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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio N° 24 Luglio-Agosto 2002
Terzo Millennio N° 24 Luglio-Agosto 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 24 Luglio-Agosto 2002
Target atomico
La guerra dell'impero
I padroni del mondo
La preghiera piu' bella
Globalizzazione della poverta'
Sos Pianeta Terra
Un clan alle corde
Il terrorismo Psicologico nel suicidio Usa
L'improponibile semplificazione della storia
Percorsi di lettura


SOS Pianeta Terra

di Anna Petrozzi

C’è rimasto poco tempo per salvare il pianeta Terra. Qualche anno fa per una affermazione di questo tipo si sarebbe gridato allo scandalo. Si sarebbe tacciato di catastrofismo chiunque avesse osato porre l’attenzione sul gravissimo stato di salute del nostro habitat. Oggi però, purtroppo, a sostegno dell’evidente crisi, ci sono i dati e le accorate parole di un protagonista della storia del mondo: Mikhail Gorbaciov.
In un recente editoriale pubblicato dal quotidiano nazionale La Stampa l’ex presidente della ex Unione Sovietica ha tracciato un bilancio tragico delle risorse della Terra, chiamando tutti i paesi più potenti ad una presa di coscienza e di responsabilità.
Infatti, nonostante i numerosi vertici tenutisi in diverse parti del mondo, le azioni non hanno mai fatto seguito ai propositi.
«La situazione non solo non è migliorata, ma continua a peggiorare. Ha ragione Kofi Annan quando dice che dobbiamo essere ‘pieni di vergogna’. Sì, è stato un decennio perduto. Siamo nel XXI secolo. E ci rendiamo conto che è ora di rompere il circolo vizioso di dibattiti senza conseguenze. Senza risultati concreti e reali. Ciò diventa ancora più importante visto che il processo di globalizzazione, gettando alle ortiche le sue potenzialità positive, per ora non fa che approfondire e aggravare i problemi esistenti. Il pericolo cresce».
Il Presidente ha poi proseguito «Recentemente - e tutti i giornali italiani ne hanno parlato - gli scienziati si sono chiesti se l’umanità potrà sopravvivere fino al 2050. Gli interessi dell’umanità, di tutti i cittadini del nostro pianeta, perfino la loro stessa vita e quella dei loro figli e nipoti, sono minacciati. Questo pericolo non può più venire ignorato. La passività sta diventando un crimine. Gli interessi collettivi umani impongono di passare all’azione. Ma qualcuno ha dei dubbi e si chiede se le misure volte a tutelare la Terra, la sua natura, non danneggeranno interessi privati, innanzitutto quelli della comunità d’affari. Questi dubbi sono privi di fondamento.
Con un approccio corretto e ragionevole gli interessi privati possono (e devono) trovarsi in armonia con gli interessi globali. E’ evidente che ciò richiederà determinati sforzi e persino sacrifici. Ma questi sforzi e sacrifici verranno ricompensati, e andranno a vantaggio per tutti noi. Cosa accade invece nella realtà? Sono molto preoccupato: le iniziative reali si trovano al punto zero, o quasi. A volte si va addirittura indietro.»
In particolare Gorbaciov fa riferimento alle conclusioni pubblicate dal WWF nel suo Living Planet Report 2002.
Secondo i dati raccolti a seguito dei diversi studi condotti finora da più organizzazioni internazionali, tra i quali le Nazioni Unite, attualmente si stima che entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi di persone, che vi sarà una crescita economica e un rapido sviluppo delle tecnologie. Tutto ciò presumendo che l’ecosistema del pianeta possa sopportare i consumi che un tale progredire comporterà.
Tuttavia in queste entusiasmanti proiezioni non viene considerato questo aspetto. Anzi.
Si legge nel rapporto WWF che gli studi analizzano la relazione tra la domanda di consumo umana e la capacità biologica produttiva del pianeta: ma non contemplano se questo tipo di futuro è possibile!!!
Mediante l’utilizzo di un computer World3 è stato possibile calcolare due tipi di scenario.
Uno standard in cui non si ravvisano cambiamenti di politica nei prossimi 50 anni e un secondo in cui si presume un avanzamento tecnologico notevole.
Nel primo caso lo sviluppo supererebbe all’incirca, attorno al 2040, del 150% le capacità biologiche della terra, il secondo non consentirebbe nemmeno di arrivare al 2030.
Sono dunque più che fondati i timori di Gorbaciov. Ma vi è un altro aspetto di enorme gravità.
«La radice di molti problemi moderni - dall’ecologia al terrorismo - sta nella terrificante povertà in cui vivono miliardi di persone. Ma l’aiuto dei paesi ricchi a quelli poveri dell’ultimo decennio si è ridotto dal 0,35 per cento al 0,22 per cento del Pil dei paesi ricchi. E’ vero che al G8 a Kananaskis si sono dette molte parole giuste sulla necessità di incrementare gli aiuti ai paesi poveri. Ora possiamo solo sperare che alle parole seguiranno anche gesti concreti. Preoccupano però le osservazioni che accompagnano le buone parole. Per esempio che bisogna aiutare solo coloro che applicano politiche di liberalizzazione e privatizzazione. Oppure che bisogna aiutare solo i paesi «democratici». In altre parole, invece di aiutare tutti, si pongono condizioni per ricevere aiuti. Ma non è forse evidente che senza la vittoria sulla povertà, sulla fame, sulla minaccia di morte per denutrizione non è possibile nessun processo di sviluppo, tanto meno democratico?»
Si augura il presidente che il prossimo summit di Johannesburg, previsto fra circa un mese e mezzo, possa essere davvero risolutivo per cambiare «un modello che distrugge il nostro ambiente, che peggiora le condizioni della nostra esistenza».
Malauguratamente c’è già qualcuno, anche tra i  paesi più responsabili per l’inquinamento, che pensa di non partecipare al vertice.
«Siamo di nuovo sulla soglia del rischio. Si rischia il fallimento del summit e, cosa ancora più preoccupante, si teme che ci si limiterà a nuove parole. Ripeto: il tempo delle parole è finito. Rimanere con le mani in mano significa fare un passo verso l’abisso».
Per tale ragione Gorbaciov ha inviato il suo messaggio a settanta capi di Stato. Confidiamo che il suo drammatico, ma urgentissimo appello venga ascoltato.
«Il XX secolo con le sue tragedie è stato un secolo di inquietanti ammonimenti. Il XXI deve diventare il secolo delle risposte alle sfide del nostro tempo. Non possiamo permettere di non dare queste risposte, altrimenti il secolo appena iniziato potrebbe diventare l’ultimo nella storia dell’umanità».



 
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    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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