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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 21 Aprile 2002
Terzo Millennio N° 21 Aprile 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 21 Aprile 2002
Con la scusa della liberta'
Giulietto Chiesa <>
I legami tra narcotrafficanti e politica
Mina':<>
Patch Adams un sorriso contro l'ingiustizia
Percorsi di lettura
Per ricordarci sempre che la guerra è questo
   
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Per ricordarci sempre che la guerra è questo!

Io sono nata a Kandahar 22 anni fa.
“Questo messaggio è una preghiera, perché oggi pochi decidono per tutti, in questo mondo.
Gli altri tacciono e subiscono.
Siamo tutti uguali, il sangue scorre rosso, il dolore si esprime in grida e lacrime.
Per tutti.
Io sono nata a Kandahar 22 anni fa, sono stata in Italia per quasi tutta l’infanzia, e di questo non smetterò mai di ringraziare mio padre che ha voluto che io vedessi un mondo diverso di pace. Poi sono tornata in Afghanistan, dove c’era tutta la mia gente.

Ho conosciuto gli italiani, sono come noi. Ho amato la capacità degli italiani di capire, di non giudicare, di commuoversi. Così a questo popolo che ho amato invio la mia preghiera. In Italia c’è la mafia che si è diffusa come un cancro in tutto il mondo, facendo male e tanto. Sono felice che nessuno per questo abbia mai pensato di bombardare l’Italia, di darla da governare a stranieri, di riempirla di bombe, mine e pianto. Sono felice perché la mafia non avrebbe perso, mentre gli italiani avrebbero visto i loro sogni trasformarsi in orrore e incubi.
Ero a Kandahar quando sono cominciati i bombardamenti occidentali.
Ero là con il mio bimbo e il mio giovane uomo.
E così il mio giovane uomo è andato a combattere.
Non volontario, non terrorista.
E’ partito perché i giovani ragazzi vengono arruolati dagli eserciti in tutto il mondo quando c’è guerra.  Aveva 20 anni e se n’è andato senza guardare il suo bimbo che piangeva. Forse immaginava che non l’avrebbe visto più, non voleva ricordarlo in lacrime.  Cadevano le bombe l’ultima volta che l’ho visto vivo, il rumore era assordante e la gente gridava e correva in cerca di rifugi che non ci sono. Così non so se ha sentito il mio saluto. L’ho accompagnato per alcuni metri lungo la strada e per una volta ho gioito di indossare il burqa. Non ha visto lacrime ed erano tante, ha portato il mio ricordo mentre gli dicevo che nessuna bomba e nessun nemico può uccidere chi è protetto da un amore grande, come il mio per lui. Ma l’amore in Afghanistan ha perso da tempo.  E il mondo è piccolo e se l’amore perde, perde per tutti.
La notte ho stretto forte il mio bimbo che non dormiva più.
Chiedeva perché... ma io non so cosa rispondergli.  Non si può dire a un bimbo che il mondo odia il terrorismo, che significa uccidere gli innocenti e così, per risposta, bombarda noi.
Tutto ciò che quella notte, quella dopo e quelle prima gli dicevo era “mamma è qui con te, non piangere, mamma è qui con te”.
E ora vorrei morire perché in una di quelle notti da incubo la casa è esplosa su noi abbracciati. E che ha potuto fare mamma per il suo bimbo? Gli avevo promesso protezione, la bomba è caduta e lui nel terrore mi ha guardata come a ricordarmi la promessa. Non ha urlato, questo lo ricordo. Io l’ho fatto ed era un grido animale che mi risuona nelle orecchie in ogni istante, sono saltata sul corpo del mio piccolo come un’aquila sulla preda. Sentivo del sangue scivolarmi lungo le gambe e tra il dolore e l’angoscia non capivo di chi fosse, continuavo a pregare Dio che fosse il mio, a implorarlo che fosse il mio.
Non lo era.
Come vorrei spiegare a tutte le mamme. Ma le mamme, lo so, non hanno bisogno di altre spiegazioni. Alzi gli occhi al cielo e vorresti solo morire, perché tutto il resto non importa, perché non c’è niente che può consolarti, perché la morte è nulla per una madre quando ha suo figlio che grida tra le braccia.
Ho chiesto a Dio di mandare un’altra bomba a uccidermi, sentivo di non farcela.
Invece stavo già correndo, cercando aiuto, tra le bombe e le fiamme e altre mamme con fagottini sanguinanti tra le braccia. Il mio bimbo vivrà senza le gambe, urla tutto il giorno, si lamenta tutta notte.
Ho affidato la mia lettera a un’amica che è corsa via per salvare i suoi, io da qui non posso scappare, il mio bambino è steso in un letto. Aspettiamo la fine, le bombe continuano a cadere e io spesso chiedo a una di colpirci per non vedere il resto, per non dover dire a lui che gli ho dato una vita senza futuro, per non dovergli dire che lo aspetta solo il dolore. Spero che ci colpisca e ci porti via insieme, in un posto nel quale io possa proteggerlo, solo questo sarebbe il mio Paradiso. Ho affidato così la lettera a un’amica che è scappata in Europa. E’ per gli italiani, popolo che ho amato e nel quale credo ancora. Non credo che nessuna delle belle persone che ho incontrato lì da voi, avrebbe voluto pagare con le sue tasse la bomba che ha tolto le gambe e la speranza a mio figlio.  Eppure quella bomba l’avete pagata voi, tutti voi, togliendo i soldi alle pensioni dei vostri vecchi o i soldi per i vostri malati e dandoli invece per colpire i nostri bimbi. Se favorire involontariamente chi uccide innocenti è terrorismo, allora anche gli italiani sono terroristi?
Non lo sono, come non lo sono io.
Siamo le sole vittime di questa guerra.
Non cestinate la mia preghiera, voglio immaginare che esiste una speranza, che chi non ha soldi o interessi, possa dire non uccideteci più. Non cestinate la mia speranza. Penso che magari se ci stringiamo tutti, potrebbe non succedere più e altri bimbi come il mio correranno ancora, con le loro gambe, davanti ai loro genitori orgogliosi. Vi prego mandate a tutti, questa mia. Spedite a tutti la mia storia, che almeno a qualcun altro possa servire, ho in mente questa lettera mentre sto vicino a mio figlio aspettando.  Quando cadrà Kandahar pensate anche a noi.”




 
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    In questo numero:
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    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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