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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002
Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002
Siamo noi il futuro della democrazia
Le multinazionali al comando del villaggio globale
L'impotenza dell'occidente
"Siamo vittime di un piano di controllo mondiale"
Poverta', una potenziale bomba atomica
Usa: ne' terrorismo ne' giustizia
Il terrorismo colpisce ancora tutto in poche ore
Un mondo in tre B
Percorsi di lettura


Percorsi di lettura

FIDEL CASTRO
La sua vita, la sua avventura in due interviste storiche
Gianni Minà


In due diverse occasioni, nel 1987 e nel 1990, Gianni Minà ha ottenuto le più lunghe interviste concesse da Fidel Castro a un giornalista occidentale. Nella prima il presidente cubano raccontava gli eroici inizi della Rivoluzione, le battaglie per respingere i tentatitivi degli Stati Uniti di rovesciare il potere dei barbudos, l’immenso sforzo per sollevare la popolazione dalla miseria attraverso l’impulso dato all’agricoltura, all’istruzione, alla ricerca scientifica. Per la prima volta il leader cubano dava la sua versione di un’avventura straordinaria, che in Occidente aveva suscitato reazioni contrastanti: mitizzata da una sinistra che vi vedeva realizzata l’utopia del comunismo, temuta e demonizzata da chi vi riconosceva una minaccia di sovversione che poteva estendersi a tanti altri paesi. Nel secondo incontro, avvenuto dopo la dissoluzione dei governi comunisti dell’Est europeo, Minà interrogava Fidel sul futuro della Rivoluzione, rimasta legata a principi definitivamente tramontati. E ancora una volta Castro si rivelava uno statista credibile, a dispetto del suo ripetere logore parole d’ordine, dimostrando, dati alla mano, come la piccola isola riuscisse a restare a galla e a mantenere la propria autonomia nonostante l’isolamento politico e le pesanti difficoltà economiche dovute all’inasprimento dell’embargo decretato dall’amministrazione americana. In questo libro, che riunisce le due interviste, Gianni Minà ha dunque affrontato i punti nevralgici della realtà dell’isola caraibica: i problemi dei diritti umani e delle garanzie democratiche, dei rapporti con le organizzazioni criminali dei narcotrafficanti e della politica estera. Né ha mancato l’occasione di un confronto con il lider maximo su temi tornati ora al centro del dibattito politico, quali la vicenda di Ernesto <<Che>> Guevara, che recenti testimonianze ancora vogliono sconfitto e catturato in Bolivia nel 1967 perché abbandonato da Fidel, e – su un altro piano – il ruolo di Cuba nel risveglio della solidarietà tra le popolazioni latino-americane, condannate alla disperazione da governanti corrotti che hanno fatto scelte economiche dagli effetti disastrosi, ma gradite ai paesi capitalisti che li appoggiano. Completano il volume una introduzione dell’autore, una cronologia aggiornata che fissa le tappe fondamentali del percorso della Rivoluzione e della vita del suo leader, e due ampi interventi di Gabriel Garcia Marquez e Jorge Amado, scrittori di fama mondiale che sono anche attenti osservatori delle questioni sociali del loro continente, i quali hanno riconosciuto in quest’opera il più serio tentativo di comprendere le ragioni e le contraddizioni di un’esperienza di grande valore politico e di disegnare – rifiutando i pregiudizi di segno opposto che spesso hanno influenzato l’informazione al riguardo – un ritratto compiuto di uno dei maggiori protagonisti della storia mondiale contemporanea.
Sperling & Kupfer Editori
. 13,69 £. 26.500

GUERRA CIVILE GLOBALE
Tornando a Genova, in volo da New York
Behan –Bermani-D’Amico-De Caro-Del Bello-De Luca-Fletzer-Gallerano-
Miliucci-Pelazza-Persichetti-Scalzone


