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Bambini di strada
di Georges Almendras
Liberare le strade dalla sofferenza infantile è un lavoro di tutti. Nell’Uruguay di oggi i bambini e gli adolescenti abbandonati nelle strade di Montevideo arrivano a un centinaio.
E’ pieno inverno a Montevideo. Un giorno del mese di giugno dell’anno 2005.
Piove intensamente sulla capitale dell’Uruguay. Sono circa le 6 di pomeriggio, la luce solare sta andando via. Federico, 12 anni, frequenta un Istituto privato nel centro della città, mancano ancora quindici minuti alla fine della lezione di inglese, è distratto perché sa che appena un’ora dopo si incontrerà con due amici in un “cyber café” vicino a casa sua, nel Parque Rodò.
L’unica preoccupazione di Federico è inventare un piano convincente per eludere agli obblighi di studio quando arriva a casa, perché sua madre lo ha già minacciato di vietargli le ore di svago, giacché è un bambino capriccioso che non rende a scuola.
A lui poco interessano i voti del liceo. La sua attenzione è concentrata verso altri temi.
Arriva finalmente il momento di andare a casa e la pioggia si fa più intensa. Corre per non perdere il pullman. Il suo giubbotto pesante gli impedisce di camminare in modo atletico, ma lo riscalda e lo protegge dalle intemperie. Sa che a casa sua madre lo aspetta con qualcosa di caldo e nutriente. Sa che dopo la merenda troverà il modo di riunirsi con i suoi amici. Sa che dopo troverà la cena a tavola, la televisione fino a tarda notte e un letto caldo affinché il suo sonno sia confortevole.
Domani sarà un altro giorno: voltarsi tra le lenzuola, una buona colazione, studiare (quello che avrebbe dovuto fare la notte prima) e di nuovo andare al Liceo.
La routine di un bambino che ha una famiglia e un luogo per vivere, tra gli affetti e ottime condizioni di vita.
E’ pieno inverno a Montevideo. Un giorno del mese di giugno dell’anno 2005.
Piove intensamente sulla capitale dell’Uruguay. Sono circa le 6 del pomeriggio, la luce solare sta andando via. Josè, 12 anni, si sente solo in mezzo alla Via principale 18 Luglio.
E’ seduto davanti ad un teatro. Un piccolo riparo per sopportare il mal tempo.
Un cartone sotto le gambe è l’unica protezione per il suo corpo tremante dal freddo. Ha i vestiti bagnati e le scarpe rotte che a malapena gli coprono i piedi.
Josè che ha appena girato per le vie centrali mendicando un po’ di cibo nei pochi bar in quel punto della città, sa che la sua casa è la strada. Sa che pioverà tutta la notte e che dovrà cercare un posto per cercare di dormire. Sa che con il passare delle ore poco gli importerà del freddo. La sua preoccupazione più grande sarà la fame. Ha mangiato l’ultima volta alle undici del mattino: alcuni biscotti che gli hanno regalato in un panificio.
Fruga nelle tasche dei suoi jeans malandati e trova alcune monete. Quelle che gli aveva dato una donna che aveva provato compassione vedendolo girovagare per le strade senza meta e perché il suo viso era quello di un bambino dagli occhi enormi e lo sguardo triste. Josè conta le sue monete e sa che con quelle potrà comprare soltanto un “pancho”. Questa sarà la sua cena.
Quando la pioggia si fa più intensa Jose sente che non ha più forze per fare niente. Si rannicchia sul cartone e si copre con un maglione scolorito. Non c’è posto per la fame. Spera soltanto che altri come lui, altri ragazzi di strada, non lo disturbino e non se la prendano con lui sotto gli effetti dell’alcool o della droga, perché l’unica cosa che vuole adesso è sognare, soltanto sognare, evadere dalla realtà, dormendo in condizioni inumane.
Forse un domani Josè adotterà un’altra forma di evasione: il consumo di pasta base.
Ma oggi la sua routine è quella di un bambino di strada. Uno dei tanti che si vedono a Montevideo: senza affetti, senza possibilità di studio, senza cibo, senza riparo, senza tetto, esposti a malattie e ad altri diversi rischi come l’abuso sessuale e la violenza da parte di altri nelle sue stesse condizioni.
E’ pieno inverno a Montevideo. Un giorno del mese di giugno dell’anno 2005.
Mi trovo a trasmettervi, a nome di Antimafia, dati e informazioni sui bambini e sugli adolescenti che come Josè girovagano per le strade della capitale uruguaiana.
Posso dire, senza dubbio, che parlare di loro fa venire i brividi, principalmente perché l’umanità di una società moderna, che presume di essere civilizzata, non può permettersi il lusso di accettare queste realtà.
