La Rivista
Terzo Millennio
Terzo Millennio N° 28 Gennaio 2003 | Terzo Millennio N° 28 Gennaio 2003 |
|
|
|
|
Pagina 10 di 11 ... per approfondire Il fallimento dell’esperimento umano “Negli ultimi decenni decine di conflitti hanno insanguinato il pianeta producendo milioni di vittime e un enorme carico di disperazione e di povertà. Nel terzo millennio ancora non riusciamo a mettere al bando la guerra come mezzo di risoluzione dei nostri problemi. Perché? Perché non siamo capaci di trovare strategie alternative? Il mondo in cui viviamo non è quel <<villaggio globale>> che molti si ostinano a farci credere. Di villaggi, infatti, ce ne sono almeno due: il primo, di medie dimensioni - conta solo un miliardo e duecentomila persone – consuma l’83% delle risorse del pianeta. Di fronte a questo dato statistico si passa oltre frettolosamente, si prosegue nella lettura. Invece occorrerebbe rileggere la frase fino ad impararla a memoria, e a capirne il senso, perché li dentro c’è tutta la cattiva coscienza – e soprattutto il crimine – del mondo sviluppato, civilizzato, democratico, libero”. A scrivere è Gino Strada, dalle pagine del Manifesto, in un articolo che ha i toni di un accorato appello a rivolgere lo sguardo a quelle quattro miliardi e settecento milioni di persone costrette a spartirsi il 17% delle risorse rimaste disponibili. “Riusciamo ancora, noi democratici, donne e uomini liberi, a capire che cosa voglia dire morire di fame? – si chiede – Riusciamo a immaginare i mesi, i giorni, le ore che precedono la morte di un uomo, quando la sua vita si spegne semplicemente perché non ha nulla da mangiare?”. Poi accusa: “La maggior parte dei conflitti oggi in corso, e di quelli cui abbiamo assistito negli ultimi quarant’anni, sono stati incoraggiati, finanziati, armati, e in qualche caso pianificati dall’uno o dall’altro di quei paesi che insieme dovrebbero garantire <<la sicurezza del pianeta>>. Perché lo hanno fatto, e lo stanno facendo: libertà e democrazia, giustizia e diritti umani? Non prendiamoci in giro, sappiamo tutti benissimo che lo fanno per interessi economici, cioè perché in quei paesi c’è chi sulle guerre guadagna enormi quantità di danaro”. Alla fine conclude: “Dobbiamo ricostruire i rapporti tra gli uomini sulla giustizia e sulla solidarietà. Altrimenti saremo condannati alla autodistruzione, non ci saranno vincitori né vinti, l’<<esperimento umano>> sarà fallito”. Kean il sostituisce Kissinger alla Commissione sull’11 settembre Thomas Kean, ex governatore del New Jersey, sostituirà Henry Kissinger alla guida della commissione d’inchiesta incaricata di investigare sui fatti dell’11 settembre. A determinare le dimissioni dell’ex segretario di Stato un’ondata di polemiche provenienti da più parti che lo accusano di aver nascosto la verità ai cittadini americani su importanti questioni internazionali. La decisione di nominare Kissinger al comando della commissione aveva già fatto gridare alla “mancanza di volontà” da parte della Casa Bianca di fare veramente luce su eventuali mancanze degli apparati di sicurezza statunitensi che avrebbero contribuito al verificarsi delle stragi di New York e del Pentagono. Al centro delle polemiche, il conflitto di interessi tra le funzioni della commissione e la “Kissinger Associates”, in stretti rapporti con le oligarchie del petrolio sul conto delle quali la commissione sarà chiamata a indagare e il rapporto di stretta frequentazione e di fiducia reciproca con il clan Bush, il quale dovrà rispondere sul perché sottovalutò gli allarmi dell’intelligence che precedettero l’attacco alle Torri Gemelle. Ora, in seguito alla decisione di nominare Kean lo stesso Bush ha dichiarato: “E’ un leader rispettato per la sua integrità e per il suo buon giudizio”. “Sotto