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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow Terzo Millennio N° 28 Gennaio 2003
Terzo Millennio N° 28 Gennaio 2003 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 28 Gennaio 2003
Iraq,punto di non ritorno
Ci puo' essere ancora un buon Natale
Tanti auguri scomodi
La "Notte di Erode"
La guerra fa girare il mondo
Petrolkiller non avrai il mio scalpo!
Vaticano,nucleo rovente della guerra fredda
Il Papa imprevedibile
...per approfondire
Pagina 11



La guerra fa girare il mondo
di Eduardo Galeano

E' il tempo della paura. Il mondo vive in uno stato di terrore e il terrore si maschera: dice di essere opera di Saddam Hussein, un attore ormai stufo d'interpretare il ruolo del nemico, o di Osama Bin Laden, babau di professione. Ma il vero autore del panico planetario si chiama Mercato. Questo signore non ha niente a che spartire con la vecchia cara zona del quartiere dove si va a comprare la frutta e la verdura. E' un potentissimo terrorista senza volto, che si trova ovunque, come Dio, e che, come Dio, crede di essere eterno. I suoi numerosi interpreti annunciano: "Il Mercato è nervoso", e intimano: "Non bisogna irritare il Mercato".
La sua lunghissima fedina penale lo rende temibile. Non ha fatto altro che rubare cibo, ammazzare posti di lavoro, sequestrare interi Paesi e fabbricare guerre.
***
Per vendere le sue guerre, il Mercato semina paura, e la paura crea il clima adatto. La televisione s'incarica di far sì che le torri gemelle di New York crollino tutti i giorni. Che cosa ne è rimasto del panico dell'antrace? Non solo un'inchiesta ufficiale, che ha chiarito poco o nulla su quelle lettere mortali, ma anche un aumento vertiginoso del budget militare degli Stati uniti. E i miliardi che quel paese destina all'industria della morte non sono bazzecole. Neanche un mese e mezzo di quelle spese basterebbe a far finire la miseria nel mondo, se i numeretti delle Nazioni unite non mentono.
Ogniqualvolta il Mercato dà l'ordine, la spia rossa dell'allarme lampeggia nel pericolosimetro, la macchina che trasforma ogni sospetto in prova schiacciante. Le guerre preventive uccidono nel dubbio, non per le prove. Adesso tocca all'Iraq. Quel paese disgraziato è stato condannato un'altra volta. I morti sapranno perché: in Iraq c'è la seconda riserva petrolifera mondiale, che è giusto ciò di cui il Mercato ha bisogno per assicurare combustibile agli sprechi della società dei consumi.
***
Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più temuto del reame? Le potenze imperialistiche monopolizzano per diritto naturale le armi di distruzione di massa.
All'epoca della conquista dell'America, mentre nasceva quello che adesso chiamano Mercato globale, il vaiolo e l'influenza uccisero molti più indigeni della spada e dell'archibugio. La riuscita invasione europea dovette ringraziare i batteri e i virus. Secoli dopo, quegli alleati provvidenziali sono diventati armi di guerra in mano alle superpotenze. Un pugno di paesi monopolizza gli arsenali biologici. Un paio di decenni fa, gli Stati uniti permisero a Saddam Hussein di lanciare bombe batteriologiche contro i curdi, quando lui era coccolato dall'occidente e i curdi godevano di pessima fama, ma quelle armi batteriologiche erano state fatte con colture comprate da una ditta di Rockville, nel Maryland.
In materia militare, come in tutto il resto, il Mercato predica la libertà, ma la competizione non gli piace neanche un po'. L'offerta si concentra nelle mani di pochi, in nome della sicurezza universale. Saddam Hussein fa molta più paura. Il mondo trema. Una minaccia tremenda: l'Iraq potrebbe di nuovo usare armi batteriologiche e, ancora molto più grave, un giorno potrebbe arrivare ad avere armi nucleari. L'umanità non può permettersi quel pericolo, proclama il pericoloso presidente dell'unico paese che abbia usato armi nucleari per assassinare la popolazione civile. E' stato forse l'Iraq a sterminare i vecchi, le donne e i bambini di Hiroshima e Nagasaki?
***
Paesaggio del nuovo millennio:
gente che non sa se domani troverà da mangiare, o se rimarrà senza tetto, o come farà per sopravvivere in caso di malattia o d'incidente;
