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Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004 | Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004 |
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Pagina 6 di 10 INTERVISTA AL COMMISSARIO ROSAS Sul fronte dell’antidroga il governo paraguiano ha disposto un vero e proprio schieramento di forze costituendo la Segreteria Nazionale Antidroga, Senad, in cui rappresentanza abbiamo intervistato il Commissario Ruben Rosas, che a sua volta è diviso in diversi dipartimenti tra cui l’Osservatorio Paraguaiano di Droghe, Opd, la cui attività ci è stata illustrata dalla dottoressa Graciela Barreto de Ruiz, che ha coordinato un importantissimo studio sullo stato della diffusione delle droghe sia nelle scuole che nelle abitazioni del territorio. L’Opd si è avvalso per questo lavoro anche della collaborazione del Cicad, “la Commissione interamericana per il controllo dell’abuso di droghe” organo interno al Siduc il “Sistema Interamericano dei dati univoci sul consumo delle droghe”. I risultati dello studio oltre a essere stati di recente pubblicati nel testo di cui riportiamo la copertina costituiscono il punto di partenza ufficiale per le politiche antidroga del paese, fortemente volute e sostenute dal Presidente della Repubblica, Duarte. Commissario, come nasce la Senad e qual è il metodo da voi scelto per contrastare la diffusione delle droghe, tenendo anche conto che i trafficanti dispongono sempre di tecnologia avanzata? Innanzitutto vorrei spiegarvi che la Segreteria Nazionale Antidroga in Paraguay è quell’istituzione che per legge ha la responsabilità di realizzare il programma di governo per quanto concerne la lotta alla diffusione delle droghe e dei crimini ad essa connessi come il riciclaggio del denaro sporco, il traffico di armi e di tutta quella serie di fatti criminosi che sono collegati intrinsecamente con la produzione e lo smercio delle droghe. La Senad è una istituzione con compiti multidisciplinari e sul territorio nazionale opera a livello di prevenzione. Ad esempio vi è un ambito che si occupa della riduzione della domanda, un altro della riduzione dell’offerta, o ancora della riabilitazione e lavora con l’Unità d’investigazione finanziaria che a sua volta coopera in stretta connessione con la segreteria di prevenzione del riciclaggio del denaro la Seprelad. Questa possiede un’altra unità di analisi che agisce tramite attività di registro e controllo della fiscalizzazione di stupefacenti e droghe pericolose, psicofarmaci, ecc… E’ necessario poi avere una registrazione anche delle droghe lecite affinché non diventino precursori di dipendenze più gravi. Di recente abbiamo sperimentato altri metodi con altri dipartimenti come l’Osservatorio paraguayo di droga, Opd, nel quale si lavora con rigore scientifico sulle inchieste condotte a livello di cittadinanza e di studenti con il fine di disporre di una radiografia del grado di consumo. La Senad è una forza antidroga costituita da professionisti universitari che hanno responsabilità amministrative, da agenti speciali che sono civili che piano piano, a seguito di una formazione antidroga ricevuta da istruttori sia paraguaiani che stranieri, grazie alla quale sviluppano un programma di preparazione e di addestramento, vengono incorporati in questa istituzione. Dopodiché vi sono ufficiali e sottufficiali delle Forze Armate ingaggiati a seguito di un concorso bandito dalla stessa Senad. Quindi avviene un’accurata selezione del personale proprio per ottenere il massimo risultato. Il Paraguay è produttore prevalentemente di marjuana, non di cocaina né di sostante sintetiche. La marjuana paraguaiana viene esportata in Cile, in Argentina, in Uruguay e in Brasile dove, purtroppo, è molto apprezzata e preferita rispetto anche a quella cilena, boliviana e peruviana perché ha una qualità superiore dovuta ad una quantità più alta di tetraidrocanabinolo che si aggira attorno al 4%. Come sono strutturate le organizzazioni che si occupano di questo traffico di droga? Al livello superiore noi posizioniamo il finanziatore, poi vi sono gli intermediari e i produttori e più in basso il trasportatore e lo spacciatore. Il finanziatore solitamente risiede nelle grandi città commerciali ben strutturate, l’intermediario invece si muove spesso sulla linea di frontiera tra un paese e l’altro ed è colui che ha il compito di coordinare il traffico a partire dal produttore il quale è, nella maggior parte dei casi, sfruttato per la situazione economica in cui vive il suo paese ed è quello che vive miseramente in povertà. La storia è sempre la stessa. Il costo della marjuana paraguaiana viene venduta all’ingrosso a circa 10 dollari al kilo, questo quando arriva in un altro paese come il Brasile, poi una volta tagliata aumenta tremendamente, arriva a 100 dollari al chilo, in Chile invece si parla di 600/800 dollari al chilo. Quindi in base a questi dati calcoliamo che si possano coltivare 3000 chili di droga per ettaro. 