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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004
Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 42 Novembre-Dicembre 2004
Mafia,narcotraffico e dittatura
Argentina la lunga via del riscatto
Paraguay terra di confine
Intervista al giudice Barrios
Intervista al commissario Rosas
Intervista alla dott.ssa Barreto De Ruiz
Intervista alla direttrice della dogana dott.ssa Diaz
L'archivio del terrore
Uruguay crimine e soldi


Mafia, narcotraffico e dittatura
di Giorgio Bongiovanni *


Una terra bellissima, ma disgraziata. Un po’ come la Sicilia di Paolo Borsellino se si vuol fare un paragone. Terra sconfinata dove i colori hanno mille toni e l’aria si respira, terra di conquista dilaniata da dittature e povertà. Così lontana ma così italiana.
Argentina, Uruguay e Paraguay sono state la meta di questo nostro viaggio in terra latina dove le mafie hanno spesso il terminale dei loro loschi affari. Soprattutto come produttori o tunnel del grande traffico di droga che ha ripreso vigore come non mai negli ultimi anni, ammesso che ne avesse perduto…
Per quanto riguarda l’Argentina ci siamo affidati alla puntuale ricostruzione della dottoressa Adriana Rossi della quale avevamo già pubblicato una relazione nel numero scorso. Si tratta di un dossier tratto da Narcomafie nel quale la studiosa traccia le linee del tentativo di riscatto del grande paese sudamericano ancora fiaccato dalla grave crisi economica e dalla criminalità dilagante.
Nel cuore di questo triangolo il Paraguay, giovane democrazia nata sulla tragedia della dittatura di cui abbiamo raccolto la toccante e tremenda testimonianza dell’avvocato Martin Almada sopravvissuto a tre anni di prigionia e torture. Ad Asunciòn abbiamo condotto un’inchiesta sul traffico di droga e sul pericolo imminente che vengano a crearsi strutture mafiose potenti in collegamento con quelle italiane e colombiane. Al momento, secondo i nostri intervistati, il Paraguay appare più come un appetitoso paese di transito, ma rimane alto il rischio di un futuro condizionamento istituzionale attraverso un male di cui purtroppo il Sud America come il resto del mondo è fortemente affetto: la corruzione.
Per questo il dipartimento di Stato ha predisposto che venisse svolta un’accurata indagine nei collegi e nelle case per valutare per esempio il consumo di droga da parte dei più giovani. I risultati non sono ancora così allarmanti, infatti la politica di governo, così come ci hanno spiegato i vari esperti che abbiamo intervistato, è concentrata soprattutto sulla prevenzione.
In Uruguay la situazione si presenta diversa. La sua storia è già più nota alle cronache di casa nostra per il suo ruolo di rifugio per criminali di vario genere e tipo, nonché come perfetto nascondiglio per documenti scottanti compresi quelli relativi alla loggia  massonica P2.
A rendere un quadro completo dell’attuale situazione della giustizia in Uruguay il giudice Pablo Eguren, titolare dell’inchiesta sulla colossale truffa legata al Banco di Montevideo.




 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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