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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio N° 24 Luglio-Agosto 2002
Terzo Millennio N° 24 Luglio-Agosto 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 24 Luglio-Agosto 2002
Target atomico
La guerra dell'impero
I padroni del mondo
La preghiera piu' bella
Globalizzazione della poverta'
Sos Pianeta Terra
Un clan alle corde
Il terrorismo Psicologico nel suicidio Usa
L'improponibile semplificazione della storia
Percorsi di lettura


I padroni del mondo
Giulietto Chiesa: una lobby di potere
colossale al governo del pianeta
a cura di Monica Centofante

Dottor Chiesa, cos’è in sintesi l’Impero?
E’ difficile dire in sintesi cosa sia l’Impero. Proviamo così: Gli Stati Uniti si sono trovati, sono, in questo momento, all’apice della loro potenza militare. Mai, in passato, erano stati tanto forti quanto lo sono oggi e tale forza è arrivata in concomitanza con la più grave crisi mai vissuta dai tempi della loro nascita. Si tratta di una crisi epocale poiché alla fine dello scorso secolo si sono manifestati due elementi assolutamente inediti dai quali deriva la situazione in cui attualmente ci troviamo. Parlo della fine della globalizzazione sotto l’egida americana, la fine del trionfo di questo dominio economico, organizzativo, psicologico e culturale e dei limiti dello sviluppo del pianeta, del quale in questi ultimi vent’anni hanno parlato alcuni “predicatori nel deserto”, ignorati e, spesso, ridicolizzati. Questo tipo di sviluppo economico, con questi criteri di terrificante dispendio di energia non può più andare avanti. Non ci sono risorse per tutti i popoli del pianeta e quindi, improvvisamente, con la globalizzazione americana, la stessa fisionomia del capitalismo si è rivoltata su sé stessa ed è diventata impossibile da perseguire e da sviluppare ulteriormente. Questi due elementi sono gli elementi che spiegano perché l’America è diventata l’Impero, un Impero che entra in guerra. E contro chi entra in guerra? Contro il resto del mondo. L’America dichiara guerra al resto del mondo.

