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Terzo Millennio
Terzo Millennio N° 20 Marzo 2002 | Terzo Millennio N° 20 Marzo 2002 |
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Pagina 6 di 7 Lettere contro la guerra Presentato a Roma il nuovo libro di Tiziano Terzani di Lorenzo Baldo Si intitola Lettere contro la guerra il nuovo libro di Tiziano Terzani, per trent’anni inviato del giornale tedesco Der Spiegel, e diiverse testate italiane. Un libro lontano dai toni giornalistici, scritto dalla mano libera di chi ha abbandonato le frenetiche redazioni giornalistiche per dedicarsi ad una vita dal sapore ascetico. Ha 63 anni Terzani, da 3 è in pensione, ma non nell’accezione occidentale del termine. <<Mi sono messo a fare altro>>, spiega <<io che di mestiere ho fatto il viaggiatore, ho viaggiato fuori, raggiunti i 60 anni mi sono permesso l’idea di viaggiare dentro>>. E per farlo ha scelto la solitudine di una piccola baita dell’Himalaya, a 2800 metri di altitudine, senza elettricità, né telefono, né televisione. “Passo gran parte del tempo sull’Himalaya – racconta – e godo enormemente di non avere scadenze tranne quelle della natura: il buio è l’ora di andare a dormire, la prima luce l’ora di alzarsi. Dove abito – continua – in un posto isolato a due ore di macchina dal primo centro abitato, più di un’ora a piedi attraverso una foresta di rododendri giganti, non c’è né luce né telefono e così non ho distrazioni tranne quelle piacevolissime degli animali, degli uccelli, del vento e delle montagne. Ho perso l’abitudine di leggere i giornali e, anche quando vengo in Europa, ne faccio volentieri a meno: le storie si ripetono e mi pare di averle già lette anni fa, quando erano scritte meglio”. Dal suo computer, alimentato con un pannello solare, Terzani però non si separa. E’ a lui che ogni sera affida le sue note, le sue riflessioni sul vivere con un compagno straordinario: <<l’altro me stesso>>. Quelle stesse riflessioni, senza l’obbligo delle tante righe alla tale ora, che ritroviamo nelle sette missive delle quali è composto il libro, che l’autore immagina possano un giorno essere lette dal nipote Novalis. “Ho sempre pensato che se fossi nato ricco e trecento anni fa, là dove comunque son nato povero, a Firenze, avrei solo voluto viaggiare il mondo per scrivere delle lettere – racconta -. Il giornalismo in qualche modo mi ha permesso di fare una cosa simile, ma con la limitazione dello spazio, la fretta delle scadenze, gli obblighi del linguaggio”. E con il giornalismo, Terzani aveva chiuso nel 1997 in seguito alla pubblicazione di un libro nel quale scrisse tutto ciò che sull’argomento si sentiva di dire. Sul tema non sarebbe più tornato e i tre anni vissuti da solo lo avevano ancor più convinto che quella sarebbe stata la sua vita nel futuro. Venne però l’11 settembre. Come molti altri, quel giorno, sentì squillare il telefono e, dall’altro capo del filo, la voce di un amico che gli gridava di accendere subito il televisore. Quando vide il secondo aereo esplodere pensò a Pearl Harbour. <<Questa è una nuova guerra>>, commentò tra sé e sé e rimase incollato allo schermo per delle ore. Poi uscì a fare una passeggiata: “Mi ricordo con quanto stupore mi accorsi che la natura era indifferente a quel che succedeva, le castagne cominciavano a maturare, le prime nebbie a salire dalla valle. Nell’aria sentivo il solito, lontano frusciare del torrente e lo scampanellio delle capre della Brunalba. La natura era assolutamente disinteressata ai nostri drammi di uomini, come se davvero non contassimo nulla e potessimo anche scomparire senza lasciare un gran vuoto. Forse perché ho passato tutta la mia vita adulta in Asia e davvero sono ora convinto che tutto è uno e che, come riassume così bene il simbolo taoista di Yin e Yang, la luce ha in sé il seme delle tenebre e che al centro delle tenebre c’è un punto di luce, mi venne da pensare che quell’orrore a cui avevo appena assistito era… una buona occasione. Tutto il mondo avrebbe capito. L’uomo avrebbe preso coscienza, si sarebbe svegliato per ripensare tutto: i rapporti fra Stati, fra religioni, i rapporti con la natura, i rapporti stessi fra uomo e uomo. Era una buona occasione per fare un esame di coscienza, accettare le nostre responsabilità di uomini occidentali e magari fare finalmente un salto di qualità nella nostra concezione della vita. Dinanzi a quel che avevo appena visto alla televisione e quel che c’era ora da aspettarsi non si poteva continuare a vivere normalmente, come tornando a casa vidi fare alle capre che brucavano l’erba”. Gli tornarono