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Con l'alibi delle arance
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DOSSIER DE MAGISTRIS
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Con l'alibi delle arance

di Monica Centofante - 24 aprile 2009
Nella sentenza contro il boss Salvatore Bagliesi fondamentale la consulenza di Gioacchino Genchi

Come già annunciato pubblichiamo, di seguito, il primo di una serie di articoli che ricostruiranno il lavoro svolto da Gioacchino Genchi nell’ambito di alcuni dei numerosi processi per i quali ha espletato attività di consulente delle procure.
 
DOSSIER ALL'INTERNO!

 


Le analisi che di volta in volta proporremo aiuteranno il lettore a comprendere, nei dettagli, le modalità con cui vengono svolte le consulenze e la loro fondamentale importanza ai fini del raggiungimento della verità processuale.

La aveva quasi fatta franca, ma grazie alle perizie del super esperto informatico Gioacchino Genchi lo scorso 9 dicembre è stato condannato alla pena dell’ergastolo.
Una storia a lieto fine – per la Giustizia - che vede come protagonista Salvatore Bagliesi, appartenente alla famiglia mafiosa di Partinico. Accusato di aver partecipato al duplice omicidio di Francesco Paolo Alduino e Roberto Rossello, ma assolto dalla Terza Sezione della Corte di Assise di Palermo in primo grado.
Quel giorno, erano riusciti a dimostrare i suoi avvocati, Bagliesi non poteva essere sul luogo del delitto, avvenuto intorno alle 6.45 del mattino del 10 aprile 1999. Perché in quel frangente stava scaricando arance – come in precedenza aveva fatto altre volte - al locale mercato ortofrutticolo.
Lì si era trattenuto fino alle 7.00 – 7.30, quando aveva fatto rientro al suo magazzino per caricare le cassette vuote su un altro camion, in previsione di un ulteriore carico di frutta che intendeva fare quella stessa mattina a Ribera.
Ad aiutarlo, Massimiliano Suriano, testimone della difesa, che il 9 maggio del 2007 ha confermato quella versione giurando di essersi accompagnato al Bagliesi sin dalle 5:00 – 5:30 del mattino di quel fatidico 10 aprile.
Una tesi, annotava il Dott. Giancarlo Trizzino nelle motivazioni della sentenza, supportata dalle dichiarazioni del consulente tecnico della difesa Ing. Carvelaro e dall’incongruenza delle dichiarazioni di Michele Seidita, collaboratore di giustizia, che di quell’omicidio si era autoaccusato e che nei confronti del Bagliesi era colpevole di quella che viene definita “progressione accusatoria”. Meglio detto: dichiarazione dopo dichiarazione, il pentito aveva aumentato sempre più le responsabilità dell’imputato nelle fasi di attuazione del delitto.
Con il risultato che la Corte aveva ritenuto poco affidabili le sue rivelazioni decidendo così per un’assoluzione con formula piena per l’indagato.
Insomma, tutto per Bagliesi sembrava filare liscio, fino a che la Corte d’Appello presieduta da Innocenzo La Mantia non ha meglio analizzato le perizie del consulente dell’accusa Gioacchino Genchi. Rovesciando le carte in tavola. E scoprendo che Bagliesi era stato in realtà una pedina fondamentale, sia nelle fasi di attuazione che in quelle di ideazione del delitto.
Sorpresa? Niente affatto. In realtà è accaduto decine di volte, come vedremo nel corso di questa rubrica, che le consulenze del Dott. Genchi si siano rivelate fondamentali per il raggiungimento della verità processuale.
E se andiamo con ordine, nel caso specifico vedremo come e perché.


 
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