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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 25 Settembre 2002
Terzo Millennio N° 25 Settembre 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 25 Settembre 2002
Iraq: l'Apocalisse
... per approndire
"La guerra all'Iraq, un attacco alla democrazia mondiale"
"L'America vuole destabilizzare il mondo arabo"
Johannesburg l'insostenibile sviluppo
Non abbiamo bisogno di carita', ma di giustizia
Colombia, via a la Conmocion interior
La generalissima voluta da Washington
Percorsi di lettura


... per approfondire



Cos’è l’Uranio Impoverito?


« L’uranio impoverito è un residuo radioattivo e chimicamente tossico prodotto durante il processo utilizzato per creare uranio arricchito per le armi e i reattori nucleari. L’uranio impoverito ha un tempo di dimezzamento della radioattività di migliaia di anni e rimane con un’elevata tossicità chimica per tutta la durata del processo di decomposizione radioattiva. Ecco perché l’uranio impoverito è conservato normalmente in appositi depositi di residui radioattivi, lontano da ogni contatto umano e da risorse alimentari e idriche. Soltanto negli Stati Uniti, nel corso di 50 anni, si sono accumulati oltre 1,2 miliardi di libbre (circa 500 milioni di chilogrammi) di uranio impoverito, a un ritmo che va ben oltre la capacità del Dipartimento dell’Energia di sbarazzarsene.
L’estrema densità dell’uranio impoverito, la sua combustibilità e la sua disponibilità per i fabbricanti di armi lo rendono appetibile per la fabbricazione di munizioni. Dagli anni ’60, l’industria militare e di difesa americana occupa il primo posto mondiale nello sviluppo di munizioni all’uranio impoverito. L’uranio impoverito è ora utilizzato dalle forze americane e straniere nei proiettili perforanti la blindatura dei carri armati, per blindare i mezzi d’assalto e per zavorrare gli aerei e i missili, compreso il missile Tomahawk Cruise.
Se intatte, le munizioni e la blindatura all’uranio impoverito presentano relativamente pochi rischi per la salute umana. Tuttavia, quando i proiettili perforanti all’uranio impoverito colpiscono un obiettivo si incendiano, quando viene perforata una blindatura all’uranio impoverito si liberano grandi quantità di aerosol radioattivo. E’ stato constatato con certezza dai ricercatori dell’esercito americano che l’impatto di un solo proiettile perforante lanciato da un carro Abrams produce tra i 1.000 e i 3.000 grammi di polvere di uranio estremamente fine e in gran parte non solubile. La “Nuclear Regulatory Commission” (NRC) degli Stati Uniti e il Ministero della Difesa (MoD) britannico riconoscono che effetti sanitari nefasti a breve e a lungo termine possono essere determinati dalla inalazione o ingestione anche solamente di qualche centesimo di grammo di polvere di uranio impoverito. Se la polvere di uranio impoverito non è convenientemente decontaminata dopo essere stata dispersa, essa può essere trasportata dall’acqua e sparsa dal vento, penetrare nel suolo ed essere alla fine respirata o ingerita da soldati e da civili inconsapevoli».
Dan Fahey
(Tratto da: Iraq: l’Apocalisse di Jean-Marie Benjamin)




