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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 22 Maggio 2002
Terzo Millennio N° 22 Maggio 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 22 Maggio 2002
Israele e Palestina, il martirio di due popoli tra conflitti e Intifada
Vane le speranze di una pace in Medio Oriente
Riceviamo per posta
Olocausto americano
Tutto ripartira' da Betlemme
Percorsi di lettura


Tutto ripartirà da Betlemme
Dopo duemila anni la storia si ripeterà – le profezie annunciano gli eventi che gli uomini non sono più in grado di vedere
di Renzo Baschera

Non c’è politico, in questo momento, che non parli di pace. Ma la guerra è nei cuori. Ariel Sharon dice che “si vende con tutte le forze alla pace”. Yasser Arafat dichiara che “è giunto il momento di parlare di pace”. Il segretario di stato americano Colin Powell sostiene che “la pace è possibile”. Tutto questo mentre la bianca colomba della pace è stata abbattuta dai sacerdoti del vitello d’oro. La maggior parte delle persone non si rendono conto di quello che sta accadendo e i pochi che sono ancora capaci di vedere e di sentire non possono parlare perché sono le colonne portanti della civiltà lucrina, la civiltà che pone al centro di tutto e di tutti il lucro, il potere, l’egoismo vestito di carità.
Se consultiamo i libri profetici ci renderemo conto che stiamo attraversando un momento storico particolare.

L’ulivo che sta seccando
a Roma


Stiamo per girare una pagina nel polveroso libro delle civiltà. Il fuoco acceso a Gerusalemme sta per coinvolgere il Medio Oriente e il mondo intero, ma si continua a fare volare il cadavere di una colomba. Sentiamo in proposito il vaticino dell’Abate Ladino: “…Un chiodo nel deserto finirà per crocifiggere il mondo… Un chiodo nel deserto finirà per fare sanguinare il mondo intero… Sangue sulla culla del Redentore. Sangue sul Monte degli Ulivi, sul lago di Tiberiade. Gli arcangeli stenderanno il sudario e un brivido attraverserà il mondo intero. Sussulteranno gli antichi faraoni. Sussulterà il trono di Pietro… Sarà girata la statura di Cesare, mentre l’ulivo di Roma sta seccando”.
Se noi osserviamo bene la cartina dello stato d’Israele, ci renderemo conto che ha la forma di un chiodo, incuneato tra l’Egitto, la Giordania e la Siria. E’ pertanto a questo Paese che si riferisce il messaggio profetico. Palestina e Israele concluderanno una pace, mentre progetteranno la ripresa della guerra. Gli ultimi eventi che hanno coinvolto la Basilica della Natività di Betlemme, confermano che siamo alla stretta finale. E le conseguenze riguarderanno tutto il mondo. Questa volta si ripartirà dalla Siria, che coinvolgerà l’Egitto, la Giordania e il Libano. La catena si estenderà poi a tutto il Medio Oriente. E sarà coinvolta anche l’Europa e gli Stati Uniti d’America. Non sottovalutiamo difatti la parte finale del messaggio, la statua di Cesare che sarà girata, mentre l’ulivo sta seccando a Roma. Si tratta di simboli attorno ai quali gireranno i prossimi tempi. La statua di Cesare che gira annuncia che nel mondo occidentale sta affiorando un nuovo paganesimo. L’Ulivo che sta seccando a Roma indica la conclusione di un ciclo della chiesa. E qui c’è un richiamo alle profezie di Malachia, secondo le quali regneranno a Roma ancora due pontefici. L’ultimo, Pietro II, avrà il compito di rifondare il Cristianesimo, riportando la chiesa alle sue origini. Il tempo della chiesa di massa, il tempo della benedizione dei potenti e della consolazione ai miseri sta per finire. Da Betlemme ripartirà la chiesa carismatica, la chiesa dei Santi, com’era stata fondata da Cristo.
L’annuncio è chiaro: Roma sta spegnendosi, mentre la grande speranza ripartirà dalle antiche origini.
Contenuti quasi identici li troviamo in una lettera profetica della Monaca di Dresda. Leggiamola insieme: “…Cuore sanguinante nel deserto. Ulivo secco. Morte e resurrezione della verità”.

Il braciere di Giovanni


Ancora si ricorda il deserto e il sangue: Israele e la Palestina in un turbine di violenza. E anche qui l’ulivo, simbolo di pace, sta seccando. Va poi considerata anche la profezia del Solitario di Norimberga: “… Quando un solo vitello d’oro sarà adorato dai Pirenei al Danubio, il braciere di Giovanni sarà gettato nel deserto. Scintille cadranno su tutto il mondo e il regno di Kryaden sarà distrutto. Il viandante dovrà riprendere la sua sacca. L’altare del vitello d’oro sarà incenerito e la nuova storia sarà scritta sulla pietra”. Il vitello d’oro adorato dal Danubio ai Pirenei potrebbe avere un riscontro con l’Unione Europea, al centro della quale troviamo un solo interesse, la logica del mercato, del lucro, del potere. Una tragica realtà che porterà inevitabilmente alla distruzione della civiltà occidentale.
E la distruzione avverrà attraverso “il braciere di Giovanni”. Il riferimento riguarda l’Apocalisse. E potrebbe indicare una catena di esplosioni atomiche, che coinvolgeranno tutto il mondo. Il regno di Kryaden non ha al momento una interpretazione. Potrebbe comunque riferirsi a Israele, considerando “il viandante che riprenderà la sua sacca”, il simbolo dell’ebreo errante.
Se così stanno le cose, Israele “cambierà casa”. Ma sarà soprattutto il tempio del vitello d’oro che, per la prima volta nella storia del mondo, sarà distrutto. Girerà il mondo, in tempi ormai brevi. Il potere occulto che da sempre ha tirato i fili delle marionette politiche, per ingannare i poveri di spirito, dovrà uscure allo scoperto. E sarà allora che “il cielo toccherà la terra” per purificarla. Non illudiamoci pertanto sulle parole di pace, sulle promesse, perché l’invisibile macchina del rinnovamento è già avviata e si arresterà solamente quando la terra sarà stata completamente arata, per la nuova semina.
Non è facile immaginare tutto questo. Ma avverrà nel tempo della prossima generazione. E sarà giusto che avvenga, perché l’uomo deve riscoprire la vita, deve imparare a vivere secondo le leggi della natura, con semplicità, rendendosi conto che al centro di tutto va collocato l’uomo, con le sue miserie, le sue speranze, i suoi dolori. E quando i dolori di tutti, di un solo uomo saranno i dolori di tutti, quando la fame di un solo uomo sarà la fame di tutti, si apriranno le porte alla civiltà del cuore, dove non troverà più posto il vitello d’oro, nelle sue manifestazioni lucrine.



 
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