Le orrende situazioni di vita di questi bambini non dovrebbero darci fastidio ma procurarci vergogna, soprattutto davanti ai nostri figli, che non possono crescere con la convinzione che la povertà e l’abbandono dei propri simili sia qualcosa di normale ed inevitabile.
Eppure queste realtà potrebbero essere stravolte se si coordinassero i dovuti sforzi nel momento e nei luoghi adatti, tanto in Uruguay come in altre parti del mondo.
Le autorità uruguaiane non sono indifferenti a tanta sofferenza.
In un recente dossier pubblicato da un giornale di Montevideo sui bambini di strada, si legge che secondo le stime dell’Istituto del Bambino e dell’Adolescente dell’Uruguay (INAU) e tramite il suo presidente, Sr. Victor Giorgi, la quantità di minori che vivono in tali condizioni di vita sono circa un centinaio nella capitale uruguaiana. Il presidente di un’istituzione che assiste oltre 60.000 minori di età in tutto il territorio nazionale ha affermato: “Abbiamo diversi tipi di bambini in strada. Abbiamo una quantità importante di bambini controllati da adulti che stanno per la strada a chiedere l’elemosina ma che appartengono a un determinato quartiere e che dormono nella loro casa. Abbiamo quelli che lavorano con la loro famiglia e abbiamo anche casi in cui i bambini raccolgono rifiuti accompagnati dai genitori. Per finire abbiamo la categoria più drammatica, che fortunatamente risulta essere la più piccola come numero, mi riferisco ai bambini che dormono per strada.
Una nuova difficoltà si presenta nella sala dei lavori dei tecnici dell’INAU: la mancanza di risorse legali per togliere dalla strada questi bambini e adolescenti.
Il presidente Giorgi sottolinea gli impedimenti nonostante il grande lavoro: “Abbiamo una difficoltà legale importante e cioè che l’INAU non ha l’autorità di privare questi minori della loro libertà per obbligarli ad andare presso case famiglia o altre dimore. Per cui quello che possiamo fare è invitare questi bambini a passare la notte in una casa e a volte accade che gli stessi rifiutano l’invito di essere portati via dalla strada. Per invitarli dobbiamo attirare il loro interesse offrendogli alternative e su questo stiamo lavorando”.
“I bambini, continua Giorgi, resistono ad una istituzionalizzazione ma anche noi non abbiamo tante abitazioni dove poterli ospitare. In ogni caso non si tratta solo di dargli un alloggio ma soprattutto di seguire le fasi della loro crescita e la formazione di ciascuno di loro. Questo aspetto è purtroppo abbastanza controverso in quanto manca la vera intenzione di risolvere fino in fondo le necessità di questi bambini fino al punto di tagliare definitivamente il vincolo con la loro famiglia. Questi cento bambini circa che sono soli nella strada oppongono molta resistenza a tutti i tipi di proposta. Dipende sicuramente dal momento, da come si sentono e dalle opportunità che si presentano loro sulla strada”.
Un altro degli aspetti riferiti dall’allora presidente dell’INAU riguarda la mancanza di risorse e di coordinamento per far fronte a questo panorama.
Ha sottolineato che vi sono quattro istituzioni coinvolte: il Ministero degli Interni tramite la Polizia, il Potere Giudiziario, il Ministero della Salute Pubblica e l’INAU.
“Tutte queste istituzioni dovrebbero lavorare coordinatamente e dovrebbero fornire i mezzi affinché i tempi e le procedure di legge siano rispettati. Per questo avremo bisogno di una infrastruttura che, rispettando le normative in vigore, assista i bambini e i giovani che stanno sotto la tutela dell’INAU e che vivono per strada.
E’ pieno inverno a Montevideo. Un giorno del mese di giugno dell’anno 2005.
La realtà dei bambini abbandonati per strada ha superato ogni ipotesi teorica. In questo contesto, fortunatamente, le nuove autorità dell’INAU stanno assimilando le problematiche che la società uruguaiana vive giorno per giorno.
Società uruguaiana che ha speranza nel nuovo governo, soprattutto la speranza che nei prossimi anni quei settori che si occupano dell’infanzia, dell’adolescenza e della gioventù possano svilupparsi migliorando le condizioni di vita divenute per troppi innocenti veramente disumane. Questa è la nostra intenzione, avendo realizzato che le lotte per le cause giuste sono la nuova filosofia e il nuovo spirito della coalizione di sinistra, nel governo di un paese che purtroppo si è deteriorato negli ultimi quaranta anni e che adesso dovrà fare sforzi estremi per recuperare questa fiducia. Bene, si comincia con qualcosa: con i bambini e gli adolescenti come Josè, che non hanno la stessa fortuna di Federico.
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