera impressionante a Mario Aburto, l’assassino reo-confesso, che presentava la fisionomia del tipico messicano della zona del Rio Tito. Almeno cinque o sei. Ciò significa che chi ha organizzato l’omicidio ha curato tutti i dettagli. Perché il magistrato incaricato di occuparsi delle indagini è stato cambiato più volte? Tutti hanno paura. Chi parla del Caso Colosio, muore. L’omicidio di Colosio è stato il frutto di una cospirazione? Assolutamente sì, è chiarissimo che si è trattato di una cospirazione. Vi sono molti elementi probatori che indicano che non fu solo Mario Aburto a uccidere Colosio. Quali? Andiamo per ordine. Il primo. Un agente del Cisn (Centro Investigaccion Securidad Nacional), molto somigliante a Mario Aburto fu trovato morto a Los Angeles con in tasca una lettera di Cordoba Montoya in cui gli veniva garantita protezione. Chi è Cordoba Montoya? Joseph Cordoba Montoya era capo assessore alla Presidenza quando era in carica Carlos Salinas de Gortari. Per comprendere quanto fosse influente basta dire che i segretari di Stato per avere un appuntamento con il Presidente dovevano chiedere a Montoya. E’ un ispano-francese che fu anche assessore di Mitterand, assessore del Segretario alla cultura di Algeri, un giramondo con il profilo tipico di una spia. Aveva la cattedra a Yale, una delle più prestigiose università americane dalla quale sono usciti uomini potenti come i presidenti Bush, padre e figlio, e i capi della Cia. Anche Ernesto Zedillo, che fu eletto poi alla presidenza del Messico, si laureò a Yale e discusse la sua tesi nel 1978. Il relatore della sua tesi fu proprio Montoya. Erano molto amici. Ed è stato Zedillo a portare Montoya in Messico e a presentarlo a Salinas che rimase affascinato dalle straordinarie capacità intellettuali di quest’uomo. Ai suoi occhi infatti rappresentava quell’ideologo del neoliberismo che Salinas avrebbe voluto essere, oltre al fatto che era un economista eccellente. Quindi lo invitò a rimanere in Messico e lo fecero membro del PRI ancora prima che diventasse cittadino messicano. Elemento interessante visto che si tratta di una scelta che è già contro lo statuto interno del partito. E in un tempo inferiore a quello che ci mette un gallo a cantare (in men che non si dica) è salito di grado fino a raggiungere il vertice della presidenza. Quale ruolo ha svolto Montoya nel caso Colosio? Cuauhtemoc Cardenas, il candidato del Fronte Democratico Nacional, lo incolpò dell’omicidio di Colosio. Tuttavia non è così semplice. Molte teorie concordano nel sostenere che Cordoba Montoya, assieme alla Cia e alla mafia messicana hanno cospirato contro Colosio. Che interessi poteva avere la Cia? Gli Stati Uniti da sempre hanno la necessità di esercitare un certo controllo sul Messico perché non possono permettersi che uno Stato a ridosso della propria frontiera a Sud sia troppo indipendente o pensi di non allinearsi ai dettami della Banca Mondiale o del Fondo Monetario Internazionale, che magari possa tendere a sinistra, che combatta la mafia e che protegga le sue risorse naturali. Gli Stati Uniti controllano il Messico attraverso i debiti e attraverso le spie che, infiltrate nella mafia messicana, agiscono per destabilizzare il Paese. Come si sarebbe svolto questo complotto? Partiamo da Zedillo. Era tra i salinisti candidabili alla presidenza ed è stato molto strano che gli abbiano chiesto di rinunciare per limitarsi a coordinare la campagna di Colosio. Probabilmente fu una volontà di Salinas che comunque era molto legato a Colosio: era una sua creatura. Cordoba Montoya avrebbe invece certamente preferito che fosse il suo delfino: Zedillo ad essere candidato, ma forse la sua amicizia con Salinas lo aveva convinto, o almeno in un primo momento. Tra Zedillo e Colosio invece c’era una buona relazione basata però principalmente sul comune lavoro. Tra i tanti sospetti avanzati spicca senza dubbio il fatto che benché Zedillo fosse originario della Baja California, la regione in cui è stato ucciso Colosio, evitò di essere presente proprio in quella occasione. Lo aveva accompagnato praticamente dappertutto tranne che nel suo Paese natale. Se si osserva il quadro politico di quegli anni prima e dopo la morte di Colosio vediamo il presidente Salinas attorniato dai suoi uomini migliori in competizione per sostituirlo. Con l’eliminazione di Colosio si verificano una serie di fatti a catena. Innanzitutto viene “bruciato” automaticamente anche Camacho il grande oppositore di Colosio in campagna elettorale, che infatti sparisce dalla scena politica di lì a breve. Era poi risaputo che Cordoba Montoya odiava Camacho, lo considerava un pericolo per il suo “modello di sviluppo” . Lo andava gridando nei corridoi. A Salinas stesso non toccò sorte tanto migliore. Uno dei suoi uomini più vicini, José Francisco Ruiz Massieu, altro giovane delfino che sapeva molto fu ucciso poco dopo Colosio. Dell’omicidio