alla mente i suoi colloqui con i seguaci di Osama bin Laden per cercare di capire quali motivazioni avevano spinto i terroristi a tentare di far saltare in aria, già nel 1996, una delle due Torri Gemelle. Pensò che sarebbe servito raccontare nuovamente quelle esperienze “per immaginarsi il mondo dal punto di vista dei terroristi”. “Scrivere mi pesava” … ma “dovevo accettare che Osama aveva stanato me dalla mia tana”. In occasione della presentazione del libro abbiamo rivolto all’autore alcune domande. Pensa che bin Laden possa in qualche modo essere considerato il capro espiatorio della situazione venutasi a creare in seguito all’attentato al Wtc? Il mondo è complicato. Non si può dire chi siamo noi e chi sono loro. Anche perché, secondo me, il giorno in cui sapremo di più scopriremo stranissime connivenze, anche di grandi poteri, specialmente nel Medio Oriente, con i gruppi islamici. Perché non c’è dubbio che bin Laden non è un fenomeno isolato. Bin Laden risponde ad una necessità islamica di confronto con l’Occidente. E quanta gente, nel mondo islamico, ha questo interesse? Molti. Allo stesso modo devo dire che l’Occidente, o meglio l’America, nella sua presentazione dei fatti dell’11 settembre, mi lascia molto scettico in riferimento alla spiegazione di quanto avvenuto. Perché, per la prima volta, questa è una guerra che i giornalisti hanno coperto da lontano, che nessuno ha visto e la chiusura dell’ufficio delle bugie, al Pentagono, magari per ordine di un altro ufficio delle bugie, che si chiamerà diversamente, è tipica di quello che è successo. Noi siamo stati turlupinati, dal primo all’ultimo momento, su tutto quello che è successo. Al punto che io debbo dubitare, non perché io abbia prove che dimostrino il contrario di quanto si dice, ma debbo dubitare che i due aerei siano stati dirottati da 19 persone, 14 dei quali erano sauditi, il capo dei quali sarebbe un signor Atta che, per giunta, lascia persino un testamento. Più di una volta mi è stato chiesto un parere, per esempio, su quel video in cui bin Laden, di nascosto, dice: “Ne abbiamo ammazzati di più di quello che credevamo”. Io non so cosa rispondere. Non conosco bin Laden, non conosco la tecnica dei video. Dico solo questo: Questo video viene dallo stesso paese, dalla stessa cultura che ha inventato Jurassic Park. Ci hanno fatto vedere i dinosauri che corrono, non possono farci vedere bin Laden? Teoricamente è possibile. E il modo in cui tutto questo è stato presentato non ci ha permesso di controllare la veridicità di quel che ci hanno detto. Anzi, oggi sappiamo, per ammissione della Casa Bianca stessa, che in molti casi l’ufficio delle bugie ci ha fatto arrivare delle menzogne. E’ una storia molto complicata. I musulmani dicono che il colpo delle Torri è opera del Mossad mentre altri credono alla versione di Al Qaeda. All’inizio della storia sia Bush che Blair hanno detto che avrebbero fornito le prove ma non subito per non mettere in pericolo le fonti. Questo è accaduto cinque o sei mesi fa. Le fonti ormai sono protette, sono morte, ma perché le prove non ce le danno? Ora gli Usa si stanno preparando per attaccare l’Iraq. Ci stanno dicendo che ora devono aspettare qualche mese per riempire i magazzini di quelle bombe intelligenti che hanno usato in Afghanistan. Ne avrebbero troppe. Ma in che mondo viviamo? Ci abbiamo messo cento anni a raggiungere dei risultati con le Convenzioni di Ginevra ed ora trattiamo esseri umani alla stregua di animali randagi. Mettendoli nelle gabbie. In alcuni passi del suo libro lei parla della bellezza della diversità. La bellezza del mondo è nella diversità. La bellezza del mondo è nell’opposizione dei contrasti. Lei immagini il giorno senza notte, il sole senza luna, gli uomini senza donne?! Il bello del mondo è la sua diversità. E’ l’orrore dell’Occidente che vuole imporre il suo modo di pensare, di essere, di mangiare, di sognare. E’ la globalizzazione che ci vuole consumatori delle stesse cose. Con l’idea che tutti devono avere lo stesso Dio. Se un Dio ci fosse sarebbe offensivo pensare che fosse uno solo. E’ così assurdo. L’idea di Bush di eliminare il male non tiene conto che per gli altri il male siamo noi. Forse sarà il momento di fermarsi e dire: “Senti, io non sono il male, tu non sei il male, vediamo un po’ se troviamo un accordo”. Qual è il ruolo della Cia e della Russia in questa guerra contro il terrorismo? Abbiamo rinunciato a qualsiasi principio di moralità, di rapporti internazionali… a tutto. L’America riconosce Musharraf, il quale ha rovesciato un regime democratico; l’America non dice più una