Dopo l’11 settembre niente sarà più come prima.
Tutti hanno voluto pronunciare questa frase, sperando in cuor proprio che ogni cosa tornasse come prima.
Tranne il presidente degli Stati uniti.
Guerra infinita, cioè crisi infinita globale, nonostante un falso scontro di civiltà, evocato per esorcizzare l’assoluta irreparabilità del rapporto di produzione dominante. Un capitalismo senza più territori da conquistare contro il fantasma di una religione regionale. Ma è credibile?
Una crisi vera, una contrapposizione falsa, una guerra senza nemico identificabile. Ma “duratura”: imposta a tutti e suscitando ovunque contrasti etnici e lotte intestine. Il tempo scorre e il movimento aveva incentrato tutto ciò a Genova, Italy. Quasi suo malgrado: aveva pensato Genova come un assalto virtuale, e ha sperimentato la “tolleranza zero”.
Ma non è un caso. L’Italia scopre di essere un paradigma della messa in mora dello Stato di diritto, l’anomalia diventa generale e questo paese torna ad essere il laboratorio degli orrori. Sembravamo uno Stato di diritto. Ma lo Stato, qui, ha sempre combattuto il popolo per ricacciarlo indietro. La guerra, da noi, non finisce mai davvero: abbiamo le istituzioni ad hoc.
Bush ci ha copiato, anche i Tribunali speciali e segreti. E la nostra provincialissima guerra civile, di colpo, diventa teoria e soprattutto pratica del governo del mondo.
Odradek
. 12,91 £ 25.000



L’IMPERIALISMO DEI DIRITTI UMANI
Caos o giustizia nella società globale
Antonio Gambino


I diritti umani sono ormai da alcuni anni un tema centrale del dibattito internazionale. Ma cosa sono esattamente questi diritti? Sono davvero dei <<diritti>> che spettano a ogni uomo e a ogni donna, al di là della loro collaborazione in uno Stato, e che ciascuno di loro può effettivamente rivendicare? E ancora, si può essere certi che il loro valore e la loro universalità siano davvero tali da poterne consentire, e legittimare, una imposizione con la forza, come è avvenuto negli ultimi anni in Kosovo? O non è piuttosto vero che una simile impostazione apre la strada alla formazione di un sistema internazionale che pone un potere indiscriminato nelle mani di un solo Stato e che quindi proprio per questa sua natura squilibrata, espone il nostro pianeta al rischio che il preteso <<nuovo ordine mondiale>> si trasformi, anche alla luce degli eventi, in un quadro internazionale sempre più carico di tensioni e di rischi.
Editori Riuniti
. 9,30 £ 18.000


L’ISLÀM
Dalla A alla Z
Dizionario di guerra scritto per la pace
Igor Man


<<Questa non è un’enciclopedia né tanto meno un “libro-verità” sull’islam. E’ soltanto il tentativo di aiutare chi legge il giornale, ascolta la radio, vede la tv e si imbatte in continuazione con parole arabe, con sigle spesso indecifrabili o, peggio, tradotte tanto ambiguamente da confondere le idee. Aiutare il grande pubblico che consuma informazione a districarsi meglio nel labirinto quotidiano della notizia; aiutarlo a farsi una idea un po’ più precisa, anche se (necessariamente) sommaria, dell’islàm – giustappunto. Un tentativo onesto di mondare, per quanto possibile, dall’equivoco l’informazione quotidiana>>. Igor Man
Garzanti
. 6,20 £. 12.000



MARCOS
Il signore degli specchi
Manuel Vàzques Montalbán


Ha il volto chiaro censurato da una maschera, percorre a cavallo le oscure selve messicane e appare nel buio, con il suo computer portatile alimentato dagli accendisigari delle automobili degli osservatori – giornalisti, scrittori, turisti – che inseguono nel Chiapas un ultimo sogno rivoluzionario. Colto, acuto, ironico, figlio della borghesia, detentore di una duplice identità – la sua, sconosciuta, e quella di guerrigliero al servizio di un popolo oppresso – lo Zorro del terzo millennio ha nel nome un ruolo, quello di subcomandante di un esercito che, armato soprattutto di Internet e della ultracentenaria pazienza india, lotta per ridare vita e dignità alle popolazioni precolombiane del Messico. Per incontrare Marcos, l’ultimo grande mito di un’epoca che crea e brucia i suoi eroi con la velocità di un comunicato sulla rete, Manuel Vazquez Montalbán si inoltra nel cuore della selva Lacandona e in un’esclusiva intervista-dialogo raccoglie e scambia opinioni sulla <<globalizzazione, l’agonizzante Stato nazionale, l’Europa sociale e quella del denaro, la sinistra e la memoria storica>>. Ma soprattutto ci fornisce un ritratto di chi, <<comandando ubbidendo>>, si è messo al servizio dei perdenti della Terra, dei dimenticati, dei non riconosciuti che, stanchi, ma non più disperati, hanno imparato a non arrendersi mai, a nessuna condizione. Quella che ci giunge attraverso le fitte maglie di un passamontagna nero è la voce dei popoli indigeni che in questa nuova era sono metafora di un mondo che non cede al pensiero unico della globalizzazione, che vede nella propria non riducibilità a un modello occidentale – vincente!? – l’unica strada per riappropriarsi di sé stesso e della propria memoria.
Edizione Mondolibri


