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Antimafia Duemila

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Nov 20th
Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004
Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004
Mafia,narcotraffico e dittatura
Argentina la lunga via del riscatto
Paraguay terra di confine
Intervista al giudice Barrios
Intervista al commissario Rosas
Intervista alla dott.ssa Barreto De Ruiz
Intervista alla direttrice della dogana dott.ssa Diaz
L'archivio del terrore
Uruguay crimine e soldi


INTERVISTA
ALLA DOTT. SSA
BARRETO DE RUIZ

Dottoressa de Ruiz, come è nato l’osservatorio nazionale antidroga?
L’osservatorio è nato nel 2001 su mandato del ministro Ugo Castor Ibarra poiché mancava proprio uno studio scientifico rigoroso in tema di droghe e nello stesso tempo non potevamo chiedere finanziamenti per far fronte al problema senza presentare un documento dimostrativo.
Siccome non disponevamo inizialmente di un’équipe specializzata in materia abbiamo cominciato a svolgere il lavoro nell’ambito dell’area metropolitana di Asunciòn e in particolare all’interno dei collegi scolastici. Ciò che è emerso ci ha allarmato perché il gruppo di studenti del nostro paese è per così dire, sano, studia, quindi si suppone che non consumi droghe. Tuttavia il questionario che avevamo preparato prevedeva la possibilità di utilizzo di 14 tipi di droga, mentre proprio dai ragazzi ne è stata aggiunta una tipologia. E’ proprio sulla base di questi dati che ci siamo posti l’obiettivo di creare lo studio nazionale contro la diffusione della droga fra gli studenti.
Inoltre abbiamo voluto lavorare in collaborazione con i giornalisti affinché la questione si percepisse nella sua globalità: i drogati sono dei malati e la battaglia contro la droga non si vince solo con i sequestri e le operazioni di polizia, ma con un piano condiviso di prevenzione che riguarda anche la conseguente problematica del riciclaggio di denaro sporco.
E’ poi vero che il consumo di droghe nel nostro paese è molto inferiore a quello degli altri paesi, ma siccome la nostra densità di popolazione è comunque molto contenuta l’impatto risulta ancora maggiore.
Dopo questa fase preliminare abbiamo spostato la nostra attenzione sul consumo nelle abitazioni  paraguaiane. Il risultato è raccolto in questo testo che le lascio e che abbiamo presentato ufficialmente i primi di settembre.

Quali sono stati i risultati più eclatanti?
Alla domanda: “Dove hai preso un tranquillante per la prima volta?” La maggioranza ha riposto: “a casa mia”. Il dato è stato riscontrato anche con il parere degli adulti. Si può dire che il consumo più elevato è quello delle droghe antidepressive come l’alcol che viene consumato in prevalenza durante il week-end, possiamo dire che è un po’ un rituale paraguaiano.
Al secondo posto troviamo il tabacco, una dipendenza che colpisce sia giovani che adulti, poi troviamo i tranquillanti, al quarto posto gli stimolanti. Per quanto riguarda le droghe illegali la prima è la marjuana, l’abuso di cocaina e eroina è molto basso. Purtroppo però molto intenso, perché qui la droga si taglia pochissimo con le altre sostanze.
Per esperienza so che negli Stati Uniti un drogato può sopravvivere per 15 anni senza problemi particolarmente gravi, mentre qui la percentuale di longevità è molto inferiore.

Qual è secondo voi la metodologia migliore per evitare e prevenire il consumo di droga, soprattutto nei più giovani.
Per risponderle devo tracciarle un quadro più ampio. Da pochi anni il Paraguay si trova ad affrontare i problemi che derivano dallo scambio interculturale con altri paesi, per esempio oggi esiste una pubblicità molto aggressiva che non viene in alcun modo controllata. Stiamo perciò cercando di spostare l’obiettivo e di lavorare maggiormente sulle cause, per esempio sull’educazione delle nuove generazioni perché sin da bambini sappiano che devono dire di no.

Occorrerebbe una campagna di sensibilizzazione mediatica sostenuta dal Ministero.
Certo, ma qui dobbiamo affrontare un altro problema che è quello dei fondi. Il Ministro si è già battuto per questo potendo mostrare i risultati di questo lavoro. Ma la prevenzione non è una priorità, sappiamo che la gran parte degli stanziamenti sono destinati al Ministero della Difesa che sono anche sproporzionati rispetto al nostro prodotto interno lordo.

Bisognerebbe chiedere al Presidente della Repubblica di sottrarne una parte…
Magari! (ride) In Paraguay abbiamo ancora tanti ragazzi sani, i numeri lo dicono e si possono ottenere altrettanti risultati.
Vi auguriamo un buon lavoro allora
Grazie 



 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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