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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio Anno V Numero 3 - 2005 N°45
Terzo Millennio Anno V Numero 3 - 2005 N°45 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio Anno V Numero 3 - 2005 N°45
Bambini di strada
Il triangolo delle bermuda
Il grido di Adolfo Perez
Corruzione, infanzia e adolescenza
Elena Quinteros un caso ancora aperto
Rassegna stampa news
Antimafia For Funima International

RASSEGNA STAMPA  News

ALLARME DELLA FAO: PERICOLO IN AMERICA LATINA PER LA PRESENZA DI OLTRE 30.000 TONNELLATE DI RIFIUTI TOSSICI DA PESTICIDI
31 maggio 2005


Roma. La Fao ha denunciato una situazione di estremo pericolo per i popoli dell’America Latina a causa dell’esistenza sul territorio di oltre 30.000 tonnellate di rifiuti tossici da pesticidi ed ha chiesto l’intervento della comunità internazionale affinché stanzi fondi per lo smaltimento. Secondo Mark Davis, coordinatore del programma dell’organizzazione per i pesticidi obsoleti, le precedenti stime della Fao segnalavano un totale di 10.000 tonnellate, con le situazioni più gravi in Colombia (circa 200 tonnellate di pesticidi) ed in Paraguay (circa 5.000 tonnellate dello stesso materiale), ma adesso il quadro si è fatto ancora più preoccupante. Le cifre si aggirano infatti tra le 30.000 e le 50.000 tonnellate. <<I pesticidi obsoleti – ha ribadito Davis – sono quel che rimane delle campagne contro malattie e parassiti del cotone e di altre coltivazioni commerciali. Queste scorte si sono accumulate perché adesso alcuni pesticidi sono stati vietati ma mai tolti di mezzo e distrutti>>.
Dora Quaranta              

ENNESIMO SCANDALO SI ABBATTE SUL GOVERNO BRASILIANO
14 giugno 2005


Brasilia. Ancora guai per il Presidente Luis Ignacio Da Silva, Lula, leader  del Partito dei Lavoratori, dopo gli arresti dei tre dirigenti nazionali del suo partito, accusati di aver concesso false licenze a multinazionali del legname per abbattere illegalmente alberi in Amazzonia in cambio di cospicue somme di denaro e l’inchiesta aperta a carico di Henrique Meirellos, presidente della Banca Centrale per frode fiscale. La scorsa settimana Roberto Jefferson, leader del Ptb, partito facente parte della maggioranza, ha rivelato alle agenzie di stampa che deputati della maggioranza e dell’opposizione sarebbero stati pagati profumatamente dagli uomini del presidente Lula per far passare alcune leggi. Si tratterebbe di stipendi in nero, circa 30.000 reais al mese, pari a 10.000 euro, pagati personalmente da Delubio Soares, tesoriere del partito di Lula. I soldi, secondo Jefferson, provengono da una sorta di <<cassa nera>>, gestita dal super ministro José Dirceu, braccio destro di Lula, nella quale si riverserebbero tangenti provenienti da aziende pubbliche e private. Jefferson ha anche asserito di aver visto con i propri occhi Silvio Pereira, segretario del Pt ed il tesoriere del partito sistemare i soldi nelle valigette per pagare i deputati. Il leader del Ptb ripeterà queste accuse stamani dinanzi alla Commissione etica della Camera.
A quanto pare il presidente Lula sarebbe all’oscuro delle malefatte dei suoi uomini dal momento che, stando alle parole di Jefferson, sarebbe scoppiato in lacrime dopo aver ascoltato dal leader del Ptb <<quello di cui tutti parlano nei corridoi della Camera>>.
Lula, eletto presidente nell’ottobre del 2002, ha promesso ieri mattina alla radio che darà il via ad un’indagine per fare chiarezza sull’intera vicenda e che i corrotti saranno estromessi dal suo partito. Le epurazioni promesse da Lula potrebbero coinvolgere il super ministro Dirceu ed il vicepresidente José Alencar. Proprio del partito di quest’ultimo, il Pl, farebbe parte il maggior numero dei parlamentari pagati in nero. Questo ennesimo scandalo rischia ulteriormente di compromettere l’immagine di Lula già incrinata dalle mancate realizzazioni di quei programmi sociali promessi durante la sua candidatura e penalizzati dalla mancanza di fondi (sul paese grava un pesantissimo debito estero) e dall’eccessiva lentezza della macchina burocratica. Il governo di Lula, tuttavia, è riuscito ad adempiere ai compiti di macroeconomia portando il paese al raggiungimento di livelli di esportazione superiori a quelli di importazione. Nelle intenzioni di Lula vi sarebbe la ricandidatura alle presidenziali dell’ottobre 2006.
Dora Quaranta      

