La Rivista
Terzo Millennio
Terzo Millennio N° 23 Giugno 2002 | Terzo Millennio N° 23 Giugno 2002 |
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Pagina 6 di 7 Uribe, il presidente di una Colombia in guerra Tre milioni di bambini non frequentano la scuola dell’obbligo, tremiladuecentoquindici le vittime dei sequestri, centocinquanta il salario base in euro di un lavoratore medio, quattro gli eserciti che combattono la guerra civile e che sono suddivisi in narcotrafficanti, Farc, paramilitari, e militari dello Stato. E’ questo il volto misero e violento della Colombia che dalle ultime elezioni dello scorso 26 maggio è guidato dall’erede di Andres Pastrana Alvaro Uribe. Né conservatore né liberale il neo-presidente si era presentato alle elezioni solo, con un suo personale movimento e la ferma idea di combattere le Farc, responsabili della morte di suo padre rimasto ucciso durante un tentativo di sequestro. E’ considerato il volto nuovo della politica colombiana Uribe, nonostante il suo passato da sindaco di Medellìn, patria di Pablo Escobar; da governatore della regione di Antioquia, patria dei cartel mafiosi; e da senatore per ben tre legislature. La sua strategia: rompere con il partito, con gli schemi della politica colombiana, denunciare la partitocrazia. Un neo però non manca: poche le parole spese per i paramilitari, ormai divenuti un vero e proprio esercito che governa indisturbato un pezzo del paese, e , nel suo programma, l’idea di creare <<reti di vigilanti civili>> per una <<resistenza civile organizzata>>. Un copione già visto, troppe volte, in Colombia. Armare i campesinos, è il motto del presidente, organizzarli in pattuglie, lasciare al dialogo con la guerriglia il tempo che fu e aumentare del 30% le spese dell’esercito con relativo raddoppio dei soldati professionisti. Il presidente vorrebbe regolare così un vecchio conto con i sequestratori che, solo nell’ultimo anno, hanno effettuato già duemila rapimenti. Le Farc, Fuerzas Armadas Revolucionarias de la Colombia, fondate nel 1964 da Manuel “Tirofijo” Marulanda, possono oggi contare su 15 mila uomini e gestiscono un territorio grande come la Svizzera. Nelle loro mani, tra gli altri, cinque senatori, dodici deputati e il candidato per il partito “Oxigeno” (ossigeno) alle scorse presidenziali Ingrid Betancourt. <<Ingrid – è la dichiarazione rilasciata a Ettore Mo da Yolanda Pulecio, madre della Betancourt e sua sostituta nella campagna elettorale in seguito al sequestro della candidata – aveva un programma preciso, concreto, coerente. Rappresentava un cambiamento. Era una voce nuova, una corrente veramente democratica. Per me è incredibile – continua – di più, incomprensibile!. Francamente non riesco a capire per quale ragione le Farc abbiamo voluto toglierla di mezzo. E mi chiedo quali interlocutori possano avere ora, a Bogotà, mentre Ingrid è loro prigioniera>>. Attacca poi l’ex presidente Pastrana. <<Non ha voluto far niente per Ingrid>>, dice e aggiunge: <<da anni non ha mai ricevuto una sola volta le madri dei soldati e degli agenti di polizia sequestrati dai guerriglieri>>. Eppure Ingrid, nel corso della sua campagna elettorale, aveva cercato il dialogo con le Farc perché credeva in una soluzione pacifica del conflitto. <<Il 14 febbraio scorso – continua la Pulecio – cioè nove giorni prima della cattura – Ingrid era andata a San Vicente del Caguan per un incontro tra i comandanti dei guerriglieri e i candidati presidenziali. Ed è andata giù dura contro le Farc e contro il suo capo, Manuel Maralunda Tirofijo, dicendo… ma voi ammazzate proprio quei poveri diavoli di contadini per cui avete iniziato la lotta quarant’anni fa… Subito dopo, però, Ingrid aveva sferrato un attacco altrettanto duro contro il governo corrotto di Bogotà, responsabile dell’insurrezione campesina in Colombia per la sempre rinviata riforma agraria>>. Ora l’unica possibilità della Pulecio e di tutti i parenti dei sequestratori di comunicare con i loro cari e quella è di utilizzare una radio privata tramite la quale è possibile inviare messaggi, ma non ottenere risposta. Nessuno sa se siano ancora vivi. Si racconta che a Carlos Castano, fondatore delle AUC, le Farc rapirono il padre. La famiglia pagò il riscatto, ma si vide recapitare soltanto il cadavere dell’uomo in un sacco di plastica. Eppure la guerriglia è sostenuta da molti di quei campesinos che hanno assistito al clamoroso fallimento del Plan Colombia. Se il lavoro non c’è la scelta di indossare un’uniforme, imbracciare un fucile e vedersi pagare duecentocinquanta dollari più vitto e alloggio appare perfino logica. E’ ora compito del nuovo presidente trovare una soluzione a questi annosi problemi. Di recente, l’on. Claudio Fava gli ha chiesto perché non parla mai dei paramilitari. “Uribe – scrive Fava – prima s’è offeso, poi ha sorriso, poi basta”. M.C. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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