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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 21 Aprile 2002
Terzo Millennio N° 21 Aprile 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 21 Aprile 2002
Con la scusa della liberta'
Giulietto Chiesa <>
I legami tra narcotrafficanti e politica
Mina':<>
Patch Adams un sorriso contro l'ingiustizia
Percorsi di lettura
Per ricordarci sempre che la guerra è questo

I legami tra narcotrafficanti e politica

La lotta contro la corruzione del vescovo Duarte


Bogotà,16 marzo 2002.
Ancora un delitto a Cali, la capitale della cocaina. Cade vittima della violenza che insanguina la Colombia Monsignor Isaias Duarte Cancino, 63 anni, arcivescovo di Cali. La cittadina, nel cuore della Colombia, famosa per i “cartelli” della droga. Quest’ultima nei primi anni ’90 era una delle più potenti organizzazioni di narcotraffico del mondo, arrivò a controllare addirittura il 75 per cento del traffico mondiale di cocaina.
Con l’assassinio di Monsignor Duarte un altro nome si aggiunge alla lista di tanti martiri. La sera dello scorso 16 marzo l’Arcivescovo usciva dalla chiesa del Buen Pastor, dove aveva celebrato il matrimonio di settanta coppie, a Balcazar, uno dei quartieri più popolari di Cali, a 480 km da Bogotà, quando, racconta l’autista - testimone dell’omicidio - : <<Due persone hanno aperto il fuoco contro di lui e lo hanno colpito tre o quattro volte, forse anche sei>>. Tre dei proiettili l’hanno raggiunto alla testa. Trasportato immediatamente in ospedale è morto mezz’ora dopo. Uno dei due preti che gli stava vicino è stato colpito da alcuni proiettili, ma è fuori pericolo. L’omicidio ha lasciato senza parole il paese e il procuratore generale della repubblica, Luis Camilo Osorio, ha rivelato di avere precedentemente fissato un incontro con la vittima proprio per approfondire le recenti denunce. Papa Giovanni Paolo II ha parlato di <<assassinio barbaro>>. Ricordando le battaglie dell’Arcivescovo ha detto: <<Pastore generoso e coraggioso ha pagato a così alto prezzo la sua energica difesa della vita umana, la sua ferma opposizione a qualunque tipo di violenza ed il suo impegno alla promozione sociale con radici nel Vangelo>>. Il Papa ha espresso inoltre <<vicinanza alla chiesa colombiana che piange la sua tragica scomparsa>> ed ha esortato <<ancora una volta i colombiani a proseguire sulla via del dialogo, escludendo qualunque forma di violenza e sequestri di persona, impegnandosi fermamente in autentici cammini di pace>>.
Il 19 agosto 1995 Duarte approda a Cali, come arcivescovo, una città a circa 300 km da Bogotà, dopo un periodo in cui aveva vissuto a Urabà, una regione stravolta dal conflitto tra paramilitari e guerriglia.
Monsignor Duarte difficilmente usa la diplomazia. Con parole chiare, dirette le sue continue denunce sono rivolte ai due gruppi di guerriglieri marxisti (Eln e Farc), ai narcotrafficanti, agli squadroni della morte e ai politici corrotti. Il 30 maggio del 1999 aveva protestato durante la messa, contro il sequestro di centocinquanta fedeli da parte dei guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale (ritenuti da più parti collusi con il traffico di droga) e gli ostaggi erano stati subito liberati.  E di recente aveva lanciato il suo grido di allarme contro la corruzione di settori del potere coinvolti nel traffico di droga. Con queste parole si era rivolto al suo popolo poco prima delle elezioni legislative tenutesi in Colombia, lo scorso 10 marzo. <<Nessun cattolico, nessun uomo di buona volontà, deve votare per persone protette da denaro del narcotraffico>>.
Era stato minacciato più volte eppure viaggiava senza scorta perché pensava che la presenza di uomini armati al suo fianco avrebbe potuto provocare una strage di innocenti. Oscar De La Vega, il parroco della chiesa dove Duarte è stato ucciso ha dichiarato di aver notato strani movimenti nel quartiere, e nonostante avesse avvertito la polizia non aveva ricevuto alcuna risposta. <<Non so perché non hanno mandato nessuno>>. Andres Pastrana, presidente colombiano, al termine di una riunione ha annunciato una taglia di un miliardo di pesos, per chi fornirà informazioni sul delitto. <<Aveva il coraggio di dire delle verità scomode per molti>> ha dichiarato il presidente della conferenza episcopale colombiana Alberto Giraldo Jaramillo.
La sua morte non può che riportare alla mente il martirio di monsignor Oscar Arnulfo Romero (1980), ucciso mentre celebrava la messa, l’assassinio del cardinale messicano Juan Jesus Posadas (1993) e il delitto del guatelmateco Juan Gerardi  Conedera (1998).
Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali del sacerdote. <<Stiamo vivendo – ha detto il candidato progressista Luis Gazon – una situazione assurda. Non sappiamo più da che parte arriva la violenza, basta pensare a quello che è successo alla candidata Ingrid Betancourt, che è stata sequestrata e nessuno sa dire dove si trovi. Il grande problema è il vuoto di potere, la mancanza di governabilità. Il governo deve fare qualcosa per fermare tutti gli attori di questa guerra, compreso l’esercito>>.




