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Terzo Millennio N° 25 Settembre 2002 | Terzo Millennio N° 25 Settembre 2002 |
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Pagina 8 di 10 Colombia, via a la Conmociòn interior Nel giorno dell’insediamento di Uribe scatta l’attacco delle Farc di Jessica Pezzetta In tutta la repubblica sudamericana è scattata, alla mezzanotte del 12 agosto scorso, la Conmoción Interior, ovvero lo stato di emergenza imposto dal suo nuovo presidente Álvaro Uribe Velez. Un decreto presidenziale con cui possono essere ristrette le libertà di movimento, venir richieste prestazioni gratuite ad alcuni lavoratori, essere sospesi sindaci o essere avviate indagini senza che gli interessati vengano avvisati. Uno stato d’emergenza prevede anche quali informazioni possano essere trasmesse da radio e tv ma questo, almeno, non vale per la stampa. Il tutto per una durata massima di 90 giorni, come previsto dall’art. 213 della Costituzione colombiana. Una legge che, in ogni caso, conferma l’entrata in guerra, per tutti i colombiani, contro la guerriglia. Cosa che, peraltro, Uribe aveva prospettato durante la propria campagna elettorale. Sta di fatto, comunque, che ad una sola settimana dal suo insediamento, è tornata ad infuriare la guerriglia di estrema sinistra delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), dell’Eln (Esercito di Liberazione Nazionale) e dei paramilitari di estrema destra. Il bilancio, a pochi giorni dall’inizio del governo Uribe, è davvero drammatico, con scontri a fuoco e attentati che si sono registrati in tutto il Paese causando ben 115 morti. Ma la giornata peggiore è stata proprio quella del giuramento del neo - presidente colombiano, lo scorso 7 agosto a Bogotà, quando quattro razzi sono stati sparati nei pressi del palazzo presidenziale ferendo quattro poliziotti e, poco dopo, una bombola di gas imbottita di esplosivo è scoppiata a soli quattrocento metri dal Parlamento, uccidendo una quindicina di persone e ferendone più di venti. Di fatto, la giornata si era prefigurata piuttosto tesa, con la città blindata da ventimila agenti di polizia poiché le Farc avevano promesso azioni dimostrative per l’insediamento di Uribe. Liberale, presentatosi come indipendente, Uribe ha vinto le elezioni colombiane imponendosi al primo turno, con il 53% dei voti, con un programma di intransigenza nei confronti dei guerriglieri che da 38 anni combattono contro il Governo centrale, e i paramilitari, la guerra più cruenta dell’America Latina. I primi segnali di contrasto al neo - presidente (vedi box) erano arrivati già nella prima mattinata quando, nella periferia a nord di Bogotà, erano esplosi quattro ordigni che avevano ferito dodici persone. L’azione più decisa si è però verificata mentre Uribe compariva davanti alle telecamere per recitare la promessa di fedeltà alla Costituzione colombiana anche se, negli ultimi giorni, le voci sui possibili atti eversivi da parte della guerriglia avevano perso consistenza, soprattutto dopo che i servizi segreti avrebbero scoperto e sventato un progetto di attacco aereo da parte di un kamikaze che si sarebbe dovuto schiantare proprio contro il palazzo presidenziale pochi giorni prima dell’insediamento. Per la Colombia rientra in una sorta di “normalità” il fatto che i giorni delle inaugurazioni presidenziali vengano insanguinati dalle Farc e lo stesso Uribe, infatti, già quando era governatore di Antioquia e durante la sua campagna presidenziale, era stato più volte nel mirino dei guerriglieri e aveva avvertito l’opinione pubblica che avrebbe avuto bisogno di <<molto tempo>> per contrastare i problemi della Colombia. Per raggiungere questo obiettivo aveva anche spiegato di voler mirare ad un forte incremento della spesa militare e ad ottenere un maggior sostegno da parte degli Usa, in particolare per combattere il narcotraffico, poiché è attraverso di esso che si finanziano i gruppi ribelli e i paramilitari. E a questo punto è d’obbligo aprire una parentesi: durante le ultime settimane di campagna elettorale, nelle strade delle principali città della Colombia è circolata una biografia del candidato – scritta da un corrispondente di Newsweek, Joseph Contreras, che ha scelto come sottotitolo “Il Signore delle Ombre” – in cui si riferivano i suoi precedenti che destano maggior preoccupazione. Venivano, infatti, rivelati i legami della sua famiglia con il narcotraffico, nonché i favori da lui stesso resi ai cartelli della droga e, in particolare, le sue simpatie nei confronti della strategia paramilitare dello Stato che, a quanto pare, non avrebbe disdegnato di aiutare. Il tutto va a sommarsi alla sua amicizia con i principali protagonisti e finanziatori degli squadroni della morte. Nella biografia veniva, inoltre, rivelato anche il suo ruolo di promotore – dal governatorato del dipartimento di Antioquia (’95-’97) – di una forma di paramilitarismo legalizzato, come le Cooperative di Sicurezza. Nel frattempo, il Parlamento ha votato l’autorizzazione ad Andrés Pastrana a lasciare il Paese. L’ex Capo dello Stato avrebbe intenzione di trasferirsi in Spagna dove potrà scrivere un libro sul processo di pace da lui condotto proprio grazie alla guerriglia. BOX1 I legami con gli Stati Uniti Il neo - presidente è un amico fidato di Otto Reich, personaggio controverso promosso responsabile della politica Usa nell’emisfero occidentale per la cui nomina Bush è riuscito abilmente ad aggirare l’ostacolo creatogli da una forte opposizione da parte dei democratici, critici nei confronti di un uomo che, nel 1987, è stato riconosciuto colpevole di aver lanciato, quale capo dell’Ufficio Affari Politici per l’America Latina, “campagne di propaganda e disinformazione non autorizzate per influenzare il Congresso e l’opinione pubblica”. Reich vive nell’ossessione di riuscire ad abbattere il regime castrista ed è sospettato di essere il regista del fallito golpe di aprile contro il venezuelano Hugo Chavez. Così, la gestione Reich sta destando non poche preoccupazioni in America Latina, tanto che lo stesso Reich è stato definito, da uno scrittore messicano, come <<uno dei più sinistri personaggi dell’imperialismo passato>>. Tuttavia, non è certamente il solo personaggio ambiguo della politica americana. Tanto per citare un altro esempio, infatti, il nuovo ambasciatore Usa alle Nazioni Unite è John Negroponte, uomo al quale, in Honduras, nel 1982, suor Letizia Bordes si era rivolta per salvare la vita ad un gruppo di donne fatte sparire da militari addestrati dalla Cia. Allora, l’ambasciatore a Tegucigalpa le aveva ricordato che il governo di Washington non si immischiava in questioni di altri Paesi. Ad essere resuscitato dall’epoca reaganiana, tra gli altri, c’è anche Eliott Abrams, condannato nel ’91 per aver mentito al Congresso sullo scandalo Iran - Contras e perdonato solo un anno più tardi da Bush padre. Ad Abrams è stata affidata la direzione dell’Ufficio Democrazia e Diritti Umani del Consiglio Nazionale di Sicurezza. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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