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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002
Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002
Siamo noi il futuro della democrazia
Le multinazionali al comando del villaggio globale
L'impotenza dell'occidente
"Siamo vittime di un piano di controllo mondiale"
Poverta', una potenziale bomba atomica
Usa: ne' terrorismo ne' giustizia
Il terrorismo colpisce ancora tutto in poche ore
Un mondo in tre B
Percorsi di lettura


Siamo noi il futuro della democrazia

La situazione è quantomeno allarmante
Sul teatro dello scontro tra civiltà, l’unico possibile nell’era della globalizzazione, il sipario non cala e almeno una dozzina sono le guerre già annunciate. Dagli Stati Uniti, da Israele, dall’India e dal Pakistan si moltiplicano minacce che moltiplicano attacchi, che moltiplicano violenza.
<<Non fermeremo i bombardamenti, staneremo anche l’ultimo dei terroristi>>, tuona il Pentagono legittimato, nel pensiero occidentale, dalle tremila vittime dell’11 settembre e rabbioso contro un intero popolo, colpevole soltanto di essere nel proverbiale posto sbagliato al momento sbagliato.
Ma l’Occidente, inorridito di fronte al terrorismo, resta indifferente alla vista dei 5.000 afgani falciati dai bombardamenti della jihad americana e non si domanda - non è più abituato a farlo - se le aspirazioni materialiste dei nostri mercati e la caccia al profitto ad ogni costo non abbiano privato altri di quella stessa libertà che nell’abbondanza materiale noi ricerchiamo.
Non ci sarebbe niente di male nelle Nike se il loro mercato non si appoggiasse sullo sfruttamento minorile e non ci sarebbe niente di male nel perseguire un terrorista se lo si facesse con l’intento di debellare il terrorismo e non con quello di proteggere i propri interessi, a scapito, ancora una volta, di chi con questo male non ha nulla a che fare.
Gli stereotipi di Lord Acton o Henry Kissinger recitavano che le nazioni non hanno amici o nemici permanenti, solo interessi permanenti; che i nemici dei nostri nemici sono sempre nostri amici; che seguire gli ideali democratici o i diritti umani può spesso confondere i nostri reali interessi; che coalizioni e alleanze in guerra o in pace sono accettabili solo nella misura in cui noi conserviamo la nostra indipendenza sovrana in tutte le decisioni e le politiche determinati e che le istituzioni internazionali vanno abbracciate, ignorate o abbandonate a seconda di come servono i nostri interessi nazionali sovrani, completamente separabili dagli obiettivi di altre istituzioni.
Strategie accattivanti per chi detiene il potere ma se è vero che l’odio genera odio e la violenza genera violenza la tragedia delle Torri Gemelle altro non è se non la manifestazione di un sentimento di vendetta che noi stessi abbiamo generato e poi nuovamente riversato su 5.000 civili inermi, tra cui donne e bambini.
“Questa guerra contro il terrorismo era una risposta inevitabile - scrive Eugenio Scalfari su Repubblica -. La rete di Al Quaeda si stava sempre più ramificando, rafforzando, arricchendo in tutto il mondo. Altre reti analoghe sorgevano in molti luoghi connettendosi l’una con l’altra. Non è avvenuto così anche con le mafie? Non si sta congiungendo sempre più strettamente il commercio della droga, quello delle armi, quello della prostituzione con le reti del terrore? Non sta nascendo una sorta di Spectre, fondato sulla violenza e sul denaro anche quando si copre con il mantello dell’ideologia e della religione?”.
Ci troviamo in una “fase embrionale” della nostra storia, ricorda Benjamin Barber, una fase in cui un trauma spalanca la possibilità di comprendere come il consumismo commerciale stia colonizzando ormai ogni campo della vita umana in un delirio di onnipotenza che è oggi armato di bombe nucleari. Ormai il tempo stringe ed è giunto il momento di comprendere che il reale significato del termine democrazia si esprime nei valori di giustizia ed uguaglianza.
Non demandiamo ad altri la possibilità di scegliere per il nostro futuro, se i nostri governi hanno totale libertà di decisione sulle nostre vite non dipende dai vari presidenti ma soltanto da noi.

Monica Centofante



 
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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