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Il triangolo delle Bermuda
Sfruttamento e abuso sessuale dei minori
di Chantal Hulin
La zona del cono sudamericano comunemente conosciuta come “triplice frontiera” è il punto in cui confinano Brasile, Paraguay e Argentina.
In luoghi di inestimabile bellezza quali le famose cascate Iguacù e la diga Itaipù troviamo Foz de Iguazù, Ciudad dell’Este e Puerto de Iguazù, snodo principale dei maggiori traffici illeciti. Le tre città di frontiera sono unite fra loro da ponti che permettono un fitto scambio di merci e di persone.
Il Puente de la Amistad, per esempio, una delle maggiori aree di incidenza del fenomeno sessuale, lungo circa 500 km, unisce la località di Foz de Iguazù (Brasile) e Ciudad dell’Este (Paraguay). E’ frequentato costantemente da più di 40 mila persone che il fine settimana raggiungono i 60 mila. Questo comporta che i controlli doganali e delle forze dell’ordine si risolvono in occhiate molto rapide. In pratica meno del 10% della merce viene controllata favorendo il fiorire delle attività illegali che generano riciclaggio di denaro, traffico di armi e droga, falsificazione di documenti e altre forme di contrabbando.
John Price, un esperto di terrorismo, ha affermato che <<l’economia di Ciudad dell’Est è dominata dall’attività illegale che si concentra nel contrabbando, nella pirateria e nel riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di cocaina e marijuana>>. Nonostante la cittadina abbia una popolazione di soli 300.000 abitanti, può contare su circa 55 banche e centri di cambio. Una situazione analoga la troviamo anche a Puente Tancredo che collega Foz de Iguazù e la località argentina di Puerto de Iguazù: dove si registra un movimento diametralmente opposto, infatti si dice che lì vivano più poliziotti che persone.
In queste zone, oltre al problema della fame e della povertà che ha lasciato larghi strati della popolazione in condizioni di grave arretratezza socio-economica, lo sfruttamento sessuale non è una novità.
L’industria del sesso ha un giro d’affari sommerso ed enorme, difficile da eliminare i cui canali di profitto sono la pornografia, la pedofilia e il turismo sessuale.
Sono oltre due milioni i minori al di sotto dei quindici anni costretti a prostituirsi. Le più colpite sono le bambine con una età che va dagli otto ai sedici anni, ma in molte regioni l’età delle baby prostitute scende fino a 4 anni.
Molte di loro sono vittime di abusi perpetrati dai loro stessi familiari o parenti. Una inchiesta in merito realizzata da Roberto Caspedes ha evidenziato che la maggior parte delle vittime del turismo sessuale sono giovanissime. Il 54% non ha una educazione primaria e l’88% è analfabeta. Inoltre la maggior parte subisce maltrattamenti dai loro clienti per un pugno di guaranì.
Le cifre sono da brivido. Da una stima dell’UNICEF è emerso che sono circa 3.000 i bambini che ogni giorno vengono introdotti nel mercato mondiale del sesso e più di 3.500 i minori che subiscono abusi sessuali di ogni tipo nelle sole località di Puerto de Iguazù, Ciudad dell’ Este e Forz de Iguazù.
Tra Assuncion e Ciudad dell’Este si valuta che siano circa 6.000 i lavoratori del sesso con inizio della loro attività sessuale intorno ai 12/13 anni.
Addirittura, a Ciudad del Este nel 2002 è stato segnalato che esistevano circa 650 lavoratori del sesso e 250 minori esportati.
Facile preda di questi trafficanti spietati sono i bambini che vivono per le strade perché hanno bisogno continuo di mezzi per sopravvivere. Delinquenti senza scrupoli, una volta che riescono a convincerli che guadagneranno molti soldi, li rinchiudono e li portano fuori dal proprio paese, li aggrediscono fisicamente e psicologicamente fino a che, senza alcuna volontà, entrano a far parte di quell’ambiente. In molti casi questi pargoletti vengono drogati permanentemente per creare una relazione di dipendenza dai loro sfruttatori.
Molteplici fattori sono all’origine dello sfruttamento sessuale. Riconoscere questa complessità fa sì che vengano date risposte più appropriate ed efficaci per contrastare questo macabro mercato. Alcuni studiosi parlano di fattori economici, culturali, sociali e politici. Altri come Bente Sorensen citano, tra gli aspetti che favoriscono il commercio del sesso, la povertà che gioca sicuramente un suo ruolo in quanto le famiglie sono sempre al limite del sostentamento. Ma non sono da meno le limitate opportunità educative e le carenti informazioni in materia di educazione sessuale.
Per non parlare poi della forte pressione consumistica che spinge i giovani a fare di tutto per cercare denaro e rispondere ai modelli proposti dai loro coetanei.
Purtroppo l’impunità dilaga ovunque e le forze dell’ordine, molto spesso, non compiendo il loro dovere non fanno altro che facilitare tutti coloro che traggono benefici da questo commercio illegale.