BOX1
Oscar Arnulfo Romero

Arcivescovo di san Salvador venne ucciso da un killer legato alle milizie dell’ultradestra di D’Abuisson  il 24 marzo del 1980. L’assassino sparò con un fucile di precisione mentre Monsignor Romero, durante la messa, stava consacrando l’ostia.


Juan Jesus Posadas Ocampo


Arcivescovo di Guadalajara, Messico, venne ucciso in un agguato il 24 maggio del 1993. Motivi e mandanti dell’omicidio non furono mai completamente chiariti. Insieme al cardinale morirono altre sei persone. Posadas aveva confessato il rapporto fra i vertici del Pri – il partito che ha governato il Messico per settant’anni e i narcotrafficanti.


Juan Gerardi Conedera

Arcivescovo guatemalteco venne ucciso il 26 aprile 1998 da uno sconosciuto che lo colpì con un pezzo di cemento al capo, dopodiché infierì violentemente sul volto. Solo due giorni prima il vescovo ed alcuni suoi collaboratori avevano presentato, alla Cattedrale Metropolitana di Città del Guatemala, la relazione denominata “Guatemala nunca mas”, Guatemala mai più. Si tratta di un documento che certifica le migliaia di violazioni dei diritti umani subite dal popolo del Guatemala durante la guerra del 1960-1996.



BOX2
Diciamo basta a
sequestrati e desaparecidos


E’ l’ultimo appello di Yolanda Pulecio, madre della candidata indipendente alla presidenza della Colombia Ingrid Betancourt, dal 25 febbraio in mano alle Farc. A partire dallo scorso 2 aprile la signora Pulecio ha assunto la direzione generale della campagna elettorale e al momento di assumere le sue funzioni ha pubblicamente chiesto l’impegno di tutti i colombiani, <<senza distinzione di colore politico>>, a contribuire alla ricerca di una soluzione al terribile problema dei sequestri e delle sparizioni forzate messe in atto dai protagonisti del conflitto armato. <<Invitiamo il popolo colombiano – ha detto – a votare per Ingrid Betancourt e Clara Rojas, in segno di protesta contro il sequestro in Colombia>>. <<Così come Ingrid propone di soffocare la vecchia politica con “voti puliti”, oggi proponiamo ai colombiani di liberare tutti i sequestrati votando per lei il 26 di maggio. Sarà il miglior riscatto per la democrazia della Colombia e di tutto il mondo>>. Ricorda poi che la stessa Betancourt aveva chiesto alle Farc la liberazione di tutti i prigionieri e conclude: <<Attraverso la nostra campagna vogliamo confermare questa richiesta, perché la Colombia intera ritorni a credere alla possibilità di raggiungere la pace e perché migliaia di famiglie che soffrono a causa del flagello del sequestro possano tornare a sperare>>. MC      



 
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