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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002
Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Terzo Millennio N° 19 Febbraio 2002
Siamo noi il futuro della democrazia
Le multinazionali al comando del villaggio globale
L'impotenza dell'occidente
"Siamo vittime di un piano di controllo mondiale"
Poverta', una potenziale bomba atomica
Usa: ne' terrorismo ne' giustizia
Il terrorismo colpisce ancora tutto in poche ore
Un mondo in tre B
Percorsi di lettura


Un mondo in tre B

Messaggio di fine anno da Beppe Grillo all’umanità


a cura di Jessica Pezzetta



La notte dello scorso 31 dicembre è andato in onda su Tele + il discorso di Beppe Grillo all’umanità, come lui stesso lo ha definito. Un resoconto di fine anno in cui il comico – se tale può essere considerato – ha toccato tutti i punti cruciali che hanno contrassegnato un tragico 2001 sia a livello nazionale, grazie al nuovo governo, che mondiale, con la questione della globalizzazione prima e della guerra in Afghanistan poi. In questa nostra brevissima sintesi ci occuperemo, in particolare, di riportare le dichiarazioni di Grillo riguardanti la situazione della giustizia nel nostro Paese, con i dovuti riferimenti al fenomeno mafioso.
All’inizio del suo discorso Beppe Grillo ha parlato della situazione mondiale il cui destino <<sarà messo in                                                                                 crisi da degli ometti>> che definisce <<le tre B: Bush, Bin Laden, Berlusconi>>. Il terzo ometto nominato <<si agita e si fa chiamare presidente. E’ ovunque e in nessun luogo>>. Si tratta di un personaggio che <<si è occupato di tutto…, lavora diciotto ore al giorno questo povero Dorian Gray – Grillo chiama Berlusconi Dorian Gray poiché lo considera il suo rovescio, nel senso che Berlusconi <invecchia e la sua immagine ringiovanisce> –  che non ce la fa più>>. Con il nuovo governo noi, che dovremmo essere la patria del diritto, <<siamo diventati in poco tempo – ha continuato il comico – la patria del rovescio>>. E, così, <<oggi i fuorilegge scrivono le leggi, i malfattori giudicano i giudici>>, mentre <<il destino dei magistrati è nelle sentenze degli avvocati>>. Questo farà sì che ci abitueremo ad assistere a fatti incredibili, magari a <<vedere il mafioso che esce dal tribunale a faccia in su, facendosi fotografare>>. Lo vedremo <<entrare nella sua limousine e andare via con la scorta della polizia>> mentre, contemporaneamente, nella via di dietro starà uscendo <<il giudice che, per non farsi riconoscere, terrà il bavero del cappotto alzato come se fosse un mafioso e che vedremo infilarsi nella sua Tipo con l’unica scorta che si potrà permettere: sua moglie o la sua vecchia zia>>. A questo punto, quando il diritto sarà stato completamente rovesciato, dove saranno andate a finire tutte quelle belle parole quali <<democrazia, tecnologia e libero mercato?>>. Sì, libero mercato, proprio quello <<che avrebbe dovuto portare il benessere>>… magari, <<ditelo all’Argentina!>> dato che, appena una decina di anni fa, nel paese sudamericano <<si sentivano gli stessi discorsi che noi, oggi, sentiamo fare dal nostro governo. Il futuro è nel supermercato!>>. Infatti, <<guardate la pacificità e la tolleranza di un supermercato>> dove, il peggio che ti può capitare, <<è scontrarti col tuo carellino>>. Si diceva <<andate nei supermercati, prendete le maggiori offerte: “comprate quattro e pagate tre; comprate tre e pagate due”>>. Così, in Argentina, poco tempo fa <<sono entrati, hanno preso quattro e pagato un cazzo. Questo è il grande libero mercato>>. E questo proprio mentre Berlusconi provvedeva a fare le grandi riforme istituzionali e costituzionali, <<ha riformato tutto: ha fatto la stupenda riforma sul falso in bilancio che da oggi si chiamerà contabilità creativa; la legge sulle rogatorie: abbiamo detto ai giudici svizzeri che sono imprecisi. Se un giudice svizzero ci manda, per un’indagine, documenti firmati solo in fondo e non timbrati pagina per pagina, noi glieli rimandiamo indietro perché possono essere artefatti. Il grande governo che doveva sburocratizzare il mondo è diventato il partito dei timbri>>. Ma non basta, infatti bisogna ricordare anche <<la riforma fiscale con cui dai 200 milioni in su si paga il 33 per cento di tasse, dai 200 milioni in giù si paga il 23 per cento. Quindi, uno che guadagna 200 milioni pagherà tante tasse quante quelle che saranno pagate da Dorian Gray che guadagna 300 miliardi>>. Ci sarà, poi, anche <<la privatizzazione della sanità>>. Tutto <<sotto i nostri occhi>>. Davvero <<strepitoso>>. Si tratta di un tipo di democrazia <<che arriva dagli Stati Uniti>> che, certo, <<hanno avuto una tragedia enorme… le due Torri Gemelle. Ma se non c’erano le Torri bisognava inventarsi qualcosa di simile…>>.
Qualcosa che potesse convincere l’umanità che si trattava davvero di una buona ragione per coinvolgere tutto il mondo in una guerra… di religione naturalmente, una guerra santa. A parte il fatto che dovrebbe riuscire piuttosto difficile definire una guerra santa o, magari, <<guerra solidale>>. Tuttavia è proprio questo che ci hanno fatto credere sin dall’inizio, quando si è immediatamente incolpato l’Afghanistan. Le Torri stavano ancora crollando, ma già attraverso i mass media si sosteneva che la colpa era dell’Afghanistan. Eppure, come Grillo ha fatto giustamente notare, <<il vicedirettore dell’Fbi, che si chiamava O’Neil, conduceva delle indagini in Arabia poiché pensava che il terrorismo fosse lì. E, appunto, i fatti gli hanno dato ragione: su diciannove terroristi, quindici erano arabi e quattro egiziani>>. Poi è scoppiata la guerra e noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo prontamente bombardato l’Afghanistan. Quindi, <<O’Neil sapeva, ma tutte le sue indagini sono state insabbiate. Allora lui si è dimesso e, per premio, per il lavoro che aveva svolto, Bush gli ha dato un bell’ufficio all’82° piano di una delle due Torri>>. Chiaramente, questo, ai mass media non interessa. Ma torniamo in Italia poiché, anche qui, è <<il governo che controlla i media>> quando, invece, dovrebbe essere l’informazione a controllare la democrazia. Questo non significa che i fatti vengano cambiati, ma vuol dire che vengono proposti <<come si vuole>>. Ed è pure facile manipolarli, infatti lo si può fare con i colori, con le immagini, poiché <<le parole si possono smentire, un’immagine no>>. Ed è questa l’arte straordinaria imparata fin troppo bene dai governi delle grandi potenze mondiali, quello italiano compreso. È questa quell’arte che, meglio di ogni altra cosa, serve i poteri del gioco grande in cui rientrano la mafia, la globalizzazione e la guerra stessa. Una realtà che i popoli, forse perché ormai globalizzati, faticano a vedere.



 
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    In questo numero:
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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