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Corruzione, infanzia e adolescenza
Simposio in Paraguay sulla lotta alla criminalità
di Georges Almendras
Purtroppo quando si parla del Paraguay a livello internazionale si fa frequente riferimento alla corruzione che colpisce tanto nell’ambiente governativo come nel privato così come si fa riferimento alla forte attività dei gruppi mafiosi dediti al contrabbando, al narcotraffico, al riciclaggio di denaro, etc.
A nessun paraguaiano può sfuggire che mentre vi sono coloro che vivono nella miseria più tremenda privi di qualsiasi diritto, ci sono altri che vivono nell’opulenza e, ciò che è peggio, indifferenti verso i bisogni e le sofferenze altrui.
Non c’è sudamericano che non sappia, per informazione propria, da terze persone o attraverso i mezzi di comunicazione, che in queste terre circondate da paesi come Brasile, Bolivia, Perù e Argentina, il popolo, circa sei milioni di abitanti, considera normale che i disagi appartengano a molti e i privilegi a pochi. Realtà di un continente dissanguato, già dai tempi della conquista, che giorno dopo giorno continua a subire le pressioni degli interessi espansionisti e imperialisti, a partire dagli Stati Uniti.
In questo quadro e in mezzo a tanta sottomissione, molte volte sottile, altre volte sfacciata, il popolo vive in condizioni economiche spesso irreversibili specialmente per i lavoratori, per le classi più umili. Per gli indifesi. Gli indici di povertà attuali sono veramente allarmanti. Basti quest’esempio: in Paraguay il 52 % dei bambini vivono in estrema povertà.
Questa barbarie dell’uomo moderno (che presume di essere civilizzato) hanno comunque spinto il vero uomo a realizzarsi lavorando contro le ingiustizie sociali.
Ed è così che prendono forma le lotte che mirano a neutralizzare e a fronteggiare le sofferenze degli uomini e in particolare dei bambini. In che modo? Sono diverse le strade che gli uomini e donne di bene possono percorrere in favore delle cause giuste.
Recentemente abbiamo avuto l’opportunità di assistere, nei saloni della libreria “Il Lettore” della capitale paraguaiana, Asunciòn, a un Simposio organizzato dall’Associazione Culturale “Giustizia e Verità” intitolato “Corruzione-Infanzia e Adolescenza. Società, cosa ci sta succedendo?”.
Questa promettente Associazione, secondo quanto affermato nella sua pubblicazione ufficiale “Punto Rojo”, ha il preciso scopo di denunciare fatti e realtà di ingiustizia sociale in Paraguay, così come avevamo accennato nel numero precedente di ANTIMAFIADuemila.
All’evento hanno partecipato oltre al nostro direttore Giorgio Bongiovanni, in qualità di invitato speciale, anche molte personalità impegnate in prima persona sul versante sociale e giudiziario: il Giudice Penale di Garanzia Dr. Silvio Flores Mendoza; la dott. Patricia Costa, come rappresentante del Ministero dell’Infanzia e dell’Adolescenza; il Dr. Miguel Angel Villalba; Dr. Juan Alberto Rambaldo, giudice della Repubblica Argentina, così come molti giornalisti e altri invitati che abbiamo già avuto modo di intervistare: Pablo Medina, fratello del giornalista ucciso dalla mafia paraguaiana e Martin Almada, coraggiosa vittima della dittatura ordita dal Plan Condor.
Ad aprire il Simposio di fronte ad una platea di circa 100 persone il giornalista e membro dell’Associazione Jesus Menargues, moderatore dell’incontro, che ha spiegato come il dispensario medico gestito da “Giustizia e Verità” si sia inserito nella realtà dei bambini di strada.
Di seguito è stato proiettato un emozionante video-clip che ha avuto il merito di illustrare il dramma della strada, un eccellente documento più che mai adatto alla divulgazione di una situazione da molti ignorata.
A seguire è intervenuta la dottoressa Hulin, direttrice e responsabile del Dispensario, che ha spiegato la natura particolare del lavoro da lei svolto e ha enumerato alcuni dati, tristemente drammatici sul degrado in cui vivono le famiglie di cui si occupa il centro:
138 nuclei famigliari, formati da circa 658 persone, di cui 300 sono bambini.
“Il 93% di questi bambini proviene dall’interno o dalle periferie di Asuncion e fanno parte di famiglie organizzate in strada sotto forma di clan, con il positivo e il negativo che tutto questo comporta”. “Le donne e i bambini – ha proseguito la dottoressa - principalmente puliscono i vetri e vendono medicamenti ed erbe mentre gli uomini vendono le schedine del bingo e giornali oppure dolci o frutta”.
“Esiste poi un gruppo piuttosto numeroso che mendica solamente ed è composto da madri con bambini appena nati o bambini con problemi mentali o malformazioni fisiche. Molti di questi bambini vengono presi in affitto per mendicare”.
L’intervento della Dra. Chantal Hulin ha mirato soprattutto ad evidenziare la cause di una tale situazione poiché è più che logico ricercarle nelle politiche di governo indifferenti alle prime necessità del proprio popolo divenendo ancor più perverse quando sono infiltrate dalla corruzione che giunge sin alle poltrone presidenziali, parlamentari ed istituzionali dello Stato.
Una visione strettamente legata all’aspetto medico è stata offerta invece dalla Dra. Carmen Recalde che ha indicato le principali malattie di cui sono affetti i bambini assistiti nel Dispensario dovute nella maggior parte dei casi alle loro pessime condizioni di vita.
La dottoressa Patricia Costa, come rappresentante della Segreteria Nazionale Dell’Infanzia e Adolescenza, ha invece posto l’accento su altri aspetti connessi come lo sfruttamento e l’abuso sessuale infantile in Paraguay, rendendo note le agghiaccianti statistiche raccolte da un giornalista assassinato dalla mafia locale. Si parla di un numero impressionante di 3.500 minori che subiscono ogni sorta di abuso sessuale nelle località di Puerto de Iguazu, Ciudad del Este e Foz de Iguazu.
Il giudice argentino Juan Alberto Rambaldo ha invece tracciato il quadro del suo paese a partire dagli aspetti della corruzione e delle strutture mafiose connesse con il sistema economico internazionale a cui sono soggetti in termini di dipendenza i vari paesi dell’America latina.
Le sue parole di uomo impegnato in primo piano nella lotta al crimine sia come cittadino che come giudice hanno colpito molto la platea che ha seguito con altrettanta attenzione la relazione di Giorgio Bongiovanni. Il direttore ha sintetizzato la storia dei giudici italiani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, della loro lotta contro Cosa Nostra fino all’estremo sacrificio. Ha poi fatto proiettare il documentario “Paolo Borsellino, l’ostacolo tra mafia e Stato” con il quale ha potuto spiegare la situazione italiana.
Un documento molto apprezzato così come l’intera serata che ha certamente ingenerato nella società paraguaiana il preludio di una nuova coscienza antimafia.
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