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Terremoto - I giochi sono fatti
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Giampaolo Giuliani: l'uomo che ci salvo' la vita

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di Pietro Orsatti su
Left Avvenimenti - 24 aprile 2009
Terza settimana sotto le tende, e la macchina della ricostruzione che si mette in moto. In che modo? Il silenzio dei media e i proclami del premier non rassicurano gli abruzzesi.
 

Il terremoto è scomparso. Viva il terremoto. Scivolato nelle pagine interne dei giornali, taglio basso, con una velocità impressionante, il sisma che ha sconvolto mezzo Abruzzo nelle prime ore del 6 aprile (e continua a progredire con il cosiddetto “sciame”), uccidendo quasi 300 persone. Trecento per quello che si sa, anche perché, come spesso succede, dopo 7 o 8 giorni si smette di cercare di routine e la calce viva prima e le ruspe poi cancellano ogni traccia. Non è ferocia, non è dimenticanza: è fondamentale evitare epidemie e ulteriori ritardi. È la legge delle catastrofi. E la legge delle catastrofi è impietosa. Come nel caso di un terremoto-pazzi-web.jpgcentinaio di terremotati della provincia di l’Aquila trasferiti sulla costa abruzzese e alloggiati presso alcune strutture ricettive di Scerne di Pineto che dopo due settimane sono stati evacuati a causa dell’esondazione del fiume Vomano. Dove li hanno trasferiti? Un po’ qui e un po’ là. Ci si penserà. Poi.

Il terremoto è scomparso, viva le polemiche sul referendum, o quelle su Vauro e Santoro e poi sull’ultimo nominato al reality in voga (“La fattoria”, cosa di meglio in tempo di catastrofe naturale?). Onna è già storia, la Casa dello studente la ricostruiremo più bella di prima. Più solida ci vuole poco. Riappare, il terremoto, solo quando si parla di venti bambini che tornano in una scuola da campo sotto l’occhio compiaciuto e paterno (o paternalista?) del premier scravattato. Gli altri 15 o 16mila studenti di ogni scuola e grado che si dividono fra tendopoli, residence e addirittura, ancora, pianali delle automobili di famiglia? Ci si penserà. Poi.

«Ho inviato in tutti i centri abitati di qualche importanza, compresi quelli dispersi sulle montagne, nuclei di truppe di forza adeguata e mezzi sanitari per prestare opera efficace di soccorso intesa a conseguire i seguenti scopi: estrarre le persone sepolte vive, medicare i feriti e sgomberarli nel più breve tempo sulla ferrovia Sulmona-Avezzano, con immediato inoltro negli ospedali; vettovagliare la popolazione superstite, specialmente quella rimasta tagliata fuori dalle linee di comunicazione e nell’impossibilità di provvedere da se stessa alle derrate perché sepolte sotto le macerie; disciplinare e provvedere all’estrazione e tumulazione dei cadaveri per necessità igieniche; disciplinare gli scavi delle proprietà private per salvaguardare i diritti degli eredi; impedire a qualunque costo manomissioni e furti delle proprietà abbandonate e peggio ancora reati contro le persone; improvvisare ricoveri nella più larga misura, in tutti i centri ove era popolazione superstite per il momentaneo riparo dei feriti in attesa di trasporto e degli incolumi; promuovere appena possibile gli elementi per la rinascita a nuova vita dei centri abitati». No, non è Bertolaso. Anche se sembra oggi. Si tratta di un brano della relazione dell’Autorità militare del Regno datata gennaio 1915. Terremoto della Marsica. La terra tremava allora, come trema ora.  Ma non si è imparato nulla. Certo, nel ’15 i morti furono 29mila su una popolazione complessiva di 120mila persone e oggi poche centinaia. Però. C’è sempre un però.

 
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