La Rivista
Editoriali
Terzo Millennio N° 21 Aprile 2002 | Terzo Millennio N° 21 Aprile 2002 |
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Pagina 5 di 8 Minà: «I politici, pupazzi in mano all’economia»Dalla Colombia al terrorismo internazionale la neocolonizzazione delle multinazionali a cura di Monica Centofante Il sequestro di Ingrid Betancourt e l’assassinio di Monsignor Duarte hanno portato alla ribalta della cronaca italiana la terribile situazione che da troppo tempo vive la Colombia. È una situazione senza ritorno, dove la Colombia sta per essere sottomessa militarmente agli Stati Uniti, poiché il presidente Pastrana, eletto a seguito di una campagna elettorale in cui aveva assicurato che avrebbe portato a fondo la trattativa di pace con la guerriglia, proprio qualche mese fa ha rotto le trattative con quest’ultima su pressione degli Stati Uniti. Così la speranza di pace è svanita e il Paese continua ad essere diviso in tre parti: una controllata dal governo, una dalla guerriglia e una dal narcotraffico. Sono però entrati sempre più in azione gli squadroni della morte, quelli che chiamano i “paras”, cioè i paramilitari, che prima erano comandati da Carlo Castaño e ora sono finiti in mano a un tale Mancuso, di origini italiane. I paramilitari vengono utilizzati contro la guerriglia, ma non solo, anche contro tutti i combattenti sociali, contro tutti coloro che pongono dei problemi, che si ribellano ad un’economia di fame che ormai ha portato allo stremo il Paese. Nel giro di un anno hanno ammazzato più di mille persone e la cosa peggiore è che persino gli americani, e in particolare il sottosegretario per l’Emisfero Occidentale, Peter Romero, teorizzano che il governo dovrebbe trattare con loro. I paramilitari, in sostanza, sarebbero diventati soggetto politico. Una situazione così è apocalittica. Non a caso i Marines, con la scusa della lotta al narcotraffico, sono da tempo presenti in Colombia e controllano il Paese al punto che potremmo parlare di una neocolonizzazione. Questo ha la sua spiegazione: il petrolio e il patrimonio biogenetico non solo della Colombia, ma anche di altri tre Paesi di quel dorso di America Latina - cioè Bolivia, Ecuador (dove c’è la più grande base di tutto il continente) e Perù - che assicurano una ricchezza per i prossimi duecento anni. Per quanto concerne anche gli studi e le trasformazioni genetiche. Non a caso il Governo degli Stati Uniti ha creato un plan Colombia già sotto Clinton, che in teoria era di lotta al narcotraffico per la restaurazione di una pallida democrazia, ma che la stessa Comunità Europea (che avrebbe dovuto parteciparvi con mille miliardi di lire dell’epoca), ha respinto poiché troppo chiaramente militare. Ed è la prima volta nella storia moderna che la Comunità Europea rifiuta un piano americano. Tutto questo accade mentre noi inseguiamo il terrorismo in Asia, mentre esplode il Medio Oriente. In Colombia gli Stati Uniti hanno più soldati che in Afghanistan. Sia Monsignor Duarte che Ingrid Betancourt denunciavano i rapporti tra il narcotraffico e la politica. La Betancourt è una persona ancora non chiara fino in fondo. In teoria è una liberale ecologista. I discorsi che faceva erano buoni, ma non sappiamo quali fossero le forze che la sostenevano. Aveva un buon rapporto con la guerriglia, evidentemente cercava un dialogo per quella che poteva essere la sua futura elezione a presidente, dato che nelle elezioni locali, non politiche, aveva ricevuto 160mila voti. Era stata la più votata di tutta la Colombia. Bisognava però vedere se questo si sarebbe trasformato in un voto anche durante le elezioni politiche per le presidenziali, poiché lì subentrano altri interessi. Bisognava capire, ripeto, quali fossero le sue alleanze. Era comunque una persona che desiderava incontrare tutti per capire le ragioni di tutti, per capire questo Paese, per scoprire se era possibile sperare in una conciliazione. E non mi sentirei di accusarla di niente. Andare a cercare la guerriglia è stato un atto coraggioso, intelligente, fatto per capire, se fosse stata eletta, cosa avrebbe dovuto fare. Che la politica sia appoggiata dal narcotraffico, come la stessa Betancourt denunciava, è però un dato di fatto. Sì, la politica è appoggiata dal narcotraffico e dai paramilitari che fanno il lavoro sporco, quello che non fanno più i militari colombiani, grazie alle forti denunce sporte dalla Commissione dei Diritti Umani dell’Uomo, da Amnesty International e da altre associazioni. La presa in giro è che se il lavoro non lo fa più direttamente l’esercito ci pensano i paramilitari che eseguono a comando gli ordini dei militari e della polizia. È stato provato. Veniamo ora in Italia. Cosa pensi del delitto Biagi e del fatto che sia stato commesso pochi giorni prima della manifestazione della Cgil, tanto che qualcuno ha pensato ad una strategia che potesse nuocere al movimento dei lavoratori? Le Brigate Rosse sono scorie di una realtà mai chiarita in Italia. Quando fu assassinato D’Antona, Berlusconi non andò nemmeno ai funerali e disse che si trattava di un regolamento di conti della sinistra. Ora hanno assassinato Biagi, mentre lui è al potere, ed evidentemente non sa cosa dire. Poiché ha già fatto karakiri quando morì D’Antona. È chiaro, però, che questi assassinii non hanno più niente della strategia folle, ma politica, delle vecchie Br. È tutto molto torbido e un giorno scopriremo chi sono le menti di queste nuove