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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Terzo Millennio N° 28 Gennaio 2003
Terzo Millennio N° 28 Gennaio 2003 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 28 Gennaio 2003
Iraq,punto di non ritorno
Ci puo' essere ancora un buon Natale
Tanti auguri scomodi
La "Notte di Erode"
La guerra fa girare il mondo
Petrolkiller non avrai il mio scalpo!
Vaticano,nucleo rovente della guerra fredda
Il Papa imprevedibile
...per approfondire
Pagina 11


Il Papa imprevedibile
Giovanni Paolo II, punto di disquilibrio
tra Occidente e Oriente

di Lorenzo Baldo

Karol Wojtyla, <<perturbatore – come lo ha definito il magistrato Ferdinando Imposimato – degli equilibri esistenti>> tra Est e Ovest, si è trovato al centro di un complotto internazionale che lo voleva morto. Oggi, nonostante i tanti ostacoli incontrati sul proprio cammino, Giovanni Paolo II continua ad essere quel Papa combattivo e difensore dei diritti umani che è sempre stato. Un Papa probabilmente ineguagliabile.
Dottor Imposimato, la tesi finale del suo libro, “Vaticano. Un affare di Stato”, si può riassumere nella congiura contro Papa Wojtyla, cominciata già all’epoca della sua elezione al soglio pontificio, nel ’78?
Papa Giovanni Paolo II, al pari di Aldo Moro, era un perturbatore degli equilibri esistenti, motivo per cui ho cercato di sostenere la linea di fondo della continuità con il caso Moro: come lui, infatti, il Pontefice è stato al centro di un complotto che ha coinvolto le forze dell’Est, quelle eversive degli Stati Uniti e la massoneria deviata. Si pensi che nel Comitato di crisi c’erano esponenti della P2, di cui qualcuno era agente della Cia, o personaggi come Steve Pieczknick, che era un rappresentante del governo americano legato a Kissinger. Fu questo Comitato a decretare, come lo stesso Pieczknick ha confermato, la morte di Moro, con la decisione di non intervenire per salvargli la vita.
Quando Wojtyla ha cercato di superare la logica dei blocchi contrapposti, proponendo Stati in cui fosse possibile un compromesso storico, ha toccato gli interessi di Occidente e Oriente. Le azioni del Papa erano considerate “pericolose” poiché si riteneva che la presenza del partito comunista, in Italia, mettesse a repentaglio la sicurezza della Nato. Ragione per cui si è giunti ad un complotto attivo perpetrato dei servizi segreti dell’Est, ma anche a quelle gravi omissioni da parte dei servizi occidentali, in particolare di quelli americani, che erano a conoscenza di tale congiura, ma non hanno fatto nulla per impedirla, come si legge anche in una sentenza del giudice Priore. Si è trattato di una congiura trasversale, poiché il Papa aveva dei nemici anche all’interno del Vaticano stessa: c’era, per esempio, Eugen Brammertz, un monaco benedettino che, sicuramente, fu tra gli artefici di questo progetto che è stato portato avanti anche dopo il 13 maggio, poiché dopo quella data il Papa era diventato un mito, l’alfiere della libertà, e, quindi, coloro che avevano concepito il disegno di eliminarlo, a quel punto lo ritenevano ancora più pericoloso. Il piano di uccidere il Pontefice in seguito si è tradotto nei sequestri di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: conseguenze dirette del fallimento del tentativo di sequestro di Raffaella Gugel, figlia dell’aiutante di camera del Pontefice, Angelo Gugel, che si trovava accanto al Santo Padre anche il 13 maggio ’81, sulla sua macchina. Oltre a Brammertz, a tramare contro Giovanni Paolo II c’erano anche dei giornalisti che lavoravano all’interno delle mura leonine e, addirittura, dei monsignori che, in seguito, sono stati scoperti dallo stesso Vaticano e cacciati. Tra questi vi era anche un polacco, tale Krawczyk, nonché Alois Estermann, indicato dalla Stasi (con cui ho parlato più volte, a Berlino) come un contatto dei servizi segreti dell’Est. Nella lettera di Alì Agca, scritta nel novembre ’79, si parla della necessità di uccidere il Papa, definito il capo delle crociate, legato all’imperialismo americano, oppure al Mossad, ecc. E’ evidente che si è trattato di una convergenza di moventi che, pur riguardando forze fra loro in lotta, servizi segreti antagonisti, non si escludevano.
Da quanto tempo è in corso la lotta alla successione al trono di Pietro?
La lotta per la successione ormai è in corso già da molto tempo: già nel 1981, vedendo il Papa ferito, molti pensarono che ormai fosse vicino alla morte e, quindi, già da allora si scatenarono delle battaglie, come avviene negli Stati democratici laici, per la conquista del soglio pontificio. Non è facile prevedere cosa accadrà. Il protrarsi in vita del Papa oltre le aspettative di quelli che pensavano potesse morire a causa della sua apparentemente grave malattia, ha fatto sì che molti partecipanti a questa corsa per il pontificato venissero eliminati, avendo ormai superato i limiti di età. Uno di essi poteva essere, ad esempio, il cardinale Martini – anche se mi guardo bene dal dire che Martini abbia fatto parte di qualche complotto – e chi, magari, contava su di lui adesso avrà dovuto escluderlo dall’elenco dei possibili successori di Giovanni Paolo II. Tutto, quindi, verrà stabilito in base alla morte del Papa. Per ora si sente parlare di un Papa del Terzo Mondo, uno autorevole, che possa finalmente aprire gli orizzonti anche verso i Paesi del Sudamerica, oppure si sente parlare di un Papa sudamericano.
Il successore di Papa Wojtyla dovrà mantenere gli equilibri già esistenti tra quei poteri che gestiscono le varie forze all’interno del Vaticano?
Questo è uno Stato che dura da duemila anni ed è quindi chiaro che il nuovo Papa cercherà di tenere in piedi i vari equilibri. Ci sono sempre state forze antagoniste: una che guarda a Oriente, l’altra che guarda a Occidente ed una terza che media tra queste due, e, forse, è proprio questa la forza del Vaticano. Al momento, comunque, non riesco proprio ad immaginare chi potrebbe essere il nuovo Pontefice. Della morte di Karol Wojtyla si parlava già cinque anni fa, invece il Papa ha dimostrato una vitalità eccezionale, per cui potrebbe vivere ancora altri dieci anni e fra un decennio gli scenari saranno certamente cambiati: ora, per esempio, c’è il problema della guerra e il Santo Padre si è dimostrato molto attivo anche nella lotta ai guerrafondai, battendosi per l’indipendenza della Palestina. È un Papa che difende i diritti umani, ed è imprevedibile: ideologicamente non è legato a Oriente né a Occidente. Non so se chi verrà dopo di lui farà la stessa cosa.




 
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