fu accusato il fratello del presidente Raul Salinas, che era destinato a succedergli. Zedillo lo odiava ferocemente e lo fece incarcerare. Emersero a suo carico anche legami con il cartello del Golfo e con il narcotraffico internazionale; lo scandalo travolse ovviamente anche il presidente che fu costretto all’esilio. A vincere su tutti, quindi, Zedillo che fu poi eletto presidente. Per questo si può ipotizzare una strategia voluta da Cordoba Montoya e da Zedillo stesso per eliminare tutti i nemici e mantenere tanto il potere quanto gli equilibri nazionali ed internazionali. Che responsabilità si può imputare all’ex-presidente Salinas? Se Salinas, avendo a disposizione anche tutte le notizie di intelligence, comprese quello che stava avvenendo la sua colpa fu sicuramente di tacere. Non credo sia stato lui a dare l’ordine di ammazzare Colosio. Si disse che rivolgendosi a Cordoba esclamò: Cosa hai fatto? In quel momento di sicuro è diventato complice perché è rimasto in silenzio. Se avesse parlato avrebbe distrutto tutto il lavoro che aveva svolto in quegli anni per edificare il suo nuovo modello e avrebbe vanificato tutti quegli sforzi di cui era tanto orgoglioso. Cordoba era un infiltrato della Cia che aveva il compito di istituire in Messico il modello liberale che globalizza il mondo e permette di controllare con più facilità i governi. Per quanto riguarda invece gli autori materiali, è difficile credere che Colosio sia stato ucciso a Tijuana senza il coinvolgimento della fortissima mafia locale. Infatti Lomas Taurinas è nel territorio di Aureliano Felix il capo del cartello di Tijuana. E Aburto era un “cartillero” della mafia locale. Gli avevano dato molti soldi. Di lui si sa che trascorse molto tempo a Rotterdam, ma la sua famiglia vive a Los Angeles in modo decisamente agiato. Che vantaggi poteva trarre la mafia dall’assassinio di Colosio? Innanzitutto Colosio aveva intenzione di attuare una politica molto severa in termini di lotta al crimine. Mandò poi un primo messaggio ai mafiosi rifiutandosi di incontrare un boss, capo del cartello del Golfo. Uno sgarro che diede sicuramente fastidio. Poi certamente chiese quello che la mafia sempre negozia attraverso il denaro: posizioni favorevoli, protezione… Quali sono i moventi che hanno innescato il progetto di attentato a Colosio? Prima di pronunciare il discorso del 6 marzo 1994 aveva dichiarato che non avrebbe letto gli scritti che gli venivano da Los Pinos (la casa presidenziale). Era un messaggio diretto a Cordoba che voleva dettare la linea della campagna elettorale di Colosio. Il candidato si era allontanato dai dettami del partito e anche da Salinas che disse: “Colosio deve fermarsi” ma, al contrario lui si ribellò affermandosi sempre più in autonomia. Cordoba praticamente gli fece il vuoto attorno, alimentò anche la competizione nata fra Colosio e Camacho che prima erano molto amici. Fortunatamente ebbero modo di chiarirsi e di riappacificarsi a casa di Manuela Aguilera. Si diedero la mano e Colosio gli promise una segreteria di Stato. Insieme volevano costruire una forma di governo più democratica. Colosio voleva riformare completamente l’idea del potere in Messico e lo disse chiaramente in quel discorso. Sono sospettati di aver partecipato in qualche modo alla cospirazione anche quei vecchi “dinosauri” conservatori del partito. I corrotti del governo salinista sapevano benissimo che se Colosio avesse vinto sarebbero stati buttati fuori nella migliore delle ipotesi, altrimenti carcerati. Lui lo aveva dichiarato pubblicamente. Non avrebbe tollerato nessuna forma di corruzione. Aveva in mente anche di introdurre riforme in campo ambientale che senza dubbio avrebbero danneggiato gli interessi delle multinazionali che sono controllate, nella maggior parte dei casi, dagli Stati Uniti che utilizzano la Cia. Oggi lo Stato messicano ha interesse a far luce sul caso Colosio? Non credo. Fox, che non è del Pri, aveva tutto il potere di farlo, ma non ha concluso nulla. Tra pochi mesi in Messico ci sono le elezioni. Chi sarà il prossimo presidente e che atteggiamento potrebbe avere nei confronti della questione? Se fosse Roberto Mandrazo sarebbe interessante. Era un colosista e osò sfidare Zedillo che, come prima cosa fece eliminare tutti i colosisti, ma lui resistette e non lasciò il suo posto. Con l’aiuto di Cordoba Zedillo riuscì a creargli attorno un alone negativo. Sostengono che sia corrotto, ma nessuno ha mai addotto valide ragioni a suo carico. Potrebbe essere importante anche se vincesse Andrés Lopez Obrador che ha dichiarato di voler fare chiarezza sul mistero Colosio. Se invece vincesse l’altro candidato, Felipe Calderon, seguirebbe la stessa linea intrapresa da Vicente Fox. |
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Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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