NO GLOBAL
Gli inganni della globalizzazione sulla povertà sull’ambiente e sul debito
Prefazioni di Alessandro Baricco, Alex Zanotelli
a cura di Davide Demichelis, Angelo Ferrari, Raffaele Masto, Luciano Scalettari


Cipro non è un Paese. E’ un farmaco, che combatte l’antrace. E’ una delle tante scoperte che noi uomini occidentali abbiamo fatto dopo l’11 settembre 2001. <<Nulla sarà più come prima>>, era stato detto in quei giorni. Quanto mai vero. Ma non ci aspettavamo che andasse così. Cipro è un farmaco, ma la sua vicenda significa molto di più. Significa il crollo di uno dei capisaldi su cui è stata costruita la globalizzazione. Non ce n’eravamo accorti, in un primo momento. L’attenzione era rivolta alla guerra, ai talebani, a Bin Laden, all’estirpazione del nemico invisibile. E intanto, alle nostre spalle iniziavano ad incrinarsi, a sfaldarsi interi pezzi degenerati del nostro sistema economico-politico. Cipro è la sconfitta dei brevetti. Anni di battaglie politiche e legali, costose e complesse azioni di lobby, tutto inutile. Per Cipro è stata piegata la Bayer (va beh, industria farmaceutica tedesca, non americana, non era tra quelle che hanno sostenuto la campagna presidenziale di George W. Bush), ma il diritto al brevetto è stato violato, è stato creato il precedente, una grande multinazionale è stata piegata in pochi giorni, il prezzo del farmaco dimezzato. In nome del rischio-contaminazione. Si potrebbe obiettare che era già accaduto in Sudafrica, col processo riguardante i farmaci anti Aids, dove la pressione delle organizzazioni non governative e dell’opinione pubblica internazionale aveva costretto le multinazionali del settore a ritirarsi dalla contesa con il Governo sudafricano che voleva poter produrre gli stessi farmaci a più basso costo, violando l’inviolabilità dei brevetti. No, non è così. Quella, appunto, è stata una ritirata strategia dell’industria farmaceutica, o se vogliamo una concessione. Il Cipro invece è la sconfitta, perché con l’antibiotico anti antrace è il mondo occidentale che ha sconfessato una delle sue regole indiscutibili.
Zelin Editore
 . 14,46   .£ 28.000

LA VERITA’ NEGATA
Una voce fuori dal coro racconta il ruolo della finanza internazionale nella vicenda Bin Laden
Jean-Charles Brisard, Guillaume Dasquiè


I media ce l’hanno presentato come l’uomo più ricercato del pianeta, un fanatico, uno squilibrato, una cellula impazzita del terrorismo internazionale. La realtà è, come sempre, più complessa: intorno alla figura di Osama bin Laden e alla sua organizzazione, Al Quaeda, si muovono fortissimi interessi economici e politici che coinvolgono direttamente Arabia Saudita, paese d’origine del terrorismo miliardario, e Stati Uniti. La monarchia saudita, ufficialmente sostenitrice delle politiche statunitensi, continua invece ad assecondare le spinte dell’Islam più aggressivo e reazionario finanziando segretamente le organizzazioni integraliste attive all’estero attraverso una complessa struttura di banche e società paravento, quasi tutte controllate dalla famiglia Bin Laden. Se tutto ciò non bastasse, si aggiungono le compagnie petrolifere statunitensi e il “clan Bush”, che vogliono usare l’Afghanistan per trasportare l’oro nero dai ricchi giacimenti dell’Asia centrale fino agli impianti di raffinazione del Mediterraneo, senza dover dipendere dagli oleodotti russi e cinesi. Per questo la Casa Bianca non ha esitato a stringere relazioni altamente pericolose con i talebani, chiudendo un occhio sui loro rapporti con Bin Laden; relazioni che sono proseguite fino all’estate 2001.
La verità negata, avvalendosi di testimonianze inedite e documenti dei servizi segreti, getta luce su uno scenario inquietante dominato dal cinismo politico e dagli interessi economici delle grandi potenze: una realtà che l’Occidente ha sempre preferito ignorare ma, oggi più che mai, di vitale importanza per affrontare la sfida al terrorismo internazionale.
Marco Tropea Editore
. 17,56  £. 26.914






















 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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