ARGENTINA: FINALMENTE CANCELLATA L’IMPUNITA’ DEI GENERALI TORTURATORI
16 giugno 2005


Buenos Aires. La notizia battuta dalle principali agenzie di stampa quest’oggi segna una svolta e riaccende la speranza di un’intera nazione: la Corte Suprema di Giustizia argentina ha dichiarato incostituzionali le leggi “maledette” di “Obbedienza Dovuta” e “Punto Finale”. Promulgate nel 1986 sotto la presidenza di Raul Alfonsìn queste leggi hanno assicurato per decenni l’impunità di tutti quei generali e militari che negli anni compresi fra il 1976 e l’83 si sono macchiati di gravissimi ed orrendi crimini, torture, massacri di massa, sparizioni forzate di uomini, donne, bambini. Militari a centinaia ora corrono finalmente il rischio di finire sotto processo. Tra di loro si avverte una <<certa inquietudine>> ha detto il ministro della Difesa José Pampuro. E di rimando il presidente Nestor Kirchner: <<In Argentina l’impunità è finita. Questa decisione pone ogni cittadino di fronte alla legge>>.
Lo scrittore sudamericano Luis Sepulveda in un intervento pubblicato oggi sul sito “Itacanews” ricorda quando il suo amico Miguel Bonasso in un ristorante si imbatté faccia a faccia con il “Tigre” Acosta, uno dei più feroci torturatori della Esma, la scuola meccanica dell’Armata. <<Codardo senza la sua uniforme – scrive Sepulveda – codardo senza le sue belve armate, codardo senza la “patria” come salvacondotto, “El Tigre” Acosta se la fece addosso davanti alla sua amante ed ai suoi figli quando Bonasso gli si parò davanti e gli disse “Sono solo e disarmato, fammi vedere quanto sei coraggioso, soldatino figlio di puttana”. Puzzando senza alcun controllo, la merda che s’allargava nei pantaloni, balbettò “Non faccia così signor Bonasso, io sono amnistiato dalle leggi di Obediencia Debita, facevo quello che mi ordinavano”. Il mio amico e compagno – continua Sepulveda – Miguel Bonasso, ex guerrigliero montenero, ora deputato eletto con molti, moltissimi voti di gente che non ha mai perso la speranza, sputò in faccia al “coraggioso” militare argentino. Ora se la chiesa cattolica, complice dei dittatori  e dei torturatori, se il menemismo, la parte più reazionaria, mafiosa e fascista del peronismo, non tentano giochetti sporchi per salvare coloro che hanno amnistiato applicando loro le leggi maledette del Punto Finale e dell’ Obbedienza Dovuta, finalmente i criminali dovranno sedere sul banco degli imputati e rispondere dei loro crimini. Se la coppia Bush-Condoleeza Rice , che non sanno nemmeno dove sia l’Argentina sulla mappa, non provano a dare qualche “consiglio” per evitare di “aprire ferite già chiuse” – perché sono stati gli Stati Uniti ad addestrare i torturatori – è possibile che si possa arrivare al punto più doloroso della storia e sapere dove sono i quasi trentamila desaparecidos, sapere che ne fecero di loro, di quei compagni e quelle compagne la cui età media era di venticinque anni e soprattutto sarà possibile recuperare i tanti bambini che sono stati perduti nel labirinto dell’orrore>>.
Dora Quaranta

