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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N°43
Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N°43 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N°43
Paraguay,nella morsa del malaffare
Alti connubi nel traffico illecito
Il caso Medina
"Pasta base"
I desaparecidos
E se parlassero i fratelli Orejuela?


E se parlassero i fratelli Orejuela?
a cura di Monica Centofante


Semana: Collaborano con la giustizia i capi del cartello di Cali. In una lista i nomi di politici, avvocati, giudici, magistrati, giornalisti e membri delle Forze Armate corrotti.

Ha destato più di una polemica la notizia, diffusa lo scorso gennaio dal settimanale Semana, della possibile collaborazione con la giustizia dei temibili narcotrafficanti colombiani Gilberto e Miguel Rodriguez Orejuela. I capi del cartello della droga di Cali, che un tempo figuravano come i principali concorrenti del noto Pablo Escobar.
I fratelli Orejuela, recitava l’articolo a firma della giornalista Gloria Congote, “hanno offerto la loro libertà e ciò che resta della loro vita per salvare le proprie famiglie”. Proponendo un negoziato al procuratore federale Marcos Daniel Jimènez, nel corso di un interrogatorio risalente allo scorso 7 dicembre, in presenza del magistrato del tribunale del distretto sud della Florida William Turnoff. Al centro della trattativa William Rodriguez Abadìa, figlio di Miguel, al momento contumace, che secondo gli investigatori della Dea avrebbe ereditato la testa dell’organizzazione nel 1995. Rodriguez Abadìa, reciterebbe l’accordo riportato in cinque pagine di documento, si consegnerà per essere processato negli Stati Uniti e si dichiarerà pronto ad offrire tutte le informazioni in possesso dei capi del cartello di Cali in merito alla corruzione politica e al terrorismo. Mentre, dal canto loro, gli Orejuela sarebbero favorevoli “a dichiararsi colpevoli” delle accuse a loro carico, “accettando senza discutere” “una pena equivalente alla condanna all’ergastolo”, oltre che la confisca dei beni che risultino derivanti dal traffico di droga.
Di contro, la giustizia dovrà impegnarsi a fare in modo che non venga applicata la confisca di appartamenti e case appartenenti ai membri della famiglia, che gli Stati Uniti assicurino per iscritto che non solleveranno accuse nei confronti dei familiari stessi, che vengano dichiarati innocenti, per qualsiasi delitto sia “Drogas La Rebaja” (una ampia rete di farmacie ndr) che “Copservir” (cooperativa di dipendenti azionisti della suddetta rete farmaceutica ndr), un tempo di loro proprietà. “In altre parole – si legge ancora – i membri della famiglia che non abbiano imputazioni e che rimangano a vivere in Colombia o in qualsiasi altra parte del mondo devono avere la garanzia che l’accordo porti alla fine di tutte le minacce di essere incriminati per le condotte passate. Dopodiché se qualcuno di loro violerà le leggi, successivamente alla firma del compromesso, potrà essere accusato formalmente e processato”.
Ancora, i narcotrafficanti avrebbero chiesto la possibilità di ricevere, in qualsiasi momento, le visite dei propri familiari, “Così come la moglie e i figli di William Rodriguez dovranno poter ricevere i visti per rimanere negli Stati Uniti” mentre il proprio caro sconta la pena.
E a spiegare a Semana i termini dell’accordo sarebbe stata una fonte vicina agli Orejuela. La quale avrebbe spiegato  che William consegnerà alla giustizia statunitense un primo “‘elenco della corruzione politica del paese’, nel quale figurano 64 persone fra politici, avvocati, giudici, magistrati, giornalisti ed ex membri delle Forze Armate che hanno lavorato per il cartello di Cali negli ultimi 20 anni”. Tutto “fedelmente provato”, come avrebbe sostenuto uno dei loro assistenti giudiziari. Tanto più che nell’archivio dei Rodriguèz sarebbero conservati migliaia di cassette audio, registrazioni intercettate, video, documenti, assegni e “tutto un inventario che compromette la cerchia di amici e collaboratori a loro più vicini”.
La cosa più interessante è che nessuno di questi nominativi sarebbe di narcotrafficanti e solo in pochi conoscerebbero la grande cantina dove si nascondono le prove. E “se si considera che per il processo ‘8000’ non sono accusate che una ventina di persone, l’offerta dei Rodriguez significherebbe la rivelazione di più di 40 nominativi non collegati fino ad ora al cartello di Cali”.
Informazioni saranno fornite anche sui legami della famiglia con le mafie di Messico, Panamà e Stati Uniti, assicura la fonte di Semana, sulle multinazionali che si prestano al lavaggio di denaro sporco, sulla commercializzazione delle droghe illegali nelle strade di Manhattan.
In quanto al terrorismo, gli Orejuela potrebbero aiutare gli investigatori a fare luce sui grandi casi non risolti della recente storia colombiana. Tra questi la presa del Palazzo di Giustizia, e diversi omicidi come quelli dei candidati alla presidenza Luis Carlos Galàn e Alvaro Gòmez Hurtado.
Non si dichiarerebbero disposti, però, a fornire informazioni su altri narcotrafficanti per il timore di ripercussioni sui propri figli. Con una eccezione: Fernando Henao Montoya, condannato per narcotraffico a 24 anni di prigione da una corte del Distretto Sud di New York. L’eccezione sarebbe dovuta al fatto che FBI e DEA accuserebbero William Rodriguez di aver pianificato, insieme al Montoya,  l’invio di cinque tonnellate di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti via Venezuela e Panamà. A seguito di una riunione svoltasi a Cancun in presenza di “rappresentanti del cartello del nord del Valle, a portavoce del defunto mafioso messicano capo del cartello di Tijuana, Ramòn Arellano Féliz, e ad agenti infiltrati dell’FBI”. La circostanza, per la quale sarebbe già stata chiesta l’estradizione di “William”, sarebbe stata decisamente smentita dalla famiglia per via della nota avversione reciproca tra gli Orejuela e i Montoya. Di questi ultimi faceva parte Orlando (deceduto), capo tanto pericoloso e violento che i Rodriguez Orejuela giunsero ad avere più timore di lui che di Pablo Escobar. Lo si evince da una intercettazione nel corso della quale è Miguel Rodriguez ad affermare che Orlando era “l’unico colombiano più pericoloso di Escobar”.
Per questo gli Orejuela avrebbero insistito: “Confidiamo nel fatto che lei (procuratore ndr) capisca che William è disposto a dichiararsi colpevole nel caso di Miami e a scontare una pena fino a dieci anni di carcere, e che questo non si tratti di un caso in cui qualcuno si stia lamentando solamente per disturbare. Egli nega le accuse di New York e per questo non lo si deve forzare ad accettare la responsabilità per fatti che non ha commesso”.
Ma queste parole, e l’intera notizia riportata su Semana, vengono prontamente smentite, subito dopo la pubblicazione, da José Quiñòn, legale di Gilberto Rodriguez Orejuela. <<L’articolo di Semana è falso – sono state le sue parole – è una completa menzogna>>. E in merito alla possibile denuncia di politici colombiani ha aggiunto: <<questa è l’infamia più volgare che c’è in tutto questo>>.
Dal canto suo la giornalista Gloria Congote conferma la veridicità del documento e l’attendibilità della sua fonte, ma ammette: l’offerta della lista dei nomi dei politici, magistrati, giornalisti che avrebbero collaborato con il cartello di Cali non compare nel documento stesso ma è frutto dell’interpretazione di un avvocato coinvolto nel caso.
E’ ancora mistero, quindi, sulla controversa notizia. Vera? Non vera? Per la risposta si dovrà forse pazientare ed attendere gli eventi anche se non è escluso che già molti abbiano cominciato a tremare.