Il terrore in diretta TV


20 agosto 2002. Da alcuni filmati importati dall’Afghanistan sarebbe arrivata la conferma che Al Qaeda è in possesso di armi chimiche con cui ha compiuto svariati esperimenti. È quanto emergerebbe da un video girato prima dell’11 settembre e mandato in onda il 19 agosto di quest’anno dalla Cnn in cui si assiste all’agonia di tre cani che, apparentemente, sono stati esposti agli effetti di una sostanza chimica. In uno dei “documentari” si vede un afghano, o presunto tale, rovesciare alcune gocce del liquido accanto ad un cucciolo di labrador per poi scappare via: la bestiola annusa la sostanza, si lecca e subito comincia a guaire sempre più forte fino a contorcersi sulle zampe ormai paralizzate e morire. E questo sarebbe solo uno dei 250 filmati di cui Nic Robertson, un giornalista dell’emittente americana, è entrato in possesso  e uno dei 64 che sarebbe riuscito a portare con sé dall’Afghanistan. Secondo gli esperti, queste cassette rappresentano la più vasta raccolta di elementi inerenti le attività di Al Qaeda che sia mai stata messa insieme dall’organizzazione stessa. Nell’archivio – scoperto, grazie ad una fonte anonima, da Robertson nella casa afghana, a 17 ore da Kabul, dove Bin Laden ha vissuto per qualche tempo – si troverebbero, infatti, filmati didattici su come fabbricare ordigni esplosivi o che mostrano esercitazioni nei campi di addestramento, altri ancora riprenderebbero Bin Laden in riunione con i suoi consiglieri o in compagnia di giornalisti stranieri. I video non sarebbero stati ancora consegnati alla Cia, tuttavia sembrerebbero confermare le ipotesi dell’Intelligence, secondo cui Al Qaeda si sarebbe procurata sostanze chimiche e armi di distruzione di massa che starebbe sperimentando. Il portavoce della Cia Bill Harlow, quando gli è stato chiesto per quale ragione la Cnn sia riuscita ad impossessarsi dei filmati prima dell’Intelligence, ha risposto che <<in Afghanistan ci sono più giornalisti che agenti e sono pagati molto meglio>>.





L’Impero


Secondo quanto riportato nel libro di Giulietto Chiesa La guerra infinita, quella iniziata l’11 settembre è una battaglia per il dominio del mondo. “L’Impero è entrato in guerra”, scrive il giornalista e autore, ma l’Impero non è identificabile negli Stati Uniti anche se la “quota americana” è talmente “maggioritaria” e “decisiva” che “noi stiamo vivendo l’Impero essenzialmente come l’Impero americano. Ma sta cominciando a essere anche qualcosa di diverso e di più grande dell’America per il potere reale di cui dispone – continua -. Qualcosa di più piccolo dell’America quanto a popolazione. L’Impero non è più definibile territorialmente. Nella sua fase transitoria di crescita che attraversa, esso sembra invece coincidere con gli Stati Uniti d’America. E, dato ancora più interessante, questa coincidenza domina già le menti delle leadership statunitensi che interpretano se stesse come la leadership definitiva dell’Impero, mentre non sono che le guardie avanzate e transitorie”. Esso sarebbe infatti governato da un’élite nella quale si concentrano i rappresentanti dei cosiddetti “poteri forti” provenienti da ogni parte del mondo, ma in realtà sottoposti all’identica logica della super-civiltà-globale (vedi ANTIMAFIADuemila luglio/agosto 2002, “La guerra dell’Impero”).