gente che non sa se domani perderà il lavoro, o se sarà obbligata a lavorare il doppio in cambio della metà, o se la sua pensione sarà divorata dai lupi della Borsa o dai topi dell'inflazione;
cittadini che non sanno se domani saranno assaliti dietro l'angolo, o se gli svaligeranno la casa, o se qualche disperato gli pianterà un coltello nella pancia;
contadini che non sanno se domani avranno terra da lavorare e pescatori che non sanno se troveranno fiumi o mari non ancora avvelenati;
persone e paesi che non sanno come faranno domani a pagare i loro debiti moltiplicati dall'usura.
Saranno forse opera di Al Qaeda queste paure quotidiane?
***
L'economia compie attentati che non compaiono sui quotidiani; ogni minuto uccide di fame dodici bambini. Nell'organizzazione terrorista del mondo, che il potere militare protegge, ci sono un miliardo di affamati cronici e seicento milioni di obesi.
Moneta forte, vita fragile: l'Ecuador e El Salvador hanno adottato il dollaro come valuta nazionale, ma la popolazione fugge. Questi paesi non avevano mai prodotto tanta povertà e tanti emigranti. La vendita di carne umana all'estero genera sradicamento, tristezza e monete. Nell'anno 2001 gli ecuadoregni obbligati a cercare lavoro altrove hanno mandato al loro paese una quantità di denaro che supera la somma delle esportazioni di banane, gamberetti, tonno, caffè e cacao.
Anche l'Uruguay e l'Argentina espellono i loro figli giovani. Gli emigranti, figli di immigrati, lasciano alle spalle famiglie distrutte e memorie dolorose. "Dottore, mi hanno spezzato l'anima": in che ospedale ci si cura? In Argentina un concorso televisivo offre ogni giorno il premio più ambito: un lavoro. Le code sono lunghissime. Il programma sceglie i candidati e il pubblico vota. Ottiene un lavoro chi versa più lacrime e più lacrime strappa. Sony Pictures sta vendendo la formula di successo in tutto il mondo.
Che tipo di lavoro? Uno qualsiasi. Per quanto? Per qualunque cifra e in qualsiasi modo. La disperazione di coloro che cercano lavoro e l'angoscia di quelli che temono di perderlo obbligano ad accettare l'inaccettabile. In tutto il mondo s'impone "il modello WalMart". La ditta numero uno degli Stati uniti vieta i sindacati e allunga gli orari senza pagare le ore extra. Il Mercato esporta il suo esempio lucroso. Quanto più sofferenti sono i paesi, tanto più facile diventa azzerare il diritto al lavoro.
E risulta anche più facile sacrificare altri diritti. I generatori del caos vendono l'ordine. La povertà e la disoccupazione moltiplicano la delinquenza che diffonde il panico, e in questo brodo di coltura prolifera tutto il peggio. I militari argentini, che la sanno lunga di crimini, sono stati invitati a combattere il crimine: che vengano a salvarci dalla delinquenza, proclama gridando Carlos Menem, un funzionario del Mercato che di delinquenza sa molto perché, quando era presidente, l'ha esercitata come nessun altro.
Costi bassissimi, guadagni a mille, controllo zero: una petroliera si spezza a metà e la mortale marea nera attacca le coste della Galizia e anche oltre.
L'affare più redditizio del mondo genera fortune e disastri "naturali". I gas velenosi che il petrolio getta nell'aria sono la causa principale del buco dell'ozono, che ormai presenta le dimensioni degli Stati uniti e del clima impazzito. In Etiopia e in altri paesi africani, la siccità sta condannando milioni di persone alla peggiore carestia degli ultimi vent'anni, mentre la Germania e altri paesi europei sono appena stati colpiti da inondazioni che sono state la peggiore catastrofe dell'ultimo mezzo secolo.
Inoltre il petrolio genera guerre. Povero Iraq!

Tratto da il manifesto 20.12.2002










Non insegnate ai bambini

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grava imprudenza
è lasciarli in balia
di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l’unica cosa sicura
è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto,
al teatro alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un’antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi
il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all’amore
il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

Giorgio Gaber






 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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