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Terzo Millennio
Terzo Millennio Anno V Numero 4 - 2005 N°46 | Terzo Millennio Anno V Numero 4 - 2005 N°46 |
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Pagina 2 di 4 Fray Bentos sviluppo o ambiente? Le fabbriche di cellulosa risollevano un grande conflitto di interessi di Georges Almendras La questione è assai complessa e articolata. Fabbriche di cellulosa: sono un bene o un male? Le aziende straniere sostenitrici dell’iniziativa sono la finlandese Botnia e la spagnola Ence, le cui proposte sembrano ignorare aspetti scientifici dell’imprenditoria e ovviamente le ripercussioni sociali evidenziate da ecologisti e da membri della società di Fray Bentos. Quest’ultima risulta divisa al suo interno: alcuni vedono l’installazione di fabbriche di produzione di cellulosa come una buona opportunità di lavoro, sia durante che dopo la messa in opera, altri invece la considerano un pericolo non soltanto per gli esseri umani, ma anche per l’ambiente in generale. Suscita polemiche il progetto industriale dell’Uruguay di oggi. Vale la pena affrontarlo con senso di giustizia affinché la problematica sia alla portata di tutti e si comprenda che la qualità della vita della civiltà moderna non sempre si coniuga con le speculazioni industriali, anche quando queste difendono i loro progetti invocando lo sviluppo ed i miglioramenti. Le aziende ricercano veramente il progresso o desiderano solo incrementare gli introiti e le finanze nel proprio interesse? Uno dei nostri impegni come redazione antimafia è stato ed è percorrere strade e sentieri a favore della Verità toccando anche temi ambientalistici, che a volte non sono esclusivamente tali, bensì parte di un groviglio dove gli interessi economici –con criteri senza scrupoli se si vuole- si contrappongono ai diritti della vita stessa. Un volantino appartenente al gruppo ambientalista Guayubira diffuso in Uruguay dice testualmente “Fabbriche di cellulosa? Nel caso venissero installate: SI PERDEREBBERO POSTI DI LAVORO nel turismo a Las Cañas, nell’agro-turismo, nella produzione organica, nella pesca, nella produzione di miele, nella produzione agricola e zootecnica, che sarebbe sostituita da monocolture di alberi; SI PERDEREBBE LA QUALITA’ DELLA VITA PERCHE’ la salute sarebbe gravemente minacciata dall’inquinamento della terra, dell’acqua e dell’aria: DATO CHE aumenterebbe il rumore dovuto al transito di centinaia di camion e PERCHE’ l’odore diventerebbe insopportabile”. Nel volantino del gruppo Guayubirà viene espresso inoltre: “NON CREDA IN CIO’ CHE DICONO LE AZIENDE. A Valdivia, in Cile, hanno promesso che l’alta tecnologia finlandese non avrebbe inquinato. Risultato: il governo cileno ha appena decretato la chiusura della fabbrica per grave inquinamento. A Pontevedra, in Spagna, un piccolo paese turistico e di pescatori ha perso le sue risorse a causa della fabbrica di cellulosa dell’impresa ENCE, che adesso pretende di insediarsi in Uruguay. Quelle che un tempo erano le terme di Alegria, di fronte a Porto Alegre, in Brasile, oggi sono un paese morto e inquinato da una fabbrica di cellulosa che fa uso della stessa tecnologia che verrebbe utilizzata in Uruguay. In nessuno di questi casi sono state create le migliaia di posti di lavoro né vi è stato lo sviluppo promesso. Lo stesso accadrà in Uruguay se si dovesse riuscire a installarle”. Parallelamente a queste prese di posizione, agli inizi del mese di ottobre, il presidente dell’Uruguay Tabare Vazquez ha deciso di appoggiare i controversi impianti di fabbricazione di cellulosa, fino al punto che il presidente della Banca Mondiale –Paul Wolfowitz- ha ricevuto una lettera nella quale Vazquez chiede al gerarca bancario di accelerare la delibera relativa al prestito di circa 200 milioni di dollari per finanziare i progetti. In Argentina l’atteggiamento è totalmente opposto. La lettera di Vazquez è in aperto disaccordo con il