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Paraguay terra di confine
di Giorgio Bongiovanni*
Ci accoglie con cortesia e rispetto il Paraguay, attraverso le più alte cariche giuridiche impegnate nella lotta al crimine. Per un contrattempo non abbiamo potuto intervistare il presidente della Repubblica Nicanor Duarte Frutos, impegnato in una delicata trattativa con i campesinos.
In sua vece a fare gli onori di casa il Presidente della Corte Suprema Victor Manuel Nuñez che ci ha presentato il quadro generale in cui operano le istituzioni del suo Paese. Giovane democrazia il Paraguay paga lo scotto di essere inserita come cardine di un triangolo tra Argentina, Brasile e Bolivia, terre purtroppo protagoniste di fatti criminosi a vari livelli. Pertanto la sua è una funzione di transito, di passaggio. Se questo è in un certo senso confortante, nell’altro esige un grande lavoro di prevenzione, ma soprattutto, sostiene il giudice, occorre stabilire e pretendere da tutti, a partire dalle istituzioni, un codice etico e morale che sia la base su cui poggia ogni scelta, anche la più piccola. Una visione, la sua, che ha voluto estendere anche a livello globale, guardando lo stato attuale del mondo piegato da criminalità e violenza. Ci ha sorpreso con quanta profondità questo giudice ha saputo cogliere le cause primigenie e nello stesso tempo indicare la possibilità di soluzione e riscatto. Che condividiamo pienamente.
Presidente, come si è evoluta la criminalità in questi ultimi anni nel suo paese e più in generale negli altri Stati dell’America latina?
Beh, come dico sempre, il fenomeno della criminalità nasce con l’uomo stesso, con la stessa umanità. Il delitto è sempre esistito, vi sono epoche in cui ha raggiunto il suo auge in diversi paesi, in altre epoche ha avuto invece una crescita moderata. Sfortunatamente nel mondo intero, nell’ultimo periodo, la criminalità ha raggiunto dei picchi straordinari.
Il Paraguay è integrato in un continente dove il crimine organizzato e il traffico di droga sono molto radicati mi riferisco per esempio alla Colombia e alla Bolivia e quindi non può prescindere dal suo contesto territoriale. Non è un’isola, quindi è comunque affetta da questa crescita della criminalità.
I reati che hanno subito un certo incremento sono per esempio i sequestri, ma così come per la droga non raggiungono il livello dei paesi confinanti.
Quindi secondo lei le grandi mafie, come quella siciliana, possono utilizzare, in accordo con quella colombiana, zone come il Paraguay per far transitare i propri traffici?
Sì il traffico è sicuramente gestito dai paesi produttori, mentre il nostro è semplicemente un paese di transito.
Qui non vi sono grandi famiglie mafiose legate ai grandi cartelli, si tratta solo di delinquenti comuni, corrieri…
Io penso di sì. Qualche volta ci sono piccole organizzazioni, ma famiglie mafiose come esistono in Italia e negli Stati Uniti, fortunatamente in Paraguay non ci sono.
Per quanto riguarda invece questo fenomeno dei sequestri che si sta verificando sia qui che in Argentina, alcuni giornalisti e intellettuali stanno iniziando a formulare l’ipotesi che dietro ci sia un cartello di mafiosi che si occupa di questo, qual è la sua opinione?
La prima volta che è accaduto in Paraguay è stato alla fine del 2001; abbiamo avuto in passato due sequestri però trenta, trentacinque anni fa. Il primo caso recente è quello di Maria de Bernardi. E’ un tipo di delinquenza che sta cercando di installarsi in Paraguay, a partire da quell’episodio ci sono stati altri casi e se non ricordo male abbiamo raggiunto la quota di venti in questo ultimo periodo. Uno di questi casi purtroppo ha avuto una conseguenza fatale.
A tal proposito stiamo programmando una riunione tra i tre poteri dello Stato il prossimo lunedì in sede congressuale per valutare la questione e agire in maniera congiunta e coordinata al fine di recidere le radici di questo fenomeno criminale.
Fortunatamente qui in Paraguay non c’è stato l’incremento che si è registrato in altri paesi,
come Colombia, Argentina o Messico, per esempio, dove la percentuale è altissima.
Speriamo di poter frenare il fenomeno per tempo. Al momento stiamo richiedendo il parere di tecnici e di persone con esperienza. E’ già venuto in visita a questo scopo il vice presidente della Colombia che vanta molta esperienza in questo campo e ci ha fornito una serie di raccomandazioni. Poi abbiamo invitato anche due specialisti in sequestri messicani per comprendere se con il loro aiuto possiamo agire ancora più efficacemente.
Lei pensa che dietro a questi sequestri ci sia la criminalità organizzata o pensa si tratti semplicemente di delinquenti comuni?
Secondo i rapporti di polizia sono tre le organizzazioni responsabili di questi sequestri. Una di queste pare sia collegata con frange di estrema sinistra che agiscono sotto il suggerimento delle FARC colombiane. Questo è uno dei gruppi organizzati. Ci sono poi altri gruppi che hanno radici in Argentina e che sono responsabili del sequestro di un ragazzo e di una signora che è sparita da un anno. A questi si aggiungono al tri casi che potrebbero essere collegati fra loro.