parola sul fatto che i Ceceni vengono massacrati dal signor Putin, perché basta che Putin li chiami terroristi e li può anche ammazzare. E’ indecente che in nome dell’interesse nazionale americano, perché di questo si tratta, venga tutto messo da parte. E così ora ci si può permettere di dire: “quello per tre o quattro mesi lo bombardiamo”. E il povero Kofi Annan, con le sue Nazioni Unite, deve urlare per ricordare i principi della pace. I fondamentalisti dicono: con la fine della guerra fredda l’Occidente ha scoperto le sue carte. Durante tutto il periodo della guerra fredda l’equilibrio del terrore teneva in piedi il mondo e il pericolo atomico, che era presente, era in verità rimandato. La fine dell’Unione Sovietica ha creato un vuoto di potere, che chiaramente si sta occupando progressivamente. Gli unici che si oppongono a questo sono i fondamentalisti islamici. Per questo penso che il marxismo-leninismo sia stato sostituito dal fondamentalismo come arma contro la potenza occidentale. Lei scrive: “Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi ma eliminando le ragioni che li rendono tali”. Non le pare che sia così? Noi ci immaginiamo di poter eliminare il terrorismo e ricostruire la nostra sicurezza andando a bombardare l’Afghanistan e uccidendo terroristi. Ma nel modo in cui lo stiamo facendo il terrorismo lo creiamo. Il circolo di violenza non era mai stato così grande come oggi. Allora perché non capire che bombardare i campi di profughi rende i giovani, che andrebbero volentieri a scuola, dei terroristi? E’ ovvio che è così. Ma lo sanno tutti. Il signor Sharon lo sa benissimo, solo che lui è anche responsabile di due dei più grandi massacri della storia recente e, non a caso, l’unico testimone che avrebbe potuto rivelare qualcosa su di lui morì, guarda caso, ucciso da una bomba. Possiamo quindi parlare di un grande gioco al di sopra di tutto? C’è un grande potere oggi nel mondo che è rappresentato dagli Stati Uniti. Che, malauguratamente, hanno scoperto di non avere una vera opposizione, neppure morale, in Europa. Il mio grido è: Europa svegliati! Noi abbiamo una storia straordinaria. Abbiamo una grande storia di superamento del conflitto della ostilità, della nemicità, abbiamo una grande esperienza con la quale potremmo salvare anche l’America. Abbiamo una storia con il mondo islamico. Settecento anni di rapporti strettissimi, di reciproca inseminazione - a parte le crociate - da cui abbiamo imparato. Metà Sicilia è islamica e l’influenza islamica in Spagna è forte. Come possiamo ora dire che gli islamici sono nostri nemici? Contribuiamo a capire e aiutiamo l’America a salvarsi dal suicidio nel quale trascina anche noi. L’Europa avrebbe un grande ruolo da svolgere. E dinanzi alla scelta: o con noi o con i terroristi l’Europa non dovrebbe essere né con gli uni né con gli altri. Lei si è espresso duramente contro la famosa lettera pubblicata da Oriana Fallaci. Oriana Fallaci ha svegliato il cane che è in ognuno di noi e lo ha fatto abbaiare. L’ha sciolto per andare a mordere il primo che passa. Con una forma volgare, bassa. La vuole chiamare letteratura? No, è solo propaganda. Non mi interessa quello che ha scritto la signora Fallaci, mi dispiace pensare, e mi ferisce pensare, che molti giovani saranno ispirati dal suo grido all’odio per il diverso. Io trovo che ai giovani si debba insegnare che il diverso è parte di noi. Non saremo mai veramente felici se non saremo disposti a condividere la nostra felicità e non saremo mai veramente ricchi se non condivideremo le nostre ricchezze. Negli ultimi vent’anni il mondo occidentale si è arricchito enormemente e impoverendo progressivamente il sud. Quello che succede in Africa è spaventoso. Il continente muore di Aids, di povertà, nel Burundi milioni di persone rischiano la morte perché non hanno da mangiare. E noi, da questa parte, grassi con un solo problema: la dieta. C’è qualcosa di sacrilego, di ingiusto in tutto questo. Io non dico che ci dobbiamo tutti spogliare di tutto, non è così che si risolvono i problemi. Dobbiamo però assumere un diverso atteggiamento, dobbiamo smettere di pensare che la felicità sia solo nell’avere e non nell’essere. E’ un atteggiamento che suggerisco di cambiare. Per questo mi fido dei giovani, perché i giovani il nuovo lo capiscono, i vecchi come me sono ormai troppo abituati ad essere come sono. Lorenzo Baldo I tratti di testo compresi tra apici sono tratti dal libro di Tiziano Terzani Lettere contro la guerra |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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