DA 400 A 1200 MILITARI POTREBBERO FINIRE SOTTO PROCESSO.
E C’E’ CHI SI DA’ ALLA FUGA.
21 giugno 2005


Buenos Aires. Dopo la dichiarazione di incostituzionalità delle due leggi di amnistia (Obbedienza Dovuta e Punto Finale) si festeggia al Cels, sede di una ong dove avvocati e volontari portano avanti la dura battaglia delle cause intentate contro i membri delle Forze Armate. <<Non è un miracolo – dice gioioso Victor Abramovich, leader del gruppo di avvocati – è la giustizia che torna a governare in questo paese. Abbiamo lottato tanto per avere questa sentenza e oggi, finalmente, l’abbiamo. Ma eravamo certi che l’avremmo avuta, non si poteva continuare con l’impunità per i delitti delle Forze Armate>>. Leon Ferrari, 84 anni, di origini italiane, grida: <<Un miracolo! E’ un miracolo!>> A Leon i militari della scuola ufficiali della Marina, capeggiati da Alfredo Astiz, hanno ammazzato il figlio Ariel, di appena vent’anni, per strada nel ’76 e ne hanno bruciato il cadavere. Ariel fa parte delle 30.000 giovani vittime della dittatura argentina.
Secondo le stime del Ministero della Giustizia argentino i militari che ora rischiano il processo vanno da un minimo di 400 ad un massimo di 1200, di cui il maggior numero sono in congedo ed il 20% circa ancora operanti nelle Forze Armate. Ma il numero complessivo dei militari che presero parte al <<massacro degli oppositori politici>> (questo il nome dell’operazione che si svolse dal ’76 all’83) ammonterebbe a circa 3.000. Molti militari sfuggiranno sicuramente alla giustizia umana perché in diversi luoghi di prigionia non vi sono stati superstiti che avrebbero potuto riconoscere i loro torturatori. C’è fra i militari anche chi ora vede come via di salvezza la fuga: dopo la decisione della Corte di Giustizia sono già 13 gli ufficiali che hanno fatto perdere le loro tracce. 155 militari in tutto sono già agli arresti, soprattutto per reati non prescritti dalle due leggi di amnistia (per il semplice motivo che quando le leggi in questione furono promulgate, nel 1986, non si sapeva che questi reati fossero stati compiuti) come la “sottrazione di neonati”. Oltre 500 bambini furono tolti con la forza alle loro giovani madre ammazzate nei campi di concentramento e affidati alle famiglie dei militari. Di questi bambini perduti ne sono stati ritrovati solo una settantina. Sotto processo per la vicenda dei neonati sono, tra gli altri, i generali Jorge Videla ed Emilio Massera. Dopo l’incostituzionalità dell’amnistia si attende che di conseguenza vengano cancellati quegli indulti varati da Menem negli anni ’90 per favorire i generali presidenti di giunte militari.
Gli ostacoli più grandi da affrontare ora per chi anela a che venga fatta piena giustizia in Argentina è la mancanza degli archivi dello sterminio e di un numero considerevole di militari che si pentano e facciano noi e cognomi dei loro colleghi. <<Certo – spiega Horacio Verbitsky, giornalista argentino – non sapremo mai con certezza le responsabilità di tutti, ma la nuova sentenza ha aperto delle porte, non sappiamo ancora cosa possiamo trovarci dietro>>.
La battaglia nei tribunali sarà dura. Florencio Varela, uno dei legali dei militari, ha già annunciato che presenterà le fotocopie del manuale in dotazione presso le scuole militari, stampato negli anni ’70 con l’appoggio della Cia, in cui si dichiara l’ammissione della tortura e l’uccisione dei prigionieri in nome della lotta al social-comunismo.  
Dora Quaranta
 

UCCISO UN UOMO GIUSTO
6 luglio 2005


Quito. Il leader ecologista ecuadoriano, Andrés Arrojo Segura, membro della Red Nacional en Defensa de la Naturaleza, Vida y Dignidad, è stato ammazzato. L’ho conferma l’autopsia. La morte risale al 20 giugno scorso. Quel giorno Segura era diretto alla città di Guajaquil per incontrare l’avvocato Felix Rodriguez. L’ecologista si stava battendo tenacemente per impedire la costruzione di una diga sul Rio Baba che avrebbe gravemente compromesso l’ambiente e la sopravvivenza economica dei contadini della zona. La diga, infatti, una volta realizzata causerà l’inondazione di migliaia di ettari di terreno fertile delle comunità contadine. Andrés Arrojo Segura stava raccogliendo firme tra le comunità locali. La settimana precedente al suo assassinio aveva esposto denuncia alla Comisiòn Ecumenica de Derechos Humanos (Cedhu). Il Corpo di Segura è stato ritrovato nel Rio Baba proprio all’altezza del luogo dove sorgerà la diga. La Cedhu ha dichiarato che molti attivisti ed ecologisti in Ecuador, in Amazzonia e nella zona di Esmeraldas sulla costa hanno subito minacce, aggressioni o sono stati uccisi a causa delle loro battaglie in difesa dell’ambiente e dei diritti umani contro lo strapotere delle multinazionali.
Dora Quaranta 
 

 



 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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