sentire del presidente Nestor Kirchner che, in un'altra lettera diretta al titolare della Banca Mondiale, manifesta totalmente il contrario: chiede che non sia concesso il credito “perché gli impianti, che riverseranno i loro rifiuti nel fiume Uruguay, potranno contaminare il corso che hanno in comune e compromettere la qualità della vita degli abitanti della zona così come il turismo”. Ma il panorama diventa più complesso giorno per giorno. Le comunità ecologiste e gli abitanti di entrambi i margini del fiume Uruguay hanno espresso pubblicamente di essere contrari all’installazione di fabbriche di cellulosa. Le manifestazioni sul ponte che unisce le città di Entre Rios e Fray Bentos si susseguono, infatti il ponte è scenario di continue mobilitazioni. Al di là di tutta questa mole di pareri e argomentazioni, è prevista per la metà del mese di ottobre l’arrivo nella zona di un rappresentante della Banca Mondiale sicuramente per affrontare direttamente la questione. Le valutazioni di stretto tenore tecnico e la necessità di informazione sono diventati un aspetto vitale per generare ogni tipo di considerazioni. In questo ambito si è diffusa la notizia, per niente favorevole a facilitare le distensioni, che durante il governo del dottor Jorge Batlle (del “partido colorado”), così come durante quello del presidente Vazquez, l’informazione sui pro e i contro degli impianti è stata abbastanza limitata. “Brecha”, uno dei settimanali di nota tendenza di sinistra, riferisce a proposito di tutti questi punti che quando è stata chiesta la propria opinione all’ambasciatore argentino in Uruguay, Hernàn Patiño Mayer, questi ha segnalato: “questo problema avrebbe potuto essere evitato se fosse stato rispettato lo Statuto del fiume Uruguay”, ricordando inoltre che “prima di iniziare una costruzione è necessario chiedere autorizzazione e informare l’altro Stato”. Le critiche al progetto, così come le opposizioni all’atteggiamento del presidente Vazquez, giungono da diversi fronti. Alcune voci ambientaliste accusano il governo dell’Encuentro Progresista di non essere trasparente. Vale la pena ricordare al lettore che il governo di Vazquez, tramite i suoi rappresentanti, ha insistito sulla buona qualità degli impianti, sottolineando che non inquinano, almeno non troppo, puntualizzando con fermezza che i lavori dei rispettivi progetti non devono fermarsi. Sebbene la posizione del titolare del Potere Esecutivo, dottor Vàzquez, sia stata chiara, chi sembra rompere l’armonia del governo nell’affrontare l’argomento è il Ministro dell’Allevamento, Agricoltura e Pesca Josè Mujica. Secondo il quotidiano “El Argentino”, il segretario di Stato ha detto che il governo deve eliminare gli impianti se questi danno origine al più minimo problema ambientale. Mujica ha commentato che «l’installazione degli impianti per la fabbricazione di cellulosa non è una decisione irreversibile e questo è stato discusso ai massimi livelli del governo. Condivido alcune delle manifestazioni che si sono svolte in Argentina e sono quelle che ci spingono a non perdere tempo sul tema dei controlli. Un giorno i finlandesi e gli spagnoli se ne andranno. I paesi e il fiume rimarranno nello stesso posto. Dappertutto sulla Terra abbiamo lavorato male con la natura ed è ora di cambiare». Il Ministro Mujica ha difeso l’idea che l’Uruguay realizzi dei controlli sistematici, è dell’opinione che i finlandesi siano meticolosi ed ha aggiunto che «tutti continueremo a usare la carta e in qualche posto bisogna produrla. Il fatto che in Finlandia facciano le cose bene non è una garanzia che li facciano bene anche qui». E’ comunque una contraddizione il fatto che Vazquez dia il suo appoggio e, ancora di più, che difenda la politica forestale basata sulla legge 15.939. Il Ministro dell’Industria Jorge Lepra ha dichiarato ai mezzi di comunicazione dell’Uruguay: «L’Uruguay è sicuro di ciò che sta facendo e ha fiducia nei suoi