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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 22 Maggio 2002
Terzo Millennio N° 22 Maggio 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 22 Maggio 2002
Israele e Palestina, il martirio di due popoli tra conflitti e Intifada
Vane le speranze di una pace in Medio Oriente
Riceviamo per posta
Olocausto americano
Tutto ripartira' da Betlemme
Percorsi di lettura


Riceviamo per Posta

LE TORRI GEMELLE

Caro Direttore,
ad Agnoletto e a tutti gli anti e neo global, i quali scoprono l’America nel XXI secolo, consiglio di riflettere sulla sprezzante ironia con la quale la cultura italiana ha liquidato sbrigativamente la questione delle “nazioni demoplutocratiche” a suo tempo sollevata dal fascismo; né dovrebbe essere priva d’insegnamenti la conoscenza di ciò che Ezra Pound predicava dai microfoni dell’EIAR, per cui fu esposto in gabbia  al pubblico ludibrio, imprigionato, a stento salvato dalla condanna a morta per la reazione dell’opinione pubblica, ma rinchiuso in manicomio fino  al 1958. Ed egli tornò, visse e morì in Italia sua seconda patria, che in gioventù aveva difeso contro il vero, feroce colonialismo culturale ed economico imposto dagli Stati ricchi e potenti al resto del mondo.

Quell’antica globalizzazione, come l’attuale, non trascurava di ammantarsi di democrazia e si serviva della Società delle Nazioni  per legittimare e monopolizzare lo sfruttamento dei popoli, assoggettati con la complicità delle classi dirigenti locali.
Dall’Ottocento a tutta la prima metà del Novecento Africa Asia Oceania sono in potere di poche nazioni occidentali, fra le quali l’Inghilterra, la Francia  la Russia hanno la parte del Leone, mentre gli Stati Uniti impongono una forma di colonialismo finanziario e commerciale meno appariscente ma altrettanto redditizio. E’ un meccanismo perverso quello messo in moto dai paesi ricchi, un meccanismo che impoverisce sempre più i popoli sottomessi e toglie loro ogni risorsa, ogni capacità di autonomo sviluppo.

Noi Siciliani subimmo gli effetti di tale meccanismo già nel settecento e poi per buona parte dell’Ottocento, quando soprattutto gli inglesi facevano incetta di materie prime a prezzo  vile per poi rivendercele a caro prezzo sottoforma di prodotti finiti (questo stato di dipendenza i Siciliani lo percepivano benissimo, perfino nei confronti dei cugini Napoletani, come dimostra l’antico detto “a Napoli fannu i strummuli, a Palermu i vennu a vinninu”). L’Unificazione evitò il nostro definitivo passaggio al Terzo Mondo, anche se non ci salvò dall’arretratezza e dalle grinfie della mafia.

L’odio, il fondamentalismo, il terrorismo che oggi imperversano sull’Occidente sono la manifestazione di un fuoco che cova ormai da secoli  e che nel mondo islamico, alimentato dagli interessi petroliferi e del sopruso ebraico sui Palestinesi, ha trovato le energie sufficienti per  divampare; ma i terroristi islamici fanno ciò che anche altri fanatici farebbero, se ne avessero la forza.

Soltanto adesso, costretti dall’orrore delle Torri Gemelle, prendiamo atto di questa realtà e corriamo ai ripari quando forse è troppo tardi. Solo adesso l’umanità, soggetto passivo di una secolare mistificazione global, prende coscienza dell’abisso di miseria e di dolore in cui sono abbandonati centinaia di milioni di esseri umani nella generale indifferenza dei popoli civili, tutti presi dalle loro beghe interne, che stringi stringi vertono su come  spartirsi il superfluo; ma è storia arcinota da sempre agli uomini della politica e della cultura, i quali sono rimasti ciechi muti e sordi al cospetto di una realtà tragica vergognosa disumana, che se non giustifica il terrorismo certo lo spiega. Non basta, politica e cultura in criminale combutta hanno collaborato alla mistificazione che ha distratto e ingannato intere generazioni con miti, con le epopee edulcorate delle nazioni ricche; favole che la letteratura e il cinema hanno ammannito al mondo intero imponendo la logica ipocrita dei potenti della terra; così per esempio, il secondo conflitto mondiale mondiale sarebbe stato una lotta del Bene contro il Male, del diritto dei popoli contro l’imperialismo e il colonialismo. E non serviranno a smascherare quella menzogna spudorata le efferatezze colonialiste e imperialiste perpetrate ancora fino a ieri dalle democrazie: Dagli Inglesi con i bombardamenti sull’Egitto inerme, dai Francesi in Algeria e Indocina, dagli Statunitensi in Corea e Vietnam; senza mettere nel conto gli altri vincitori, russi e cinesi, responsabili di analoghe aggressioni contro popolazioni colpevoli soltanto di rivendicare la loro indipendenza.
L’ONU, subentrato alla Società delle Nazioni, resta in mano a tutti costoro: li ritroviamo infatti nel Consiglio di Sicurezza, armati di quel “diritto di veto” di cui si avvalgono per dominare il mondo di comune accordo. Ci sono tutti e, vedi caso, adesso vogliono aumentarne i membri cooptando tedeschi e giapponesi, mentre si continua a tenere in disparte l’Italia, che pure a suo tempo collaborò col voltafaccia e con la Resistenza. Ma, detto fra noi, questa esclusione non è un male per l’Italia, anzi : meglio subirla, che farla, l’ingiustizia, come insegnano Socrate a Gesù.
Impariamo a conoscere e dire sempre soltanto tutta la verità, se davvero vogliamo contribuire alla costruzione di un futuro migliore.
Tullio Testa (PA)




 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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