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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio N° 23 Giugno 2002
Terzo Millennio N° 23 Giugno 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 23 Giugno 2002
La Fao: un'associazione per delinquere che specula sul sangue dei poveri bambini affamati
Stati di guerra
Liberta' duratura
Chi non vuole la verita' sul caso Alpi
Uribe,il presidente di una Colombia in guerra
Percorsi di lettura


Chi non vuole la verità sul caso Alpi
Il generale Mori copre la “spia” che conosce i mandanti


Si è trincerato dietro un no comment <<per motivi di sicurezza>> il generale Mario Mori, nuovo direttore del Sisde, interrogato nell’ambito del processo per l’assassinio della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. Il teste ha confermato l’esistenza di una fonte che conoscerebbe i mandanti dell’omicidio ma non ha voluto rivelarla ai giudici della seconda sezione della corte d’assise d’appello di Roma, appellandosi all’articolo 203 del codice di procedura penale che consente ai pubblici ufficiali di mantenere il segreto sui nomi delle spie. Per valutare la credibilità della presunta fonte i giudici hanno quindi deciso di chiamare a deporre il direttore del Sismi Nicolò Pollari e l’ex direttore del Sisde Vittorio Stelo nell’attesa che il governo possa decidere di togliere il segreto di stato sul nome dell’informatore. Secondo Domenico D’Amati, avvocato della famiglia Alpi, <<la circostanza che Mori si sia rifiutato di rivelare le fonti è una ulteriore conferma che si tratta di una persona nota, rintracciabile e credibile. Noi metteremo le autorità di polizia davanti alle loro responsabilità – ha continuato – perché, a mio avviso, il potere di non rivelare la fonte non è assoluto e insindacabile. Come qualunque altro funzionario della pubblica amministrazione, anche i responsabili della Digos e del Sisde devono fornire, a sostegno del loro rifiuto, una motivazione adeguata e controllabile. Il generico riferimento a motivi di sicurezza non è sufficiente dal momento che notoriamente è possibile attuare sistemi di protezione delle fonti>>. Ma oltre al nome della fonte, il pg Salvatore Cantaro ha chiesto al generale informazioni su Luca Rajola Pescarini, il dirigente del Sismi all’epoca dei fatti responsabile del centro in Somalia che al teste Giampiero Sebri avrebbe detto: <<La situazione somala è a posto e quella maledetta giornalista comunista è stata sistemata>>. In risposta al magistrato, Mori ha dichiarato di aver visto soltanto una volta Rajola e ne ha negato l’appartenenza al Sisde. Dopo Mori è stata la volta dell’ex ambasciatore somalo presso la Santa Sede, Alì Hussen, che in un’intervista all’Adnkronos ha rivelato che <<anche i sassi sanno a Mogadiscio che la giornalista Ilaria Alpi, e il suo operatore furono uccisi da somali e i mandanti venivano dall’Italia. Gli stessi servizi segreti italiani erano a conoscenza che stava indagando su un traffico d’armi ma non l’hanno protetta>>. Quelle notizie Hussen le avrebbe apprese da un ufficiale di polizia somala, Ali Giro Shermarke il quale, a sua volta, sarebbe stato informato dal colonnello Abdullahi Gafo della polizia somala.
Intanto, i colleghi della giornalista insorgono. <<E’ una storia sconvolgente e drammatica>> sono le parole di Antonio Di Bella, direttore del Tg3. <<C’è un rapporto della Digos di Udine, ma gli elementi che vi sono non possono essere utilizzati dalla magistratura perché si deve proteggere la fonte. Ancora una volta  - ha proseguito – assistiamo a un’ulteriore picconata alla fiducia nella giustizia. Noi crediamo che bisognerebbe fare tutto il possibile per aggiungere elementi alla verità, e la verità è che Ilaria è stata uccisa perché faceva bene il suo mestiere. Il nostro impegno è di continuare a lavorare come lavorava Ilaria, senza paura>>. Indignato è anche Sandro Curzi, direttore di Liberazione e del Tg3 all’epoca dell’omicidio della Alpi e di Hrovatin. <<Questa – ha detto Curzi – è una tra le pagine più vergognose nella storia di questi ultimi anni. C’è tutto il peggio del nostro paese. Sapevo che Ilaria stava lavorando su filoni delicatissimi, sull’intreccio legato al traffico di armi. Ora sappiamo che ci sono dei mandanti, e l’atteggiamento tenuto dal generale Mori e dagli organi dello Stato coinvolti nella storia, dovrebbero suscitare un moto collettivo d’indignazione>>. Pesanti, infine, le accuse mosse da Luciana Riccardi Alpi, madre di Ilaria. <<Viviamo in un paese poco civile e poco democratico – ha dichiarato la Alpi a Tullia Fabiani, giornalista de l’Unità -. E’ incredibile che la verità sia sotto gli occhi di tutti, ma nessuno voglia vederla. Due giorni prima che venisse uccisa, Ilaria era stata minacciata di morte, questo è presente in un’informativa del Sismi, e nessuno ha mosso un dito>>. Poi conclude: <<Come se non bastasse, esiste un fascicolo di informazioni sui mandanti, individuati come italiani e somali, e sugli esecutori del duplice omicidio di Ilaria e Miran, ma due organi dello stato, la Digos di Udine e il Sisde, si rifiutano di fare il nome della fonte, trincerandosi dietro un articolo del codice  penale che gli dà facoltà di tenere segreta la fonte perché ancora attiva e per motivi di sicurezza>>. M.C.



 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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