la sua guida la commissione farà un buon lavoro”. E’ Don Diego il nuovo Pablo Escobar La Colombia ha di nuovo il suo Escobar. E’ Diego Montoya Sanchez, boss dei boss dei narcos colombiani, accusato di aver trasportato negli Stati Uniti più di mille tonnellate di cocaina e coinvolto in diversi episodi di violenza tra cui il massacro di 107 contadini di Trujillo. Una personalità criminale che incute timore e rispetto alle diverse coalizioni mafiose che si contendono il controllo del traffico di droga, sempre più remunerativo in quel paese sudamericano che produce l’85% della cocaina consumata nel mondo. Ma a valergli il titolo di Don Pablo del terzo millennio è qualcosa di più. Montoya Sanchez non è solo il narcotrafficante più ricercato al mondo, ma è anche un abile negoziatore, è il finanziatore di unità paramilitari di estrema destra delle Auc (Autodefensas unidas de Colombia) e gode di un’impressionante rete di impunità. La sua carriera criminale lo vede dapprima aiutante dei capi del Cartello di Cali e di quello di Norte del Valle e in seguito primo responsabile dell’importazione in Colombia della pasta base di coca, all’epoca proveniente dal Perù. Oggi, stando a quanto scoperto dalla polizia colombiana, i suoi laboratori si troverebbero a Roldanillo, El Guamo, Ortega e Ibaguè mentre la pasta base proviene dalle piantagioni di coca delle foreste del Guaviano, Caquetà e Putumayo. Il suo braccio destro è Ever Villafagne, evaso dal carcere di massima sicurezza di Itaguì, nel quale si trovava in seguito all’arresto del 13 novembre 2000, il 2 maggio dell’anno scorso. Con lui, a gestire il patrimonio di Don Diego e le principali vie di movimento della droga un certo “Gerper” e due uomini di nome Perez già ricercati per omicidio, accusa poi inspiegabilmente archiviata. Tali soggetti ruotano attorno a diversi enti bancari e finanziari e all’Istituto Geografico Agùstin Codazzi. A loro si aggiungono gli uomini dei servizi militari del boss dei boss. Sono “el Conejo”, “el Mellizo”, “Mamalengua” e “Pelè”, capeggiati dal più noto “Chocolate”. Questi uomini sono in lotta con il potente Bloque Occidental delle Farc, guidato da Pablo Catalumbo, mentre hanno stretto rapporti con il Bloque Calima delle Auc. In cambio del finanziamento delle azioni dei paramilitari Don Diego potrebbe ottenere un sicuro rifugio nel quartier generale di Carlos Castano, capo dei paras. Nel frattempo è in trattativa con gli agenti della Dea con i quali si sarebbe incontrato per discutere di una sua possibile resa mentre la polizia colombiana ha già tappezzato il paese con le sue foto e la scritta <<se busca>>. La taglia milionaria ha già fatto cantare qualcuno, sicuro di avere visto il boss, nei fine settimana, nei pressi del lago Calima o per le vie di Tuluà, spesso in compagnia di una nota fotomodella. Ma la decisione del governo di ricorrere a volantini e ricompense non vale solo per lui. Da qualche settimana elicotteri militari distribuiscono le immagini di “Chucho”, comandante della rete urbana, Antonio Narino delle Farc, Henry Castellanos Loaiza, capo del Frente 53 delle Farc o dei più importanti Raùl Reyes, Alfonso Cano, “el Mono Jojoy”, il “comandante Timoshenko” e “Tirofijo”, leader, ancora, delle Farc. Naturalmente la taglia sale a seconda della caratura criminale del personaggio. M.C. Le navi del terrore di Al Qaeda Quindici navi del terrore che solcano i mari del mondo trasportando terroristi suicidi, armi, forse agenti chimici da utilizzare per eventuali attentati nei porti. E’ la flotta segreta di Al Qaeda, secondo una notizia resa nota recentemente dalla Cia e pubblicata dal quotidiano statunitense Washington Post. Le quindici imbarcazioni mercantili, che per sfuggire ai controlli hanno cambiato repentinamente