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Terzo Millennio N° 25 Settembre 2002 | Terzo Millennio N° 25 Settembre 2002 |
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Pagina 6 di 10 Johannesburg l’insostenibile sviluppo Al summit Onu approvato un Piano d’Azione ma nessuna scadenza vincolante di Anna Petrozzi Le risorse del nostro pianeta non sono più sufficienti per tutti. E’ questo il dato più allarmante emerso nel corso del “Summit della Terra 2” sullo sviluppo sostenibile, che dal 26 agosto al 4 settembre ha visto delegati di quasi 200 nazioni del mondo impegnati a discutere sull’incompatibilità tra sviluppo economico e tutela dell’ecosistema terrestre. Non l’inquinamento, non i debiti pubblici, non i soccorsi alimentari, ma l’inflazione umana sarebbe il vero problema che i governi di tutto il mondo dovranno affrontare e, a sostegno della bontà di tale analisi, i critici tirano le somme. Il Brasile, che nel ’96 contava 157 milioni di abitanti, nel 2000 ha superato i 166 milioni. La Nigeria, che nel ’91 contava 88 milioni di abitanti, nel 2000 ha raggiunto i 111 milioni. L’Africa, in cinquant’anni ha quadruplicato la sua popolazione a dispetto di carestie, guerre e malattie. Qualcuno aggiunge inoltre che nelle attuali circostanze gli aiuti finanziari concessi dai paesi più industrializzati a quelli più poveri non fanno altro che alimentare la bomba demografica o l’acquisto di armi che verranno poi utilizzate per guerre tribali. Come a dire che se ci troviamo nella situazione in cui ci troviamo lo dobbiamo a quel miliardo di persone che non ha ancora accesso all’acqua potabile; a quei tre miliardi di persone che bevono acqua di qualità scadente; ai quei due miliardi di persone che non possono usufruire delle fonti di energia; alle milioni di persone che, soprattutto in Africa, sono minacciate dalla carestia. Poco importa se i trenta Paesi più sviluppati, che rappresentano solo il 20% della popolazione mondiale, producono e consumano l’85% dei prodotti chimici sintetici, l’80% delle energie non rinnovabili ed il 40% di acqua potabile. Per non parlare delle loro emissioni di gas ad effetto serra, che per abitante sono dieci volte maggiori rispetto a quelle dei paesi del Sud. Nell’ultimo decennio le emissioni di anidride carbonica, causa principale del surriscaldamento del clima, sono aumentate negli Stati Uniti del 19%, a fronte del 9 del resto del pianeta e dal momento che gli alberi sono sempre di meno la quantità di CO2 in eccesso viene più difficilmente assorbita favorendo così l’effetto serra. La situazione sarebbe di certo migliorata se Usa e Paesi europei avessero ratificato il protocollo di Kyoto del 1997 - che Berlusconi sarebbe stato l’unico a non citare così come mai avrebbe pronunciato la parola ambiente - che obbligava i paesi industrializzati a ridurre le emissioni di gas “di serra”. Ma di questo neanche a parlarne. Anzi. Nel 2001 gli Stati Uniti si sono opposti con forza all’approvazione del trattato e di recente Bush, noto per il suo acume, ha proposto l’ulteriore abbattimento di alberi per far fronte all’emergenza incendi. Forse è anche per questo che l’ex ministro dell’ambiente indonesiano Emil Salim, presidente della commissione preparatoria del Vertice, ha posto una domanda che è rimasta sulla bocca di tutti: <<Ma cosa dobbiamo fare con gli Stati Uniti?>> Non si era reso conto che il microfono era acceso, ma pare che il suo accidentale intervento non abbia suscitato biasimo alcuno. Tutt’altro. I contestatori, soprattutto statunitensi, hanno riservato i fischi per il gran finale del vertice quando ha preso la parola il segretario di Stato americano Colin Powell. <<Il popolo americano e il presidente Bush sono fortemente impegnati a sostenere lo sviluppo sostenibile a garantire una vita migliore ai popoli e ai loro figli – ha detto -. Abbiamo ben chiaro che il nostro benessere dipende dal benessere degli altri abitanti del Pianeta>>. E mentre sono già pronti a partire i missili che bombarderanno l’Iraq, Powell si fa largo tra le urla di un pubblico indignato dichiarando che includere tutti i poveri del mondo nel circolo dello sviluppo <<è la più grande sfida morale>> del nostro secolo. Ma non gli dà ragione la Fao che in un nuovo dettagliato studio ricco di dati e di analisi rivela che l’obiettivo di dimezzare la povertà entro il 2015 è stato clamorosamente mancato. Nel vertice Fao del 1996 si indicava la cifra di 410 milioni di poveri nel 2015, ma oggi le previsioni parlano di 610 milioni di persone che soffriranno la fame. Tra 28 anni a vivere sotto la soglia della povertà saranno in 440 milioni. “Le biotecnologie – scrive Toni Fontana su l’Unità – potrebbero essere una delle carte vincenti nella battaglia contro la fame nel mondo. Nel corso del vertice di Roma (il summit della Fao che si è tenuto nella capitale a metà giugno ndr.) tuttavia i più convinti avvocati del biotech sono stati gli americani che hanno strappato, inaspettatamente, il consenso della delegazione di Cuba e l’interessato silenzio di alcuni leader africani. Gli europei, molti sudamericani ed anche il Canada criticano però aspramente il <<farm bill>>, la nuova legge approvata dall’amministrazione Bush, che aumenta del 80-90% i sussidi all’agricoltura. Secondo l’accusa l’aumento della produzione negli Stati Uniti provocherà l’abbattimento dei prezzi e di conseguenza le barriere che impediscono l’accesso di produttori dei paesi in via di sviluppo diverranno più alte. Gli americani insomma – conclude – predicano bene e razzolano male e l’assenza di Bush al summit di Johannesburg la dice lunga sulla politica della Casa Bianca”. Ma a giudicare dalla gioia manifestata dai delegati al termine dell’estenuante vertice sudafricano, la Dichiarazione Politica e il Piano d’Azione sullo Sviluppo Sostenibile rilasciati a Johannesburg rappresentano il punto di partenza per un serio intervento volto a risolvere i problemi di povertà, modelli di produzione e consumo, risorse naturali e biodiversità, energie rinnovabili, purificazione delle acque, foreste, governance ambientale, salute, piccole isole, Africa, tecnologie innovative e commercio sostenibile. Non ne sono altrettanto convinti i venditori di strada e i mendicanti scomparsi dalle strade di Johannesburg pochi giorni prima dell’avvio del summit e riapparsi alla fine dei lavori. Per loro e per i milioni come loro sparsi in tutto il mondo i diritti sono affidati alla carità di governi che per risolvere i vari problemi presentati al vertice non si sono dati alcuna scadenza vincolante. A governi che forse oggi hanno già scordato le centinaia di disoccupati, ragazzini laceri e contadine con i figli sulle spalle che oltre la barriera di filo spinato eretta per proteggere l’edificio adibito a sede del vertice hanno gridato a squarciagola <<good morning a voi di Sandton. Peccato che non ci fate entrare, vi faremmo capire come è la vita>>. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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