L’Arabia Saudita nemica degli Usa


22 agosto 2002. Secondo il quotidiano inglese Financial Times i sauditi, sull’onda delle crescenti incomprensioni tra Washington e Riad sorte dopo gli attacchi dell’11 settembre, starebbero ritirando dagli Usa una parte rilevante dei propri investimenti per collocarli altrove. Ad aver spinto gli sceicchi a compiere questo passo non sarebbero, perciò, ragioni speculative o, comunque, finanziarie, bensì politiche. Un sistema per dare un segnale all’amministrazione Bush. Si tratterebbe di cifre rilevanti, sempre in base alle stime del Financial Times: 200 milioni di dollari (400mila miliardi di vecchie lire). Il totale degli investimenti dovrebbe, invece, ammontare ad una cifra che va dai 400 ai 600 miliardi di dollari, anche l’importo preciso è difficile da calcolare dato che, spesso, i sauditi ricorrono a società off-shore e anonime. E, poi, ci sono titoli obbligazionari, azioni, terreni, alberghi e aziende. Anche la famiglia reale possiede una parte di queste proprietà e, visto l’accentuarsi della tensione politica, ha recentemente partecipato alla ritirata, nonostante re Fahd sia stato considerato, per decenni, un alleato sicuro della Casa Bianca. Questo perché dopo l’11 settembre le cose sono cambiate: quindici dei diciannove terroristi che hanno organizzato l’attentato al Wtc e al Pentagono erano cittadini sauditi; Riad ha rifiutato di offrire le basi per gli attacchi all’Afghanistan e non ha indagato appieno sulle organizzazioni controllate da Bin Laden e, infine, ha negato qualsiasi appoggio in caso di guerra a Saddam Hussein. Tant’è che in un rapporto del Consiglio Politico di Difesa, un organismo vicino al Pentagono, l’Arabia Saudita viene definita come “un nemico dell’America”, “il più pericoloso avversario in Medio Oriente”. Il rapporto termina con il suggerimento a Bush di lanciarle un ultimatum: smetterla di appoggiare i gruppi terroristici “o saremo costretti a sequestrare i giacimenti e le attività finanziarie in America”. Tuttavia, la Casa Bianca per il momento sembra aver preso le distanze da questa relazione anche se, comunque, a metà agosto è arrivata la richiesta di risarcimento multimiliardario dai parenti delle vittime degli attentati alle Torri Gemelle, in cui vengono denunciate svariate istituzioni saudite e tre membri della famiglia reale con l’accusa di finanziare il terrorismo. Ed è proprio in questo contesto che sarebbe sorta la “vendetta finanziaria”.




Attaccare l’Iraq incendierebbe il Medio Oriente


27 agosto 2002. A fine luglio, alla vigilia dell’incontro con il Presidente della Casa Bianca, il re Abdullah di Giordania ha espresso un parere negativo riguardo al possibile attacco all’Iraq che, senza dubbio, avrebbe conseguenze difficili da prevedere poiché l’assetto dell’intera regione mediorientale potrebbe risultarne sconvolto. Re Abdullah ha fatto ricorso ai suoi buoni rapporti con Bush per sostenere la causa del segretario di Stato americano Colin Powell che molti temono possa essere scavalcato in merito alle decisioni da prendere nella regione. Colin Powell è visto, infatti, come colui <<che comprende ciò che deve essere fatto per il Medio Oriente>>. Tuttavia, come ha spiegato re Abdullah, il problema è che ancora esiste lo scontro su cosa sia più importante risolvere, se la crisi israelo-palestinese o quella irachena. Il re giordano ritiene che Bush sia consapevole di quanto queste due situazioni siano strettamente correlate, ma molti altri, a Washington, credono che ad avere la priorità sia la crisi irachena senza pensare a quello che, poi, potrebbe accadere nel resto del Medio Oriente, dove gli interessi strategici degli Stati Uniti verrebbero ulteriormente destabilizzati. Re Abdullah ha, poi, smentito le voci che vedrebbero la Giordania pronta ad ospitare truppe americane per la preparazione di un attacco all’Iraq. Peraltro, come ha spiegato il re, la Giordania, non diversamente da Francia o Inghilterra, non saprebbe cosa fare in caso di guerra. I portavoce dei vari Stati, quindi, continuano a ripetere agli Stati Uniti che <<attaccare non è una buona idea>>. Tuttavia, i venti di guerra non hanno cessato di spirare, soprattutto nel Golfo Persico e, mentre nei Territori si continua a combattere, gli Stati Uniti sembrano accelerare i preparativi per una resa dei conti con l’Iraq. Si tratta, per lo sceicco Ahmed Yassin, fondatore e guida spirituale di Hamas e possibile successore di Yasser Arafat, <<della riproduzione barbara e sanguinaria dell’odiosa politica dei “due pesi e due misure” che ha sempre contraddistinto l’America in quest’area del mondo>>. Una politica che <<porta gli americani ad attaccare militarmente l’Iraq dopo aver determinato la morte di centinaia di migliaia di indifesi, a cominciare dai bambini iracheni, con la criminale arma dell’embargo e, allo stesso tempo, sostenere con ogni mezzo, politico e militare, Israele nella guerra totale scatenata contro il popolo palestinese>>. Si tratterebbe di <<una sfida all’intero mondo arabo e le conseguenze si ripercuoterebbero sull’insieme del Medio Oriente. Dall’altra parte – ha spiegato ancora Yassin –, Israele ha subito chiarito che intende approfittare dell’attacco per liquidare la resistenza palestinese: la nostra risposta non si farà attendere>>. Da parte loro gli israeliani parlano di una politica di riarmo irachena in stato di avanzata attuazione che rappresenterebbe una minaccia, oltre che per gli equilibri regionali e per la sicurezza di Israele, anche per il mondo occidentale. Una minaccia, secondo Ranaan Gissin, portavoce di Ariel Sharon, che Israele, comunque, sarebbe pronto a fronteggiare. Gissin, nel corso di un’intervista, ha tenuto a precisare che, sebbene Israele <<non farà mai uso per primo di armi di distruzione di massa>> eserciterà, comunque, <<il diritto di difesa al livello dell’attacco minacciato. Di certo – ha sottolineato – non ci faremo trovare impreparati>>. Peraltro, <<gli Usa hanno compreso appieno la portata della minaccia irachena e stanno decidendo come neutralizzarla>> e, in questo contesto, <<Israele sarà comunque a fianco degli Stati Uniti>>.



Antrace all’Iran dall’Europa


13 luglio 2002. Da un rapporto top secret della Cia è emerso che l’Europa – che già avrebbe finanziato l’acquisto di armi per i terroristi controllati da Arafat - venderebbe all’Iran i vaccini per l’antrace e il vaiolo, sostanze che potrebbero essere usate anche come componenti per armi batteriologiche, nonostante gli ayatollah assicurino che il loro utilizzo è solo a “scopi di pace e di cura”. Tra i Paesi europei fornitori di queste sostanze figurerebbero, ai primi posti, Germania, Francia e Polonia anche se, comunque, molti altri Stati sarebbero coinvolti nell’affare delle ricche commesse di forniture farmaceutiche a Teheran. Italia compresa. Gli Stati Uniti, peraltro, non sembrano assolutamente convinti che le intenzioni dell’Iran – che gli Usa includono, insieme a Iraq e Corea del Sud, nel cd “Nuovo Asse del Male” – siano buone. Washington, che dopo il rapporto della Cia ha informato gli Alleati delle conseguenze che questo atteggiamento “mercantile e irresponsabile verso Teheran” potrebbe causare, ha fatto notare che l’Iran sta costruendo un impianto nucleare che potrebbe essere maggiormente “interessato allo sviluppo di armi nucleari che alla produzione di energia”. Senza contare che l’Iran disporrebbe anche dei missili balistici a corto raggio e degli Scud (ma avrebbe anche testato il Shahab 3, un missile con un raggio di 1300 Km), per lanciare armi di distruzione di massa. Nel ’99 il Ministro della Difesa iraniano aveva dichiarato che il Shahab 3 non sarebbe stato usato contro Paesi islamici, il che fa pensare che l’obiettivo potrebbe essere proprio Israele. Peraltro, secondo una fonte molto vicina alle Guardie Rivoluzionarie – come ha spiegato da Londra un reporter del quotidiano saudita Al Sharq al Swsat –, <<il leader del movimento palestinese della Jihad islamica, Ramadhan Shalah, ha visitato l’Iran la scorsa settimana alla guida di una larga delegazione che includeva la leadership della Jihad islamica, rappresentanti di Hamas, e il leader del Comando Generale del Fplp, per partecipare a un convegno tenuto a Teheran a sostegno dell’Intifada>>.



 
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    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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