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I patti segreti
tra il governo Usa
e i narcotrafficanti


di Giorgio Bongiovanni

Avrebbero recentemente dichiarato di voler collaborare con la giustizia i fratelli Rodriguez Orejuela, da sempre ai vertici di uno dei cartelli della droga più grandi e organizzati del mondo, quello di Cali, concorrenti, negli anni ’80 e ’90 del “leggendario” Pablo Escobar. Una notizia che ha già destato violenti polemiche e che, se confermata, potrebbe far tremare più di un politico.
Lo affermiamo con sicurezza noi di ANTIMAFIADuemila dopo aver appreso, da fonti attendibilissime vicine agli Orejuela, che i capi storici del cartello di Cali sarebbero in possesso di informazioni scottanti riguardanti la misteriosa e oscura morte del boss dei boss del cartello di Medellin Escobar. Ucciso nel 1993 dalla polizia antidroga colombiana in collaborazione con quella americana. Secondo la nostra fonte, infatti, quello di Escobar fu un vero e proprio omicidio “mascherato da tentativo di arresto”, reso possibile grazie ad un complotto ordito ai danni del boss in seguito ad un patto segreto stretto tra il governo statunitense e i grandi narcotrafficanti colombiani. L’accordo prevedeva l’eliminazione di Don Pablo, personaggio divenuto ormai scomodo, per lasciare il monopolio assoluto del traffico di cocaina nelle mani dei fratelli Orejuela. In passato oscuri e sinistri personaggi delle istituzioni deviate degli Stati Uniti sarebbero stati addirittura soci del narcotrafficante di Medellin, finanziandolo e servendosi di lui finché possibile. Una volta “bruciato”, si sarebbero rivolti all’unica ala mafiosa concorrente del grande boss, quella, appunto dei fratelli Orejuela. Che ora, se dovessero realmente parlare delle grandi collusioni tra mafia e politica dovrebbero anche rivelare i patti segreti che hanno stretto con il governo americano. Meglio detto: con la Cia, la NSA (National Security Agency) e personaggi ad altissimo livello della politica e della magistratura nordamericana.



 
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