Brigate Rosse. Come è apparso a molti, questo omicidio, purtroppo, è stato “puntuale”. E’ ancora presto, tuttavia, per parlare di un ritorno alla strategia della tensione, che in passato è stata messa in piedi dalla Cia e dagli Stati Uniti in contrapposizione, in teoria, al blocco comunista. Il comunismo è tramontato nel 1989 e sarebbe quindi singolare il riproporsi di una situazione simile a meno che gli scenari non indichino che l’Europa sta diventando sempre più un avversario per gli Stati Uniti. Dal punto di vista economico e politico. In tal caso apparirebbe evidente il motivo per cui l’Europa non potrebbe più essere considerata un’alleata sicura, per quelle che sono le mire e le strategie statunitensi. E l’Italia è il ventre molle dell’Europa per la sua storia politica di ieri e di oggi, per la sua anomala realtà che vede un presidente con interessi profondi proprio nei settori strategici del mondo moderno, quelli della comunicazione. E’ chiaro, allora, che questi omicidi delle nuove Brigate Rosse prenderebbero un’altra fisionomia. Insomma, dovrebbero essere riletti con un’altra chiave. Per ora dobbiamo prendere atto che si tratta di persone fuori dalla storia, ma non si può escludere che agiscano in base ad una strategia dettata da chi ha ben altri interessi che le lotte di popolo. Che la rivendicazione delle Br venga comunque strumentalizzata dal potere lo si può dire. Anche perché appare quantomeno strano che il delitto Biagi sia capitato proprio adesso che in Italia non si fa altro che parlare di terrorismo, di attacco alla democrazia, e si tenta di incriminare le numerose manifestazioni di piazza. C’è l’impressione netta di un mondo politico, non solo italiano, assolutamente impreparato alla nuova realtà. La storia non perdona, produce fenomeni non prevedibili. L’economia neoliberale, il mondo delle multinazionali, aveva pensato che, tramontato e battuto il comunismo, non ci sarebbero stati altri avversari, che avrebbe potuto dilagare senza limiti, senza leggi, in barba a qualunque spirito etico o di legalità. Invece – poiché troppa parte dell’umanità è stata messa con le spalle al muro – improvvisamente, senza che nessuno si sia messo d’accordo per telefono, esplode a Seattle, a Praga, a Sidney, a Cancun, a Nizza, a Napoli e a Genova qualcosa alla quale il mondo degli interessi non è preparato. E la sua unica reazione è quella di criminalizzare un movimento che ti chiede ragione della disonestà, dell’immoralità di un sistema che si dice democratico e poi condanna l’80% dell’umanità alla povertà. Di un sistema che emargina, sempre di più, milioni di persone in tutto il mondo, di un sistema dove 350 persone detengono il 48% della ricchezza del pianeta. Ecco che, improvvisamente, questi politici nuovi dell’era del neoliberismo, dell’era di Internet, che dovrebbero essere quindi molto più informati e preparati, non sanno rispondere. Non sono nemmeno politici, sono pupazzi in mano all’economia che li elegge e li usa come vuole. Ed ecco che, improvvisamente, ci troviamo di fronte a questa realtà attuale, dove le uniche proposte serie di un cambiamento del mondo non vengono più dai partiti, ma vengono, per esempio, dai no-global o da seminari come il Forum Social Mundial di Porto Alegre, dove settanta commissioni di esperti dei problemi più svariati (dal traffico dei bambini alla mancanza d’acqua per un miliardo e mezzo di persone, dal razzismo all’Aids), provenienti da tutto il mondo, propongono ai governi delle soluzioni alle quali i governi stessi potranno anche non rispondere ma, non potranno più sostenere che quello presentato da loro è l’unico mondo possibile. Dovranno ammettere che sono dei prepotenti e che vogliono arricchirsi fregandosene della maggior parte dell’umanità. È questo il grande merito di questi movimenti che anche i partiti di sinistra europei, all’inizio, non hanno capito. Per quale motivo nel manifesto di rivendicazione delle Br vengono fatti collegamenti internazionali, per esempio sono citati il Pentagono, le Torri Gemelle, l’Iraq e Israele? Questo fa un po’ parte della dietrologia che caratterizza il modo di interpretare le cose delle Br. Ed è questo l’unico vero contatto con il passato. Non mi sento, però, di definire questo un puro delirio. Tutti proviamo un senso di disagio nel pensare che un’azione come quella delle Torri Gemelle o del Pentagono, in un Paese come gli Stati Uniti, non può essere stata fatta se non con la connivenza di qualche ganglio dell’apparato dello Stato. Soprattutto considerando che pochi giorni prima dell’11 settembre cadevano in Borsa i titoli delle compagnie aeree poi colpite da questo disastro, mentre saliva il valore delle azioni dell’industria della guerra e dell’energia. Qualcuno negli Stati Uniti sapeva, tanto più che le famiglie Bush e Bin Laden sono state in affari per vent’anni. Quindi, anche in chi non cavalca i deliri delle Brigate Rosse si avverte un disagio nel prendere atto che qualcuno ha deciso con la forza che persino attentati criminali come quello dell’11 settembre potevano servire ad una politica, che è poi quella di trionfo delle multinazionali dell’energia e delle armi e quella di imporre al mondo uno stato di assedio che cerca di neutralizzare tutte le ribellioni sociali, tutte le lotte volte a migliorare le condizioni di vita di persone escluse dalla vita stessa. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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