Un denominatore comune per le bambine di strada è la violenza nella famiglia sin dalla prima infanzia, la disintegrazione familiare e la fuga dalla stessa, il consumo delle droghe oltre all’esercizio della prostituzione da parte della madre.
E’ un mercato che muove milioni di dollari e non a caso dietro la prostituzione infantile ci sono le menti delle organizzazioni criminali che hanno come unica meta il profitto e il denaro a tutti i costi. Sicuramente bisogna dare un segnale forte nella lotta contro queste forme di criminalità che coinvolgono sempre più minori sia come soggetti “vittime” sia come soggetti “attivi”.
Tappe significative di questa mobilitazione sono da individuarsi nella Convenzione ONU dei diritti del Fanciullo del 20 novembre 1989 e nella Conferenza mondiale tenutasi a Stoccolma nell’agosto del 1996 grazie alla quale si è dato impulso alla lotta contro ogni forma di violenza consumata verso i bambini.
Il turismo sessuale oggi è punito nel nostro Paese da una legge approvata nel 1998. In pratica, un cittadino italiano denunciato per pedofilia all’estero, viene perseguito anche dalla legge italiana indipendentemente dall’iter giudiziario del Paese in cui è scattata la denuncia. Nel settembre del 2000 la Convenzione dei diritti del Fanciullo ha stipulato a New York dei "protocolli opzionali" contro la vendita e la prostituzione dei bambini, la pornografia raffigurante minori, nonché il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.
Sempre nel 2000 è entrata in vigore la Convenzione 182 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) per l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile.
In Paraguay è stato adottato nel 2003 il PNA (Plan Nacional de Acciòn contra la explotaciòn sexual infantil)) che lavora in piena sintonia con le norme approvate nel Congresso di Stoccolma. Il PNA si sviluppa su tre livelli: quello della prevenzione, dello sradicamento e della riabilitazione dei minori sfruttati.
Sul piano della prevenzione il PNA si pone come obiettivo primario quello di far prendere coscienza alla gente del reale significato dello sfruttamento sessuale infantile, mira a ridurre il numero delle vittime, a fornire informazioni e a far conoscere le tecniche e i mezzi di protezione. Ma soprattutto fare in modo che le vittime, una volta reinserite nella società, non vengano nuovamente sfruttate o divengano loro stessi sfruttatori.
Per sradicare queste pratiche il PNA cercherà di applicare strumenti adeguati ad ogni singolo caso. Innanzitutto colmando i vuoti esistenti nella società, adeguando le leggi nazionali al diritto internazionale e adottando leggi extraterritoriali. Ma non solo, sono previste forti sanzioni per i trasgressori.
Ristabilire lo stato interiore del bambino per liberarlo dalle ripercussioni che lo sfruttamento sessuale gli ha provocato è il primo passo del lavoro riabilitativo. E successivamente si dovrà seguire attentamente il piccolo e fornire sostegno psicologico, medico e sociale alle vittime e alle famiglie.
Sempre in Paraguay è stato inaugurato lo scorso 29 marzo, nel dipartimento dell’”Alto Paranà”, l’ufficio regionale della triplice frontiera che oltre a combattere lo sfruttamento sessuale infantile, si propone di prevenire, proteggere e restituire i diritti ai bambini e agli adolescenti che ogni giorno sono vittime del commercio sessuale.
Questo ufficio si sviluppa attraverso una serie di misure di protezione sociale dei bambini creando reti di ascolto per le vittime tanto a livello psicologico che sanitario. Da non sottovalutare anche il lavoro preventivo da fare con le famiglie e la realizzazione di centri di formazione professionale con il fine di facilitare il processo di reinserimento di queste vittime nella società.
Sul piano investigativo l’ufficio della triplice frontiera ha a disposizione una banca dati al cui interno vengono inserite tutte le informazioni relative a questo fenomeno e con queste si lavora per l’identificazione dei responsabili di questi traffici illegali.
Non c’è dubbio che per combattere il fenomeno bisogna partire dalle cause strutturali: cioè dai fattori socio-economici, dalla mancanza di rispetto nei confronti dei bambini, dagli stereotipi culturali, dall’analfabetismo e dalla mancanza di risorse. Sensibilizzare e far prendere coscienza che lo sfruttamento sessuale è un delitto che causa gravi conseguenze a livello psicologico e fisico nei nostri bambini è sicuramente il primo passo, anche perché non scordiamoci che gli effetti della prostituzione infantile si ripercuotono direttamente sulle vittime. Si genera infatti un circolo vizioso grazie al quale questi bimbi diverranno gli sfruttatori del futuro, uomini e donne che non potranno mai avere una famiglia normale.
Affinché questi i piccini possano godere ovunque dei loro diritti fondamentali, liberi e sicuri da qualsiasi forma di sfruttamento sessuale si dovrebbe lavorare in stretta collaborazione con le organizzazioni intergovernative e non governative e con gruppi di persone; incoraggiare le comunità locali a trovare strategie per proteggerli; stimolare i governi a studiare strumenti legali efficaci per proteggere i bambini e far applicare le leggi. C. H.
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