nome e riverniciato lo scafo, sono state tenute “sott’occhio” grazie all’ausilio di satelliti spia e alle informazioni fornite da Marine nazionali e da fonti portuali dei Paesi alleati. Le navi, che vengono utilizzate anche per il trasporto di sesamo o cemento, dalla cui vendita si ricavano finanziamenti per le basi di Al-Qaeda, potrebbero essere usate per attentati devastanti nei porti o nei mari. La Cia parla infatti del timore che motoscafi-bomba possano essere lanciati contro navi da crociera. La strage dimenticata del Congo E’ stato firmato il 17 dicembre, a Pretoria (Sudafrica), un “accordo globale e inclusivo” che dovrebbe porre termine alla guerra civile che da oltre dieci anni insanguina la Repubblica Democratica del Congo, un tempo chiamata Zaire. Dieci anni di guerra che hanno visto il coinvolgimento di migliaia di uomini divisi tra gruppi ribelli, milizie, paramilitari e trafficanti e che hanno spezzato la vita a oltre due milioni e mezzo di esseri umani. Il prezzo dell’enorme ricchezza naturale dell’Africa delle cui risorse è stato fatto un tremendo saccheggio taciuto dai mezzi di informazione. Ora l’Onu e la presidenza sudafricana annunciano la raggiunta intesa che stabilisce l’istituzione di un governo transitorio di unità nazionale che porterà il paese alle elezioni generali previste tra due anni: le prime dopo quelle del 1960 che sancirono l’indipendenza del paese dal regime coloniale belga. Secondo l’accordo la carica di presidente rimarrà a Joseph Kabila, che sarà affiancato da quattro vicepresidenti. In tutto il governo sarà composto da 36 ministri e 25 vice: sette ministeri e quattro vice-ministri andranno ai quattro “attori principali” della trattativa, due dicasteri e tre vice alle formazioni armate minori. Il governo di Kinshasa manterrà il ministero dell’Interno e della Centralizzazione; la Coalizione democratica congolese avrà il controllo dei ministeri della Difesa, dell’Economia e delle Imprese statali; al Movimento di liberazione del Congo andranno quelli degli Esteri, del Bilancio e dell’Agricolutra. All’opposizione non armata e alla società civile, in ultimo, saranno attribuite la responsabilità del ministero della giustizia e delle miniere. Una piccola parte di potere non è stata negata neppure alle milizie nazionaliste Mayi-Mayi e ai gruppi armati legati alla Coalizione democratica congolese-Movimento di liberazione e Coalizione democratica congolese-National. E mentre molti critici fanno notare che l’accordo non intende in nessun modo fare luce sugli orrendi crimini di guerra compiuti in questi anni Ivan Bonfanti, dalle pagine di Liberazione scrive: “Gli eserciti di nove nazioni, le forze lealiste e i riottosi ribelli, mercenari di ogni parte del mondo, armi vendute dalle industrie del nord del mondo a tutte le fazioni, sigle come Imet (International Military Education and Training – multinazionale che in Congo ha smerciato oltre 125 milioni di dollari), Jcet (Joint Combined Excange Training, legata del Pentagono e addetta all’addestramento), Jane’s defence: intorno al Congo si sono scatenati in questi anni gli appetiti di molti, personaggi senza pietà in Africa ma rispettati uomini d’affari quando entrano nelle gioiellerie o nelle banche di Anversa. La ‘comunità internazionale, escluso il Sudafrica e a parte qualche blando appello ai contendenti sul genere ‘endemica instabilità africana’, non ha mosso un dito per favorire la pace”. Poi ha concluso: “C’è quasi da augurarsi che continui così”. M.C. |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
|
| Leggi tutto... |
|
La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
|
|
In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
LEGGI TUTTO...
Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |