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Terzo Millennio N° 27 Dicembre 2002 | Terzo Millennio N° 27 Dicembre 2002 |
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Pagina 3 di 6 Gia decisa la guerra all’Iraq Giulietto Chiesa: Una farsa le ispezioni dell’ Onu. Funzionale l’attacco alla Dubrovka a cura di Monica Centofante Dottor Chiesa, lei ha recentemente dichiarato che la guerra è ormai inevitabile. Ma allora qual è il reale ruolo degli ispettori Onu in Iraq? Gli ispettori sono semplicemente una concessione che Colin Powell ha fatto alla vecchia politica dei tempi andati e cioè la forma. La sostanza è che l’esito della situazione è indipendente da quello che faranno gli ispettori, perché la decisione di fare la guerra è stata presa molto tempo prima, a prescindere dalle eventuali armi di distruzione di massa che Saddam Hussein ha. Siccome gli Stati Uniti hanno altri scopi, che sono scopi generali di dominio, la guerra deve essere fatta per altre ragioni che prescindono dal suo comportamento. E riguardano invece il suo petrolio e disegni generali di dominazione che questo gruppo dirigente americano ha nel mondo. Quindi l’esito delle ispezioni sarà di due tipi: o gli ispettori troveranno qualche cosa e allora Saddam Hussein sarà punito - perché neanche se lui giurasse di liberarsi delle armi di distruzione di massa sarebbe perdonabile, è già stato detto quindi non c’è bisogno neanche di elaborare questo concetto -; oppure, se non troveranno nulla, diranno che hanno le prove dall’alto che ci sono degli impianti e che Saddam Hussein è un bugiardo. E quindi lo bombarderanno ugualmente. Da questo punto di vista non cambia assolutamente nulla. Il vero problema è che per evitare la guerra sarebbe stato necessario che la Cina, la Russia e gli altri paesi del Consiglio di Sicurezza non avessero accettato il criterio della risoluzione. Una volta che la risoluzione è stata approvata, infatti, questa viene interpretata dagli Stati Uniti a loro piacimento. Come è già avvenuto. Il parlamento britannico, per esempio, ha già dato a Tony Blair, e lo sottolineo, l’autorizzazione a un intervento militare senza un’ulteriore discussione. Il che dimostra che Stati Uniti e Gran Bretagna una ulteriore discussione non la ritengono necessaria. Di fatto, la risoluzione delle Nazioni Unite è stata un suicidio delle Nazioni Unite stesse. La Russia, però, non è d’accordo con l’attacco. La Russia non è d’accordo con l’attacco, ma Putin è stato piegato a piacimento degli Stati Uniti. E adesso, dopo la Dubrovka, ripete la litania del terrorismo internazionale esattamente come a Washington. Può spiegarci cosa si nasconde in realtà dietro l’assalto al teatro di Mosca? Tutta la storia della Dubrovka è una storia di inquinamento internazionale. Tutta la messa in scena serviva a dimostrare a Putin e ai russi che il terrorismo internazionale li sta colpendo, che non è più la Cecenia ma è il terrorismo internazionale islamico che li sta colpendo. Il risultato è stato ottenuto perfettamente. Io, naturalmente, non sono sempre dell’avviso che si possa utilizzare il criterio qui prodest, ma se si può dire una cosa con assoluta certezza, questa è che le oscillazioni di Putin sulla questione irachena sono state definitivamente abbattute dall’evento della Dubrovka. Si può quindi immaginare che qualcuno abbia costruito l’operazione per ottenere l’assenso di Putin alla guerra irachena. Ritengo che sia una ipotesi legittima. Dicevamo che in seguito all’atto terroristico Putin è piegato dagli Stati Uniti. Sì. Da questo punto di vista, in sostanza, la conquista politica della Russia è stata totale. Naturalmente molti russi si interrogano sulle ragioni di questo straordinario suicidio della Russia la quale, di fatto, non costituirà un ostacolo neanche in caso di un attacco americano. Del resto cosa potrebbe fare? Gli americani diranno, appunto, che le ispezioni non hanno portato a nessun risultato perché Saddam Hussein è bugiardo, a questo punto attaccheranno e gli altri cosa potranno fare? Potranno solamente dire esattamente quello che si proponevano di dire, e cioè che la risoluzione non prevedeva un attacco diretto, ma che siccome Saddam Hussein ha le armi, è giusto farlo. Di fatto la comunità internazionale ha ceduto perché interamente sotto una pressione fortissima che costringe tutti ad accettare la decisione americana. Dietro all’attacco all’Iraq ci sono fortissimi interessi petroliferi. La Russia, in questo senso, sta cercando di tutelarsi. La Russia non esiste. Ha cessato di essere un attore autonomo sulla scena internazionale e lo dimostra il fatto che in termini di interesse nazionale russo avrebbe dovuto porre il veto alla risoluzione e avrebbe dovuto proporre una sua risoluzione diversa. Invece ha votato quella che hanno proposto gli Stati Uniti, con qualche correzione. Il che significa che essa non difende più i suoi interessi. L’attuale gruppo dirigente la Russia non difende gli interessi nazionali della Russia. Difatti perderà un sacco di soldi, su questo non c’è dubbio. Miliardi di dollari saranno perduti, ma gli Stati Uniti hanno già riunito a Houston, questa estate, i petrolieri russi e hanno offerto loro di spartire una parte, piccola naturalmente, della torta petrolifera. Quindi, lo stato russo perderà un sacco di miliardi mentre gli oligarchi russi ne