Per ultimo c’è un gruppo di ragazzi che non è organizzato e non ha esperienza. Hanno cercato di fare sequestri, ma poi hanno liberato immediatamente i rapiti. Probabilmente sono delinquenti comuni che cercano di ottenere una piccola somma: due milioni, tre milioni di guaranì, sono sequestri cosiddetti “express”.
Secondo la sua opinione, Presidente, le organizzazioni criminali, disponendo di una quantità enorme di denaro possono minacciare la democrazia in un paese tramite la corruzione?
Io credo che non si possa scartare questa possibilità e speriamo che non succeda però è purtroppo possibile, specialmente nelle democrazie giovani e deboli come quelle della maggior parte dell’America latina. Per esempio noi viviamo in democrazia da appena 15 anni, quindi ancora stiamo imparando a comprendere cosa significhi.
Per esempio il vostro paese sta affrontando il problema della corruzione?
Sì, ma purtroppo i nostri processi sono molto più lenti di quelli della criminalità che invece è molto organizzata e va molto più velocemente della reazione dello Stato. Forse in alcuni paesi del Primo mondo si può reagire con la stessa efficacia. Noi siamo in ritardo, anche per mancanza di mezzi economici, tecnici… di cui invece la criminalità dispone in abbondanza.
La corruzione viene gestita dalle mafie o è una caratteristica, diciamo così, tipica di una mala politica?
Data la storia del Paraguay non posso affermare che siano le mafia ad esercitare la corruzione. Purtroppo qui da noi la corruzione ha una radice politica e culturale antica. Da bambini, in famiglia, a scuola, in collegio, con il gruppo di amici, si ha l’impressione che l’integrità morale non sia riconosciuta come un valore, piuttosto si ritiene la corruzione una cosa del tutto normale. Una piccola corruzione? Per fare un esempio: una madre che dica a un figlio porta questo regalino alla maestra così ti tiene più in considerazione… capisce che per questo tipo di mentalità non c’è bisogno dell’influenza di nessuna mafia… E’ diventato normale che oggi si vada a richiedere un servizio e che si passino banconote da 10.000 o da 15.000 guaranì perché si faccia più in fretta… e che con tutta allegria si racconti.
Il materiale di contrabbando per esempio… le persone vanno in Brasile e se non tornano con materiale di contrabbando sembra che non tornino complete…
Quindi è nella nostra cultura, nella nostra testa, non si può parlare di grande corruzione in Paraguay.
E’ possibile secondo lei contrastare la grande corruzione e come?
Beh, stiamo cercando di trovare il modo. Per quanto riguarda il potere giudiziario, stiamo cercando di contrastare la corruzione da un punto di vista amministrativo, con un buon sistema di trasparenza che va applicato ad ogni tipo di contrattazione.
In materia invece di trasparenza giurisdizionale abbiamo quasi terminato di redigere un codice etico. Stiamo lavorando con i magistrati per interiorizzare questo codice etico, proprio per cercare di cambiare questa cultura della corruzione radicalizzata e a volte impercettibile. Oggi vogliamo che il giudice veda chi è nel giusto e chi no. Facciamo un esempio. In molti casi un giudice può accettare in buona fede un regalo, magari una bottiglia di whiskey perché ha firmato una sentenza a favore. Invece no, questo nuovo codice prevede che il giudice non lo accetti. Una mentalità che deve cambiare anche nei giudici. Una volta che una condotta etica viene assimilata come valore principale, allora possiamo anche affrontare la corruzione perché se esiste è perché ci sono due parti: una che offre e l’altra che accetta. E se quella che accetta lo fa anche in buona fede questo comportamento va generalizzandosi, ma se noi riusciamo a far prendere coscienza che è importante rifiutare, allora abbiamo speranze di poter neutralizzare il fenomeno.
Qual è la sua visione del mondo oggi alla luce di eventi tragici come gli attentati terroristici, la criminalità, le migliaia di persone che soffrono… lei è ottimista o è pessimista?
Io vorrei essere ottimista, almeno per quanto concerne la mia istituzione. A livello internazionale non posso dire lo stesso e per molte ragioni. Sembra che l’essere umano non voglia comprendere che il modo più veloce, adeguato e più efficace per trasformarsi è la via spirituale. E’ l’unica via d’uscita per l’uomo: la conversione spirituale. Deve imboccare una svolta a livello individuale perché tutta la società attorno a lui migliori. Non si può pensare di conseguire una conversione di massa. Sfortunatamente è la Bibbia stessa a dirci che gli eventi andranno sempre peggiorando, che ci saranno grandi guerre che “si leveranno nazioni contro nazioni, fratello contro fratello, ci saranno omicidi, suicidi...”
E’ quello che sta accadendo…
E’ ciò che sta accadendo e può essere che siano i segnali di quella che chiamiamo Apocalisse, che quindi stiamo arrivando alla fine dei tempi.
Però nella Bibbia si parla anche del ritorno di Cristo e di un tempo di Pace.
Certo vi è anche questo. Perciò sostengo che per vincere questa lotta dobbiamo combattere su due fronti: quello umano con una condotta etico-morale e quello spirituale che è ancora più importante.
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