tecnici». Spiegando l’argomento più tecnicamente, l’ingegnere forestale Oscar Caputti, assessore del Ministero dell’Industria per quanto riguarda temi forestali, ha detto che «è sempre possibile una fuoriuscita accidentale di diossine o provocata da terzi. L’impatto dei progetti di Botnia e Ence sui terreni, i versamenti nei fiumi e ruscelli e l’emissione di gas possono essere considerati ragionevoli e sono parte del prezzo che lo sviluppo comporta. E’ compito del Ministero delle Infrastrutture, dell’ordinamento territoriale e dell’Ambiente il controllo e cercare di attenuare il più possibile gli effetti nocivi che i progetti possono causare». Spesso, quando viene interpellato sui benefici del progetto, l’assessore Caputti sottolinea che si tratta di un investimento di 1.800 milioni di dollari che creerà posti di lavoro nella regione, l’utilizzazione di materia prima oggi esportabile senza valore aggiunto e la possibilità di pianificare la produzione a lungo termine. Per quanto riguarda il prezzo da pagare l’assessore ha riconosciuto per iscritto la possibilità nel piano ambientale di nuove fonti di inquinamento dei corsi d’acqua, suolo e aria se non ci sono dei meccanismi effettivi di controllo, siano questi ufficiali o privati. Inoltre il professionista esperto in temi forestali ha detto pubblicamente che i progetti, con le loro luci ed ombre, si inseriscono nell’espansione dei paesi europei per contrastare l’avanzata statunitense. Ha messo in evidenza con fermezza i vantaggi: l’esportazione con valore aggiunto e l’incremento dell’occupazione nella zona di Rio Negro. Gli svantaggi, ha ammesso, sono i rischi non quantificati né quantificabili di un calo dell’offerta turistica con una valutazione molto soggettiva dell’impatto ecologico. E come se non bastasse a Montevideo, agli inizi del mese di ottobre, la stampa della capitale ha riportato una notizia che da molti ecologisti e ambientalisti è stata considerata come un insulto: il gruppo svedese-finlandese Stora Enso, leader nel mondo dell’industria della cellulosa, ha annunciato ufficialmente il desiderio di installarsi in Uruguay, ragione per cui acquisterebbe innanzitutto circa 100.000 ettari nella zona centrale del paese. Inoltre, oltre che sul fiume Uruguay il megagruppo prevede la costruzione intorno al 2010 di un impianto sul Rio Negro utilizzando come punto di imbarco della produzione il Porto di Montevideo, un investimento che supererà, una volta conclusi i lavori, i mille milioni di dollari. box1 La cellulosa e il cancro Ricerche nell’ambito medico, valutando le conseguenze delle fabbriche di cellulosa, lasciano intendere chiaramente che l’uso di diossido di cloro per imbiancare la cellulosa genera un’ampia e pericolosa famiglia di sostanze altamente tossiche, che vengono liberate dalle fabbriche come quelle che Botnia e Ence hanno intenzione di installare. Tra queste sostanze ci sono le diossine che sono cancerogene. Un’esposizione a bassissimi livelli di diossina può provocare negli esseri umani, oltre al cancro, gravi alterazioni del sistema immunologico, cambi genetici ereditari e danni al sistema ormonale endocrino, il che include la crescita e l’attività di regolazione degli steroidi sessuali. box2 I pericoli Nell’aria. Le fabbriche liberano nell’atmosfera composti di cloro, diossina e furano, molecole cancerogene e non biodegradabili. Provocano un aumento dei casi di asma, malattie allergiche e cardiorespiratorie. Nell’acqua. Le emissioni degli impianti contengono nitrati di sodio e di fosforo, incompatibili con la presenza di ossigeno nel fiume. Di conseguenza gli animali acquatici muoiono asfissiati. Sulla Terra Scompare la vegetazione tipica che viene rimpiazzata dalla monocoltura di eucalipto, la quale fornisce il legno agli impianti che producono cellulosa. Il suolo smette di essere fertile. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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