3.000 chili per 10 dollari sono 30.000 dollari. Per maturare la marjuana ha bisogno di circa 6 mesi, quindi si suppone che in un anno si possano realizzare due raccolti per ettaro che equivalgono a 60.000 dollari per 6000 chili che moltiplicati per 100 dollari in Brasile e per 600/800 in altri posti… fanno una tale mole di denaro da poter finanziare qualsiasi tipo di attività criminale e di conseguenza attraverso il riciclaggio di denaro ci si può anche introdurre in qualunque sistema finanziario. Secondo la sua opinione questo sistema di corruzione può arrivare a produrre disequilibrio in una democrazia come quella paraguaiana? Beh, questo è un concetto globale. Qualunque organizzazione che dispone di economia può investire in qualsiasi attività. Oggi il problema più grave da affrontare è senza dubbio il lavaggio del denaro sporco che può minacciare qualsiasi tipo di economia. Quindi il discorso è assolutamente mondiale e comprende anche il Paraguay. Sono state identificate le zone di produzione qui in Paraguay? Abbiamo classificato tre zone di produzione in cui avviene una coltivazione di tipo tradizionale. Le coltivazioni più recenti si trovano nei dipartimenti dell’Alto Parana e Itapua. Questo ci indica che c’è stato un progressivo avvicinamento alla frontiera dove sia i produttori che gli stessi trafficanti riescono con più facilità a gestire i loro affari. Qualsiasi frontiera è sempre vulnerabile, e noi abbiamo una linea di confine immensa, di 430 Km, con il Brasile, più di 700 km con la Bolivia e questo per quanto riguarda i confini terrieri, poi abbiamo il confine fluviale con l’Argentina. Abbiamo avuto il piacere di parlare con il Presidente della corte Suprema, dott. Nunez e con il giudice Barrios che ci hanno descritto il Paraguay come un canale di passaggio per il traffico della cocaina, qual è la sua valutazione? Da circa quattro anni alcune organizzazioni o per meglio dire, membri di organizzazioni, in prevalenza brasiliani, si sono installatii in Paraguay, proprio a ridosso della frontiera da dove potevano controllare il traffico sia di marjuana che di cocaina, oggi vi sono ancora cinque persone detenute in attesa di estradizione in Brasile. Nel caso della cocaina il Paraguay è senza dubbio solo un paese di transito, primo perché il consumo non è alto e poi perché confina con un paese produttore come la Bolivia che oltre a disporre della materia prima sta importando anche pasta base dal Perù e dispone di una frontiera compresa a Nord-est con il Paraguay che si trova più o meno all’altezza del Mato Grosso da dove può sempre partire un piccolo monomotore o un bimotore che ha autonomia sufficiente per varcare il confine e trasportare la droga. Lei ha menzionato la Bolivia, il Perù, ma tra i produttori c’è anche la Colombia. Sì assolutamente sì, è uno dei tre paesi produttori. Le vie della droga che passano attraverso il Paraguay dove arrivano? Ovunque. In Europa, al Nord, nel continente stesso. Consideriamo quanto stavamo dicendo all’inizio della nostra conversazione: con i mezzi economici di cui dispongono i trafficanti possono acquistare qualsiasi tipo di tecnologia e mezzo. Commissario, la lotta al contrabbando molto spesso si incrocia con quella alla droga perché vengono utilizzate le stesse vie proprio con la finalità di mimetizzare i due traffici. Qual è la situazione in Paraguay? La questione del contrabbando è molto complessa. Può accadere che gli elementi necessari per tagliare la cocaina e la marjuana vengano smerciati lungo le vie del contrabbando che dispone di contatti ormai consolidati. Per esempio il contrabbandiere può corrompere le autorità incaricate di applicare la legge come la dogana, la polizia e qualche altra istituzione… quindi il prodotto passa la frontiera senza controllo e potrebbe benissimo trattarsi di droga. Secondo la sua opinione si può ipotizzare un’influenza da parte di alcune famiglie che dispongono di molto denaro sulle decisioni politiche del vostro paese? Non è nostra abitudine, come organo ufficiale, dare opinioni personali. Purtroppo fino a che non si può dimostrare una tesi rimane tale. Grazie alla cooperazione tra istituzioni siamo in grado di svolgere controlli piuttosto accurati e riusciamo a raggiungere buoni risultati ai livelli più bassi, per accedere al cosiddetto “terzo livello” occorrono prove sufficienti per dimostrare chi si muove dietro le quinte. Per concludere, come valuta il progresso della lotta al crimine negli ultimi 15-20 anni? Stimo un netto miglioramento. Il governo ha dimostrato una volontà politica, modificando leggi e introducendo nuove figure investigative come “l’agente coperto”, la “entrega vigilada”, strumenti di cui non disponevamo 15 anni fa. La Presidenza della Repubblica ha dato direttive molto chiare e specifiche in materia di lotta alla droga. La Senad è nata per questo e in caso di necessità straordinarie, come l’utilizzo di elicotteri, aereonavi… può disporne. La Senad si è spesa molto per combattere la corruzione e diversi funzionari sono stati allontanati e questo per il Paraguay ha significato ricevere per quattro anni consecutivi la certificazione piena da parte degli USA che vuol dire appoggio politico importantissimo per il paese. Il presidente della Senad dipende direttamente dal Presidente della Repubblica Duarte che ha dimostrato sempre appoggio totale alla nostra istituzione nella battaglia contro la droga che riconosce essere un male che soggioga tutta l’umanità. Il Paraguay si è distinto anche come firmatario di trattati e convenzioni internazionali delle Nazioni Unite. La nostra intenzione comunque è di potenziare il nostro lavoro e di ottenere risultati ancora migliori di quelli ottenuti finora che sono già molto buoni se si considera che il lavoro di prevenzione ha superato da 150 a 300% la quantità di attività svolte in passato. Grazie allora e buon lavoro. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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