Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Wednesday
Jan 07th
Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004
Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004
Mafia,narcotraffico e dittatura
Argentina la lunga via del riscatto
Paraguay terra di confine
Intervista al giudice Barrios
Intervista al commissario Rosas
Intervista alla dott.ssa Barreto De Ruiz
Intervista alla direttrice della dogana dott.ssa Diaz
L'archivio del terrore
Uruguay crimine e soldi


INTERVISTA
ALLA DIRETTRICE
DELLA DOGANA
DOTT.SSA DIAZ


Un altro ruolo fondamentale nell’azione di contrasto alla criminalità in Paraguay è svolto dalla polizia doganale il cui direttore è la battagliera dottoressa Margarita Diaz. Non è facile, ci spiega, esercitare il controllo di legalità in un paese che ha tre frontiere e che proprio per le sue caratteristiche geografiche si presta come un luogo di transito sia per i contrabbandieri che per i narcotrafficanti e non solo. Purtroppo infatti si ipotizza che a ridosso dei suoi estesi confini operino in gran segreto anche alcune cellule terroristiche ricollegabili ad Al Qaeda.

Dottoressa, chi gestisce in Paraguay il narcotraffico e il contrabbando? Sono organizzazioni criminali strutturate o delinquenti comuni?
Possiamo distinguere entrambi i casi. Ci sono personaggi che vivendo di contrabbando e di evasione fiscale guadagnano quantità ingenti di denaro, ma non hanno nulla a che fare né con il narcotraffico né con il riciclaggio: è semplicemente un’attività illecita.
Al contrario esistono organizzazioni ben strutturate che si occupano tanto di narcotraffico quanto di contrabbando perché intimamente legati. Ai tre lati della frontiera abbiamo un gruppo piuttosto grande che ha a che fare sia con il riciclaggio che perfino con il terrorismo.

Per terrorismo intende riferirsi all’estremismo islamico?
Sì, dico questo innanzitutto per la nazionalità delle persone coinvolte, sono tutti arabi e islamici. Inoltre svolgono attività tutte inspiegabilmente in perdita, non comprensibile per chi ha un’attività commerciale, ma non per chi deve riciclare, perché il lavaggio del denaro è l’attività stessa.
Al momento però si tratta solo di un sospetto, purtroppo non ho prove per sostenerlo.

Se la sua ipotesi fosse vera sarebbe un’importante conferma di quanto affermato dalla dottoresa Adriana Rossi durante una recente convention in Italia in cui sosteneva la presenza di cellule terroristiche facenti capo ad Al Qaeda situate tra le tre frontiere.
Quali sono gli indizi in questo senso?
Mah, sicuramente la gestione economica cui facevo riferimento prima. Un’attività che muove milioni ma che presenta un bilancio in perdita per me è un’impresa che lava denaro.

E’ possibile, secondo lei, che vi sia una relazione tra queste cellule e le grandi mafie che operano sul territorio?
Io credo di no. Si tratta di nuclei molto ristretti tendenti a rimanere chiusi tra loro. Il denaro circola passando di mano in mano, il che prevede un rapporto di massima fiducia. Certo non posso escludere a priori la possibilità, ma è la mia opinione.

Ho sentito che l’Fbi sta svolgendo indagini in questo senso. Ne è al corrente?
Credo che la notizia sia abbastanza fondata, ma non è il mio caso. Al momento collaboro con altre istituzioni americane, personale del Ministero dell’Interno e del Tesoro. Stiamo lavorando su una pista di riciclaggio del denaro sporco proprio per accertare se si tratta veramente di terroristi.

Direttrice, il denaro dei mafiosi, a suo parere, può minacciare una democrazia?
In teoria sì. Con tutto quel denaro fanno quello che vogliono. Esercitano pressione su chiunque, la sento perfino io. Per scherzare dico sempre “chi non mi vuole morta, mi vuole fuori”...

Chi sono i suoi nemici?
Tutti quelli che in Paraguay non vogliono che le cose cambino

Persone che hanno potere…
Che ce l’hanno, che l’hanno recuperato…

Lei ha paura?
Sì certo.

Ma è ferma nella sua lotta!
Finora sì, ma se non mi viene consentito di fare ciò che ritengo debba essere fatto, me ne andrò. Non rimarrei, già non è facile per la mia famiglia accettare che io faccia questo tipo di lavoro che spesso mi porta a trascurarli…

Ho saputo però che il Presidente l’appoggia molto.

Sì, è vero senza il suo apporto non avremmo potuto fare quello che abbiamo fatto. Solo quest’anno abbiamo aumentato i sequestri per più di trecento milioni.

Come avviene la vostra opera di prevenzione?
E’ un lavoro che si può definire corpo a corpo. Significa controllare qualsiasi spedizione, qualsiasi tipo di merce, chi la consegna…

Il pericolo viene solo dalla triplice frontiera?
No, no assolutamente. Viene da tutto il paese, dalla corruzione interna della dogana stessa.

Secondo i giudici e gli esperti che abbiamo intervistato finora il Paraguay appare come un canale di passaggio della droga, non vi sarebbero famiglie mafiose interne al paese che gestiscono il traffico. E’ così?

Beh, alcune famiglie ci sono, e si occupano soprattutto di contrabbando di sigarette.

Trafficano anche droga?

Questo ancora non lo sappiamo.

Pensa che queste famiglie possano avere un qualche legame con le grosse mafie come quelle italiane o colombiane?

Non glielo so dire. Una cosa è certa: essendo il Paraguay un paese di transito c’è di sicuro chi farà da ponte. Siamo anche un paese di produzione di marjuana di qualità, quest’anno abbiamo registrato una produzione di ottomila tonnellate.

Qual è il maggior pericolo per il Paraguay?
Per quanto riguarda la criminalità sicuramente il fatto che questi personaggi possano comprare e quindi corrompere qualche politico e addirittura un gruppo politico.  A livello di popolazione poi, l’uomo paraguaiano è un po’ strano, è una persona sofferente abituata a sopportare… abbiamo subito una dittatura fortissima e molte persone se ne sono andate. Un carattere particolare, lo definirei: prepotente nel comando e sottomesso nell’obbedienza.

Come guarda al futuro con ottimismo o con pessimismo?
Non sono pessimista per natura, ma non posso essere ottimista. Per i fatti che vedo accadere ogni giorno, difficilmente la situazione potrà migliorare, almeno per ora la battaglia è molto dura. Contenere il fenomeno è una meta, fermarlo un’utopia.

Una speranza

Sì, una speranza.

L’istituzione che lei rappresenta può arrivare a questa meta?
Certamente non da sola. E’ molto importante che anche la società civile sia coinvolta anche attraverso i mezzi di comunicazione. Anche se perfino la stampa ha i suoi interessi.
Comunque nell’ultimo anno abbiamo ingaggiato una battaglia senza precedenti e andremo avanti.

E’ stata minacciata di morte?
Sì, moltissime volte.

Sa chi la minaccia, o se lo immagina?

Diciamo che me lo immagino.


*con la collaborazione
di Georges Almendras
e Omar Cristaldo



 
< Prec.   Pros. >
passaparola
  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Video

L'approfondimento di antimafiaduemila

newsletter-home.jpg


Pandora tv

pandora-web-2.gif




Processi by radioradicale

banner-processi-ok.gif

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv


Libri

colletti-sporchi-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg