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Terzo Millennio N° 24 Luglio-Agosto 2002 | Terzo Millennio N° 24 Luglio-Agosto 2002 |
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Pagina 10 di 11 L'IMPROPONIBILE SEMPLIFICAZIONE DELLA STORIA Caro Direttore, adesso che l'ultimo 25 Aprile si allontana alle nostre spalle e gli animi divisi degli Italiani si acchetano, vorrei dire due parole sul revisionismo storico, di cui si torna a discutere. Se ho ben capito, l'improponibile revisionismo sarebbe quello di una sparuta schiera di storici sfacciati, i quali osano negare che tutte le componenti della Resistenza abbiano lottato nel miraggio della democrazia, e al contrario affermano che la parte maggioritaria, più ideologizzata ed agguerrita si batteva per l'instaurazione di un socialismo di tipo sovietico. La veridicità di quest'ultima proposizione è dimostrata da prove inconfutabili, basti pensare alle gigantografie di Stalin nelle manifestazioni del Blocco del Popolo, o al mito, al culto del personaggio, che i Italia assunse la fisionomia bonaria di Baffone; basta ricordare le armi nascoste e la speranza l'illusione la minaccia insite nel motto "ha da venì Baffone", scherzoso quanto si vuole, ma proprio in quanto tale pericoloso e ingannevole per tanta povera gente in buona fede, non informata da chi sapeva e taceva sugli aspetti tragici della realtà sovietica. La follia durò a lungo e non servirono a far rinsavire i comunisti nostrani i fatti d'Ungheria e di Polonia, nè il muro di Berlino; la follia stalinista si dimostrava un male contagioso, ereditario; e forse serpeggia ancora nel sottobosco della sinistra italiana, se è vero che Fausto Bertinotti - ma ho capito bene? Possibile? Forse mi sbaglio! - solo nei giorni scorsi, dopo mezzo secolo, ha sentito il bisogno di prendere le distanze pubblicamente dallo stalinismo. Ergo, fortunatamente, questa democrazia questa repubblica questa costituzione non sono prole legittima della Resistenza, bensì degli Alleati e di Yalta. Dove più dove meno, in tutta l'Europa orientale, Russia compresa, vi fu la resistenza contro gl'invasori nazifascisti, e alla fine, con la vittoria, quei popoli non conobbero libertà, ma schiavitù. Insomma, la geografia ci salvò, e ci garantì bene o male questo straccio di democrazia. La Resistenza, nonostante i buoni propositi e il sacrificio di tanti credenti - anche comunisti, sia ben chiaro - che certamente vi furono e vanno ricordati ed onorati, alla fine è servita soltanto ad infliggere alla nazione un'altra ferita, che fino ad oggi non si è rimarginata. Guardando poi all'altra sponda, quegli storici impertinenti invitano a non fare di tutta l'erba un fascio, e affermano che fra coloro i quali non riuscirono ad ingoiare il boccone amaro dell'8 settembre non vi furono soltanto fascisti arrabbiati, ma anche tanti patrioti, convinti di battersi per l'onore delle armi italiane, perché no si dicesse che gl'italiani passavano, armi e bagagli, dalla parte dei vincitori; e che altri ancora fecero quella scelta avendo come alternativa la diserzione o l'essere disarmati, deportati, uccisi dai Tedeschi. Tutti costoro, dall'oggi al domani, segnati dalla divisa che indossavano, divennero il bersaglio dei partigiani, furono uccisi a tradimento da uomini senza divisa, perfino in città, nelle ore di libera uscita, dal gappista che sfrecciava in bicicletta e spariva tra la folla. Ad ogni ricorrenza della patria è ricordato l'orrore delle esecuzioni di partigiani e delle stragi di innocenti compiute per ritorsione dai Tedeschi, ma si continuano a discriminare i morti della Repubblica Sociale; si ricorda l'eccidio dei fratelli Cervi, scoperti ad operare armati al di qua del fronte, e non si dice che per molto meno, per sabotaggio, nelle cave di Pozzuoli gli Alleati fucilarono anche dei ragazzini; né si ricordano - ormai sono completamente dimenticati - i fratelli Govoni, torturati e uccisi in una notte da tregenda da uomini della Resistenza. Perfino cento Don Minzioni, meno noti ma anch'essi fatti di carne e d'ossa, sono stati uccisi e dimenticati perhé fascisti o presunti tali (ho l'elenco completo di quegli sventurati e sono pronto a fornirlo a chiunque me lo chieda). A chi si ostina a sottovalutare l'effetto devastante prodotto dall'8 settembre nel sentimento dei giovani d'allora, voglio ricordare la vicenda dell'eroico comandante del sommergibile Tazzoli, Carlo Fecia di Cossato, il quale l'8 settembre 1943 aveva obbedito all'ordine di consegnare agli Inglesi la sua nave: "Mamma carissima, quando riceverai questa mia lettera, saranno successi fatti gravissimi che ti addoloreranno molto e di cui sarò il diretto responsabile. ... Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della marina ... Tu conosci che cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad avere commesso un gesto ignobile senza alcun risultato. Da questa triste constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d'uscita, uno scopo alla mia vita. Da mesi penso ai miei marinai del Tazzoli che sono onorevolmente in fondo al mare e penso che il mio posto è con loro. ..." Si afferma che bene o male quello di Badoglio fosse un governo formalmente legittimo, e che pertanto gli Italiani gli dovessero obbedienza. Ma la legittimità non è fatta soltanto di timbri e di carta bollata. Talvolta perfino nemmeno di voti, come forse cominciano a comprendere gli oppositori del governo Berlusconi. Distinti saluti Palermo 4-5-2002 Tullio Testa |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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