La super-civiltà globale non è però identificabile con la società americana.
No. Quello che sta accadendo è un fenomeno più vasto dell’America: è la creazione di un sistema di élite mondiale, alla quale appartengono soggetti collegati tra loro da una comunanza di interessi. Durante la globalizzazione di questi ultimi vent’anni, i soggetti appartenenti all’élite hanno trionfato insieme, hanno gestito insieme il potere, ma si trovavano in una fase transitoria. In quella attuale, il potere con i connotati del vecchio capitalismo è stato travolto, modificato. E’ finito il capitalismo individuale ed è nato una specie di capitalismo finanziario in cui la proprietà non è più una proprietà personale ma diventa una proprietà che potremmo definire burocratica, in cui i capi, la potente espressione di questa proprietà burocratica, sono i cosiddetti Ceo, Chief Executive Officer. Quelli che chiameremmo gli amministratori delegati, i quali sono talmente potenti da essere ritenuti, di fatto, i gestori dei pacchetti azionari. Infatti le loro mostruose prebende si sommano a stipendi fantastici, a una progressiva raccolta di pacchetti azionari. Questo tipo di élite non è americana, è una élite mondiale i cui membri si trovano in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, in Canada e si riconoscono perfettamente gli uni con gli altri. Si sono riconosciuti e si riconoscono perfettamente perché hanno le stesse modalità di crescita come gruppo sociale, le stesse metodologie e vivono praticamente nello stesso modo, non importa dove essi si trovino. In questo senso esiste una élite globale. Una super-élite di una super-società globale. Ma quello che importa dire è che in questo momento, però, questa super-élite di questa super-società globale non è eguale. Al loro interno non ci sono dei pari, penso a qualcosa come i pari d’Inghilterra, i nobili, no! Non sono tutti pari. Anzi, al contrario. I pari più pari di tutti sono gli Stati Uniti. Questa super-società globale, di fatto, si identifica oggi con l’unica super-potenza militare che esiste. E’ vero che ci sono alleati in tutte le parti del mondo, ma è anche vero che questa super-società globale ha una sede, in questo momento, e questa sede si chiama Stati Uniti d’America, e ha una capitale, e questa capitale si chiama New York. Non è un caso, secondo me, che l’11 settembre abbiano colpito New York piuttosto che Washington. Perché la vera capitale del mondo, anzi la vera capitale di questa super-società globale che sta negli Stati Uniti, è precisamente a New York.
Secondo lei sarebbe azzardato ipotizzare che i vertici di questa super-élite organizzano delle vere e proprie riunioni per pianificare i determinati scenari mondiali che vanno poi delineandosi?
Il gruppo dirigente, ristretto, dell’élite, quello che chiamo ponte di comando, dispone di informazioni strategiche di primissimo livello ed è quindi l’unico luogo dove, di fatto, si decidono strategie. Questo ponte di comando, secondo me, esiste da qualche parte e i suoi membri si incontrano, si parlano. Sono pochi però, quelli che prendono le decisioni. Diciamo così: si tratta di una lobby dotata di un potere colossale, di una quantità di informazioni che non è paragonabile a nessun altro al mondo. Alcuni di loro, dicevamo, si incontrano, parlano, hanno interessi così vicini gli uni agli altri che si capiscono al volo, hanno un linguaggio speciale, hanno una logica speciale. Naturalmente non sono onnipotenti. Se lo fossero non assisteremmo, in questo momento, alla caduta del dollaro e alla crisi mondiale che stiamo attraversando. In realtà questi signori sono, come sempre accade in questi casi, prigionieri della loro terrificante ideologia con falsa coscienza. In passato hanno creduto che la loro ideologia fosse rappresentabile come la fine delle contraddizioni del capitalismo. E invece la crisi in cui siamo caduti oggi è gravissima e loro non hanno, in questo momento, nessuna chiave per uscirne. Sono a loro volta prigionieri di una logica infernale, ma la seguono. E lo fanno, secondo me, con assoluta e ferocia determinazione.
Ma la seguono in che senso?
La seguono nel senso che, avendo capito che non ci saranno più risorse per tutti, su questo pianeta, stanno decidendo di annientare una parte del pianeta stesso perché l’altra parte, la loro, continui a sopravvivere. In poche parole, si stanno organizzando per dire agli altri quattro restanti miliardi di persone che per loro non ci sarà più sviluppo. E non ci sarà nel senso che loro glielo impediranno con la forza e con il dominio. E’ questa è la loro ideologia. Una ideologia terrificante, mostruosa perché presuppone lo sterminio di pezzi interi del pianeta, la distruzione fisica di una parte del pianeta. La loro idea, probabilmente, è che riducendo forzosamente la popolazione del mondo le risorse torneranno ad essere abbondanti. Innanzittuto per loro. Questo ci aiuta a comprendere che se il livello delle informazioni in loro possesso è molto alto quello culturale è decisamente basso. E’ il livello culturale di un’élite che è disposta a sacrificare un pianeta. Il loro livello intellettuale e morale si misura con la frase che Ronald Reagan pronunciò alla fine del suo primo mandato, quando disse: <<Il tenore di vita del popolo americano non è enunziabile>>. Ecco, un presidente alla testa dell’attuale leadership mondile che rilascia una tale dichiarazione non può che essere definito altamente altamente pericoloso per il resto dell’umanità.
E’ possibile che l’élite non avesse minimamente preventivato che la situazione mondiale sarebbe potuta sfociare nella crisi che attualmente ci troviamo a vivere?
No, non ha preventivato nulla e sta tastando, adesso, il terreno. La coscienza dell’Impero è arrivata l’11 settembre e solo da quella data in poi hanno cominciato a realizzare che la prospettiva del futuro è più o meno quella che si sta delineando oggi. Un’era in cui l’Impero si arma e abbandona tutti i simulacri delle alleanze della politica. Tutto ciò che fino al giorno prima era ancora percorribile viene sostanzialmente abbandonato e si passa al dominio puro e semplice.
Appaiono a volte, sul Corriere della Sera, piccoli trafiletti che riferiscono di riunioni tenute da un gruppo definito Bilderberges e alle quali partecipano politici, ministri, finanzieri, magnati dell’informazione, reali e altri. Potrebbero avere qualcosa a che fare con quella che lei definisce l’élite?
Sì, si tratta di riunioni dell’élite della super-società globale. Ne organizzano continuamente, cito ad esempio la Trilaterale, e vi partecipano i potenti del mondo. E questi potenti agiscono come agirebbe la mafia, ma in un’espressione più universale. Sono, di fatto, forme di criminalità organizzata, ma invece di essere parallele al potere, e ambiziosamente tendenti al controllo del potere, sono esattamente “Il Potere”. E’ la mafia che diventa Il Potere. Ed è una mafia ristrettissima, per la prima volta nella storia ai vertici della scala mondiale. A tale organizzazione appartengono però criminali convinti di essere la crema della terra: i più ricchi, i più intelligenti, i più colti. In questo si differenziano dal mafioso comune che, in fondo, sa di essere un criminale e di seguire un codice.
I signori di cui stiamo parlando sono, invece, i creatori del codice e vivono ai confini della divinità. Quando George Bush dice <<Dio è con noi>>, <<Noi siamo il bene>>, lo dice perché è evidentemente convinto di essere vicino a Dio o di esserne, comunque, l’interprete.



 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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