intascheranno. E siccome i miliardi degli oligarchi russi resteranno tutti in occidente Putin non avrà i soldi per pagare neanche gli stipendi e le pensioni dei propri dipendenti pubblici che saranno quelli che dovranno pagare il prezzo. E’ così l’alleanza tra Russia e Stati Uniti si sta risolvendo, sempre di più, in una demolizione ulteriore, sistematica e continua della Russia. Se ci fosse a Mosca un gruppo dirigente che difendesse gli interessi russi tutto questo non accadrebbe. Ma siccome a Mosca non c’è un gruppo dirigente che difende gli interessi russi tutto questo accade. E perché la Cina non si è opposta alla risoluzione? Io non so perché la Cina non si è opposta, devo dire la verità. La mia impressione, però, è che lei debba essere valutata in modo del tutto differente. Perché sa benissimo che cosa vogliono fare gli Stati Uniti, sa benissimo che il prossimo bersaglio entro 10, 15 anni sarà lei, e quindi pensa che, visto che gli Usa stanno cacciandosi in una tremenda situazione è meglio lasciarli fare. Evidentemente a Pechino pensano che gli Usa stiano commettendo un errore gravissimo che pagheranno. Pensa che saranno sì il gendarme unico del mondo, ma contemporaneamente si attireranno addosso l’odio di tutto il mondo. E siccome la Cina adesso non può fermarli, aspetta seduta sulla riva del fiume, l’eventuale passaggio del cadavere dell’avversario. Naturalmente se gli Usa abbasseranno il prezzo del petrolio per loro, nel frattempo, sarà tutta manna. Ma questo aspetto conta di meno. Conta di più il fatto che la Cina si fa i fatti suoi in attesa del grande scontro che sa benissimo incombere e prima del quale spera che gli Stati Uniti si indeboliscano, si dissanguino, si compromettano agli occhi di tutto il resto del mondo. Cosa che in effetti avverrà, perché si può naturalmente torcere le braccia di tutti gli altri paesi ma non ci si può aspettare che quelli che hanno avuto le braccia torte siano felici. Ma se gli Stati Uniti dovessero invece riuscire nel loro intento di dominare il mondo questa attesa, per la Cina, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Certo che potrebbe essere un’arma a doppio taglio, ma siccome la Cina non può comunque fermarli ha deciso di lasciarli andare avanti. Non c’è dubbio che non li avrebbe fermati neanche una risoluzione avversa del Consiglio di Sicurezza. Anche se questo non avesse votato, loro sarebbero andati all’attacco e allora, da questo punto di vista, facciano pure. I cinesi avranno fatto i loro calcoli. Io posso solo fare un ragionamento e tentare un’interpretazione di ciò che loro possano avere pensato. Non di più. L’unica cosa che mi sembra evidente è che i cinesi non hanno nessun interesse ad abbattere il regime di Saddam Hussein e sanno benissimo che tutti i temi della lotta contro i tiranni o per la democrazia potrebbero ritorcersi anche contro di loro. Ma loro non hanno, di fatto, problemi di carattere terroristico. E non temono neanche la minaccia musulmana. Se non fosse così lo si vedrebbe dai loro comportamenti. In sostanza, lasciano fare semplicemente perché non hanno voglia di essere messi troppo velocemente nelmirino. Hanno i loro interessi e li perseguono come un immenso paese che sa che comunque bisognerà fare i conti con lui. Il giudizio, quindi, è misurato in termini diversi. Sono l’unico paese al mondo che può permettersi di prendere decisioni senza chiedere il permesso agli Stati Uniti, e questo già dice molto. La Francia, invece, è quella che si è opposta con maggior forza. La Francia ha dovuto cedere anch’essa perché le è stato spiegato che se non lo avesse fatto non avrebbe poi partecipato alla spartizione della torta petrolifera in seguito all’abbattimento di Saddam Hussein. E’ stata quindi colpita nei suoi interessi. Io credo comunque che la questione non vada più posta in termini di nazione. Ormai queste nazioni non hanno più autonomia, non ce l’hanno le grandi nazioni, figuriamoci se ce l’hanno i piccoli paesi. Nessuno può più permettersi di dire di no agli Stati Uniti, perché dire di no agli Stati Uniti, in questo momento, significa essere sottoposti a una serie di ricatti pesantissimi che nessuno ha voglia di affrontare. E siccome i funzionari, i burocrati, i ministri, la classe politica d’Europa è stata abituata a dire sempre di sì agli americani, lo continua a fare. E poi, quelli che capiscono ciò che veramente sta accadendo, sono un nucleo ristrettissimo di persone. Di regola i diplomatici sono fuori dal mondo e non ci si può aspettare da loro lungimiranza e visione strategica. E’ pura perdita di tempo. E infatti anche in Italia c’è chi dice che dovremmo entrare in guerra, sia da parte del centrodestra che del centrosinistra. Appunto. Basta guardare il livello dei commentatori italiani per rendersi conto di come questa gente vada a decisioni di carattere epocale. E’ successo tante volte nella storia dell’umanità contemporanea. Prima della prima guerra mondiale quanti capivano che si stava andando in guerra? Nessuno. E possiamo pensare che questa gente qui sia in grado di capire quello che sta succedendo oggi? Abbiamo una grande deficit di leadership mondiale. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

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Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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