La Rivista
Editoriali
Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004 | Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004 |
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Pagina 5 di 10 INTERVISTA AL GIUDICE BARRIOS Il giudice Carlos M.Ortiz Barrios è un giudice penale ed un docente universitario di fama. Di recente ha preparato delle proposte normative per il contrasto al narcotraffico raccolte in un voluminoso tomo intitolato: “El narcotrafico: Nuevos Institutos para su investigaciòn” nel quale affronta le diverse problematiche da un punto di vista preminentemente legislativo senza comunque prescindere dal contesto socio culturale nel quale si inseriscono. Il progetto è preciso e soprattutto molto lungimirante. Infatti la diffusione delle droghe tutto sommato ancora abbastanza sotto controllo in Paraguay presenta, come già fortemente acquisito dall’esperienza dei paesi confinanti, aspetti molto complessi e variegati. Ad esempio, spiega il giudice nel prologo introduttivo all’opera che, a partire dalla sua storia professionale, si è reso conto che spesso l’atto repressivo-giudiziario tende a colpire solamente la manovalanza “mentre i veri narcocriminali continuano a camminare impuniti per le strade, partecipando a grandi riunioni sociali, finanziando campagne politiche o, in alcuni casi fingendosi persino moralisti”. Poiché – ha proseguito – “l’esperienza mondiale indica, in tutta la sua crudezza, che questa criminalità organizzata gode di profonde relazioni a livello politico. La stampa internazionale ha mostrato i casi in cui la narcocriminalità arriva a finanziare il funzionamento di partiti politici o di campagne elettorali con il conseguente compromesso che questo implica, come la confusione tra questa forma di delinquenza e certi settori della politica”. Alla causa anche la situazione economica di certi paesi dell’America latina la cui economia dipende in gran parte dalla produzione di stupefacenti e quindi dal narcotraffico. Oltre alla repressione poi è necessaria una forte politica preventiva per evitare il consumo di stupefacenti con la consapevolezza comunque che “il consumo è un fenomeno mondiale favorito da una pericolosa società del consumo che privilegia come valore supremo il consumismo estremo”. Fortunatamente – scrive il giudice – in Paraguay esiste ancora una certa cultura che privilegia i legami familiari tradizionali ponendoli come componente essenziale della società. Un valore quindi da tutelare a tutti i livelli: politico, sociale e culturale. Della stessa importanza, secondo il giudice, la tutela dell’ambiente nel quale viviamo per la quale si batte in prima persona con lo scopo di sensibilizzare, in collaborazione con i colleghi dei paesi contigui, il popolo uruguayano su questo delicato tema. Dottor Barrios come si presenta la situazione del traffico di droga in Paraguay oggi? E chi la gestisce? In base ai dati recenti di cui disponiamo il Paraguay in questo momento svolge una funzione di ponte per il traffico di stupefacenti ed è in questo ambito che possiamo inquadrare i casi di cui ci stiamo occupando. La gestione di questo tipo di reato è stata da sempre appannaggio esclusivo della criminalità organizzata benché io ritenga si possa sostenere che nel nostro paese ancora non esista un’associazione criminale di questo tipo. Al contrario le informazioni che possediamo suggeriscono che questo avviene in altri paesi dell’America Latina. Quali? Per esempio in Colombia e in Perù queste organizzazioni hanno la loro testa pensante, ma operano anche altrove, in altri paesi, compreso il Paraguay. Vi sono indagini che indicano un’eventuale collaborazione internazionale tra questi gruppi organizzati che operano in Paraguay e le grandi mafie internazionali come quella siciliana, quella calabrese e colombiana? Non possiedo dati diretti in questo senso, ma se si esaminano casi antecedenti si può ben dire che le organizzazioni che operano sul territorio affondano le proprie radici in diverse parti e non limitano le loro operazioni in zone circoscritte, ma vanno ampliandosi ed evolvendosi anche come metodologie del crimine. Dalla relazione presentata recentemente in Italia dalla dottoressa Adriana Rossi ad un convegno sul narcotraffico è emerso che vi sarebbe la possibilità di un collegamento tra i narcotrafficanti e alcune cellule terroristiche che fanno capo ad Al Qaeda e che questi traffici avverrebbero proprio sul vostro territorio. Non sono a conoscenza di informazioni di questo genere. Certo è che il territorio paraguayano facilita un certo tipo di operazioni anche a causa della sua triplice frontiera, però a mio avviso capita spesso che vengano divulgate notizie ancor prima di venire opportunamente riscontrate. Mi sta dicendo che non ci sono prove di questo possibile collegamento. Esatto. Finora i casi sospetti non sono stati suffragati da prove sufficienti. Dottor Barrios, a suo avviso, quanto il denaro proveniente dal narcotraffico, mi riferisco quindi a ingenti cifre, può minacciare o condizionare l’ordine democratico di un paese? Faccio l’esempio della Colombia in cui le indagini hanno riportato che il patrimonio del boss Pablo Escobar era di una tale ingenza da poter sanare il debito pubblico nazionale. Indubbiamente il narcotraffico induce un giro enorme di denaro che consente sia l’acquisto che l’utilizzo di alta tecnologia per le varie operazioni e per il proprio sistema di difesa. In ogni caso il narcotraffico gestisce un ammontare di denaro che di per sé è superiore al prodotto interno lordo di qualsiasi paese dell’America Latina e questo già la dice lunga sulla sua capacità di influenzare un governo. In alcuni paesi non solo sono in grado quindi di condizionare le elezioni, ma alcuni dei suoi rappresentanti sono in parlamento, altri nel potere esecutivo e altri indubbiamente sono collusi. Se qualcuno viene favorito economicamente deve poi avere una qualche controparte e ovviamente questo è possibile con un’immensa quantità di denaro. Inoltre la nostra polizia non è nelle condizioni per sferrare un attacco frontale perché sono delitti sempre diversi proprio come modus operandi e ciò crea difficoltà tremende per riuscire a conseguire un successo secondo una modalità operativa. Ciò avviene proprio perché queste organizzazioni dispongono di una quantità incredibile di soldi…. Il suo paese avverte questa minaccia? Come si sta organizzando per fronteggiare eventualmente tale emergenza? Da un po’ di tempo a questa parte stiamo muovendo non solo a livello repressivo, ma anche preventivo. Il pericolo della diffusione della droga deve venire sentito da tutta la comunità. Occorre far comprendere alla società civile che stiamo intraprendendo una battaglia contro un reale rischio per la salute dei cittadini, un danno spesso irreversibile. Quindi il problema non si limita a chi consuma, ma si estende a tutta la società, allo Stato e più in generale a tutta l’umanità. Dal suo punto di vista come valuta il grado di corruttibilità del suo paese dopo l’epoca della dittatura, è aumentata o diminuita? E’ forse troppo presto per dare una valutazione definitiva. Certo ci sono stati tanti cambiamenti. Oggi per esempio la gente è molto più informata mentre la prerogativa di un regime totalitario è proprio quello della manipolazione dell’informazione, in un sistema socialdemocratico, invece, sappiamo anche cosa è accaduto nel nostro recente passato. Per quanto riguarda la corruzione, purtroppo il Paraguay vive ancora questo problema.
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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